Mariposa - e-mail, 22-05-2003 Intervista

10/09/2003 di Enrico Rigolin

Risale alla scorsa primavera - come leggerete fra le righe - l'intervista ai Mariposa, band a cui le definizioni (di genere, luogo di provenienza e identità) stanno molto molto strette.

Non ci potevamo però esimere dalla pubblicazione, viste le qualità di un gruppo che ci sembra decisamente al di fuori di ogni logica - aspetto che per noi di Rockit non è necessariamente un difetto, anzi... :).

Principale referente della band in questa chiacchierata sarà il vulcanico (manco a dirlo) Enrico…



Buongiorno, s’accomodino. Favoriscano i dogumendi... hanno qualcosa da dichiarare?
Un ferro da stiro coi chiodi, una mela che ride, un gendarme di legno, le bolle di sapone, due bamboline di quando ero piccolo, il diario della lontra del 1999…

Sono lorsignori gli inventori di tale “Domino Dorelli”? Orbene: dove è materialmente custodita, oggi, la strepitosa opera ritratta in copertina?
....la gabbietta con Dorelli, un telefono senza numeri, una pentola piena di oggetti, la pongoscultura.... ah, buon giorno Mr. Rigolin! La pongoscultura, si; se non si è ancora sciolta è custodita gelosamente nell’atelier/casa della premiata ditta ‘Entzauberung’ di Milano. Il nostro batterista, Enzo Cimino, aveva proposto, qualche tempo fa, di fare un video nel quale noi Mariposa ci accanivamo contro il catafalco (senza offesa) di pongo e cartone, e lentamente lo smontavamo e lo disfacevamo; ma lo sguardo poco convinto di Sergio Giusti di ‘Entzauberung’ lo aveva fatto desistere dal progetto. E comunque prima o poi lo vorremmo fare anche noi un video, ma questo è un altro argomento.

Dai vostri bollettini dal fronte (gli studio-report apparsi su Rockit), sembrava che la figura di Dorelli - il canarino come nuovo membro del gruppo - fosse assai più vitale e centrale, con una ‘investitura’ che poi... vi sarà mica morto?
Ritira subito quello che hai detto! A parte gli scherzi, Dorelli è vivo e vegeto e scachicchia allegramente dentro la sua gabbietta guardando il suo buffo mondo a sbarre. Ha conosciuto anche la gloria televisiva durante il nostro concerto/intervista a Match Music, l’anno scorso, quando è stato inquadrato varie volte ed ha dimostrato più spigliatezza di noi tutti messi assieme.

Rispetto alla (presunta) accusa avanzata in sede di recenzione su Rocchitte, diteci la vostra. Lo studio di registrazione coi suoi marchingegni e possibilità, le stesse divagazioni (i ‘siparietti’, si scriveva) che sembravano aver preso quasi il sopravvento sui brani, la smania di ‘farcire’ e stupire a tutti i costi... deliri? O ve l’ha detto qualcun altro?
Penza te: io, da allora, non riesco più ad usare la parola ‘farcire’ o ‘farciture’... mi accartoccio tutto... come ora... aaarrgh!

Comunque, tutto nasce dalla necessità di costruire qualcosa attorno ai testi di Alessandro, testi che in questo ultimo periodo sono diventati ancora più surreali e pieni di immagini estremamente colorite e paradossali (derivate dall’uso di una sostanza molto particolare della quale ti parlerà lui nella prossima domanda). Il nostro lavoro di arricchimento o, come mi piace a volte dire, di impreziosimento, ha dunque preso una direzione quasi obbligatoria di stratificazione strumentale e lavoro di studio. Se a questo uniamo il nostro smodato amore per gli anni ‘70 ed il progressive e per un procedere zappiano, ed il lavoro sulle voci da parte di Lorenzo Brusci e sul mastering finale da parte di Max Trisotto, otteniamo “Domino Dorelli” allo stato puro.

Ok, è il nostro disco ‘barocco’, ma non è detto che questa sia la strada che continueremo a percorrere, la marcia verso il disco d’oro è lunga e ci stiamo attrezzando....

Rispetto ai testi, il signor Alessandro va in Olanda o è in grado di sintetizzare un ottimo acido lisergico bolognese? Scherzi a parte: quanto ci lavora, quanto li lima o quanto sono frutto di veloci intuizioni? Il gruppo ritocca mai le liriche?
Alessandro: Non mi drogo dal ‘98. Ma se avessi creato uno stupefacente personale sarei abbastanza ricco da possedere una collezione di corone imperiali o Edmundo al guinzaglio davanti casa; ma purtroppo non è così. Non ho un metodo fisso di scrittura, perché credo comunque nell’intuizione come stimolazione dell’immaginazione creativa o della creazione immagini-fica.

