Super Elastic Bubble Plastic - e-mail, 18-04-2005 Intervista

21/04/2005 di

Qualche domanda a Gionata, motore primo dei SEBP, in occasione dell'uscita di "The swindler", acclamato disco d'esordio che dalle parti di Rockit è stato accolto positivamente ma non in maniera trionfale.



Cominciamo con il passato... Ero rimasto alla tua esperienza con i Salsedo, dopodiché...?
Mi fa piacere che qualcuno sappia e ricordi della mia esperienza con i Salsedo. Eravamo un buon combo e siamo tuttora grandi amici, ma per portare avanti un progetto servono passione, molta dedizione e moltissima pazienza. Credo che i Salsedo non abbiano saputo aspettare e si siano fatti sopraffare dalle delusioni dovute al rapporto con “l’esterno” e dalla difficoltà di trovare un’etichetta. E’ stata comunque un’ottima lezione di vita e gran parte del mio modo di fare di oggi con i Super Elastic ha radici in questa lezione.

Intorno al vostro esordio si è creato un hype che per un gruppo indipendente ‘made in Italy’ non ricordavo da tempo. Credo ne siate consapevoli, ma mi chiedo: può più un management di un disco in sé? Oppure il vostro album merita veramente tanta attenzione?
Ti dirò… da Mantova non si avverte tutto questo hype, ma mi è stato riferito che in giro si parla spesso di noi e del nostro disco. Beh, va bene così...

Per quanto riguarda il discorso management ci sono, secondo me, alcune considerazioni da fare (che fanno parte del mio personalissimo - e, perchè no, forse sbagliato - punto di vista): esistono diversi modi per affrontare la programmazione e la gestione dell’uscita di un disco, tutti leciti. Ci si può autoprodurre completamente accollandosi tutti gli oneri di stampa, promozione e booking, sbattendosi con telefonate, e-mail E gestione dei contatti...; oppure si può produrre un album, darlo in licenza ad un’etichetta che lo stampi e lo distribuisca e magari trovare un’agenzia di management che curi il rapporto del gruppo con l’esterno (quello di prima). Credo che lo scopo principale del fare musica sia COMUNICARE, dire qualcosa al maggior numero di persone possibile. Trovo che sia un peccato che gruppi splendidi non abbiano una distribuzione seria, è tutta comunicazione sprecata, è lì, in potenza, non in atto.

Noi, dopo anni di sbattimenti abbiamo scelto di affrontare il discorso “The Swindler” nel secondo modo che ti ho descritto. Per tutta una serie di motivi; io sono un pessimo “p.r.” di me stesso, non sono molto diplomatico e nel “fatato” mondo dell’indie italiano mi sembra di intuire che spesso si abbia a che fare con gente che penso - anzi, sono sicuro - non riuscirei a non mandare a fare in culo... E poi dire che il nostro rapporto con le macchine (e quindi con internet) è conflittuale è dire poco: passiamo pomeriggi a bestemmiare appresso al sito solo per spedire una newsletter... Poi siamo pigri, facciamo fatica a concepire qualcosa che riguardi la musica e che non sia strettamente legato al “suonare”. Preferiamo delegare gli sbattimenti a persone di fiducia, e in questo abbiamo avuto la fortuna di trovare un’etichetta (RedLed records) che ha una gran voglia di sbattersi e in gran parte vada a lei il merito di tutto questo famigerato hype.

Penso che un management e una etichetta in gamba possano molto, ma credo fermamente nel PRODOTTO. Se un disco è bello, è bello anche se esce per la Geffen o per la Sony. Nessuno ha gridato allo scandalo quando “Ok computer” dei Radiohead è entrato in classifica... In ogni casa c’è una copia di “Songs for the deaf” dei Q.O.T.S.A.... Sono brutti dischi? Eppure dietro hanno sicuramente un ottimo ufficio stampa e dei manager con i contro-coglioni... Ok, non voglio assolutamente pisciare fuori e paragonarmi a tali mostri sacri, ma credo che il discorso sia abbastanza chiaro.

Fa un po’ strano notare, nelle note di copertina, che il mastering sia stato affidato a Madaski. Voglio dire: ve lo hanno proposto fra le opzioni oppure è stata una vostra scelta consapevole?
Lo so che fa strano ma è stata una scelta più che ponderata e più che consapevole - tutto ciò che ci riguarda è “consapevole”. Madaski è stata la terza persona che ha masterizzato il disco, è stato quello che ci ha offerto il prodotto migliore in rapporto al prezzo.

Il prezzo.

