Casino Royale - e-mail, 14-01-2002 Intervista

21/01/2002 di

Casino Royale, una delle band più importanti nel panorama musicale italiano degli ultimi 15 anni. Scambiamo molte chiacchiere telematiche con Alioscia in occasione della ristampa di due dischi ormai introvabili come "Soul of ska" e "Jungle Jubilee".

Cominciamo dal presente andando a ritroso...



 

Rockit: Come mai la decisione di ristampare i primi due dischi? Pensi ci sia ancora una forte richiesta delle vostre produzioni delle origini?

Alioscia: Credo che questi due lavori siano stati molto rappresentativi di un certo periodo della fine degli anni ottanta e all'epoca erano stati pubblicati in vinile. “Jungle Jubilee” poi venne ristampato anche in cd, ma in seguito sono scomparsi dal mercato, usciti di catalogo, etichette discografiche fallite, vendita dei cataloghi e poi il mistero.
Certo non ci abbiamo pensato per un bel po' di anni, forse impegnati con la testa a supportare ogni nuovo lavoro, ogni cambiamento. Solo ora credo si sono creati i presupposti perché avesse senso sbattersi per un'operazione del genere: abbiamo la nostra etichetta e siamo arrivati ad un momento di riflessione e valutazione su tutta la nostra storia, guardiamo al nostro passato con più distacco durante questa pausa e forse anche con più affetto.

Rockit: All'epoca avresti mai potuto immaginare che la pubblicazione di “CRX” sarebbe stato il 'canto del cigno' del progetto Casino Royale? Ricordo che si vociferava che tutta la macchina organizzativa che si muoveva intorno a voi, avesse fatto il passo più lungo della gamba. Sei dello stesso parere?

Alioscia: La macchina organizzativa? L’unica operazione sovradimensionata fu forse il tour di “Benvenuto in mia casa”, l’incubo di dover fare un tour nei palazzetti. Ciò succede quando la volta precedente ottieni cento la volta successiva tutti si aspettano di raccogliere duecento.
Musicalmente siamo alle solite: adesso “CRX” è un disco che regala ancora, ma non per la ricerca che c'è dentro... Non crediamo di aver scoperto nulla, 'Regala' perché è un disco con delle canzoni - o meglio pieno dei pezzi - che potrebbero essere delle potenziali hit di adult pop!?!
Noi siamo sempre stati un gruppo anomalo per una major italiana, perchè potenzialmente sempre pronti al crossover di vendite, ma che ad ogni lavoro nuovo si complicava la vita con scelte artistiche. Per questo motivo il loro ostruzionismo - mi riferisco alla Polygram ora Universal - nei nostri confronti. Pensa che nel 97 il disco d’oro lo prendevi a 50.000 copie e loro ci hanno fermato a 45 mila e rotti, e alla fine abbiamo accusato, chi più chi meno.

Se poi sia stato il 'canto del cigno' lo si vedrà fra poco...

Rockit: Comunque sia, riascoltando adesso “CRX” non c'è dubbio che sia stato un album fondamentale per la ricerca musicale che lo caratterizza. Voltandoti indietro, pensi che allora vi eravate spinti talmente avanti, artisticamente parlando, al punto che il pubblico non ha effettivamente capito i vostri sforzi? Ti chiedo ciò perché è questo per me l'unico motivo valido per spiegare la storia...

Alioscia: L'ho già detto prima: non credo che i Casino Royale possano arrogarsi nessun primato di ricerca: la forza era la formula... “tutto e il contrario di tutto”. Non si sono verificate le congiunzioni astrali perfette: sai il Capricorno era nella casa dell’Ariete, Marte incazzato nero con la Vergine... Forse stiamo raccogliendo adesso i risultati di quel progetto: tutti si ascoltano ancora “CRX”, un disco che dura nel tempo... questo per noi è un successo.

Rockit: La decisione di pubblicare un live come “1996 Adesso!” è stato solo il desiderio di avere un'istantanea di quello splendido periodo, o era una vera e propria necessità?

Alioscia: Entrambe. Diciamo che sicuramente fare un live ti dà l’opportunità di dare un'ulteriore rilettura a quello che si è fatto in studio. Quello era un momento dove in studio avevamo cominciato con Ben Young a usare pesantemente le macchine, ed è stata l’occasione di metterci di nuovo le mani in prima persona.

Rockit: Ancora prima avevate realizzato “Sempre più vicini”, IL disco che vi ha dato l'opportunità di arrivare a tantissima gente, incontrando anche, per la prima volta, il favore dei network radio-televisivi. Credevate in realtà di poter raggiungere quel risultato?

Alioscia: Boh? Diciamo che gli astri erano allineati in maniera perfetta... Cazzate a parte c'erano le canzoni ed era il momento giusto per quel suono... Ci siamo trovati davanti ad un nuovo pubblico, era una generazione nuova di ascoltatori e non ce lo aspettavamo.

Rockit: Al 'nuovo corso', però, si dà avvio con “Dainamaita” nel 1993, il primo lavoro in cui il crossover - o meglio: la percezione che voi avevate del genere - diventa l'asse portante del vostro discorso musicale. Se andiamo a vedere le date della discografia, si può dedurre che ci siano voluti circa 3 anni perché voi riusciste a sistematizzare le vostre (nuove?) idee. In realtà com'è andata?

