One Dimensional Man (ODM) - e-mail, 14-11-2001 Intervista

05/12/2001 di

Lapidario come d'abitudine, il bassista, nonché vocalist della band veneziana, risponde alle domande rivolte dal sottoscritto via e-mail per tentare una lettura 'ulteriore' del loro terzo disco stavolta su etichetta GammaPop.

E' venuta una chiacchierata virtuale molto breve ma altrettanto interessante (o almeno così crediamo...)



Rockit: "You kill me": come mai un titolo così forte?

ONE DIMENSIONAL MAN: "You kill me" significa non soltanto e letteralmente "tu mi uccidi", ma anche "tu mi fai morire", nel senso del "mi fai impazzire"... di gioia, di rabbia. Questa splendida amiguità del suo significato ci ha convinti che fosse un bel titolo per il disco. E' evocativo di significati così diversi fraloro, e rispecchia bene l'idea forte del conflitto edell'amore, che è presente in tutte le canzoni deldisco.

Rockit: Siete ormai avviati sulla strada sempre meno radicale e sempre più tipicamente personale. E' un processo consapevole?

ONE DIMENSIONAL MAN: E' un processo interamente consapevole. Ci interessa la 'forma canzone', che precede ormai l'affezione per la ruvidità e la potenza del suono...

Rockit: Le canzoni di questo terzo disco hanno già almeno un anno di vita. In studio, sono state incise allo stesso modo in cui le suona(va)te dal vivo?

ONE DIMENSIONAL MAN: Non tutte le canzoni di questo disco hanno già un anno di vita, anzi molte hanno pochi mesi, "You kill me" era addirittura già stata registrata nelle session del secondo album. Qui l'abbiam orifatta interamente, con una profonda revisione arrangiativa, e ci piace considerarla nuova di zecca.

Per quanto riguarda le differenze che intercorrono fra live e studio, io credo che nessuno suoni in studio come farebbe sul palco. Lo studio ha le sue sacrosante esigenze... il palco pure. Non credo neppure che un disco debba necessariamente suonare come un concerto. Anzi, sono convinto del contrario...

Rockit: In quest'album, mi sembra ci siano più sfumature sonore rispetto ai precedenti... oserei quasi dire una cura maggiore degli arrangiamenti. Siete d'accordo?

ONE DIMENSIONAL MAN: Al 100%.

Rockit: L'immaginario da cui Pierpaolo trae ispirazione per le liriche, continua ad essere sempre lo stesso - ovvero quell'America che genera incubi piuttosto che sogni?

ONE DIMENSIONAL MAN: "America" rapprsentava un'eccezione nell'impianto narrativo di "1000 doses of love!". La regola era rappresentata dalla più classica canzone sul conflitto d'amore.

Direi che il nuovo disco non è molto diverso dal precedente, sotto questo punto di vista. Forse in "You kill me" ci sono più incubi che canzoni d'amore. O forse è l'amore stesso che assume la forma dell'incubo...

Rockit: Siete soddisfatti di aver trovato un nuovo partner discografico in GammaPop? Cosa significa ciò per voi?

ONE DIMENSIONAL MAN: Siamo felicissimi di lavorare con GammaPop, ed il cambio di casa discografica era una decisione presa da tempo. Cambiare è bello ed è interessante: è un po' come scommetere di nuovo con la segreta convinzione di vincere... il tempo ci dirà se abbiamo avuto ragione. Ciò che per il momento mi piace osservare è l'entusiasmo che i ragazzi di GammaPop ci hanno dimostrato.

Rockit: Artisticamente vi siete sempre prodotti i vostri dischi: scelta o necessità?

ONE DIMENSIONAL MAN: E' una scelta nella misura in cui è eccitante produrre il proprio lavoro con leproprie capacità ed i propri mezzi. E' una necessità nella misura in cui nel mondo indipendente italiano le risorse economiche non sono così grandi.

Crediamo comunque di aver svolto un ottimo lavoro, fino a questo momento...

Rockit: In tutti questi anni avete avuto l'opportunità di conoscere artisti stranieri del vostro stesso 'giro'. Pensate che la vostra proposta sia ormai matura per essere esportata?

ONE DIMENSIONAL MAN: Crediamo fermamente che la nostra proposta musicale sia matura per essere esportata... faremo di tutto perché ciò avvenga. Avete qualche suggerimento da darci in proposito?

(adesso due domande rivolte al mitico Dario, da parte del rovigotto Enrico 'Sherwood' Rigolin)

Rockit: Nel vostro studio report hai menzionato una serie di interessantissimi gruppi, evidenziando così il tuo notevole e sconfintato background musicale di buongustaio. Che importanza ha avuto, nella tua formazione, l'orchestra Rodigini??

ONE DIMENSIONAL MAN: Mentre Paolo e Giulio hanno una formazione relativamente più 'metropolitana', io ho passato la mia adolescenza nei meandri della campagna cattolico-fascista del nord-est e, nel bene e nel male, c'è qualcosa che mi porto ancora dentro: il liscio, le pannocchie, i casolari, il parroco, gli abusi sessuali, i rodigini...

Rockit: Ma secondo te, Dario, il batterista dei Rodigini usa un rullante "da cazzo duro"?? Il suono del vostro album è vicino al tuo ideale di rullante-da-batterista-col-cazzo-grande, a cui più volte hai dimostrato di ispirarti? :)))
ONE DIMENSIONAL MAN: Io tendo sempre ad avere un punto di riferimento a cui tendere; per il momento, come avrai visto in qualche live, sono ancora al 'piccolo, ma giocherellone'...

Rockit: L'esperienza dello studio report sul nostro sito è stata solo una cosa divertente?

ONE DIMENSIONAL MAN: No, è stata una cosa molto sofferta e travagliata.

Rockit: In che modo sono politici i One Dimensional Man?

ONE DIMENSIONAL MAN: Parlo per me: mi viene in mente Cicciolina.

Rockit: Raccogliendo commenti in giro, qualcuno sostiene che, inizialmente, le vostre sonorità siano particolarmente attraenti; ma col passare del tempo arrivano a generare stati d'ansia e senso di oppressione.

E' il vostro stato d'animo che, inevitabilmente, trasmettete a una parte del vostro pubblico?

ONE DIMENSIONAL MAN: Quando suoniamo dal vivo c'è ben poco di studiato o programmato (escludendo la scaletta in senso stretto): quello che siamo è quello che 'esibiamo'.

Catarticamente parlando, il pubblico potrebbe anche non esserci... ecco perchè a volte concerti davanti a poche persone sono molto carichi ugualmente. Penso che effettivamente, per certi versi, potremmo considerarci 'animali da palco'. Io mi sento a mio agio sul palco, non devo atteggiarmi... quando capita di sforzarmi anche solo un po' viene sempre una merda.

Non poteva quindi mancare l'inevitabile chicchina finale; infatti Dario, supponiamo, chiude così l'intervista: "...Comunque... Enrico 'Sherwood' Rigolin?? mmmhhh! Purtroppo mi sa che sei etero... ma la prossima intervista la facciamo di persona così indago."
Impossibile non condividere con voi lettori un post-scriptum del genere... :)))

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