Anonimo Ftp - e-mail, 16-01-2003 Intervista

06/02/2003 di Leonardo Lodato

Un veloce scambio di battute con Vince (basso e chitarra degli Anonimo Ftp) per parlare, a qualche mese di distanza dall’uscita del loro primo disco ufficiale, di tutto ciò che è accaduto prima, durante e dopo la pubblicazione...



Un curriculum di grande prestigio tra compilation e partecipazioni a numerosi festival, ultimo il Mei. Cosa servirebbe a queste manifestazioni per essere davvero un efficace mezzo di propaganda per gruppi come il vostro?
Credo che la carenza principale, sia l’approssimazione organizzativa che accompagna alcune manifestazioni, anche se mi rendo conto dei problemi (tanti) ai quali vanno incontro i promoter, che le rende talvolta, delle ‘vetrine’ poco promozionali.

In alcuni casi si possono rovesciare addirittura le parti, cioè può succedere che siano i singoli gruppi, ognuno con i propri mezzi di propaganda, a fare in modo che la manifestazione abbia una discreta visibilità, quando agli stessi, invece, andrebbe lasciato il solo compito di salire sul palco per suonare. Nonostante tutto, però, devo dire che la nostra esperienza con questo tipo di eventi è stata positiva: per esempio, la direzione artistica dell’ultima manifestazione alla quale abbiamo preso parte, il “Quinto Rock Festival”, ci ha dato la possibilità di esibirci al Meeting delle Etichette Indipendenti, scegliendoci come band rappresentativa del festival.

Come è nata la collaborazione con David Lenci?
E’ nata in seguito ad un incontro avvenuto negli studi del Red House Recordings, nel quale ho avuto modo di fargli ascoltare il nostro materiale. Conoscevamo David di fama, considerato da molti come uno dei migliori studio-producer del panorama indie italico; lavorare con lui, ma anche con il resto dello staff della ‘Casa Rossa’ marchigiana (Antonio Piazza e Andreas Venetis), è risultato essere un capitolo importante per la nostra crescita artistica.

Cantare esclusivamente in italiano è una scelta coraggiosa che se paga in termini poetici, penalizza le possibilità di esportare il prodotto. Cosa ne pensate?
Beh, direi che la tua affermazione è sacrosanta: è già molto difficile esportare un prodotto suonato da una band italiana, figuriamoci poi, se i testi sono in italiano. Cantare in italiano però, non è stata una scelta finalizzata a qualcosa, ma una caratteristica che ha assecondato naturalmente, fin dal nascere dei primi brani. Si è preferito, quindi, preservare la spontaneità dell’idea iniziale, piuttosto che forzarla in direzione di una ipotetica esportabilità del prodotto.

I suoni rock più puri si mischiano, in “Vetro”, con l’utilizzo ben dosato di strumenti inusuali come il banjo. Con che spirito vi avvicinate, prima di realizzare un brano, alla ricerca sonora?
Teniamo molto alla cura e alla continua ricerca sonora, un processo che incomincia dapprima con lo studio, di ogni componente del gruppo, del set-up della propria strumentazione e che si sviluppa via via, supportando le varie esigenze espressive di ogni singolo brano.

Più in generale, amiamo avvicinarci a quei suoni ‘sporchi’ e ‘caldi’ che rimandano a sonorità vintage. Per quanto riguarda il banjo - al pari del minimo uso di elettronica, del pianoforte, dell’armonica e della chitarra acustica - ci è sembrato interessante utilizzarlo in “Vetro”, per smussare un pò la spigolosità elettrica che caratterizza l’album.

Pearl Jam, Afterhours, Mudhoney, Marlene Kuntz, Soundgarden… i paragoni si sprecano. Vi inorgogliscono o vi danno fastidio?
Sicuramente ci inorgogliscono, perchè non siamo così superbi da non accettarli, e perchè, se questi sono i paragoni, che ben vengano! I gruppi che hai citato, ai quali la critica ci ha affiancato in fase di recensione, sono sicuramente tra quelli che ascoltiamo e stimiamo - e penso sia normale all’inizio, per una band, pagare un debito nei confronti dei propri ascolti, a patto di personalizzare il più possibile la proposta musicale, attraverso la propria attitudine e distaccandosi gradualmente dai propri modelli stilistici.

Quali sono i vostri punti di riferimento? Cioè, a chi vi ispirate? Se è lecito chiedervelo.
Per risponderti a questa domanda, vorrei ricollegarmi alla risposta precedente, nella parte in cui parlo degi ascolti, perchè in definitiva sono loro le principali fonti di ispirazione della band: il noise, la psicadelia, l’indie-rock americano e inglese, l’hard rock, il grunge, la new-wawe, il brit-pop, il post-rock, il post-punk, etc.

Insomma, ci piacciono le diverse ‘sfaccettature’ del rock, che cerchiamo di far riunire nei nostri brani, dando però a quest’ultimi un’unica linea portante.

Le major si lamentano per la crisi del disco e le etichette indipendenti si battono con le unghia e con i denti. Avete una ricetta per salvare la musica dall’oblio?
E’ difficile per una realtà come la nostra dire cosa servirebbe per la salvare la musica dall’oblio; facciamo già molta fatica a sopravvivere all’interno di questo meccanismo ‘malato’. Crediamo che il periodo particolare che la musica sta attraversando rispecchi più o meno l’andamento generale delle società moderne, dove il profitto viene prima di tutto - e questo per una forma d’arte è un grosso male.

A questo punto vi lascio spazio per dire quello che volete
…che utilizzeremo per dire tre cose. La prima è che ultimamante si è aggiunto alla band un quinto elemento, Lorenzo Parisini, chitarrista eclettico con diverse esperienze nel circuito indie lombardo; collaboriamo inoltre con Salvatore Agostino (violoncello), che accompagna la band nei live acustici e, con ogni probabilità, alcune composizioni che andranno a formare il nostro prossimo lavoro verranno impreziosite da questo strumento.

Poi vi segnaliamo il nostro sito (www.anonimoftp.com) e quello della nostra etichetta (www.redhouserecordings.com) e, infine, volevo ringraziarti a nome di tutta la band per l’intervista, e ricordare a tutti che se una band come la nostra riesce ad avere una buona visibilità, il merito va anche al sempre più valido supporto che realtà come Rockit riescono a darci.

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