Sono molto geloso dei testi e ho permesso al gruppo di cambiare soltanto un titolo (e ancora mi rincresce) da “C/o Neri” a “Undici la”.

Frank Zappa e John Lennon: chi buttano lorsignori giù dalla torre?
Io butterei giù ‘lorsignori’. Ma visto che l’altra sera ho visto un’allegra trasmissione su Rete 4 sui suicidi di massa, che mi ha inquietato non poco, allora opterei per Lennon, senza alcuna offesa.

Non ricordo dove, su che forum o rivista, leggevo dell’importanza, per un gruppo, di sapersi ‘creare attorno un mondo’; credo che voi, sin dall’inizio ne siate stati capaci. Che ne è del ‘trovarobato’?
E’ come Dorelli: vivo e vegeto che scachicchia nella… pardon, lontano dai lazzi. Il ‘trovarobato’ è un luogo al quale teniamo moltissimo, perché, all’interno di un temine già di per se affascinante ed evocativo (“[....]insieme dei piccoli oggetti che completano l’arredamento teatrale e cinematografico[....]”, Lo Zingarelli, 1999) si trova il luogo ideale della nostra mente nel quale tutti i Mariposa possono portare il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze, musicali e non, che vanno poi a confluire nei brani. Credo sia così per tutti i gruppi, e comunque l’idea ci affascina molto e così: io ed Ale abbiamo portato un po’ della nostra piccola esperienza teatrale; Rocco ha portato il blues, Bill Frisell, Marc Ribot e tanta grappa; Gianluca il progressive dei Genesis, Rino Gaetano e certo pianismo jazz; Enrico una sapienza compositiva fuori dal comune, la musica contemporanea e le gambe incrociate come Woody Allen quando suona il clarinetto; Enzino ha portato il grunge (?), il brit- pop (?) e la sperimentazione elettronica live mutuata a suo tempo dai Latex (questa si!), e poi tante cassate buone e granite messinesi. E poi un po’ di oggetti che abbiamo nominato all’inzio…
Ah… ‘Trovarobato’ è ora anche il titolo di una trasmissione radiofonica che siamo onorati di condurre tutti i giovedì sera (lintervista risale alla primavera del 2003, ndi) all’interno del contenitore ‘Barbarella’ sulle frequenze di Radio K Centrale a Bologna (ed in streaming in tutto il globo terracqueo).

E dei naufragati?
Visitate www.naufragati.com, il sito dei Mariposa, e lasciateci un messaggio sul guestbook, che non lo fa mai nessuno! La scelta di naufragati ci è stata imposta dalla rete stessa: è molto divertente guardare la miriade di cose che sono ‘mariposa’ all’interno della rete: una ditta di galleggianti per reti da pesca (mariposa.it), una contea in america (mariposa.org), una catena di ristoranti (mariposa.com), e poi camping, barche, insalate, gruppi brasiliani e churrascarie e un negozio molto famoso di dischi a Milano (chissà se ci vendono?). E poi vuol dire farfalla in spagnolo.

Naufragati è invece il titolo di una vecchissima canzone di Ale, scritta durante gli anni del liceo e presente in un raro bootleg video girato durante una gita di classe a Monaco. Parlando poi di internet, abbiamo intenzione di dare seriamente vita a www.trovarobato.com, costola del nostro sito ufficiale, versione web della nostra trasmissione in radio e, in futuro, portale dei Mariposa, con contenuti extra che non hanno trovato spazio nel nostro sito. Quindi mp3 live, fotografie, disegni e testi di Ale, recensioni e segnalazioni, interviste e comunque uno spazio aperto a chiunque volesse pubblicare qualcosa.... coming soon.

Non vi riesce difficile provare, vedervi e far date, considerate le vostre diverse provenienze ed i vari impegni?
Sì, ma da oggi abbiamo la nuovissima sala prove dei Mariposa, il nostro ‘magazzeno’. Sarà il luogo in cui i tre toscani, i due veneti e l’unico messinese sforneranno prodotti e musica di Musica Componibile. Questo accadrà da qui fino al punto-random, fintanto che, postumi, la gente finalmente ci riconoscerà. E così dirà: “Ah, ecco, quello è il Magazzeno della Musica Componibile”.

