Jennifer Gentle - e-mail, 22-04-2002 Intervista

10/05/2002 di Jack Nessuno

I patavini Jennifer Gentle giungono al loro secondo cd, apprezzato da critica e, sembra, anche dal pubblico. Crescono quindi i consensi, ed era perciò inevitabile fare quattro chiacchiere 'telematiche' con loro per verificarne lo stadio evolutivo...



Rockit: La Sillyboy è la vostra etichetta personale. Come nasce questa voglia/necessità di autoproduzione e qual è il bilancio di questa esperienza?

Jennifer Gentle: Dietro questa scelta non ci sono particolari esigenze ‘morali’: l'anno scorso è stata una scelta legata alle circostanze, poi i risultati sono stati molto buoni e si è deciso di continuare così. Semplicemente, preferiamo avere un controllo totale su quello che facciamo, senza dover rendere conto a nessuno dei risultati, buoni o cattivi che siano. In ogni caso sino ad oggi possiamo ritenerci soddisfatti: siamo riusciti a ritagliarci una piccola presenza e, paradossalmente, grazie alla ottima distribuzione di Giucar, ci troviamo forse a vendere nei negozi più di tante etichette ‘vere’.

Rockit: Il vostro gruppo è sempre stato bene accolto dalla stampa musicale. Secondo la vostra esperienza fino a che punto una buona recensione influenza le vendite del disco?

Jennifer Gentle: Le buone recensioni sono un buon biglietto di presentazione e danno morale, ma se sei convinto, a torto o a ragione, di quel che stai facendo alla fine è giusto considerarle con un certo distacco. Sino ad oggi, comunque, i Jennifer Gentle sono stati fortunati e hanno ottenuto, in Italia e all'estero, delle grandi soddisfazioni.

Rockit: Vi ricordate di qualche recensione particolarmente cattiva che vi ha rovinato la giornata?

Jennifer Gentle: Sono poco gratificanti tutte le recensioni, positive o negative che siano, che appaiono sbrigative e poco accurate - quando insomma il recensore ascolta il cd distrattamente. Una recensione negativa, se ben costruita e articolata, può essere molto stimolante. Comunque i giudizi più crudeli sugli album dei Jennifer Gentle finora li abbiamo dati noi stessi.

Rockit: Quali sono i gruppi italiani ai quali vi sentite più affini come attitudine e sonorità? Se dico Yuppie Flu e Lo-Fi Sucks! sbaglio di molto?

Jennifer Gentle: Non saprei cosa risponderti. La nostra conoscenza dei gruppi che citi, ma anche di molte altre band italiane e straniere, è troppo limitata per permetterci di esprimere giudizi. Non è snobismo, piuttosto pigrizia. Ti posso però dire che tra i gruppi che in qualche modo conosciamo meglio, ci sentiamo un poco affini agli Zu o agli Airfish - non si tratta di somiglianze formali, quanto di un certo gusto in comune per l'eccentrico e il paradossale.

Rockit: La vostra musica guarda a tratti ai Sixties. Cosa c'è i quegli anni che colpisce così tanto l'immaginario vostro e quello di tanti altri gruppi?

Jennifer Gentle: Questa cosa ritorna spesso nelle interviste ai Jennifer Gentle ma personalmente la troviamo solo parzialmente vera: da un lato, è certo che i Sixties sono affascinanti per la loro mescolanza di ingenuità e brutalità (pensa alla ‘Summer of Love’ e a Charles Manson), così come è vero che gli album realizzati in quel periodo sono straordinari per la loro competenza tecnica e artistica - hanno metodologie produttive molto più raffinate della maggior parte dei dischi odierni, un suono dettagliato e organico, arrangiamenti articolati e bizzarri. In questo senso sono un riferimento fondamentale. D'altra parte, però, crediamo che i Jennifer Gentle abbiano delle caratteristiche che non sono immediatamente riconducibili agli anni Sessanta: all'epoca nessuno registrava degli album stupidi come “Funny creatures lane”.

Rockit: Come giudicate il vostro ultimo album in rapporto al primo? Qual è l'aspetto nel quale sentite di essere migliorati maggiormente?

Jennifer Gentle: “Funny creatures lane” ha portato all'estremo il discorso iniziato con “I am you are”, avendo acquisito una maggiore esperienza in studio ed essendoci presi più tempo per realizzarlo l'ultimo lavoro risulta molto più ricco. Anche la parte compositiva è molto più articolata: ci sono più cambi e stacchi all'interno dei pezzi, il cantato è più curato (sono presenti quasi sempre almeno tre tracce di voce), ma anche i testi hanno richiesto una maggiore attenzione.

Comunque oltre alle nuove possibilità e all'esperienza accumulata, “Funny creatures lane” suona così perché era nostro interesse che fosse così… se adesso ascoltiamo “I am you are” non ci sembra peggiore del nuovo cd: è ugualmente riuscito, perché suona esattamente come doveva suonare. Semplicemente rappresentano due urgenze espressive differenti.

Un aspetto su cui direi siamo migliorati molto è quello live: finalmente siamo riusciti a suonare con una certa continuità e questo ci ha migliorato moltissimo. Inoltre ora siamo in 5 sul palco: a noi si è aggiunto Massimo Trisotto che si occupa di organetto, cori, kazoo, percussioni e chitarra acustica. Con il nostro fonico poi, Francesco Donadello, si è raggiunta una coesione invidiabile e gli ultimi concerti sono stati veramente molto belli e apprezzati.

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