Medusa - e-mail, 18-10-2002 Intervista

18/11/2002 di

Dopo due singoli anticipatori, i torinesi Medusa giungono al loro primo cd cantato in italiano. In occasione quindi dell’uscita di “Punkmotocross??” scambiamo quattro chiacchiere con Diego, servendoci del mezzo telematico per eccellenza: l’e-mail.



Da quanto ne so, voi esordite in un imprecisato anno dello scorso decennio, con la storica Dracma records cantando in inglese. Come siete arrivati poi all’italiano e, soprattutto, cosa c’è stato in mezzo prima del nuovo contratto?
Quello che tu sai è in parte vero: il nostro esordio discografico risale al biennio ‘93’94 con un album prodotto dalla Dracma ma interamente in italiano (salvo l’eccezione di una cover dei Police). In seguito, sempre per la Dracma, abbiamo realizzato un ep in inglese intitolato “Out from cages”; di quei brani c’era prima la versione in italiano, ma dopo sono stati cantati in inglese.

Tra il primo disco ed il nuovo contratto sono comunque passati quasi dieci anni: ci sono stati dei cambiamenti nella formazione (con l’introduzione, per esempio, del secondo basso) e soprattutto siamo cambiati noi, nel senso che quando abbiamo iniziato avevamo 15 anni. Adesso, se proprio volessimo fare i pignoli, potremmo dire che l’unica costante è la Dracma, che ancora oggi cura il nostro management.

Da quando scrivete quindi nella lingua madre, come siete arrivati a definire le 13 tracce che vanno poi a comporre l’album?
I brani sono nati in situazioni diverse, ed essendo passato un po’ di tempo abbiamo cercato di scegliere, tra tutti quelli che avevamo composto, i più vicini fra loro come attitudine e che rappresentassero al meglio il nostro genere, il punkmotocross appunto.

E della cover “Pasticcio in paradiso” a chi è da imputare la colpa? :)
Se di colpa si parla, la si può imputare a me. “Pasticcio in paradiso” è il retro del 45 giri di “Pregherò” di Celentano, singolo che faceva parte della collezione di mia mamma… che dire, quel brano mi ossessionava fin da piccolo.

La produzione artistica è affidata, quasi per intero, a Marco ‘Cipo’ Calliari, già avvezzo a queste sonorità da tempo. Quando è caduta la scelta su di lui?
Marco, oltre ad essere un bravissimo tecnico del suono, è un caro amico da anni - cioè uno che appartiene alla nostra squadra. Abbiamo registrato sempre con lui e la cosa migliore in studio è sentirsi a proprio agio. Sul disco c’è anche un brano registrato da Carlo Ortolano, il nostro fonico live, mentre per i mixaggi ci siamo chiusi in studio io e Cipo ed abbiamo cercato di fare del nostro meglio.

Alcune tracce (penso a “Mexico”, “Un giorno di sole”, “Il mio gatto” e “Oggi”) suonano leggermente più ‘pop’. In fase di arrangiamento c’è stata una decisione a priori sul taglio da dare a questi pezzi?
Non abbiamo mai deciso un pezzo a tavolino, perché facciamo da sempre la musica che ci piace suonare ed arrangiamo i pezzi in sala prove in base a quello che ci suggerisce l’emozione del momento.

E in che momento, invece, su “Papà Diegone” avete optato per l’arrangiamento orchestrale? Sentivate la necessità di variare in qualche modo la formula?
Lo stesso discorso vale per questa canzone: è stata composta in Puglia, al mare, per cui è intriso di tutta una serie di sensazioni che personalmente mi riportano ad un certo stile di musica tipico degli anni ’50, anche se lo spunto più grande per l’arrangiamento (curato da un altro grande amico, il maestro Claudio Mantovani) viene sicuramente da “Sgt. Pepper…” dei Beatles.

Guardandovi intorno, vi ritenete fortunati ad incidere per una major? Avete cioè avuto modo di confrontare le diverse situazioni, oppure nei fatti la sostanza non cambia - ovvero c’è sempre e comunque da sbattersi?
Ci riteniamo comunque fortunati ad aver firmato un contratto, cosa secondo noi non facile in questo periodo di crisi del settore discografico, e siamo altrettanto sicuri nell’affermare che in ogni caso non è una situazione così differente dall’indipendente. Anche perché la nostra etichetta (la ExtraLabels) dipende sì da Virgin, ma ha una gestione a sè stante ed in pratica funziona come una indipendente. Lo sbattimento, infine, è una cosa necessaria in ogni settore della vita se si vogliono le cose fatte bene.

In che forma, comunque, vi ritenete agevolati?
Dal punto di vista artistico abbiamo l’ultima parola - o per lo meno non ci siamo mai trovati in contrasto sulle scelte artistiche.

Tempo fa avete aperto due date degli (ormai disciolti) At The Drive-In. Più in generale, nelle situazioni di ‘convivenza’ con altri gruppi, siano essi italiani o stranieri, cosa vi a genio e cosa meno?
Gli At The Drive-In sono stati uno dei più grandi gruppi rock degli ultimi tempi - e ciò anche perché sono delle persone splendide. In linea di massima apprezziamo proprio il lato umano quando ci capita di suonare con altri gruppi…

La simpatica “Punkmotosession”, che altro non è che la traccia video contenuta nel cd, serve solo a raccontare il backstage, oppure nasconde qualche messaggio ‘subliminale’? :)
Mah… penso che a questa domanda tu abbia gia dato risposta… o no?

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