Dejligt - e-mail, 15-03-2007 Intervista

17/04/2007 di

(Matteo Dainese - Foto da internet)

Tocca a Matteo Dainese, voce e mente pensante dei Dejligt, raccontare di questo progetto che, discograficamente parlando, esordisce solo quest’anno con il disco “Feed the dog” (Matteite/Venus), ma che in realtà è già vitale da almeno un paio d’anni. Cerchiamo di capire i motivi che lo hanno spinto a lanciarsi in quest’avventura e - soprattutto - perché la scelta di un nome improbabile che ci fa accartoccare la lingua ogni qual volta lo pronunciamo. E infatti siamo partiti proprio da qui!



Innanzitutto: perché questo nome? Ogni volta mi si accartoccia la lingua…
Dejligt (si pronuncia Dàilit) in danese vuol dire “amabile”. Poco prima di fare il primo tour in treno per il sud Italia (natale 2005) con Enrico, avevo da poco lasciato Newcastle (UK) per fare base in Danimarca. E’ stato proprio lì che ho chiesto a un mio amico carissimo, Kent, quale fosse la sua parola preferita. Lui mi rispose proprio “Dejligt” e solo dopo ho capito quanto questa parola fosse popolare nella loro lingua e quanto - invece - fosse impronunciabile per il resto del pianeta.

Il progetto nasce ufficialmente nell'autunno del 2005, ma leggo anche che da qualche anno ti ronzava in testa l'idea di lavorare sugli esperimenti acustici realizzati fino a quel momento. E perché proprio a Copenaghen è scattata la scintilla?
Quando ho finito il mio percorso con gli Ulan Bator ero già di stanza in Danimarca. Per cui é stato un processo quasi biologico: ho sentito che avevo ancora voglia di raccontare delle cose ma non più solo con la batteria.

Il contribuito di Enrico Molteni quanto ha influito in percentuale sull'intera opera?
Tantissimo! Enrico mi ha dato e mi dà sempre un sacco di coraggio e, oltre ad essere un ottimo musicista, da subito si è innamorato della cosa portando idee (tutte le linee di basso e non solo sono sue) e un equilibrio fondamentale per la riuscita dell’album. In una parola: dejligt!

Rispetto alle tue esperienze passate, stavolta, a livello musicale, bazzichi territori diversi. Era qualcosa che desideravi da tempo?
Sì, sono sempre stato affascinato da generi di musica spesso distanti da quello che ho fatto per anni. E’ bello e credo sia decisamente costruttivo avere la possibilità di cambiare ed esplorare posti nuovi.

Hai deciso di imbastire un'etichetta per distribuire (non solo) la tua musica. Ti chiedo, provocatoriamente: credi che nel 2006 sia ancora il mezzo migliore? Non era il caso di affidarsi a internet e alle sue infinite possibilità?
Non credo sia assolutamente il mezzo migliore, niente esclude niente e mettersi paletti credo sia controproducente. Di recente abbiamo giusto chiuso un contratto come Dejligt con Venus come distributore, ma anche come Matteite con un distributore on-line. Il potenziale di internet è enorme e sommato ai canali più tradizionali può dare buoni frutti - o, per lo meno, ci speriamo tutti! Purtroppo finché la situazione non prende una direzione precisa siamo costretti a mantenere un piede nel passato (che è poi come siamo cresciuti, immaginando che scrivi una canzone, fai il disco, lo vendi nei negozi e vai in tour), e un piede nel futuro, mettendo in internet il tuo lavoro.

Nella sezione dedicata alle date del vivo, vedo che nell'estate del 2006 hai girovagato per gli Stati Uniti suonando in diversi posti. Hai trovato il gancio dall'Italia oppure era già previsto?
È stata una cosa sulla quale si è lavorato molto per farci vedere da un paio di etichette a New York. Nel 2006, con Enrico dal vivo si è aggiunta pure una mia carissima amica di New York, Carolyn Honeychild, che oltre ad aver successivamente cantato e lavorato molto con noi nel disco, è stata la prima a voler promuovere Dejligt a casa sua, incuriosita dal potenziale e dall'eventuale feedback!

Rispetto al tour fuori dai patri confini, ti chiedo: facendo un paragone, è relativamente più facile organizzare delle date in Italia piuttosto che all'estero?
In Italia forse è più facile che in un sacco di altri paesi… certo poi bisogna vedere anche in che contesti si suona, le esigenze tecniche del gruppo, un sacco di dinamiche insomma… Anche se credo che comunque da questo punto di vista nella nostra penisola spesso siamo preparati: non per niente siamo pieni di gruppi americani o comunque stranieri che ritornano ogni volta molto volentieri a girare in furgone su e giù per il nostro paese.

In formazione, oltre a te ed Enrico, figura appunto Carolyn “Honeychild” Coleman. Come è arrivata a far parte del progetto?
Io e Carolyn ci conosciamo dal ‘97, periodo nel quale si divedeva il palco con gli Here. All’inizio del 2006 la band ha avuto la fortuna di fare dei concerti in Inghilterra Unito e Irlanda con l’altra band di Carolyn: gli Apollo Heights. Da quel momento il suo coinvolgimento nel progetto e il suo legame con la squadra sono stati cosa completamente naturale.

Quali aspettative riponi nei Dejligt?
Serenità, suonare molto dal vivo, registrare un disco dietro l'altro, stare bene ed essere colti per quello che siamo.

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