One Dimensional Man (ODM) - e-mail, 19-06-2000 Intervista

17/07/2000 di

A colloquio con PierPaolo Capovilla, portavoce dell'ensemble veneziano più sconvolgente nella scena rock italiana di questi ultimi anni, per chiarire qualche concetto riguardo alle "1000 dosi d'amore" che ci hanno iniettato con il loro, stupendo, secondo disco...



Rockit: Ascoltando il vostro esordio si percepisce una maggiore violenza sonora nell'esecuzione dei pezzi. Pensate sia la 'sindrome da primo albnum', nel senso che spesso raccoglie il meglio del materiale composto fin dagli esordi?

ODM: Credo che il nostro primo album sia in realtà un lavoro un po’ naif. E’ sicuramente più rumoroso, ma non è affatto più potente. "One dimensional man" è stato registrato in casa, o meglio in un piccolo project studio 'casalingo', e risente di tutti i difetti di un lavoro d’esordio fatto con pochi mezzi a disposizione.

"1000 doses of love!" è al contrario non soltanto un lavoro più maturo, più ragionato e suonato meglio; è un disco registrato in uno studio vero, con dei professionisti. E anche questo fa una certa differenza. Non potrebbe essere altrimenti. Per come la penso io, "1000 doses of love!" è un disco nettamente superiore al suo predecessore.

Rockit: Da dove ha orgine il vostro 'sabba sonoro'?

ODM: Il nostro "sabba sonoro" ha origine nella nostra stanza prove, nelle migliaia di ore spese a provare riff su riff, canzone su canzone. Il nostro suono è il frutto dell’intenso lavoro a cui ci sottoponiamo ogni volta che ci ritroviamo a suonare insieme.

Rockit: Come siete arrivati alla Wide?

ODM: Molto semplice: abbiamo spedito una cassetta promozionale e siamo stati contattati. I raggazzi di Wide ascoltano tutto il materiale promozionale che viene spedito loro. Se qualcosa li interessa veramente, pigliano il telefono e ti contattano. Sembra incredibile, ma è assolutamente vero...

Rockit: Sono arrivati apprezzamenti dall'estero o anche un gruppo 'talentuoso' come il vostro fa fatica a varcare, anche solo a livello di recensioni, i confini nazionali?

ODM: Voglio rispondere in modo franco: non so niente di cosa la stampa abbia detto di noi all’estero.

Rockit: Dei vostri show si dice siano 'leggendari' per la carica adrenalinica e la devstatante potenza. Sentite anche voi queste differenze rispetto all'esperienza in studio?

ODM: Abbiamo operato in modo cosciente affinché il disco non fosse come i nostri concerti dal vivo. Volevamo un disco di cui apprezzare le melodie ed i contenuti. Dal vivo è un’altra storia. Ogni concerto ha la sua piccola storia. E molti sono gli elementi che possono differenziare un concerto dall’altro (non ultima la stanchezza... per esempio). Noi siamo gente che ama essere generosa con il proprio pubblico. Ci piace follemente suonare dal vivo, e ogni palco è diverso dal precedente. Possiamo suonare con un impianto da cinquantamilioni di WATT come con nessun impianto.

Amiamo suonare e basta.

Rockit: Il titolo "1000 doses of love!" vuole essere ironico?

ODM: La risposta è si e no. E’ ironico, perché l’amore non è una droga, checché ne pensi Brian Ferry. Non è ironico, perché l’amore è la droga per eccelenza. E vaffanculo a Brian Ferry.

Rockit: Per quanto mi riguarda l'album omonimo è più 'selvaggio' del suo successore, sicché mi sembra che "1000 doses of love!" sia relativamente più 'strutturato'. Avete avuto anche voi quest'impressione?

ODM: Certamente si! "1000 doses of love!" è sicuramente un lavoro più strutturato. "1000 doses of love!" voleva essere addirittura un album a concetto, con un unica storia narrata dalle canzoni. Il problema è che alla fine non ci siamo riusciti! Alla fine ci siamo accorti che ogni canzone viveva di vita propria, e abbiamo pensato che andasse bene così.

Rockit: In questo senso quanto ha influito il cambio del chitarrista?

ODM: Il cambio del chitarrista in un trio non può che essere fondamentale! Sicuramente senza Giulio alla chitarra il nostro suono sarebbe diverso. Di Giulio, io e Dario abbiamo apprezzato la grande pazienza nel sopportarci (ma in realtà dovrei dire nel sopportare me in particolare, perché purtroppo sono un tipo un po’ lunatico), ma soprattutto il suo talento.

"1000 doses of love!" non sarebbe mai stato registrato senza Giulio alla chitarra.

Rockit: Di cosa raccontano i testi in generale - soprattutto perché nel secondo lavoro scandisci maggiormente le parole....

ODM: I testi sono stampati nell’inlay del disco. O no? Come dicevo prima, il disco doveva essere un lavoro a concetto. Doveva narrare la storia di un amore che muore. Una piccola catastrofe sentimentale. Chi ha un po’ di pazienza e si legge i testi dal primo all’ultimo, potrà comprendere che una storia d’amore c’è, che ad un certo punto l’amore viene meno, per lasciare spazio al malessere profondo della solitudine e dell’incomprensione.

Rockit: Vi 'nutrite' di qualche autore particolare per trovare ispirazione nei tesi?

ODM: Celine, Burroughs e Dick sono i miei autori preferiti. La canzone intitolata "Louis" era originariamente intitolata "Louis Ferdinand", che è il nome di Celine.

Rockit: E l'invito a bere il veleno?

ODM: Il veleno di Drink the poiso è la solitudine. L’abbandono. Ti fa morire. Ti spezza il cuore. Ti fa sentire un niente. Ti fa piangere. Quando stai per dieci anni con una donna che alla fine ti dice che non ne può più di te e ti manda a quel paese. Ecco: questo è il veleno di cui parla la canzone.

Rockit: Cosa significa (l')"America" per voi?

ODM: Nessuno di noi è mai stato in America. L’America è un concetto, se vuoi 'pavesianamente' inteso. E’ il mondo in cui viviamo. Credo che sia chiaro a tutti, o quasi tutti (o forse solo a pochi), che il nostro mondo, quello in cui viviamo quotidianamente, è ad un solo passo dalla barbarie.

In realtà è già barbarico, come mai prima nella storia. La guerra contro la Jugoslavia è un buon esempio. Credo che saremo chiamati a vigilare, in futuro, dai fascismi rinascenti.

Rockit: Il tour estivo vi sta dando soddisfazioni? Intendo dire: riesce un gruppo come il vostro, cioè del mondo underground, a suonare abbastanza spesso?

ODM: Ma certamente! Abbiamo un gran manager! Suoniamo una media di un cinquantina di concerti all’anno. Non è male.

Rockit: Come possiamo immaginarci il vostro terzo album? Avete già qualche idea in merito?

ODM: Bella domanda.

Stiamo già da un po’ di tempo lavorando sul materiale che diventerà il nostro terzo album. Non vorrei dire cose specifiche.... Il prossimo disco sarà sicuramente più poliedrico, e sarà certamente un "concept-album", il cui argomento sarà "la vita dopo...?"

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