AlibiA - e-mail, 27-02-2004 Intervista

16/04/2004 di

Seguiamo da tempo gli Alibia su queste colonne e abbiamo sempre sostenuto ogni gradino della loro carriera. Non poteva quindi mancare un'intervista a colui che spesso - e ci auguriamo anche volentieri - rappresenta la band in occasione del genere.

Dietro la tastiera, quindi, ha digitato Massimo Bonelli...



Partiamo dalla recensione di “Confini” su Rockit: vi aspettavate un po’ di ‘calore’ in più?
La recensione di “Confini” pubblicata su Rockit è indubbiamente positiva, a tratti molto positiva. Se qualcuno scrive che il tuo è ‘oggettivamente un bel disco’ c’è di che essere soddisfatti, no?

Ma a gennaio eravamo in piena ‘raccolta recensioni’ e ne arrivavano di entusiasmanti, a volte anche esageratamente entusiasmanti. In certi casi nemmeno io avrei saputo scrivere cose più belle sul nostro disco... ho chiesto a mio fratello di provare a farlo, e pure lui mi è andato in crisi.

In quel momento particolarmente enfatico, quindi, ci è spiaciuto non essere riconfermati, con “Confini”, tra i ‘Primascelta’ di Rockit, così come accadde per il nostro precedente ep. Ma in seguito abbiamo realizzato che era giusto così e, col senno di poi, è stato molto più costruttivo ed intrigante leggere quella recensione e far tesoro di alcune riflessioni appuntate qua e là, tra un complimento e l’altro. Gli Alibìa, infatti, possono e devono crescere ancora molto.

Quando si parla di manierismo e customizzazione che reazione avete avuto?
Inizialmente abbiamo messo mano al vocabolario, ma poi abbiamo realizzato che, in termini indiziari, c’erano buone possibilità che si trattasse di un complimento.:)

Giudizi a parte, questo è a tutti gli effetti il vostro esordio sulla lunga distanza dopo 5 anni dalla costituzione del gruppo. In realtà in tutto questo frattempo non avete inondato le riviste e le webzine di demo e release varie, centellinando - quasi in maniera certosina - le vostre produzioni. Questo avviene perché siete degli inguaribili perfezionisti oppure perché prima di trovarvi tutti d’accordo ci vuole molto tempo?
Gli Alibìa sono molto, troppo perfezionisti... è questa la verità…

Il fantasma degli Scisma vi perseguita probabilmente dalle origini, ma per esorcizzarlo avete deciso di invitare alle vostre session di registrazione l’anima di quella band. L’avete cercato voi oppure è stato lui a cercarvi?
Ci siamo cercati a vicenda, come amanti che si erano persi di vista. Quando ci siamo incrociati (per puro caso al M.E.I. del 2001) è stato di nuovo amore ed E’ stato un bel momento.

Nei mesi seguenti Paolo venne in studio da noi: ricordo quei giorni e la nostra ingenuità nell’approcciarci a lui. In cuor mio, conto presto di sorprenderlo, molto più di quanto io sia riuscito a fare fin qui.

Riguardo al fantasma degli Scisma, non mi preoccupa più di tanto: abbiamo amato ed amiamo molto quel gruppo, ma so anche che i due progetti sono profondamente diversi, ed il tempo non potrà che svelare in modo sempre più marcato il nostro personale modo di fare musica.

Nei vostri testi ricorrono, spesso e volentieri, immagini di un’umanità che ha paura di essere tale. Un po’ come dire che siamo terrorizzati dal fatto di non poter fare altre scelte se non quelle indotte dal sistema in cui viviamo (emblematico quando cantate: “fantasie vendute a stipendio fisso”?). E’ una mia percezione che non corrisponde al reale oppure corrisponde al reale?
Percezione esatta! E mi fa piacere che in modo più o meno latente si colga.