Credo che tu sappia meglio di me che una variabile di cui bisogna tener conto quando si parla di produzioni è la questione SOLDI. Questo disco è stato fatto e finito con pochi soldi. Si è provato a masterizzarlo in super-economia e non ci si è riusciti benissimo; ci si è fatti fare preventivi da diversi studi di mastering e Madaski, in rapporto al prezzo, è quello che ci ha garantito la qualità migliore. E poi è una persona eccezionale, umilissima, tranquilla e bella scazzata, senza tanti problemi. E’ stato un piacere lavorare con lui.

Scrivendo i pezzi per il cd pensavate ad un pubblico esclusivamente italiano oppure riponevate già all’epoca qualche speranza per platee al di fuori dai confini nazionali?
I pezzi del cd sono uno sfogo, partoriti durante un periodo di sfacelo emozionale (almeno per quanto mi riguarda); non sono stati fatti in funzione di qualche pubblico in particolare, esistono per una questione di sopravvivenza... Sono in inglese, e questo potrebbe, in un futuro, agevolarci con l’estero, ma è solo perchè amo quella lingua e da sempre scrivo in inglese. Negli anni ho accumulato una tonnellata di canzoni scritte e registrate in casa, e sono tutte in inglese. Mi viene spontaneo. Almeno per il momento...

Leggendo i testi mi pare di cogliere che non solo poco avete a che spartire con la realtà provinciale, ma che siete soprattutto incazzati con un sistema che poco ha a che spartire con la vostra attitudine alla vita. Dico bene?
Quando hai sonno e desideri solo dormire, la realtà provinciale è l’ideale, e, come ti ho detto, sono molto pigro... A parte le stronzate, mi sembra chiaro che la situazione italiana e, più in generale, quella occidentale, sia sull’orlo del tracollo, ma quello che mi infastidisce di più è il generalizzato senso di mediocrità che si respira nell’aria... Una totale fuga dal “senso critico”, un discreto e diffusorincoglionimento. ..

E tutto tace.

Mi piace l’idea di quella ghost-track acustica sul finire del cd. Vi serviva un po’ per dare un’idea di dolcezza dopo la scarica di adrenalina?
È esattamente l’idea che volevamo dare: arrivare al penultimo pezzo con la tachicardia, cominciare a rilassarsi con “Sisters” e dire: “Aaahh, l’abbiamo sfangata...” con il reprise di ”My emotional friend”. Tra l’altro è uno dei pezzi che preferisco, siccome è stato composto e registrato in pochi minuti e penso che abbia quella strana freschezza che solo le cose incerte hanno.

Cosa vi è piaciuto di più fra le uscite italiane degli ultimi anni in ambito discografico?
Fooltribe Records ha un catalogo notevole, i Redworms’Farm sono appena usciti con un buon prodotto, i G.I. Joe sono un’altra bella realtà; poi io sono un maniaco di Will Oldham e ho apprezzato il disco di Bob Corn...

C’è un gruppo slow-core della zona di Carpi (MO), gli Ornaments, che hanno autoprodotto un ep molto, molto interessante. E gruppi fighissimi che non trovano un’etichetta, come i Dead Elephant (ex Elephant Man) da Cuneo, una vera bomba e un peccato non vederli in giro...

Su Rockit la recensione del vostro cd finisce così: “[Il disco] Tuttavia non riesce a sfondare del tutto, rimane come bloccato in quella zona in cui consiglieresti prima un ascolto, magari live (dimensione in cui la carica dei Super Elastic Bubble Plastic potrebbe fare la differenza). Ti lascia un po’ così”. Pensate sia un’affermazione non lontana dal vero per chi non ha mai ascoltato nulla di vostro?
Mi pare che in quella recensione si dica anche che non c’è un pezzo che spicca più di altri. E questo può essere vero per diversi motivi: o i pezzi sono tutti così belli che non riesci a trovarne uno più bello degli altri, o i pezzi sono tutti così brutti che non riesci a trovarne uno decente, o i pezzi sono carini, sì, ma un po’ ingenui, immaturi. Pur essendo la persona meno indicata per fare considerazioni di carattere qualitativo sul mio lavoro, credo che i Super Elastic abbiano appena cominciato, che abbiano ancora molto da imparare e debbano raffinarsi. I pezzi del disco sono i primi dieci che abbiamo scritto, e cercano di riflettere un’attitudine “live” più che un lavoro di cesello sugli arrangiamenti... E’ un disco che tende a spaccare più che a badare al dettaglio. Ma siamo qui per imparare e stiamo già lavorando al secondo disco. Con più calma e meno paura di ‘soffocare’.

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