Uzeda - e-mail, 23-09-2006 Intervista

23/10/2006 di

Gli Uzeda, otto anni dopo l’ultimo lavoro, tornano in pista con “Stella”. Un album noise che esce per l'americana Touch&Go proprio nei suoi 25 anni di Storia – come dire, la dimostrazione che un’Altra Musica è possibile. Un disco talmente solido e brutale che per descriverlo appieno bisognerebbe prendere in prestito le parole di Cecco Angiolieri. Perché è vero, se la musica degli Uzeda fosse fuoco arderebbe il mondo, se fosse vento lo tempesterebbe, se fosse acqua l’annegherebbe.



Giovanna Cacciola, temevamo di dover parlare degli Uzeda declinando i verbi al passato.
Ci siamo fermati perché sentivamo l’esigenza di staccarci un po’ gli uni dagli altri dopo tantissimi anni di musica e vita condivisa insieme. Abbiamo ricominciato a suonare dal vivo dal 2003, ma siamo davvero molto lenti, infatti solo ad aprile di quest'anno abbiamo registrato il nuovo album.

Qual è l’idea che sta dietro la scelta del titolo del disco?
Stella è il nome di una donna e si pronuncia nello stesso modo anche in inglese. Ci piace perché riporta in mente il cielo e gli astri, il sogno e la speranza, il desiderio e la necessità di guardare lontano, oltre quello che vedi o di cui riesci a percepire solo la forma esteriore, e al quale vorresti avvicinarti.

Sembra che gli Uzeda in questo cd abbiano giocato più sulle pause e sulle attese, concentrando l’impatto frontale in pochi e devastanti momenti.
Non c'è nessun motivo predeterminato alla base degli arrangiamenti usati nell’album. Forse inconsciamente questa scelta risponde all'esigenza di dare e prendersi più spazio, avere delle pause per poi comunicare con maggiore consapevolezza, forza e passione.

Giovanna, perché la lingua italiana non riesce a trovare la chiave di volta per interpretare il rock?
A me sembra che sia poco elastica. Ci sono stoffe con le quali puoi fare alcuni abiti ma non altri. Questo però non incide sulla qualità del prodotto. Bisogna vedere come vengono usate le stoffe ed a che scopo. Certo, ci sono grandi stilisti che riescono a creare abiti sorprendenti con un determinato tessuto, ma non è il mio caso! Credo comunque che ci siano già ottimi esempi dell'uso della lingua italiana nel rock, vedi i Marlene Kuntz o De Gregori, che per la sua capacità di adattare versi insoliti alla musica secondo me è un genio.

Catania, 1987. Catania, 2006. Che cosa è cambiato nella Seattle italiana?
Niente, anche perché non è mai esistita una Seattle italiana. Ci siamo sempre un po’ arrabbiati per questa definizione che ci suonava pretenziosa, poiché accostava una città molto provinciale ad una nella quale c'era stata una specie di "rivolta", un’esplosione della rabbia di giovani accomunati dal linguaggio musicale scelto per dare voce alle loro frustrazioni. A Catania c'erano tante band perché era l'unico modo per esprimersi liberamente. Andare ai concerti dei gruppi locali era peraltro tra i pochissimi eventi musicali ai quali si poteva assistere, ma questo non ha prodotto un nuovo stile sonoro. Catania avrebbe potuto ottenere tanto, ma forse l'accostamento azzardato con Seattle ha fatto montare la testa a parecchie persone e infatti dopo poco tempo il numero delle band era già dimezzato. Oggi inoltre è diventato più difficile suonare dal vivo e i complessi si organizzano come meglio possono, anche con feste private.

Quali sono le differenze tra un’etichetta italiana e una americana?
La maggiore estensione geografica degli Stati Uniti è di grande aiuto alle etichette, che hanno così maggiori possibilità di recuperare il denaro investito sulle produzioni e conseguentemente sono in grado di investirne ancora su altre band. I rapporti dipendono da caso a caso, perché le persone scorrette o sgradevoli ci sono ovunque. In Italia comunque ci sono moltissime realtà ammirevoli, come Wallace, Psycotica, Snowdonia, Bar la Muerte, solo per citarne alcune, che non lesinano gli sforzi in un’impresa che a me appare titanica.

Gli Uzeda sono uno dei pochi gruppi italiani ad aver lasciato un segno stilistico forte a livello mondiale. Che cosa manca affinché questa avanguardia diventi qualcosa di più solido e numeroso?
Forse basterebbe non mollare, non scoraggiarsi e continuare a coltivare i propri sogni.

Che cosa provi quando senti una band più giovane ricalcare la vostra esperienza sonora? Ce n’è qualcuna che vorresti segnalare?
No, rischierei di etichettare qualcuno che magari non gradirebbe. A volte ci capita di sentire complessi che hanno suoni molto simili ai nostri, ma se non lo dichiarano loro apertamente noi facciamo finta di niente per rispetto.

Gli Uzeda sono peraltro gli unici in Italia a godere della stima immutata fra gli indie rocker. Solitamente appena si pronunciano i nomi di Offlaga Disco Pax o Yuppie Flu ci sono pareri a dir poco discordanti (e parolacce come se piovesse). Nel caso degli Uzeda non c’è partita: l’insulto più grave che ho letto nei vostri confronti è “sono fantastici”.
Mi dispiace contraddirti, ma abbiamo anche noi la nostra brava porzione di insulti e parolacce come "corredo", ma non ci sentiamo per niente sotto pressione. Siamo lusingati dalla stima che alcuni ci dimostrano, ma sappiamo bene che non è possibile piacere a tutti e non ne facciamo una tragedia.

Ma ha senso parlare di indie in Italia?
Ha senso ogni volta c'è una band o un'etichetta che produce, promuove e diffonde musica indipendentemente dalle mode o dalle esigenze di mercato, visto che non ha un grande apparato imprenditoriale da mantenere, e di conseguenza non è costretta a vendere ad ogni costo. E, come ho detto prima, ci sono molte realtà indipendenti del nostro paese che fanno grossi sacrifici per portare avanti la musica che producono o suonano. Purtroppo, però, mi sembra che oggi la parola "indie" in Italia abbia assunto un significato di tendenza o appartenenza ad una tipologia intellettuale, quasi fosse un blasone di cui fregiarsi. Spesso quindi si hanno aspettative a riguardo che contrastano con i mezzi usati per raggiungere i propri scopi. Per non parlare di quando ci si sente obbligati a sentirsi parte di un contesto indie anche se non se ne condividono le modalità.

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