Sux! - e-mail, 21-05-2003 Intervista

26/05/2003 di

A qualche settimana dall’uscita di “Lucido”, terzo album della band lombarda, rivolgiamo al leader Giorgio Ciccarelli alcune domande. Con precisione, simpatia e disponibilità, ci illustra alcune caratteristiche del nuovo disco, un lavoro maturo e decisamente interessante, e spazia poi in maniera più ampia su aspetti importanti del nostro panorama musicale, dalla fruizione della musica, con l’ormai annoso problema del caro-cd, alle difficoltà di suonare live, dall’impattodelle nuove tecnologie per la realizzazione di prodotti musicali al ruolo e alla competenza di chi scrive a proposito di musica.



“Lucido” è un disco che, pur ponendosi nel solco dei due vostri precedenti, mi è sembrato a livello musicale maggiormente ‘curato’, più raffinato, meno ostico eppure, paradossalmente, molto compatto e corposo. È dovuto a una maggiore cura nel processo di produzione, a una ancor più approfondita attenzione a suoni e arrangiamenti o è frutto di un ‘atteggiamento’ mentale un po' diverso?
Credo che sia un insieme delle cose che hai detto: siamo più consapevolmente ‘musicisti’, e questa consapevolezza ci ha portato a suonare in modo lucidamente grezzo, o per usare le tue parole, compatto. Le basi le abbiamo registrate in tre giorni e in particolare c’è stato un giorno di particolare coinvolgimento dove abbiamo infilato sei versioni tutte, o quasi, buone alla prima. Certo c’è stato un lavoro molto scrupoloso (gli altri tre direbbero ‘tignoso’) fatto in sala prove, ma visti i bassi budget con i quali si ha a che fare, se non si lavora molto in pre-produzione non si arriva da nessuna parte. Fondamentale è stata poi l’unione d’intenti che c’è stata con Paolo Mauri (co-produttore artistico), con il quale c’è stato, prima della registrazione, un confronto serrato proprio sulle intenzioni produttive.

I testi, questa volta, accanto ai temi più personali, esistenziali e intimisti, affrontano tematiche più sociali e direi quasi politiche, nel senso più ampio del termine. In questo senso, brani come “Bella giornata” o “T.M.D.” (Totale Degrado Morale, ndr) sono esemplari. Come fai a scrivere testi ‘impegnati’, riuscendo a non risultare mai retorico e senza affidarti allo slogan?
Negli slogan, soprattutto quelli politici, non mi ci ritrovo. Il 90% dell’informazione politico-sociale trabocca di falsità e di retorica. Scrivere testi sulla realtà e su quello che ci circonda diventa rischioso se quello che hai da dire non ti appartiene in profondità ed è in qualche modo indotto, “sentito” da qualche parte, non frutto di un tuo personale percorso. Sono contento di essere riuscito a non cadere in certe facili soluzioni sloganistiche/retoriche comode e facilmente accattivanti per buona parte di certo pubblico.

Che musica ascoltate nel gruppo, a livello di influenze ‘storiche’ e di ultimi ascolti. C'è qualche gruppo, nel panorama italiano, che stimate particolarmente?
Come credo in ogni gruppo, ogni elemento ha un suo percorso musicale ben preciso e diverso dagli altri. Noi andiamo dal bassista, Piero, che ama Branduardi e che ha un progetto solista folk acustico chiamato Sursumcorda, a Christian, il batterista che è più sulle cose potenti alla R.A.T.M., Helmet, Soundgarden, passando per Davide che viene dal post punk degli anni Ottanta, folgorato poi dalla scena grunge dei primi Novanta e arrivando a me che ho ascolti vari.

È davvero complicato parlare di influenze ‘storiche’; ti posso parlare invece di album che mi hanno marchiato a fuoco e che sicuramente hanno influenzato il mio ‘sentire’ musicale, penso a The Sound con “Jeopardy”, i Television con “Marquee moon”, Nick Cave & The Bad Seeds di “The first born is dead”, i Thin White Rope di “Moonhead”, il Nick Drake di “Pink moon”, i Jesus Lizard di “Show”, i Kyuss di “Blues for the red sun” e la PJ Harvey di “Dry”. In realtà potrei andare avanti molto e forse è meglio fermarsi qui. Comunque, il mio modo di fruire musica è radicalmente cambiato a causa dell’insostenibile prezzo dei cd: anni fa compravo una caterva di dischi, ero assuefatto al vinile e dovevo avere la mia dose ogni sabato pomeriggio; si aveva la possibilità di capire personalmente la validità delle proposte, innumerevoli anche allora. Adesso, invece, non compro un disco nuovo da tempo, cerco nell’usato oppure elemosino qualcosa agli amici più stabili di me finanziariamente.

Hai avuto e hai tuttora in corso collaborazioni, come fonico, produttore, strumentista, con diverse realtà italiane. Quanto e come tali collaborazioni hanno influenzato i Sux! e, viceversa, che cosa dei Sux! hai portato alle realtà con cui collabori?

