Quintorigo - e-mail, 17-06-2003 Intervista

17/06/2003 di

A ben vedere è inevitabile dedicare spazio ai Quintorigo, dato che ad oggi rappresentano una delle realtà più peculiari ed affascinanti della musica italiana - ed in fondo una delle piccole fortune per chi come noi vive in questo Bel Paese. Ecco quindi il testo di un’intervista svoltasi via e-mail con Valentino, sassofonista della band, che si è gentilmente offerto come interlocutore...



Siete ormai al terzo album, dopo una pausa di due anni, un progetto che ha superato varie traversie prima di giungere alle nostre orecchie. Mi sono fatto un giretto su un vostro fan-site (www.rospigrigi.net) e ho letto un po’ i pareri dei vostri fan. Ma qual’è il vostro parere sul disco? Avete delle particolari soddisfazioni o dei rimpianti?
E’ vero: ottimi pareri dei fans e buon riscontro della critica, tutto ciò ci lusinga… E noi? Noi siamo molto soddisfatti del lavoro, e lo testimonia il cospicuo ritardo con cui abbiamo completato l’opera (proprio perché siamo molto critici nei nostri confronti). Per la prima volta ci siamo potuti permettere una vera orchestra sinfonica (che megalomani! …ma era un nostro sogno da sempre). E poi che dire degli ospiti: suonare con Roberto Gatto e Ivano Fossati è stato molto molto gratificante, una cosa che non capita a tutti. Rimpianti? Forse qualche piccolo particolare, qualche sbavatura, ma il rimpianto più grande è e sarà il fatto che questo nostro ‘figlio’ rimarrà sconosciuto ai più…

Un disco che risulta più difficile - ad un primo ascolto - dei vostri precedenti, forse complice anche la presenza di più cover e l’eterogenea provenienza dei brani. Ma nonostante ciò riesce a conquistare in poco tempo, confermando che ‘la classe non è acqua’. In merito a queste riflessioni, come vi aspettavate l’accoglienza da parte dei vostri fan? Qualcosa vi ha sorpreso invece?
E’ chiaro che noi abbiamo scritto, arrangiato, suonato, mixato e fatto tutto il resto principalmente per noi, sulla base della nostra esperienza e del nostro gusto, ma è altrettanto vero che non potevamo, così facendo, deludere i nostri fans, lo stagno variegato dei Rospigrigi, che ci segue e ci ama da tempo ormai per quello che siamo. Difficilmente potremmo deluderli se rimaniamo noi stessi, sperimentatori, amanti delle contaminazioni e del crossover, che rifuggono dalle strategie del mercato. Per questo, credo, siamo apprezzati dal nostro pubblico.

Come sta andando il nuovo tour?
Il nuovo tour, iniziato in aprile, per nostra scelta sarà per così dire diluito fino alla stagione invernale, risparmiandoci un po’ sul numero dei concerti e semmai badando un po’ alla qualità di questi stessi. Il riscontro finora è più che positivo: non solo abbiamo ritrovato i vecchi fans, ma, ci sembra, il pubblico sia aumentato e dimostra sempre maggiore interesse ed entusiasmo. Un rammarico: poche, per ora le date nel sud Italia; non dipende da noi, ovviamente, ma da una serie di contingenze e difficoltà da parte del mercato dei concerti e della nostra agenzia. Ma ci stiamo lavorando, anche per non fare torto ai nostri tanti seguaci calabresi, siciliani, pugliesi, ecc…

La batteria, nei primi lavori evitata - addirittura punto di rottura con le major in fase di contratto, diceste - ora anche lei fa il suo ingresso. Come è successo?
Credo che abbiamo ampiamente dimostrato in passato che si può fare musica anche con un organico atipico come il nostro, e quindi anche senza batteria. Vinta questa ‘sfida’, ci è sembrato il momento di rendere un omaggio a questo strumento straordinario (e da noi molto amato), invitando un vero sacerdote del drumming italiano, Roberto Gatto. Non potete immaginare con che gusto abbiamo lavorato con lui, sia in studio che dal vivo. Rimane pur sempre una collaborazione così come i Quintorigo rimangono i Quintorigo.

Faccio parte di quel gruppo di persone che sono state colpite specialmente da “Rap-tus”, eccezionale a mio parere. Potreste esporci la sua genesi?
Dunque… quando lo scorso anno abbiamo lavorato alla colonna sonora de “La forza del passato”, il regista Piergiorgio Gay ci suggerì, per una determinata sequenza, un ritmo rappeggiante, o qualcosa di simile… L’idea ci è subito piaciuta, e siccome a noi piace esplorare ogni campo e ogni genere della musica, effettivamente il rap ci mancava… A dire il vero il rap-tus non è finito nel film, ma nel disco sì: una mini-suite ad andamento rappeggiante che racconta la vicenda problematico-esistenziale del Signore Inesistente…

Fossati, partecipazione non passata inosservata. Com’ è capitato? Com’è stato? E cosa mi dici degli altri ospiti?
La collaborazione con Fossati è nata in maniera abbastanza casuale e sicuramente ‘ufficiosa’. Sapevamo che ci apprezzava, e noi lo veneriamo; così lo abbiamo contattato (bypassando case discografiche, manager, ecc…) e lui ha signorilmente accettato di passare un po’ di tempo con noi… E’ stato molto bello, ci ha arricchito e ha arricchito il nostro cd di un cammeo (anzi due) senza prezzo.

Domanda d’ obbligo. Progetti per il futuro?
Senza pensare alle lunghe scadenze, per ora ci limitiamo a suonare in giro, a diffondere il nostro verbo (si fa per dire…), e a sfruttare le misere occasioni promozionali che ci propongono, perché crediamo in quello che facciamo!!!

C’è qualcosa che vorreste dire prima di lasciarci?
Beh… sicuramente grazie a Rockit per i complimenti che ci ha sempre fatto e gli spazi che ci ha destinato (non ci crederete ma da questo dipende la sopravvivenza di un progetto trasversale, forse scomodo, come il nostro). Un saluto a tutti!

Bravi, e grazie a voi!

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