Mario Venuti - e-mail, 16-05-2003 Intervista

30/07/2003 di Leonardo Lodato

A 3 anni abbondanti dalla pubblicazione di "Mai come ieri", il cantautore catanese ritorna sul mercato con un album nuovo di zecca e 10 canzoni che ricalcano il suo classico stile.

Ci siamo tolti lo sfizio di chiedergli qualcosa in merito al disco...



Grandimprese” contiene sogni, momenti di vita, dichiarazioni d’intenti. Quali sono i sogni ricorrenti di Mario Venuti?
Quelli che si fanno ad occhi aperti contano molto di più. Tra l’altro tendo a dimenticare quelli notturni.

Qual è stata la tua ultima ‘grande impresa’, ovviamente al di là della realizzazione dell’ultimo cd?
Un viaggio solitario ed avventuroso in Africa Occidentale.

Il disco è nato quando era ancora vivo Francesco Virlinzi, “patron” della Cyclope Records. La scomparsa di questo amico ha in qualche modo influito nell’ultimazione di “Grandimprese”?
E’ stata un’immensa perdita. Però non ho cambiato una nota di quello che avevo messo su nastro. Ho fatto solo un nuovo missaggio poco prima di pubblicare il disco.

Catania continua a vivere all’ombra di quegli artisti, da Battiato a Carmen Consoli, che le hanno fatto guadagnare il titolo di Seattle d’Italia. Non sarebbe il caso di ritrovare l’estro e la fantasia tirando fuori dalle cantine nuovi artisti?
Tocca alle nuove generazioni tenere alto il nome della città. Coraggio ragazzi! Fateci sentire qualcosa di nuovo!

Il tuo disco è intriso di sogni, epserienze di vita vissuta, desideri. Cos’altro?
Candore, purezza, personalità. Un po’ di asprezza genuina e un po’ di dolcezza.

In “Grandimprese” canti anche Sant’Agata, patrona di Catania. Una festa sentita in modo particolare e che tu, dopo averla celebrata quest’anno all’Alcatraz di Milano con Carmen Consoli, vorresti portare su Marte...
Il fascino della festa è stato da me trasformato in un impeto di unione con lo spazio e l’universo. Un’avventura trascendentale.

“Monna Lisa” è un chiaro omaggio a Ivan Graziani. Perché hai scelto di rileggere alla tua maniera proprio questo brano?
Ho amato questa canzone da ragazzo. E forse c’è anche un senso di vicinanza a questa figura un po’ atipica del panorama di allora. Un outsider provinciale (nel senso buono del termine) un po’ cocker un po’ sentimentale.

Nella copertina del disco, forse sarà casuale, hai un look in stile ‘iena’.

Devo dire che un po’ iena lo ero a causa dei discografici italiani. Ma in fondo è solo un tocco di stile messo a far da contrasto al contenuto un po’ più rock del disco.

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