Il ‘magazzeno’ è in Porta Mascarella, a Bologna. Questo luogo ci consentirà di svenarci nel più breve tempo possibile, perché non eravamo del tutto soddisfatti del disastro economico a cui l’esperienza ci hanno sin qui condotto. Detto questo, a voi ascoltatori verrà un prossimo ep downlodabile, un radiodramma, un progetto di trasfigurazioni elettroacustiche di canzoni della tradizione napoletana, il suo prodigioso remix bruscificato, il disco de “Il Gatto di Barrett”, il nostro terzo disco di canzoni. Vacanza.

Il concerto più disastroso, aneddotiche gradite.
Premesso che i nostri concerti vanno sempre benissimo, che il nostro pubblico (sempre numeroso e infuocato) ci adora, che i luoghi in cui suoniamo sono di prima qualità e che Allah esiste ed è Onnipotente - che sia sempre lodato! -, abbiamo la memoria obnubilata da concerti talmente ottimi che quelli mendaci non ce li ricordiamo. In verità troviamo offensiva codesta domanda et la preghiamo di rivoltarne il senso. Cioè: “i concerti più migliori, aneddotiche gradite”. Ecco, grazie mille della delicata richiesta.

Senz’altro ci ricordiamo tutti il concerto migliore, in un luogo caro ai folignati, ove il pubblico numerosissimo (15 persone in tutto) coinvolse anche il banco bar nel nostro show (che batteva con un mestolo il tempo in 4/4...peccato che ciò che stavamo suonando fosse un valzer). Ricevemmo molti applausi (numeri 5 applausi, in 5 secondi). Il CPA di Firenze fu un bel tripudio di grande (dis)attenzione, ai tempi, quando eravamo in 5 e io fui, proprio nel pomeriggio, reduce dal funerale di mio nonno. Come scordarsi poi il ‘Clinic’ di Mestre a cui non son valsi i tentativi di far per tre volte consecutive fallire un nostro concerto: infine il concerto non ci fu e fu un tripudio! Senza grande sforzo, tra l’altro.

Più di recente l’emozione è stata grande quando Alessandro ed Enzo fecero un testacoda all’altezza di Piacenza ed il concerto previsto per Milano fu pieno di suspence e toccamenti di zebedei - con Franco Fabbri in sala e Andrea Viti in fondo sala. Io vomitai durante i primi dieci minuti di concerto che cominciò con 3 ore di ritardo sul soundcheck. Ma la vita vinse, e tutti fummo vinti.

I musicisti cuccano: farsa, leggenda o verità assodata?
Tra di noi cucca solo il focoso e giovane batterista Enzo Cimino detto il siciliano: mi ricordo quell’Estate del 2001 a Spalato durante il Grlimo se Morem festival....

In realtà Capossela non l’avete mai ascoltato, vero?
Alessandro dopo un concerto di Marc Ribot gli scroccò una sigaretta: questo è stato il nostro punto di maggior vicinanza. Ale lo ha ascoltato parecchio, in passato, e credo che lo stimi abbastanza. Quello che ci piace di Capossela è, in definitiva, quello che lui ha preso da Tom Waits: dunque, per la proprietà transitiva dei musicisti, ci piace Tom Waits.

Ditemi/diteci tre grandi film. Tre film memorabili.
Da una nostra breve consultazione ci sentiamo di consigliare: “Underground” di Kusturica, “Berlinguer ti voglio bene” di Bertolucci (quell’altro), “L’Atalante” di Jean Vigo.

I vostri ascolti et innamoramenti musicali più recenti?
Sai che è una domanda molto piacevole da sentirsi fare? Veramente! Da una nostra consultazione, un po’ meno breve del solito, ci sentiamo di consigliare: “Bone machine” di Tom Waits, “Anidride solforosa” di Dalla/Roversi, “Angel’s egg” dei Gong, “Uncle meat” di Frank Zappa, “Music for a large ensemble-Violin phase-Octet” (ECM) di Steve Reich, “Rock bottom” di Robert Wyatt, “Non al denaro nè all’amore nè al cielo” di De Andrè, “I care because you do” di Aphex Twin.

Consiglio per gli acquisti: “Carne capitata” di Lorenzo Brusci/Timet.

Guinness, bonarda o sanguinella?
Guinness x 6!

Bene, allacciate le cinture, potete andare...
E come dice il Vinicio (sì, quello lì...): “Guidate con prudenza, guidate con prudenza, guidate con prudenza. E buona prudenza”. Ciao a tutti i Rockit di Italia dai Mariposa tutti (che non son pochi).

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