Baustelle - e-mail, 28-09-2003 Intervista

01/10/2003 di

Anche se Francesco, voce della band, dice di non prendere “neanche in considerazione” il pop come genere musicale, io continuo a credere che i Baustelle siano un’affascinante anomalia del pop italiano, qualsiasi cosa esso sia. Fiz qui su Rockit diceva: “Arrangiamenti coi fiocchi e melodie assassine, veramente micidiali”, ed è più o meno così.

Queste che trovate qui a fianco sono le risposte alle domande che ho inviato loro qualche tempo fa, via e-mail, con le quali ho cercato di capire che cosa fosse “La moda del Lento”, quale fosse il suo mondo e chi fossero i Baustelle.

Non poco, insomma, anche se nulla più. Buona lettura!



Baustelle, eccoci. Direi di partire iniziando a parlare del titolo dell’album: “La moda del lento”. Oltre ad essere una bella canzone dell’album, mi pare sia un titolo per certi versi emblematico, che contiene due parole chiave: “moda” e “lento”. Che senso ha, se ha un senso, una scelta di questo tipo?
(Francesco) Un pomeriggio di un giorno poco dopo l’uscita di “Sussidiario” ero a casa di Fabrizio. Stavamo ascoltando un disco di soul anni sessanta, non ricordo bene cosa. Otis Redding, forse, ma poteva essere anche qualcosa di più sconosciuto. In ogni modo, eravamo stecchiti dalla bellezza della canzone che stava suonando sul giradischi. Uno slow, un lento. Melodia, arrangiamento e interpretazione perfetti. Esclamammo qualcosa tipo: “Cazzo, pensalo suonato in una discoteca… Farebbe tornare la moda del lento…”. Qualcuno di noi due disse: “Sarebbe un buon titolo: La moda del lento suona bene”. Io tornai a casa e scrissi le parole su una musica che avevamo già. Il risultato fu la canzone “La moda del lento”. Una canzone dura, piena di disillusione. Di nausea da sentimenti, vita moderna, esistenza. É scritta da chi nel ritorno della moda del lento (che è un modo per dire uno spiraglio, una salvezza, una luce, dio, una pace, una “maglia rotta nella rete” della nostra misera esistenza) ci crede e allo stesso tempo non ci spera più. In seguito, abbiamo deciso di intitolare il disco con il nome di questa canzone. Senza motivi particolari. Stava bene. Continuo a pensarlo come un buon titolo.

Il nuovo disco, pur allargando la cifra stilistica che contrassegnava quella piccola perla chiamata “Sussidiario illustrato della giovinezza”, ha comunque mantenuto i tratti del vostro stile. Che cosa è cambiato fra voi e che cosa è cambiato invece nelle canzoni?
(Francesco) La principale differenza fra il suono di “Sussidiario” e quello de “La moda” sta nel fatto che il primo è stato pensato e registrato come un disco quasi live, con il gruppo che suona insieme e decide insieme l’arrangiamento, il secondo è nato partendo da demo sulle quali si è lavorato per fasi diverse di arrangiamento. Ti faccio un esempio: io avevo i miei provini pianoforte e voce. Li ho fatti sentire agli altri. Sono finiti a casa di Fabrizio, che ha curato l’arrangiamento delle ritmiche elettroniche, poi sono passati da Claudio, che ha composto le sue parti di chitarra. Quindi sono arrivati a Rachele e alla sua sensibilità femminile, ai suoi sintetizzatori e alla sua voce. Sono rimbalzati di nuovo a me, ecc. É un metodo di lavoro un po’ a compartimenti stagni, ma devi pur arrangiarti in qualche modo se qualcuno vive a Montepulciano, qualcuno a Firenze e il sottoscritto a Milano.

Amerigo Verardi era stato il produttore del vostro precedente album. Per “La moda del lento” avete deciso di richiamarlo alla console. Quanta importanza ha un produttore nei confronti di un album e quanta importanza ha il fatto che questo produttore sia proprio Verardi?
(Francesco) Amerigo è stato importantissimo, anche se questa volta eravamo più preparati alle pratiche di studio. Vuoi sapere perché è importante? Perché è una mente originale, pura e creativa. Non ce ne sono molte in Italia. Se c’è da ascoltare, ascolta. Non impone. Dice la sua opinione, che si rivela essere molto spesso la cosa più giusta. E’ lontano dall’universo dei Baustelle ma al contempo ci respira dentro, non so se mi spiego. La sua è una creatività folle che in questa epoca di merda è raro veder circolare. In questo senso Amerigo è un musicista anni Sessanta: il che è un grande complimento, visto che per me trattasi del decennio più creativo e rivoluzionario in campo di musica pop. Se gli proponessi di registrare una traccia di voce mentre mi taglio con una lametta, so che mi prenderebbe in considerazione.

