A.D. (Antagonismo Disobbediente) - e-mail, 21-07-2003 Intervista

21/07/2003 di

Gli A.D. sono uno dei gruppi italiani più interessanti che mi siano capitati a tiro d’orecchie in questo periodo. E qui dimostrano, con le risposte di Putano (chitarrista della band), che dietro la musica vi sono delle idee, e non superficiali, ma informate e ben riflesse. I miei complimenti, mi piace la gente che ragiona, che sa discutere ed argomentare le proprie idee. Continuate così!



Iniziamo con un breve riassunto della vostra avventura come band, per chi non vi conoscesse.

Siamo nati alla fine del ‘99, buttando giù idee fra un microfono, un campionatore ed una chitarra elettrica: facevamo dell’ ‘electronoise-politico’. Con l’ingresso di Emo L.F. (ndr il bassista) nella band, abbiamo cominciato a dare un taglio maggiormente funky-metal ai pezzi, cambiamento che ci ha portato a sentire la necessità di un batterista in carne ed ossa: il nostro fratello SamuT, col quale abbiamo scritto e registrato ‘Dritto Al Volto’, il nostro album di debutto, nel 2001-2002. Alla fine dell’estate scorsa ci siamo messi a lavorare sul nuovo materiale che, però, spingeva con tutte le sue forze per recuperare le attitudini elettroniche degli A.D. Contestualmente, un po’ per caso e un po’ per fortuna, SamuT ha abbandonato il progetto - per motivi molto seri - costringendoci ad affrontare questo passaggio, in modo totale, senza sconti.

Come avete deciso di (re)introdurre l'elettronica in modo massiccio nel vostro lavoro? Cosa vi ha ispirato a riguardo?

Come ti dicevo prima, le sonorità di DAV sono cresciute in un contesto musicale e politico molto particolare; è un disco nato sotto le ferite di Genova e sentivamo che l’elettronica ‘spegneva’ la rabbia che avevamo dentro. Col passare del tempo, però, ci siamo resi conto che non era il ‘supporto’ ritmico che faceva la differenza, bensì noi stessi; eravamo confusi, lacerati - dentro e fuori -,incazzati ,poco lucidi; in definitiva, non avevamo la capacità di concentrarci a fondo su loops e campionamenti. Avevamo il bisogno di sentirci immediati, ruvidi, rock! Col tempo abbiamo però recuperato questa lucidità, musicale e politica e la nostra anima primigenia è tornata a bussare con forza. Questo non vuol dire che non ripasseremo attraverso un fase più ’live’ ma, se succedesse, tutto avrebbe una coscienza diversa.

Che cos'è per voi la vostra musica?

Per noi è un mezzo fortissimo di denuncia; con questo non sto criticando chi scrive pezzi sui suoi malesseri interiori o sull’amore; ripeto: per noi è un grido che può avere una cassa di risonanza incredibile; può arrivare alle orecchie di tutti, può cambiare il cuore di tutti. La musica è comunicazione: a 360°; dai sentimenti, alle tragedie, dalle gioie, alla politica, intesa come spazio di discussione e confronto, vero, fra giusti e ingiusti.

Le vostre tracce sullo split coi Neurodysney mi sono piaciute molto, e denotano davvero un livello invidiabile. Com'è la risposta in generale che state ricevendo nel vostro "Invisibili Tour" dalla gente?

Siamo molto contenti per entrambe le bands; per i fratelli dei Neuro in quanto stanno ricevendo la giusta attenzione dopo anni di duro lavoro, per noi in quanto il nostro ‘virare’ all’elettronica è stato accolto con grande entusiasmo.

Domanda vecchia come i dinosauri, e spesso altrettanto morta: data la vostra attenzione al messaggio mi chiedevo se in un brano nasca prima questo o la musica.

Spero di riuscire a comunicare come funziona nel gruppo. C’è una simbiosi, presuntuosamente penso quasi perfetta, nella nascita di un pezzo fra le liriche e la parte strumentale. Quando cominciamo a buttare giù un brano le due facce sembrano fondersi, incatenarsi; è un parto gemellare omozigote. Se inizia una jam che ci soddisfa sappiamo esattamente che testo ci finirà sopra e viceversa.