Non so precisamente dirti come e quanto tali collaborazioni influenzino me e viceversa; ti posso però dire con certezza che per me lo ‘scambio’ avviene ogni volta che mi approccio a una persona che stimo. Credo anche che ogni persona dotata d’intelligenza sa trarre e mette a disposizione del ‘succo’ vitale in ogni esperienza, sia essa musicale che umana.

Nelle occasioni in cui vi ho visto dal vivo ho avuto il piacere di riscontrare nei vostri set questo atteggiamento disincantato, divertente, volutamente autoironico. Non si rischia però così di far passare in secondo piano la profondità di ciò che dite nelle canzoni, specie con un pubblico a tratti assolutamente serioso qual è quello del ‘rock alternativo’ italiano?
Anche io penso che certo pubblico ‘rock alternativo’ sia troppo serioso, ed è stato uno dei motivi per cui a un certo punto ho sentito l’esigenza di sdrammatizzare. Si creava come un loop tra noi - che non facevamo certo musica svagante e con un atteggiamento sul palco forse troppo serioso - e quella parte di pubblico che ci rimandava la stessa seriosità. Così abbiamo cercato di portare sul palco la stessa attitudine cazzona della sala prove e il risultato è stato per noi molto gratificante.

Con l’andare del tempo e dei concerti questa attitudine si è affinata e trasformata, mi divertivo molto a fare la rockstar, o meglio a prendere in giro l’atteggiamento da rockstar con tutte le sue movenze classiche, le classiche parole, il tutto amplificato all’ennesima potenza: presentavo i Sux! come la boy band del rock alternativo (siamo tutti sopra i trenta). Spesso questa ironia veniva colta, altrettanto spesso infastidiva (credo proprio quella parte di pubblico seriosa di cui parlavamo prima). Il succo della questione era quello di portare avanti un’idea di contrasto stridente tra l’immagine grottesca e la musica proposta: ovviamente non ho inventato nulla di nuovo (vedi Frank Zappa) ma in ogni caso ci siamo divertiti davvero molto. Ora con i nuovi concerti le cose sono un po’ cambiate, siamo più concentrati a suonare bene i nuovi pezzi… vedremo.

Sempre rimanendo al piano del live: quando e dove sarà possibile ascoltarvi dal vivo?
Abbiamo iniziato aprendo un po’ di concerti per gli Afterhours in aprile/maggio, sempre in maggio suoneremo a Roma, al Villaggio Globale il 23, a Marina di Gioiosa Jonica (RC) il 25, il 31 saremo alla FNAC di Milano; poi parteciperemo a qualche festival, tra cui il “Tora! Tora!” a Cagliari il 28 giugno - e per ora queste sono date sicure. Comunque il nostro sito (www.sux.it) è sempre aggiornato sulle date e se qualcuno è interessato, può verificare lì i nostri spostamenti:

Sei nell'ambiente musicale da molti anni, siete nel cast di festival importanti come il “Tora! Tora!”, recentemente hai suonato, con gli Afterhours, davanti alla folla del Primo Maggio a Roma, e puoi fare valutazioni con un occhio consapevole e ‘allenato’: onestamente come vedi la situazione italiana, da un punto di vista artistico, ma anche organizzativo/produttivo e di pubblico?
Accidenti, questa è una domanda che richiederebbe diverse cartelle per una risposta esaustiva. Cercherò di rispondere brevemente dicendoti che a parer mio l’Italia è un paese che non considera la musica una forma di cultura, poiché le dedica poco tempo e pochi soldi. Sta diventando sempre più difficile suonare in giro anche per gruppi con tre cd alle spalle e con cachet ridotti; i promoter, i locali che dovrebbero far suonare, non rischiano mai nulla, preferiscono far suonare magari anche tre volte in un anno il gruppo che ha nome, piuttosto che rischiare e cercare di proporre qualcosa di nuovo - e in quest’ottica apprezzo molto un festival come il “Tora! Tora!” che mette insieme nomi noti a quelli meno noti.

A livello artistico mi pare che ci siano proposte davvero valide in giro: anche solo ascoltando i vari demo che mi vengono dati a fine concerto noto che la media si è alzata molto rispetto ad anni fa. Il fatto è che si hanno poche possibilità di dimostrare il proprio valore e non per niente qui da noi i gruppi ‘escono’ quando hanno una media di trent’anni, dopo aver fatto una gavetta di diversi anni suonando dappertutto, spesso per due lire. Bisogna anche dire che si è letteralmente invasi da nuove proposte; ciò è dovuto soprattutto alla nuova tecnologia che ti permette di presentare un prodotto ad un alto livello tecnico anche per un gruppo alle prime armi: beninteso che per me questo è positivo, significa che c’è tanta voglia di dire la propria, poi però orientarsi in questo nugolo di proposte diventa difficile.

Mi pare che stia succedendo così anche nel vostro campo, il giornalismo musicale, dove nascono ogni giorno siti musicali che recensiscono, che intervistano, ma che frequentemente si avvalgono di collaboratori poco preparati, a volte molto presuntuosi e altre volte veri e propri fan con microfono in mano con una conseguente obiettività pari allo zero. Questo è il bello della democrazia, è vero, anche se in tutti e due i campi ci vorrebbe un po’ più di onestà intellettuale e di umiltà per capire se si propongono cose buone o si dicono cagate.

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