Lotus [Emilia Romagna] - e-mail, 19-12-2004 Intervista

26/02/2005 di

Vent’anni da protagonista all’interno della scena musicale italiana, creatività, spirito di rinnovamento, ed un ultimo disco (“Nessuno è innocente”) splendido. Questo è Amerigo Verardi.



Nel corso degli anni ti sei proposto come uno dei principali agitatori della scena indipendente italiana, presentando progetti del calibro di Allison Run, Lula, Lotus Mi puoi tracciare una breve cronistoria delle tappe principali della tua carriera?
Eh, ma non ce la faccio a riassumere quasi venti anni di musica in poche battute… Ti dispiace se suggerisco di dare un’occhiata al sito che mi riguarda, www.amerigoverardi.com? E’ chiaro ed esauriente da quel punto di vista. Scusami se sfuggo la domanda.

La tua è una carriera costellata da splendide testimonianze discografiche. Chi volesse avvicinarsi alle tue passate produzioni, ha ancora la possibilità di trovare i tuoi dischi in catalogo?
Sai, non credo. Però in questo periodo, di comune accordo con la Mescal, stiamo cercando una via per proporre la prima ristampa in CD dei dischi degli Allison Run. Mi piacerebbe portare a termine questa cosa. Per quel che ne so, i Cd dei Lula sono introvabili; di “Cremlino e coca” invece ho sicuramente ancora delle copie in casa.

Fortunatamente non è invece difficile recuperare “Nessuno è innocente”, disco accreditato ai Lotus che personalmente reputo una delle migliori recenti produzioni della scena rock italiana. Davvero straordinaria la raffinatezza e lintensità che riesci ad esprimere. Per te quellalbum cosa rappresenta?
E’ stato certamente molto importante realizzarlo, anche se oggi ne correggerei alcuni aspetti produttivi. Il fatto è che in quel periodo avevo bisogno di una produzione meno “chirurgica” perché sentivo di dover soddisfare la mia tendenza all’anarchia. Magari era solo pigrizia, non ricordo bene. Però è bello sapere che il momento, il caso e soprattutto gli ospiti hanno avuto una parte importante, non di secondo piano nel disco. Poi ci sono alcune belle canzoni, cose che sono felice di aver scritto. A distanza di due anni continuano ad arrivarmi complimenti a volte esagerati per quell’album. Non so se questo poi voglia dire qualcosa. Credo che la mia possa essere per molti versi una professione affascinante. “Nessuno è innocente” forse esprime in modo naturale questa consapevolezza, e anche parte di quel fascino, ma non potrei dirlo con certezza.

E dei Lotus cosa ti senti di dire? Sono una tappa transitoria oppure un progetto “work in progress”?
Non ho fatto programmi, davvero. Lo potremo sicuramente giudicare meglio insieme fra qualche anno.

Tornando a “Nessuno è innocente”, meritano di certo un approfondimento i testi. Come sono nati? Sono urgenze espressive, riflessioni?
Sono canzoni. Sono le parole delle mie canzoni. Ho sempre amato scrivere musica e testi. Mi fa stare bene, è una delle cose più belle che posso fare per me. E quando altri apprezzano il mio modo di farlo, non posso che esserne felice. Sono certo di poter dire che per “Nessuno è innocente” ho scritto alcune delle mie cose migliori. A volte sono molto personali, e magari questo è anche evidente. Ma non le considero necessariamente cose riuscite solo perchè sono vicine a ciò che immagino di essere.

E cè qualcuna a cui sei particolarmente affezionato?
“Trasparenti ma non liberi” mi dà ancora quell’emozione… Come quando è venuta fuori. E’ molto spontanea. Mi stupisce essere riuscito ad esprimere un’idea così semplice e diretta, non è che ci riesca sempre. Per la verità non ci ho provato poi tante volte. Doveva essere davvero una cosa sentita. Ricordo bene che lo era. Poi Giovanni Del Casale ha aggiunto delle fantastiche parti di chitarra, come potrebbe non piacermi quella canzone? Anche “Un’estate in clinica” è un pezzo che ascolto molto volentieri ancora oggi.

Io ad esempio stravedo per “Lazy Jane”. Nel recensire il cds omonimo usai questa introduzione: “Spesso la bellezza ci coglie impreparati, si fa largo fra i tetri anfratti del grigiore quotidiano e ci lascia senza fiato”. Mi puoi descrivere i contenuti espressivi di questa canzone?
In generale, mi sembra incentrata su un’ossessione. E’ un pezzo un po’ decadente, mi dà l’idea di un sentimentalismo freddo. Ha una luce che può mettere una certa angoscia, a ben guardare. L’ho scritta per una persona che ho conosciuto un anno dopo. Non così spesso, ma a volte mi capita.

Hai realizzato qualche videoclip delle canzoni?
Esiste un clip amatoriale, girato in vhs, di “Io sono il re”. Una cosa un po’ folle, improponibile per il circuito ufficiale. L’ho pensato io, con l’aiuto di miei amici. Ma penso che potrebbe piacere a qualcuno, perché porta agli estremi il significato stesso della canzone. Mi piacerebbe girarne degli altri.

E cosa pensi di questa forma espressiva che negli ultimi anni sembra aver perso parte del suo appeal?
Non è l’unica cosa legata alla musica ad aver perso colpi. Certo, se guardiamo solo TV commerciali e ascoltiamo soltanto radio commerciali, non possiamo pretendere di ricevere sempre delle rivelazioni sulle avanguardie creative. Se è quello che uno cerca. Di sicuro qualcuno sta godendo di un certo appiattimento, e qualcun altro magari è al lavoro affinchè tutto viri definitivamente verso l’accettazione generale e incondizionata del brutto, del volgare, del disimpegnato, dell’inutile. Ho visto dei cortometraggi fantastici al Future Film Festival di Bologna, qualche giorno fa. Artisti molto giovani, davvero in gamba, che non ti farebbero mai pensare alla parte marcia della mela o a una crisi creativa in corso. I Tiromancino certamente lo sanno, e collaborano con le persone giuste. Il loro ultimo video è molto emozionante.