Assodato che il problema principe è farsi conoscere, pensate che oggi le reltà sotterranee italiane siano un mezzo valido in questo senso?

Nei sotterranei si trovano le fondamenta! Mi auguro si investa di più nel non conosciuto; credo che la nostra etichetta stia lavorando in questo senso e alla grande.

Avete un etichetta che vi sostiene (a ragione). Come è avvenuto il vostro incontro?

Nel modo forse più diffuso al giorno d’oggi; avevamo un paio di pezzi in rete che sono piaciuti ai ragazzi della RedLed; li abbiamo conosciuti ed è stato un incontro meraviglioso in termini musicali e umani. Sono delle gran persone. Hanno coraggio da vendere.

Nella vita cosa fanno i membri degli A.D. ? Famiglia? Studio? Lavoro? Altre iniziative?

Ognuno di noi è un concentrato delle ‘categorie’ che hai esposto sopra. Fra le ‘altre iniziative’ metterei la nostra appartenenza ai Disobbedienti. Purtroppo il nostro attivismo deve spesso far fronte anche agli altri impegni.

Qual'è il vostro rapporto con i centri sociali e magari le altre realtà antagoniste del nostro paese?

Mi fa un sacco piacere che tu mi abbia fatto questa domanda. Suonando, ormai da un po’, in giro per centri sociali ci siamo resi conto che spesso alcuni di questi hanno ‘tagliato’ lo spazio di discussione con le altre realtà antagoniste in Italia. Per il fatto che siamo Disobbedienti ci siamo anche beccati qualche mail pesante da parte di alcuni centri sociali ‘contrari’ al nostro credo politico. Questo ci ha addolorato molto; invece di unirci nell’ideale comune del rispetto della vita di tutti e di lottare per la salvaguardia dei diritti di ogni uomo ci troviamo ancora a litigare sui colori della nostra bandiera. Dobbiamo andare oltre e costruire, cazzo, insieme, cazzo.

Antagonismo disobbediente. A cosa disobbedite?

A chi ci parla di guerra giusta e per la democrazia mentre mette in mano ad un bambino di 8 anni un mitra; a chi discrimina per sesso, razza e religione; a chi protesta di essere al di sotto della legge mentre la governa; a chi insulta e infanga chi crede che un mondo e un economia diversa siano possibili (sì ce l’ho con te Schifani); a chi finge di non sapere che il suo standard di vita costa la vita a milioni di innocenti.

Vista la vostra dimensione decisamente "militante", posso farvi qualche domanda politica forse banale? Considerando la situazione di oggi in Iraq, con il rischio di un'involuzione verso modelli di governo fondamentalisti di stampo islamico, cosa pensate sarebbe giusto fare da parte americana, ritirarsi e lasciare il paese a se stesso o prolungare la propria permanenza?

La domanda non è banale ma parte, se mi permetti, da un presupposto errato. L’Islam non per sua natura punta verso il fondamentalismo; sarebbe più giusto dire che se l’Occidente non avesse usato per anni l’Oriente come bacino di utenza per la nostra economia fondata sulle armi, spingendo al fondamentalismo e allo scontro fazioni esasperate da fame e morte (ci sono migliaia di reports della Cia che documentano queste attività guerrafondaie) la situazione sarebbe molto diversa. Le riserve petrolifere dei paesi medio -orientali sono gestite da anni da multinazionali occidentali che arricchiscono stronzi come Saddam o Osama i quali restituiscono ‘favori’ di sangue nel momento in cui sentono vacillare il loro culo. La popolazione afghana era o è fondamentalista? Era ed è vittima di soprusi. La situazione economica e politica è molto più complessa di quanto i nostri media ci descrivano. Secondo gli studi di Capra, le riserve petrolifere mondiali sono entrate nella fase di esaurimento; gli ultimi e redditizi bacini sono proprio in medio - oriente, fra la striscia di Gaza e i Paesi arabi. Non è strano che i nodi diplomatici si stiano concentrando giusto lì da una decina d’anni?

