Ronin - e-mail, 19-07-2004 Intervista

26/08/2004 di

Non solo Calexico. Bruno Dorella, deus ex machina dell’etichetta Bar la muerte e architrave del progetto Ronin, rivendica con forza le origini del primo lavoro della sua nuova creatura, legate a doppio filo anche (soprattutto?) alla tradizione italiana e ad illustri padri putativi.

Sarà quel che sarà, ma “Ronin” ci è piaciuto non poco, tanto da meritare il nostro ‘Primascelta’. Bruno Dorella svela i nostri interrogativi via e-mail.



Come mai il titolare di Bar la muerte si affida ad un’altra etichetta per far uscire un proprio progetto?
Perché è in tour nove mesi all’anno e non ha abbastanza tempo per lavorare al meglio su tutto. Il disco dei Ronin è costato molto come produzione, quindi volevo che ci lavorasse un’etichetta che avesse un ufficio, persone che ci lavorano ogni giorno, e la Ghost era talmente entusiasta che mi è sembrata la soluzione ideale.

Come si giustifica tutto il tempo passato tra l’ep di oltre un anno e mezzo or sono e l’uscita di questo album?
Un po’ di maniacalità nella registrazione e post-produzione, un po’ di tempo per trovare un’etichetta, e soprattutto i suddetti nove mesi all’anno di tour che spesso bloccano alcuni lavori.

È valsa la pena aspettare tanto o cercavate una soluzione più rapida?
Avrei preferito certamente una soluzione più rapida, ma ora il disco è uscito e va bene, e sono contento così.

Ti infastidiscono i continui paragoni con i Calexico?
No, perché sono un grande gruppo, ma in realtà è un paragone che vale solo per 3 brani su 9 nel disco (“Calavera”, “Mar morto” e “I am just like you”, che tra l’altro somiglia di più ai Devics, anche perché è cantato dalla loro cantante, Sara Lov).

Credo che sia i Calexico che i Ronin si ispirino molto a Morricone, che ritengo il vero padre dei Ronin, assieme a Badalamenti, Mancini ed alla musica popolare italiana, slava ed americana. Il paragone coi Calexico viene usualmente fatto soprattutto dalla critica più giovane e meno preparata, che non conosce molta musica al di fuori della produzione americana degli ultimi 10-15 anni. I Calexico sono famosi e sono americani, quindi vengono subito messi come pietra di paragone. È un meccanismo abbastanza esterofilo e fastidioso, comune un po’ a tutta la stampa musicale dell’Europa decadente.

In che modo è nato l’amore per certe sonorità, non proprio legate alla nostra cultura, Morricone a parte?
Le sonorità dei Ronin sono molto legate alla nostra cultura. Morricone mi gira in testa sin da piccolo, assieme alla musica da camera, alle bande di paese e alle colonne sonore. È tutta musica che esiste in Italia, tanto che non sento i Ronin come un gruppo di derivazione americana. Vale un po’ il discorso fatto prima per i Calexico

Come sono usciti fuori quei riferimenti al jazz? Mi riferisco alle aperture free di “Calavera” e a “6 a.m. coffee”…
I Ronin fanno musica per colonne sonore, quindi in una colonna sonora può esserci di tutto: l’inseguimento avrà un andamento incalzante, la scena del biliardo avrà un andamento jazz fumoso, la scena erotica avrà un sax… la colonna sonora esplora vari generi e gioca con essi.

Mi sembra, al di là di tutto, che il jazz sia comunque tra le vostre corde.
Mi piace, ed alcuni del gruppo lo frequentano anche molto più assiduamente di me.

Lava” è un pezzo atipico se raffrontato al resto del cd. Com’è nato?
Nasce da un duo che avevo con a034, che si chiamava appunto Lava. Ma quando abbiamo registrato quel pezzo ho subito capito che era un pezzo per i Ronin, quindi l’ho tenuto in serbo per chiudere questo album. Mi piace molto l’isolazionismo chitarristico, solo chitarra ed elettronica, ed è uno degli aspetti più intriganti secondo me nei Ronin, che ho riproposto in “Nada” e nell’”Outro” del primo ep.

Come interpretate i pezzi dell’album dal vivo?
Cerchiamo di essere il più possibile semplici e quasi acustici. La formazione cambia spesso, anche se le condizioni tecniche ed economiche a cui giriamo non mi permettono di fare tutto quello che vorrei. Quando ci saranno delle condizioni migliori ti assicuro che Ronin diventerà una piccola orchestra.

Vi sentite parte di una scena?
Oh, sì. Quando gente che arriva dagli ambiti più disparati come Amy Denio, Sara Lov, Mae Starr, Jacopo Andreini, Bugo, Christian Rainer, i R.U.N.I. accetta di lavorare con me mi sento felicemente parte di una scena. E poi tutti i gruppi con cui suoniamo - dai Larsen agli Anatrofobia, dai Gatto Ciliegia agli Zu, dalle Motorama agli Ex-Otago - fanno musiche diverse ma alla fine lo spirito è quello. Ed è meraviglioso.

I cameo all’interno degli album sono spesso frutto dei giochi di marketing, non sempre piacevoli, delle major. Oso immaginare che ospitare Sara Lov e Mae Star sia stato del tutto spontaneo. Com’è stato collaborare con loro?
Collaboro con Mae ed il resto dei Rollerball da anni soprattutto in veste di OvO, il mio altro gruppo (vedi tre tour insieme di cui uno in America, uno split album…) ed idem per Bugo, Rainer, i R.U.N.I.. Altri invece, come Sara Lov, collaborano con me per la prima volta. Ma ovviamente è tutto spontaneo, nessuno è stato (ahimè, aggiungo) pagato per suonare sull’album… è stato solo l’aiuto di molti amici.

Non è che hanno la puzza sotto il naso?
Chi? Sara e Mae? E perché dovrebbero? Mae fa la parrucchiera per campare, e credo che nemmeno Sara campi coi Devics… Se lo meriterebbero, ma questo è un altro discorso…

E invece Bugo...
Ho prodotto i suoi primi due singoli, i primi due album, una videocassetta ed un vinile prima che andasse sulla Universal. Se poi aggiungi che ha vissuto due anni a casa mia ed è uno dei pochi veri amici che ho…

Il colore nero della copertina ha un suo significato?
Negli Smiths degli anni ’80 Morrissey cantava “I wear black on the outside cause black is how I feel on the inside…”

Quale sarà la prossima mossa dei Ronin?
Se tutto va bene una colonna sonora vera, da zero, lavorando a stretto contatto con sceneggiatore, regista e montatore. Sarebbe un sogno e siamo vicini vicini alla sua realizzazione.

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