Alioscia: Sono successe in quel periodo molte cose all’interno e al di fuori del gruppo. Musicalmente l'hip-hop ci ha tirato una bella tranvata, avevamo un bel po' di incazzatura per essere stati fermi discograficamente per motivi legali.
Poi si è cominciato a scrivere in italiano e a ridisegnare i confini del nostro suono, che in realtà confini non aveva. Forse è cominciato lì il nostro positivo e negativo travaglio interno. Credo che senza quel disco saremmo diventati o una band tipo Ladri di Biciclette o nel migliore dei casi avremmo seguito un percorso alla Pitura Freska. Meglio così comunque...

Rockit: Facendo ancora un passo indietro, nel 1990 voi riscuotevate già un discreto successo, sia in Italia che all'estero, al punto da veder pubblicato “Ten golden guns” sotto il marchio dell'etichetta inglese Unicorn. Per come poi andarono le cose, forse quel passo rappresentò il raggiungimento di un traguardo per poi ripartire su nuovi binari?

Alioscia: E' stato il momento in cui abbiamo suonato di più all’estero: i presupposti per una band giovane erano fantastici, anche perché non avevi grandi aspettative e quello che ottenevi lo ottenevi grazie solo e solamente al tuo sforzo. I media avevano un ruolo marginale, suonavi in giro e basta. Questa era la promozione.

Rockit: Comunque avevate già all'attivo 2 dischi, quelli che poi adesso avete provveduto a ristampare perché ormai introvabili. Era difficile mettere d'accordo dieci teste, anche se alla fine eravate tu a Giuliano a scrivere i pezzi?

Alioscia: In quel periodo i brani si scrivevano anche a più mani. In generale l’entusiasmo collettivo era il motore. Il 'testa a testa suono graffia il cuore' è cominciato dopo ma i risultati di quel tipo di scontro/incontro per me restano molto positivi.

Rockit: A quell'epoca, tra l'altro, la stampa cercava sempre più nomi da inserire nel calderone delle posse. Voi a più riprese avete collaborato con, fra gli altri, Sangue Misto e RadioGladio (alias Sergio Messina), due entità sicuramente molto più vicini di voi a quel mondo. Che ricordi hai di quel periodo e delle collaborazioni, anche successive?

Alioscia: La prima collaborazione con il mondo legato all'hip-hop è stata quella con Dj Gruff, che dura ancora. Lui ha fatto parte dei SXM (Sangue Misto, ndi) come del resto Neffa che conoscevamo da quando suonava la batteria nei Negazione.
Lavorare con Sergio Messina é come navigare in internet: la sua testa é un universo ironico e “conscio”.
Per quello che riguarda le Posse, credo sia stato un bel momento di comunicazione; personalmente credo sia servito per stimolarmi a scrivere in italiano. Credo però abbia creato molta confusione sulla ricezione di quello che é l'universo hip-hop.

Rockit: Anche voi, come il 90% delle band seminali italiane di fine anni '80, siete partiti con la Vox Pop, ahinoi dissoltasi come i Casino Royale, ma con il merito di aver dato l'opportunità a molti validi artisti e gruppi di pubblicare la propria musica. Quanto è stato importante questo per voi?

Alioscia: Importante perché ci pubblicavano il materiale che noi ci registravamo a nostre spese e anche a livello promozionale per quel tempo facevano miracoli. Quando in seguito la posta in gioco si é alzata ci siamo, come dire, scontrati eticamente. Punto.

Rockit: Torniamo al presente. Parlami un po' dell'attività di Royalize e Royality records, due realtà ancora sconosciute qui a Rockit...

Alioscia: Royalize é un progetto drum'n'bass che vede coinvolto in maniera particolare Michele “il Pardo”, il nostro chitarrista, e me. Abbiamo pubblicato un LP nel 1999 e al momento questo progetto gira sotto forma di dj set. Pensa che molti davano per defunto questo genere, mentre noi girando abbiamo la sensazione che questo suono, spesso molto aggressivo, si stia radicando ora. Royality, invece, é la nostra etichetta, il nostro contenitore. Abbiamo lavorato in 3 direzioni differenti: una più hip-hop, che ha pubblicato lavori come AlienArmy, Gente Guasta, e Gopher D.. Un'altra più lagata al reggae con le publicazioni dei lavori dei Sud Sound System.
Il lavoro dell'etichetta è stimolante ma anche problematico; é infatti fuor di dubbio che i dischi in Italia si vendono poco e una struttura che si basa solo sulla vendita di prodotti diretti ad un determinato target fa fatica a sopravvivere. Noi ce la facciamo? Forse...

Rockit: Mentre per il futuro quali sono i piani?

Alioscia: Stiamo lavorando a brani nuovi stile... Casino Royale. Se li finiamo indovina con che nome li pubblicheremo? Casino Royale.

Rockit: Per come tu hai conosciuto il mondo dell'industria discografica, cosa o chi terresti e cosa o chi, invece, butteresti?

Alioscia: Credo che la discografia abbia seminato male, sperimentato poco e adesso sia in panico. Si salvi chi veramente ha idee e non fa parte solo di quella macchina obsoleta che é condizionata dalle radio.

Rockit: Dei gruppi italiani che ti capita di ascoltare oggi, ce n'è qualcuno che ritieni possa essere considerato il vostro erede?

Alioscia: Il nostro posto é ancora vacante, decisamente.

Rockit: Ultima, nostalgica domanda: hai rimpianti e/o rimorsi in merito all'avventura Casino Royale?

Alioscia: Cazzo... sembra una intervista scritta via mail! Comunque sì: mi mancano da morire ma credo che li rincontrerò presto. Saranno cambiati come al solito ma sai... tante cose cambiano in un universo.

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