Un'altra domanda, questa tra il politico e il musicale. Sicuramente la musica è stato ed è un grandissimo strumento di comunicazione e diffusione delle idee, e le realtà politiche che tendenzialmente si collocano nella sinistra ne hanno fatto, ormai da decenni, un campo di indiscusso impegno, con risultati anche di grande qualità e successo. Ultimamente ho scoperto (un po' da parvenu, ma siamo qui per imparare, no?) che in Italia anche l'estrema destra, tramite i propri canali e circuiti, provvede a diffondere musica in modo sempre più massiccio ed organizzato. Voi come vi ponete di fronte a questa situazione? Ha il sopravvento la parte militante, di probabile ostilità, o il pensiero da artista preoccupato più di difendere una libertà di espressione che in nessun modo deve essere tolta?

Cazzo!!! Questa è la domanda più difficile che mi sia mai stata posta!!! Credo assolutamente nella libertà di espressione, di chiunque; solo a patto che questa non limiti la libertà di vita di nessuno. Alcune frange di estrema destra, e ultimamente ne abbiamo avuto più di una conferma purtroppo, non rispettano la vita di un essere umano in quanto tale. Occorre distinguere pertanto fra la libertà di espressione per idee che lottano perché la vita acquisti un valore uniforme a livello planetario da quella per idee che remano nel senso opposto. Mi auguro di averti risposto.

Mi viene in mente una dichiarazione di Woody Allen riguardo alle polemiche scatenate dalla decisione del Ku Klux Klan di manifestare a Washington DC tempo fà, e alle polemiche riguardo l' opportunità di autorizzare o no la manifestazione. Lui se ne venne fuori all' incirca con un:"Dobbiamo lottare sino alla morte per difendere il loro sacrosanto diritto di venire qua, tutti quanti insieme, a manifestare. E poi scendiamo in strada ed accogliamoli con le mazze da baseball!". Questo oltre che farmi sempre sorridere mi fa anche riflettere su quante idee diverse possano convivere in un unico stato. Ha senso davvero dichiararsi anti-americani? Che senso ha disprezzare od odiare un popolo (perchè, bisogna esserne consci, è questo uno degli effetti più immediati ingenerati da certi atteggiamenti) per le scelte dei loro capi, anche pensando all'esistenza di dittature, militari, politiche, religiose, mediatiche e quant'altro può distorcere la volontà popolare? Non è un modo di ragionare estremamente pericoloso, un modo di ragionare che ha ingenerato ed ingenera odio indiscriminato?

Hai tutto il mio rispetto per quello che hai appena scritto. Noi abbiamo amici americani che ci descrivono il clima mediatico che vige Oltreoceano; gran parte della popolazione non ha coscienza della realtà delle cose. Il Mercato dell’informazione e quello politico intrappolano, in una sorta di Matrix consumistico, la gente, cui non viene data la possibilità di rendersi conto che la loro/nostra economia è un parassita cannibale e potentissimo che domina, governa e affama il resto del mondo. Un atteggiamento anti-americano per partito preso è pericoloso tanto quanto l’indifferenza ai suddetti problemi: al contrario, pensa se riuscissero a prendere coscienza della terribilità della situazione. Non dico tutti ma una buona parte, ne sono convinto, si schiererebbe con noi Disobbedienti: Basta pensare alle manifestazioni per la sospensione del conflitto in Vietnam; il seme della pace e del rispetto della vita c’è in ogni Uomo e Donna americani.

Dopo il G8 e le altre manifestazioni, voi siete ancora favorevoli al "laisse faire" di molte parti del movimento verso gli elementi più violenti? Non pensate che sia non solo un autogol clamoroso ma, in ultima analisi, semplicemente irresponsabile rendere delle manifestazioni così importanti un'occasione, per una minoranza, di sfogo quasi da stadio (nell' accezione più tristemente negativa)?

Noi A.D. siamo contro la violenza gratuita, soprattutto ai danni delle persone; ma se ti dicessi che il WTO per favorire la McDonald’s Corporation ha imposto all’America Latina il disboscamento di ettari e ettari di foresta amazzonica (cosa che può essere imposta per gli accordi alla base dello stesso WTO, altrimenti si parla di multe di milioni di dollari per paesi già piegati da collassi economici gravissimi) a danno anche delle popolazioni che ci vivono le quali, se non collaborative, si vedono decimare dall’intervento di paramilitari mercenari che stuprano donne, torturano padri di famiglia, seviziano e uccidono davanti alle madri bambini al di sotto dei dieci anni ( tutte cose peraltro perpetrate anche dalla Exxon da anni un po’ più a Sud) mi vorresti dire che tu, da Uomo, un bel ‘Stronzi assassini’ in vernice indelebile non lo scriveresti sulle vetrine di tutti i McDonald’s da adesso alla fine dei tuoi giorni? È chiaro che occorrerebbe tutelare maggiormente le nostre manifestazioni, la nostra voce più importante, da fazioni gratuitamente violente.