Nessuno è innocente” annovera parecchie guest stars (Manuel Agnelli, Federico Fiumani, etc.). Come hai coinvolto questi artisti?
Sono amici, persone che stimo. Non gli ho proposto nessun affare, anche perché non avrei potuto. E’ stato sufficiente chiedergli di partecipare.

E tu hai mai partecipato nella veste di ospite nei dischi di altri artisti?
Qualche volta. Mi imbarazza un po’ quando me lo chiedono, devo dire, perchè non sono un granchè come cantante e suono prevalentemente la chitarra ritmica.

Se non sbaglio il tour di “Nessuno è innocente” è partito a parecchi mesi di distanza dalluscita del disco. Come mai?
Ci sono diverse ragioni. Succedono sempre cose strane ogni volta che faccio un disco, persino che mi facciano un’intervista due anni dopo la sua pubblicazione…

Dalle pagine del tuo sito apprendo che sei attualmente impegnato nel progetto “The Freex”. Di cosa si tratta esattamente e in cosa sfocerà?
E’ un progetto parallelo ai Lotus, di natura prevalentemente pop, cantato in inglese e principalmente mirato a un mercato internazionale. Sarei felice se fosse pubblicato entro quest’anno dalla mia etichetta, è un lavoro al quale tengo molto e che mi ha aperto nuove porte di comunicazione con la tecnologia e con il futuro possibile.

Ed anche in questo progetto cè la costante Silvio Trisciuzzi
Ci conosciamo da quattro anni, ed è grazie a lui che ho scoperto la magia della musica prodotta interamente in digitale. I Freex sono nati proprio dalla voglia di comporre musica a quattro mani attraverso il computer, ma con la precisa idea di farlo in maniera originale. Sono molto orgoglioso dei risultati ottenuti, così come della preziosa amicizia con Silvio.

Si parla poi anche di un libro
Non è un impegno vero e proprio. Sto scegliendo cose che ho scritto nell’arco di una quindicina d’anni, per regalarle agli amici per Natale, venderle ai concerti o attraverso il sito a coloro che hanno la curiosità di leggerle. Cose scritte di notte, che a volte hanno anche ispirato testi di canzoni. Alcune sono così stupide che fanno ridere.

E, rimanendo in ambito letterario; quali sono gli autori a cui ti senti più vicino?
Gli americani sono senz’altro quelli che ho amato di più. Salinger, Pynchon, Carver, Fante, Poe, Fitzgerald, De Lillo e poi in blocco gli scrittori e i poeti della beat generation. Ma ho smesso di leggere romanzi, mi annoiano un po’. Ho interrotto il digiuno solo per leggere qualcosa di JT Leroy, perché ero curioso. Sono più interessato ai saggi e ai libri di poesia, per la verità.

A parte il libro, poi conoscendo la tua vena creativa, sarai sicuramente impegnato in qualche altra cosa
Non ho le idee chiare. Sto cercando qualcosa, ma non riesco ad entusiasmarmi facilmente. Sento il rischio incombente di cominciare delle cose senza poi riuscire a trovare la continuità e la concentrazione per portarle a termine. Sto lavorando su pezzi nuovi, sento che avrei bisogno di fare qualcosa di molto diverso da “Nessuno è innocente”. Preferirei correre il rischio di registrare un disco orrendo, piuttosto che rifare una cosa che ho già fatto. Potrei anche decidere di non fare nulla. Credo che ognuno abbia i suoi metodi per mettersi in difficoltà. Comunque, in questo periodo ho anche prodotto artisticamente i Tecnosospiri, e sono felice di averlo fatto, così come sono felice di averli conosciuti.

Come vedi lattuale panorama musicale italiano: cè qualche artista che apprezzi in particolare?
Naturalmente. Ce ne sono molti che stimo e che dovrei citare. Però spesso ho l’impressione che quasi più nessuno sia in grado di realizzare un album che mantenga un certo standard dall’inizio alla fine. Forse perché non ce n’è più bisogno, magari è una di quelle cose alle quali uno deve prima o poi abituarsi.

Oltre a musica e letteratura, sei attratto da qualche altra forma darte?
Sono attratto dall’arte di pensare. Ma non sono affatto sicuro che sia una buona cosa per me.

Per concludere, ti faccio una domanda che rivolsi tempo fa a Gianni Maroccolo e che mi rispose con delle considerazioni che mi colpirono molto. Penso sia una domanda adatta anche a te.
In un mondo dove regna ipocrisia e falsità è facile gettare la spugna e chiudersi in se stessi. Nel corso della tua vita, almeno per quanto riguarda lambito professionale, sei riuscito a costruire una tua dimensione senza dover cedere a compromessi e portando avanti le tue idee. Ti senti di darci una piccola fiammella di speranza? Quali sono gli avversari più ostici contro cui hai dovuto lottare?
Per costruire quel mio piccolo spazio di cui parli, ho dovuto rinunciare a molte cose, la lista sarebbe a tratti dolorosa. Ma ho fatto ciò che desideravo di più, vivendo momenti molto intensi. Comunque consapevole che tutto può cambiare in meglio o in peggio, e che non sempre puoi farci qualcosa; però ci puoi almeno provare. Perché di “avversari” ne affronto e ne ho dovuti affrontare parecchi, come puoi bene immaginare, ma il più difficile da buttare giù rimane sempre me stesso.

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