Valentina Gravili - e-mail, 16-07-2001 Intervista

30/07/2001 di

A colloquio 'telematico' con una giovanissima promessa del rock 'made in Italy': Valentina Gravili, già lodata dal sottoscritto per i risultati ottenuti ormai due anni fa con suo cd promozionale al quale adesso è stato dato un seguito che conferma le impressioni positive degli inizi.



Rockit: Personalmente ti ho conosciuto con il singolo promozionale contenente 3 pezzi molto promettenti. Da allora alla registrazione del disco, cosa ne è stato di te?

Valentina: Innanzi tutto vorrei ringraziarti per la recensione del disco precedente. Detto questo, il tempo che è passato l'ho impiegato suonando (ho aperto un concerto di Suzanne Vega, ho partecipato alla rassegna musicale "Rumore al sud" di Trani) e scrivendo nuove canzoni. Quello che tu hai ascoltato è la testimonianza del tempo che è passato.

Rockit: Come sei entrata in contatto col tuo produttore?

Valentina: Conoscevo Pino Romanelli per la sua 'fama', e poiché proveniamo dalla stessa città, mi è stato facile contattarlo e fargli ascoltare alcuni dei miei brani; gli sono piaciuti e il resto è venuto da sé.

Rockit: Leggo che quasi tutte le canzoni del disco sono firmate esclusivamente da te. Ci racconti un po' come nascono i tuoi pezzi?

Valentina: Le canzoni nascono naturalmente, da piccole situazioni quotidiane... uno spunto, una parola, un accordo...

Rockit: Relativamente a ciò, la cosa che mi ha impressionato in positivo dell'album è la produzione artistica - spesso in Italia poco rispettosa delle idee originarie dell'artista. Stavolta, invece, è finalmente un punto di forza e, soprattutto, non cerca di essere invasiva. Condividi questa considerazione?

Valentina: Si, in parte la penso come te. Infatti per i miei diciannove anni, e la mia pochissima esperienza nella musica, mi sono affidata a, e fidata di, Amerigo Verardi... con tutti i pro e i contro!

Rockit: Conoscevi già Amerigo Verardi e Silvio Trisciuzzi o te li ha presentati il tuo produttore? E che tipo di feeling si è instaurato con loro nelle sessions di registrazione?

Valentina: Ho conosciuto Amerigo Verardi tramite Pino Romanelli. Silvio Trisciuzzi, invece, faceva parte del mio vecchio gruppo. Come tutte le storie d'amore che si rispettano, partono bene e poi, inevitabilmente, si creano delle tensioni, per formazione ed esperienze diverse, che a volte è impossibile risolvere.

Rockit: I testi delle tue canzoni, come ho scritto nella recensione, fanno spesso riferimento all'essere donna, soprattutto in relazione all'altro sesso. Questo rapporto, però, sembra essere 'sbilanciato' e non certo a favore del sesso 'debole'...

Valentina: Ovviamente il mio sentire è femminile, ma non credo che dalle mie canzoni venga fuori la figura di una donna vittima e succube del cosiddetto 'sesso forte' (?!). Molto spesso, infatti, traspaiono la nostra aggressività (..."quali tagli resteranno su di te dei miei coltelli") e la nostra sensibilità ("Alle ragazze nulla accade a caso") che penso non sia assolutamente indice di debolezza.

Rockit: "Alle ragazze nulla accade a caso": title-track a cui affidi anche la chiusura del disco. Ci spieghi questa scelta e, soprattutto, la genesi del testo?

Valentina: Mi sembrava giusto chiudere con questo brano, per la sua leggerezza intrinseca. E' un augurio alle ragazze della mia generazione, affinché riescano a farsi spazio e ad esprimersi sempre, nel bene e nel male, anche se a volte questo significa rischiare. L'idea mi è venuta leggendo "Il barone rampante" di Calvino.

Rockit: C'è qualche cantante e/o cantautrice a cui ti ispiri, o che comunque apprezzi, anche fra quelle passate 'a miglior vita'?

Valentina: Ti potrei fare un elenco lunghissimo, ma te ne cito qualcuna: Suzanne Vega, Tori Amos, Patty Smith, Nada, Cristina Donà...

Rockit: Quali sono i sogni nel cassetto dopo aver inciso il primo disco?

Valentina: I miei sogni sono suonare, suonare, suonare........

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