[NDR sono d’accordo, la violenza che io criticavo era soprattutto quella verso cose e persone estranee, come dar fuoco alle macchine di gente che non ha fatto nulla, o anche buttare una molotov dentro una camionetta, rischiando di uccidere dei ragazzi, non contro qualche vetrina. E comunque non dimentico le violenze, spesso ben più detestabili, perpetrate da chi ha una divisa e dovrebbe onorarla, non usarla come pretesto per sfogarsi. Ci tenevo a chiarire]

Facendo due conti in fondo possiamo dire di vivere in una parte del mondo tra le più avverse al neoliberismo internazionale più spinto. Infatti l'Europa è accusata da tantissime parti di ostacolare il libero scambio a livello mondiale, a cui sono favorevoli il paese dominante e i paesi in via di sviluppo, perchè porterebbe ad entrambi indiscutibili vantaggi. Noi invece, bloccati in mezzo al guado, con il nostro tentativo di instaurare un'area di libero scambio ben più limitata, con la nostra agricoltura inefficiente a livello economico e migliaia di altri problemi, freniamo vistosamente su molti argomenti. Il discorso è spinosissimo e il bene di tutti si fa confuso. Vi faccio un esempio: da più parti in Europa si chiede una sorta di nuovo protezionismo "etico" a sfavore delle merci di paesi che impiegano manodopera infantile o comunque non garantiscono adeguati livelli di protezione sociale ai lavoratori, in modo da proteggere fondamentalmente la nostra industria, che non può competere con questi paesi, ed evitare un deflusso di soldi a favore degli stessi paesi poveri. Voi ad esempio su questi argomenti concreti e a doppio taglio che posizioni prendete?

Ma sai che questa intervista mi aggrada un bel po’? Bella domanda anche questa! NOI SIAMO PER LA GLOBALIZZAZIONE! Quella dei DIRITTI! Capisci che un protezionismo etico sarebbe la soluzione di migliaia di problemi per tantissime economie? Giustamente sottolinei che però questa cosa darebbe fastidio a tanti nostri industriali i quali, guardandosi ancora la punta delle scarpe, non capiscono che la suddetta soluzione li potrebbe portare su altri mercati, resi favorevoli dall’innalzamento dello standard economico dei lavoratori e del Pil della loro stessa nazione. Un’economia pulita porterebbe vita ovunque; il problema è: quanti sono disposti a rinunciare a qualche capriccio, perché è normale e ovvio che ci sarebbe una redistribuzione dei capitali impiegati con una fase di stallo per l’assestamento del mercato globale, a favore della vita di un bambino vietnamita o del Laos?

Global Radio? Cos'è?

E’ un progetto per la vita; è la voce della vita per il rispetto della vita stessa; è l?embrione di tutto quello di cui abbiamo bisogno: COMUNICAZIONE, giusta, non censurata, viva e attenta. Sarà la Radio di tutti perché vive e lavora per tutti, senza discriminazioni.

3 gruppi italiani che a vostro parere meriterebbero più attenzione

Giardini di Mirò e i gruppi che quest’autunno usciranno per la nostra etichetta, la RedLed. Sentirete e mi darete ragione.

C'è qualcosa che vorreste dire? Una domanda che vorreste sentirvi porre?

In molti ci chiedono chi ci spinge a portare avanti il nostro messaggio o per quale motivo ci dichiariamo Disobbedienti pur con la coscienza che il nostro credo politico ci ‘taglia fuori’ dall’attenzione della sinistra politica e musicale. La domanda che vorrei sentirmi porre è: chi ve lo fa fare? La nostra risposta è nei primi versi di ‘Nemmeno un passo indietro’: ‘sono colpevole colpevole di essere un sognatore che non smetterà di credere che domani sia possibile svegliarsi e non dover vedere il sole insanguinato da innocenti che han pagato la nostra fame di potere...’.

Grazie mille, un abbraccio.

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