Mangiare tutti i giorni ed assecondare le proprie inclinazioni sono due esigenze che, oggi, difficilmente riescono a sposarsi. Ad un certo punto ci si ritrova a dover scegliere e pochi fortunati possono permettersi di evitare questo bivio. In compenso c’è tanta gente che si è abituata a non avere fantasie: la Matrix prende forma giorno dopo giorno con buona pace del nostro Architetto.

Siete, da sempre, sostenitori e utilizzatori dell’elettronica nella sua sfumatura più accessibile e contaminata con il rock. Credete sia fondamentalmente questo il vostro punto di forza, oppure è un accessorio... indispensabile per completare le vostre canzoni?
È un gusto o forse un vezzo, di certo non una necessità, probabilmente un interessante accessorio.

Personalmente provo quasi piacere fisico nel cercare soluzioni elettroniche in fase di arrangiamento: per me, in fondo, è un po’ come giocare al Tetris.: )

Adesso, invece, un po’ di sana polemica nei confronti dell’industria discografica italiana: qual il vostro giudizio, visto e considerato non solo lo stato di salute in cui versa, ma il ‘calvario’ che anche voi avete in qualche modo dovuto affrontare fermandovi a varie stazioni
Non credo che esista attualmente una vera e propria industria discografica italiana e questo corrisponde ad un’ottima opportunità per tutti noi - musicisti, fruitori, giornalisti, promoters e compagnia bella. La caduta a picco di un certo tipo di mercato discografico, oltre a dare giusto riconoscimento alla pluriennale e lodevole attività di major e affini, sta favorendo lo sviluppo di spazi e visibilità per nuove realtà discografiche, magari anche molto piccole, ma finalmente con qualcosa di nuovo da dire. In giro c’è aria di grande crisi, ma anche la sensazione che si stia arrivando alla soglia di novità epocali.

Da buon campano ‘pizza, sole e mandolino’ mi collocherei nella schiera degli ottimisti. Dal nostro canto, come Alibìa abbiamo la fortuna di poter crescere e pascolare sereni, coccolati da una realtà sana e ben gestita come la CNI e con alle spalle la MEG Italy, struttura che mette a nostra disposizione - nientedimeno - che lo staff che lavora per il maestro Morricone.

Un’altra curiosità riguarda la vostra provenienza: siete originari della provincia di Salerno ma avete dovuto rinunciare (almeno qualcuno di voi) a proseguire la vita nel posto in cui siete nati affinché il progetto decollasse a livello discografico. Quello che vi chiedo è: quanto complica le cose essere distante dalla capitale ‘economica’ del Paese, ma - soprattutto - una band del nord-Italia ha potenzialmente più opportunità di un gruppo del Sud per venire alla luce?
Vivere al Sud complica di molto la vita di una band che ha voglia di emergere e non saprei definire quanto sia un limite culturale piuttosto che geografico. Di tanto in tanto mi diletto a fare il sociologo dei poveri e ad imbastire teorie e postulati in merito, ma al momento i risultati sono scarsi.

Quello che so per certo, è che mi ritrovo a convivere con il grosso limite di non aver respirato ‘l’aria del fronte’ per tanti lunghi e lenti anni; da questo punto di vista sono stati illuminanti i miei primi sei mesi a Roma.

In compenso, nessuno potrà mai tirar via dalla mia chitarra lo stemmino della Salernitana!

Con la pubblicazione del ‘primo genito’ vi siete tolti molte soddisfazioni - e altre presto, presumibilmente, vi state togliendo e vi toglierete suonando dal vivo. Ci sono però ancora dei sogni che inseguite, pur se piccoli e che credete insignificanti per gli altri... vero?
Certo, la nostra vita è costellata di sogni ed obiettivi ancora da raggiungere: é questa la benzina che ci muove ogni giorno. Un bel po’ di sogni li abbiamo visti crescere per poi realizzarsi davanti ai nostri occhi, mentre altri sono in lista d’attesa - uno in particolare potrebbe prendere forma nel giro dei prossimi 3 mesi - vabbé, quest’ultimo passaggio mi sa un po’ troppo di Nostradamus, anzi peggio, del mago di Arcella.

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