Malfunk - e-mail, 20-08-2003 Intervista

16/09/2003 di

Da sempre portavoce della band che rappresenta, Fefo Forconi ci presenta i Malfunk di “Dentro”, 4° episodio discografico di una formazione salita poche volte agli onori delle cronache ma con una lunghissima esperienza alle spalle, soprattutto sui palcoscenici italiani. Con quest’ultimo lavoro, invece, il quartetto sembra essersi concentrato molto di più sulla produzione in studio, grazie anche all’aiuto del giovane produttore Marco Trentacoste, da considerare ormai non più una semplice ‘promessa’, bensì un affermato professionista.



Dalla media di dischi che pubblicate da quando avete iniziato, può sembrare che con lo studio non abbiate un particolare feeling. C’è una motivazione di fondo, oppure sono solo supposizioni?
Vero… non abbiamo mai avuto un particolare feeling con gli studi fino a quest’ultimo lavoro. I dischi precedenti, di fatto autoproduzioni, non ci hanno mai consentito di poter avere il tempo e il denaro necessario da dedicare a un disco come volevamo, sicché ci preoccupavamo più del live che dello studio. Con il tempo ci siamo resi conto di avere fatto un grosso sbaglio, e per quest’album ci siamo presi tutto il tempo necessario e abbiamo imparato ad avere un ‘rapporto’ migliore con il lavoro in studio… e mi pare sia venuto fuori un ottimo lavoro.

Avete arruolato il grande Marco Trentacoste per dare una svolta al vostro suono, e sembra sia stata la scelta giusta. Come siete arrivati a lui?
Avevamo sentito già cose prodotte da lui (tipo Magazzini Della Comunicazione, Deasonika ed altri) e ci era piaciuto molto il sound che tirava fuori: molto americano e molto diverso da tutti i prodotti rock italiani che siamo abituati a sentire. Lo abbiamo conosciuto ad Alghero al ‘Tim tour’ dello scorso anno; così gli abbiamo dato un demo di alcuni pezzi nuovi ed è nato l’amore!

Discograficamente, invece, continuate ad essere irrequieti: dopo essere approdati a Baracca&Burattini, siete adesso passati sotto la Edel. Ciò rispecchia la crisi di un settore la cui causa a dovuta é quali attori?
Vorrei precisare che con il disco precedente ci siamo appoggiati alla Baracca&Burattini (e di conseguenza alla Edel) solo per una mera questione distributiva, perché il disco in sé era totalmente autoprodotto, così come lo è stata la promozione e il video del singolo “Federico tu non stai bene”. Con “Dentro”, invece, la Edel, attraverso il neonato marchio della ‘Volume’, ha preso il disco in licenza; ciò significa che gli abbiamo portato il master finito e a loro è piaciuto così come era.

In merito alla crisi discografica può essere un problema per i grossi gruppi abituati a vendere centinaia di migliaia di copie. Ma nel nostro caso la cosiddetta ‘crisi’ gioca a favore… e forse ora le major inizieranno ad investire soldi in gruppi ‘minori’ dove non c’è la pressione di vendere milioni di copie e dove se ne vendi 10.000 è già un successo. Penso sia decisamente meglio essere uno dei gruppi ‘maggiori’ della Edel che essere uno dei tanti gruppi di una multinazionale che se non vendi ti lasciano lì a morire…

Intitolare un album “Dentro” è innegabile che abbia quantomeno decine di significati. Quali sono, per i Malfunk, i più rilevanti?
Vogliamo solo che ognuno di noi si faccia un po’ di autocritica, che si guardi un attimino allo specchio e cerchi prima di stare bene con sé stesso per poi poter affrontare problemi più grossi ed aiutare gli altri. Riteniamo che sia fin troppo facile ‘puntare il dito’ ed infamare chi non la pensa come noi, mentre è più difficile cercare di capire dove sbagliamo noi e dove sbagliano gli altri per poi trovare una soluzione per tutti.

La prestazione vocale di Marco Cocci mi sembra notevolmente cambiata, ovviamente in meglio, rispetto al passato. Se è così anche per voi, qual è stato - se c’è stato - l’iter per arrivare a questi risultati?
Sicuramente tra Marco Cocci e Marco Trentacoste è stato fatto un grosso lavoro sui testi e sulle melodie. A dirla tutta anche noi ci siamo un minimo ‘semplificati’ nella stesura e nell’esecuzione dei pezzi, dando perciò modo a Marco di lavorare su delle basi più semplici rispetto al disco precedente.

Una delle perle del disco, però, è “Perso”, dove alla voce compare Max Zanotti dei Deasonika, anche autore del testo. Il tutto è stato semplicemente frutto della casualità, oppure?
Semplice casualità. “Perso” era uno di quei pezzi che non venivano nel modo giusto… così lo abbiamo fatto sentire a Max che in un giorno, insieme a Marco, hanno trovato quella che poi è stata la versione definitiva…

Anche il ruolo della chitarra sembra variato rispetto al passato, quasi che nell’economia complessiva del sound sia stato ridimensionato - o comunque ‘riposizionato’. È solo una mia sega mentale o c’è qualcosa di vero?
Molto semplicemente in questo disco anche Marco suona la chitarra, non solo in studio ma persino sul palco. Perciò, per questioni di praticità, ci siamo preoccupati di trovare un suono sul disco che ci piacesse e che potevamo riportare dal vivo con 2 chitarristi… ma non penso che sia stato assolutamente ridimensionato, forse un minimo più studiato e ricercato. Secondo te ci siamo riusciti?

Credo proprio di sì, e si sente. Piuttosto mi chiedevo: siete una band che ha sempre funzionato dal vivo ma, di contro, non mi sembra siate mai stati inseriti in un ‘filone’ che vi potesse garantire qualche passaggio mediatico in più. Secondo voi è pura coincidenza oppure ve ne siete sempre sbattuti di queste faccende?
Ce ne siamo sempre sbattuti… e col senno di poi abbiamo fatto male! Adesso, però, con l’aiuto della Edel (ci tengo a precisare che questo è il nostro primo contratto con una casa discografica) faremo in modo di avere tutti i passaggi multimediali che fino a oggi ci sono mancati o che ci sono stati negati per motivi di certo non inerenti alla nostra musica… e chi vuol capire capisca!

Concludo, quindi, dicendo che in Italia ci sono centinaia di gruppi musicali eccellenti… basta solo andarli a cercare, perché oltre ad MTV ed alcune realtà mainstream (per le quali porto comunque massimo rispetto) ci sono molte altre ‘situazioni’ un po’ più nascoste che hanno tanto da dire…

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