Miraspinosa - e-mail, 20-05-2003 Intervista

05/06/2003 di

Un passato ingombrante quello dei Miraspinosa, nati sotto l'egida del C.P.I. e poi passati all'universo dell'autoproduzione sia per scelta che per necessità.

Di questo ed altro abbiamo parlato con gli autori di "E-motion".



Sfogliando un vecchio numero de “Il Maciste” (la storica fanzine del C.P.I.,ndr) mi sono imbattuto nelle note di accompagnamento a “Aghàr piàr milegha” e sono rimasto profondamente colpito da ciò che sta dietro la nascita del vostro progetto musicale: l’abbandono di una strada sicura (anche se da quanto scritto frustrante ed umiliante) in favore della rincorsa ad un sogno. A distanza di alcuni anni cosa ricordate di quella decisione così difficile ed importante? E quale è stata la molla che vi ha spinto a mollare tutto?
E' stata una scelta azzardata, ma in quel momento ci sembrava giusto così forse perché avevamo quel incoscienza adolescenziale che poi con gli anni si affievolisce...Oggi ci rendiamo conto di aver fatto molti sbagli ma l'amore per la musica resta quello di allora e anche l'impegno che mettiamo per andare avanti nonostante le difficoltà...adesso però le nostre scelte sono più oculate.

Come siete entrati in contatto con Gianni Maroccolo?
Gli avevamo mandato un demo che gli piaceva molto e lo aveva convinto a contattarci per lavorare assieme; dalla sua prima telefonata all'uscita di “Aghàr...” passarono pochi mesi.

Che ricordi avete del tour di supporto a Sinead O’Connor?
In realtà abbiamo suonato prima di lei solo a Correggio perché a Roma lei non ha potuto esibirsi per problemi tecnici. Comunque è stata una esperienza di quelle che lasciano il segno nel tempo, e anche se ora ha deciso di ritirarsi e non vuole più che si parli di lei, noi vogliamo rispettare la sua volontà. Perciò quell’incontro sarà un ricordo che custodiremo in silenzio.

Il Consorzio Produttori Indipendenti è sempre sembrato, dall’esterno, un’isola felice. Quali sono i motivi per cui avete deciso di interrompere la collaborazione con loro?
Per un certo periodo lo è stato veramente; poi le cose sono cambiate e percepivamo di non poter continuare serenamente il rapporto. La cosa migliore è stata quindi quella di concludere il rapporto prima che degenerassero troppe cose. A tutt'oggi, comunque, abbiamo mantenuto discreti rapporti personali per quanto saltuari: è passato del tempo e non serve a nessuno coltivare rancori o polemiche anche perché non ce ne sarebbe motivo.

Se non erro la realizzazione del vostro secondo disco (“Duel”) vi ha impegnato per due anni. Come mai una gestazione così lunga? Quando avete iniziato a lavorare all’album avevate già il supporto di una nuova etichetta oppure convivevate ancora con la ‘frustrazione’ di non far più parte del C.P.I.?
L' etichetta che ci supporta l'abbiamo messa in piedi noi - anzi, siamo noi stessi e qualche fedele amico. Non c'era frustrazione ma rabbia, perché eravamo increduli che un progetto valido come era stato il C.P.I. fosse potuto finire. Lavorare a “Duel” è stato corroborante, come una terapia contro la delusione e di quel disco andiamo fieri perché l'abbiamo fatto tutto da soli dopo che al C.P.I. ci eravamo abituati ad essere presi per mano e guidati dalla ‘chioccia’ Maroccolo. Ci è servito molto tempo anche perché nel frattempo avevamo ripreso a lavorare ‘normalmente’ e dunque costretti a ritagliare per la musica dei piccoli tasselli di tempo.

Come vi sentite di definire i quattro lavori che avete realizzato fino ad ora?
Le definizioni sono per noi un problema, nel senso che è difficile dare una definizione a qualcosa in cui si è completamente dentro... non si può avere un buon punto di vista, perciò le definizioni le lasciamo agli altri. Di sicuro possiamo dire che sono delle istantanee dei nostri stati emotivi e anche specchio di un cammino di maturazione.

Il vostro ultimo album, “E-motion”, è completamente cantato in inglese: si tratta di una scelta definitiva o pensate di attingere nuovamente alla lingua italiana?
Come ho già risposto ad altri a questa domanda, una scelta artistica non è mai definitiva tanto meno per me (Mirka) che mi lascio trasportare dall'ispirazione del momento... mi sento ancora, fortunatamente, in movimento.

La musica che proponete è piuttosto originale per il mercato italiano: come vi sembra la risposta degli ascoltatori? C’è qualche difficoltà particolare che vi trovate ad affrontare?
Finora abbiamo avuto risposte positive da persone molto diverse tra loro e con gusti musicali disparati, ma è ovvio che proponendo qualcosa di particolare le cose si facciano più difficili - considerando anche tutti i problemi che attraversa il music-business soprattutto in Italia. La croce più grande è sempre la scarsa visibilità e da questo si innescano delle dinamiche che portano a fare doppia fatica per avere spazio per i live e così è più difficile raggiungere la gente in modo diretto. Per fortuna noi abbiamo sostegno dal passaparola dei fans.

Il brano “Not afraid” è stato inserito in una compilation per il mercato tedesco. Come è accolta la vostra musica all’estero?
A dire il vero non siamo stati tenuti informati sulle sorti della compilation - e più in particolare di “Not afraid” non ne abbiamo la più pallida idea. Ci risulta di essere in qualche playlist delle radio ed il nostro sito ha parecchie visite dalla Germania, ma non possiamo aggiungere altro.

Qual è la formazione dei Miraspinosa durante i concerti?
Siamo in quattro sul palco: Filippo si occupa delle tecnologie, io alla voce, Francesco (il nostro ‘vecchio’ bassista dei tempi del C.P.I.) al basso e moog, e Massimo alla chitarra e tastiere.

Cosa pensate della scena rock italiana? C’è qualche gruppo che vi piace?
C' è molto fervore a livello underground, mentre alla luce del sole mi sembra ci sia un pò di ristagno nei cliché triti e ritriti. L'ultimo lavoro di Tiromancino mi è piaciuto parecchio, ma sinceramente di italiano ascolto troppo poco per avere un'idea precisa.

Siete appassionati di letteratura: quali autori prediligete?
Gabriel Garcia Marquez, Gibran e Herman Hesse su tutti. Anzi, mi sento di consigliare vivamente la lettura di “Cent’anni di solitudine”, “Il profeta” e “Demian”, 3 opere dei rispettivi autori citati.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati