Interno 17 - e-mail, 25-08-2005 Intervista

01/09/2005 di

In attesa del nuovo disco, abbiamo deciso di ingannare l'attesa scambiando qualche parola con gli Interno 17, un po' per fare il punto della situazione e un po' per curiosare su cosa stia bollendo in pentola...



Spariti!!! E’ questo che la critica e i vostri fan hanno pensato dopo la pubblicazione di “Liquido” e relativa tournée (con discreti risultati anche di pubblico se ben ricordo…). In pratica siete gradualmente scomparsi dalla scena, e sul vostro sito scrivete che è in parte colpa dell’etichetta (la Polygram che stava per diventare Universal) e in parte colpa del management. Ci raccontate cosa è successo realmente?
Beh, effettivamente siamo spariti ma è quello che la nostra coscienza ci ha detto di fare!

Abbiamo cominciato prestissimo a suonare insieme: era il 1989 quando abbiamo prodotto (si fa per dire!) il nostro primo demo. Nel 2000 erano 11 anni che condividevamo musica, appartamenti, furgoni, donne… tutto in parole povere. Abbiamo quindi sentito la necessità di staccare per un po’ e di provare strade ed esperienze diverse. Questa nel tempo si è rivelata la scelta giusta perché ci siamo ricaricati enormemente, abbiamo affinato i nostri gusti e compreso quanto il progetto sia importante.

Vi siete accasati con l’IRA, lo storico management dei Litfiba, per approdare pian piano al mondo major. A 10 anni di distanza, pensate si potesse fare un’altra scelta?
Forse sì… ma in quel momento la nostra idea era quella di riuscire a lavorare con una major per avere più visibilità. Era un periodo molto diverso da quello di oggi, siccome le major all’epoca ancora funzionavano… ma adesso sicuramente faremmo un’altra scelta! Anche perché la Black-Out (marchio rock della divisione Polygram, ndi) era una label molto attenta all’underground e non ci impose nessun paletto artistico.

Anche all’interno del nucleo della band si è verificata una scissione. Punti di vista diversi sul percorso artistico oppure (anche) questioni personali?
Sì, la band è cambiata: abbiamo preso in prestito con diritto di riscatto Greg, il nuovo bassista, e tutto il cartellino di Beppe, il nuovo batterista!

Se Dani non è più con noi è esclusivamente dovuto al fatto che dopo questo lungo periodo di assenza ognuno di noi ha sviluppato una diversa sensibilità nei confronti della musica e nel modo di viverla. Dani infatti si è messo a studiare pianoforte ed ha aperto, con ottimi risultati, uno studio per sonorizzazioni a Firenze.

Massi ed io invece abbiamo preferito spostarci a Milano, l’unica città non del tutto italiana, per sentirci parte integrante del panorama musicale nazionale ed internazionale.

Restiamo comunque ottimi amici e non è da escludersi assolutamente una partecipazione di Dani in qualche nostro progetto.

Se e quanto vi ha pesato rimanere fermi dal punto di vista discografico? La vostra ispirazione ne ha risentito in qualche modo?
L’ispirazione no… tutto il resto è stato pesante. Eravamo negli anni riusciti a creare un’economia di gruppo che ovviamente abbiamo quasi perso. Per ‘economia’ intendo del pubblico ai concerti, notorietà nell’ambiente, cachet dignitosi e tutto quello che permette ad una band di continuare a lavorare!

Siamo sicuri che ci riprenderemo tutto con gli interessi perché, la cosa più importante, ovvero la voglia di suonare, è ancora molto forte e il disco che stiamo preparando è a nostro avviso molto intenso e maturo.

Cosa vi manca più di tutto del periodo in cui eravate musicisti di professione? E cosa di meno?
Cosa senz’altro non rimpiango è lo stress! Prima avevamo 18 anni ed ogni errore veniva vissuto con difficoltà tralasciando il fatto che eravamo molto giovani ed inesperti…

Avete aspettato così tanto tempo prima di far uscire un nuovo lavoro perché non avevate le canzoni o - più semplicemente - perché nulla intorno vi dava fiducia?
Perché cause di forza maggiore, indipendenti dalla nostra volontà, ci hanno obbligato ad una lunga pausa di riflessione e perché ripartire è sempre più difficile di iniziare. Sicuramente il periodo non è dei migliori e trovare fiducia in una struttura è praticamente impossibile; credo però che l’unica maniera onesta per scavalcare il problema sia quella di fare un gran disco, perché le cose belle pagano ancora… di questo ne siamo convinti!

L’incontro con Fausto Punzi di AcideProduzioni è avvenuto successivamente alle composizioni del ‘nuovo corso’. Quanto ha influito sul materiale di recente produzione?
Non ci fermiamo mai nel comporre e scrivere musica nuova. Il progetto per un nuovo disco è già partito, le idee sono molto buone ed i nuovi acquisti (bassista, batterista e gli amici di AcideProduzioni) sono fantastici, perché con loro si sta bene sia professionalmente che nei normali momenti di vita quotidiana.

L’incontro con Fausto è avvenuto meno di un anno fa in concomitanza dell’ennesimo provino, nel quale compariva per la prima volta “Non è stato mai così difficile”, l’ultimo nostro singolo. Fausto ci ha aiutato nella scelta di alcuni brani che comporranno il prossimo disco, lasciandoci, dal punto di vista artistico, piena libertà d’espressione.

Attualmente adesso dove vivete? Siete divisi fra Milano e Firenze?
No, ormai stiamo tutti a Milano da anni…

Quale disco italiano e quale straniero - ammesso che ci siano - avreste voluto pubblicare in questi ultimi 5 anni?
Difficile questa domanda… senza pensarci troppo diciamo “From a basement on the hill” di Elliott Smith e “La descrizione di un attimo” dei Tiromancino.

Cosa ci dobbiamo aspettare dal lavoro di prossima uscita?
Un lavoro onesto. Dove per ‘onesto’ intendo il più serio degli aggettivi, in un momento storico come questo dove il vocabolo citato sembra essere tanto lontano da noi e dalla società che ci circonda. Quindi un disco ispirato, voluto, sudato, suonato e cantato… tutto qua! E non credo sia poco!

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