Marco Daretti scrive sulla recensione de “La moda del lento” apparsa su Rockit: “Romanticismo sofferto, erotismo adolescenziale, dandismo autocompiaciuto. Italia, Francia, Brasile, Gran Bretagna. Sigarette (tantissime, e di tutte le marche), profilattici, droghe, avventure con le straniere (svedesi o austriache). Jackie Kennedy, Brigitte Bardot, Alain Delon: i Baustelle sono tornati”. Siete tutto questo?
(Francesco) Sì. E molto altro ancora. Vedrai, nei prossimi dischi.

Vi considerate citazionisti? Per me se c’è del buon gusto questo non è un insulto.
(Francesco) La citazione è una caratteristica di tutta la musica leggera. Musicalmente, anche i primi Rolling Stones citavano Chuck Berry e Willie Dixon. Gran parte del pop commerciale italiano da radio cita le ritmiche dell’r’n’b americano che adesso affolla le classifiche. De André, all’inizio della carriera, citava Georges Brassens. Bob Dylan, citato dal De André degli anni settanta e da centinaia di altri cosiddetti cantautori, citava Woody Guthrie, imitandolo sia nelle camicie indossate che nel modo di suonare. Potrei continuare all’infinito. Tutto cita tutto. É il bello della musica pop. Diverso è il prendere la citazione come obiettivo estetico. In questo caso, sia musicalmente che a livello del testo della canzone, il meccanismo è diverso. Si tratta, per così dire, di citare qualcosa ed evidenziare in grassetto le virgolette. Mostrare all’ascoltatore che si sta citando, insomma. Noi lo abbiamo fatto soprattutto in “Sussidiario illustrato della giovinezza”, dove suoni e parole erano spesso frutto di una sperimentazione citazionista quasi delirante, tesa a creare un senso di straniamento nell’ascoltatore. Ne “La moda del lento”, almeno a livello di testi, ho cercato di essere più diretto, più referenziale. I testi sono, in un certo senso, più classici, più narrativi. Sono più autobiografici e di conseguenza vanno più all’osso, all’essenziale. Volevamo delle canzoni emozionanti, stavolta, più che stranianti.

Con le etichette non è che abbiate questi gran buoni rapporti: prima il legame con la Baracca&Burattini finito burrascosamente, poi con la “polemica” scoppiata con Snowdonia e Cinzia La Fauci sullo scambio di cd… come vi trovate ora con la BMG?
(Fabrizio) In realtà la tua domanda contiene alcune inesattezze: innanzitutto il rapporto che noi abbiamo con la Bmg non riguarda, come molti credono, l'etichetta discografica; riguarda invece le edizioni, e addirittura risale agli anni precedenti il “Sussidiario”. Nei mesi scorsi, in maniera del tutto inusuale (non essendo il loro mestiere, che rimane quello di editori), ci hanno dato una mano per la realizzazione del nuovo disco (che e' distribuito dall'indipendente Venus, con cui abbiamo un ottimo rapporto), i cui tempi rischiavano di allungarsi all'infinito. Dunque non possiamo far altro che ringraziarli, anche perche' hanno riposto sempre molta fiducia in noi.

Con Baracca&Burattini nessuna burrasca: abbiamo chiuso in anticipo il contratto semplicemente perché il rapporto si era molto sfilacciato e avevamo bisogno di aria nuova. Il tutto si e' svolto in maniera tranquilla. Siamo peraltro grati a Bedini per averci dato la possibilità di realizzare il nostro primo album. Nessuna polemica anche nell'altro caso che citi, anche perché ad esso sinora non abbiamo dato alcuna risposta...

Si, beh, era scoppiata una piccola polemica sul forum di Rockit… Comunque, proprio a proposito di quelle affermazioni di Cinzia La Fauci (clikka qui per leggerle), volete precisare qualcosa? So che ormai è passato del tempo, che le acque si sono calmate, che magari oggi siete diventati degli scambisti (?) di dischi, ma c’è sempre tempo per togliersi sassolini dalle scarpe. Insomma, Cinzia parlava iperbolicamente secondo voi? O no?
(Fabrizio) Prescindendo dai toni usati da La Fauci (un po' troppo politicamente qualunquisti per quanto mi riguarda), volevo precisare sui fatti: ci fu effettivamente diverso tempo fa una richiesta, da parte sua, di scambio. Lei era interessata al nostro primo album, "Sussidiario illustrato della giovinezza", e proponeva qualcosa dal suo catalogo.

