Deasonika - e-mail, 20-04-2002 Intervista

08/05/2002 di

Eccoci qui a fare quattro chiacchiere telematiche con i Deasonika, una delle più promettenti formazioni del panorama musicale italiano. Godetevela, e teneteli d'occhio: a volte le soprese non si nascondono nel nulla...



Partiamo dalla classica - ma direi necessaria - introduzione. Parlateci di voi, di come siete nati e di come vi siete conosciuti. Come, quando, dove, perché.
Partendo dal perché la risposta é la passione per la musica che convoglia quattro persone ad esprimere emozioni e sensazioni nel modo più istintivo possibile, ovvero suonare. Questo porta Deasonika a confrontarsi con il come: hobby o ‘lavoro’? Durante questi anni ci siamo accorti che farlo come passatempo, sempre pur con passione, non era abbastanza per la nostra voglia di crescere e confrontarci. Le idee erano tante e la determinazione altrettanto. Dal ‘96 ad oggi le situazioni si sono evolute in modo tale che la tua introduzione sia un altro buon motivo e stimolo per continuare...

La vostra è una musica dal forte carattere emotivo. Pur non concedendosi a soluzioni facili, è caratterizzata da un’impalcatura melodica che, a parte essere bella, è anche complessa e molto curata nei suoni. Come nascono quindi i brani?
Non esiste una spiegazione precisa sulla nascita di un brano; quello che ti possiamo dire é che sono momenti particolari e sta all’artista saperli cogliere. La base di ogni scelta melodica, di struttura e di produzione, é stata il voler suscitare nell’ascoltatore un’emozione…

L’autoproduzione è una scelta o una costrizione? O se non fosse nessuna di queste due scelte, cos’è?
Se Maometto non va da Deasonika, Deasonika fa in modo di andare da Maometto.

Per quanto riguarda i testi, invece, da cosa nascono e come si sviluppano? C’è un metodo con cui preferite lavorare?
Nascono da vissuti, e dove é possibile svilupparli in maniera melodica cerco di farlo. Secondo noi non deve essere nè estranea nè protagonista altrimenti scriveremmo libri. Un metodo preciso non c’é anche se la maggior parte delle volte si sviluppano sulla linea melodica degli strumenti e assieme prendono una direzione che possa piacere a tutti …

Quali sono i vostri ascolti preferiti? E quali sono invece gli artisti che vi hanno influenzato maggiormente?
La buona musica é la più gettonata. Da U2 a Soundgarden, passando per Cure, Radiohead, Nine Inch Nails, Jeff Buckley, fino a Korn e Police

A che punto è la vostra situazione discografica?
Il disco attualmente è distribuito da Edel. Stiamo però lavorando sui nuovi brani…

E qual è invece il vostro punto di vista sui discografici e sugli addetti ai lavori in genere?
Gente che lavora.

Il palco, invece, è per voi uno strumento, una componente fondamentale, una tappa di un iter inevitabile per chi si vuole fare conoscere, una forma di espressione alternativa, un punto di partenza o cos’altro? Com’è il vostro rapporto con il palco?
Non ha senso produrre un disco senza l’elemento live perché é in questa dimensione che i brani raggiungono la loro essenza.

Com’è stato aprire il concerto dei Delta V?
Gratificante.

Credo che voi non viviate di musica, giusto? In tal caso, che cosa fate nelle vostre vite al di là dei Deasonika?
I settori in cui lavoriamo sono grafica, farmaceutico, giuridico e tessile.

Se doveste trovare un aggettivo per le vostre vite, che aggettivo dareste loro?
Frenetiche.

Perché fate musica? Non che non la dobbiate fare, anzi!, ma quali sono i motivi che vi spingono a prendere in mano uno strumento e comporre?
Istinto, passione, pazzia e, come ogni artista, una buona dose di egocentrismo.

Qual è il vostro sogno più grande?
Non essere una meteora.

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