Purtroppo però lo scambio non era fattibile per alcuni semplici motivi. Il primo fra questi è che Baustelle non ha praticamente mai avuto (se non i primi tempi) copie extra dalla Edel (distributrice del primo disco). Come spesso capita, gli stessi membri del gruppo hanno dovuto scucire fior di soldini per omaggiare amici e fidanzate. Figuriamoci dopo due anni dall'uscita del disco, quando fra l'altro i nostri rapporti con Baracca&Burattini e la stessa Edel erano piuttosto "sospesi"... in pratica sarei dovuto andare in un negozio (trovandone uno che aveva ancora il "Sussidiario", cosa tutt'altro che facile, purtroppo) e pagare a prezzo pieno il disco, ai fini dello scambio. Probabilmente, essendo invece lei stessa a gestire Snowdonia, Cinzia può gestire questo tipo di operazioni con molta più serenità.

Inoltre proprio in quel periodo eravamo nel bel mezzo delle registrazioni del nuovo album, nel quale fra l'altro stavamo impegnando fortemente le nostre stesse risorse (non solo artistiche, ma anche puramente economiche). Ti lascio immaginare in quali casini fossimo impelagati per cercare di portare in fondo questo "maledetto" disco, fra ritardi e noie varie (nonostante il gentile aiuto concessoci dai nostri editori alla BMG).

Altro che "senso del business" come sostiene Cinzia!

Se avessimo avuto questo senso del business, (che solo chi NON ci ha conosciuto in tutti questi anni può "appiccicarci") ti posso assicurare che avremmo fatto tutt'altre scelte, e di sicuro il nostro conto in banca non sarebbe così in rosso!

Detto questo, e sperando che il piccolo incidente sia definitivamente chiuso, ti posso assicurare che (essendo fra l'altro diventati ora proprietari del master) non appena ristamperemo il "Sussidiario" la prima copia andrà a Cinzia e a Snowdonia. Promesso :-)

Se io invece vi proponessi uno scambio ganja - “la moda del lento” accettereste?
(Fabrizio) Beh, io non fumo, ma se mi offri una buona bevuta di un rosso invecchiato si può anche fare!

Ottimo! Anche perché in questi tempi di famigerata tolleranza zero potrei avere meno problemi con la giustizia.

Comunque, cambiamo discorsi. I più attenti tele-cultori della notte, amanti come me della fascia notturna di Mtv, fidata e carezzevole compagna dei momenti precedenti alla caduta nelle braccia di Morfeo, avranno sicuramente gettato l’occhio su un nuovo video entrato in programmazione: “Love affair”, ovviamente. Siccome non è consuetudine così affermata per l’underground italiano avere video in rotazione, se ne avete voglia potete parlarcene un po’. In generale o in particolare, come volete voi.
(Francesco) Sì, è attualmente in rotazione su Mtv il video della canzone “Love Affair”. È stato girato, in pellicola, da Lorenzo Vignolo, a mio parere uno dei migliori registi di clip in Italia. Oltre che professionalmente, ci siamo trovati molto bene con lui anche a livello umano. É venuto a casa mia a Milano e abbiamo discusso a lungo su come avrebbe dovuto essere il video. Abbiamo visto spezzoni di vecchi film insieme e tracciato un abbozzo di storia. All’inizio l’idea era quella di filmare un gruppo bloccato dietro una vetrata e braccato da un serial killer. Qualcosa tipo la sequenza iniziale de “L’uccello dalle piume di cristallo”. Poi, aggiunta dopo aggiunta, è venuto fuori lo storyboard di “Love Affair”: una cosa un po’ più astratta rispetto al progetto iniziale. Siccome cercavamo atmosfere che fossero retrò, malinconiche e un po’ spettrali abbiamo scelto, come location, la sala da ballo e il parco delle terme di Chianciano, in provincia di Siena. Il risultato è un video con una fotografia bellissima (opera del direttore della fotografia Alessandro Pavoni), che a me ricorda Kubrick, Dario Argento e Truffaut. Ne siamo molto soddisfatti.

Non avete mai nascosto il vostro amore per il pop. Che cos’è il pop, al di là del genere musicale?
(Francesco) Guarda, il pop come genere musicale io non lo prendo neanche in considerazione, nel senso che non esiste per me. Quando parlo di musica “pop” io intendo una macro-categoria che contiene ogni possibile genere di musica leggera. Pop significa popular, cioè “popolare”. La musica pop nasce con i sistemi di diffusione di massa. Con la cultura di massa. Quindi Madonna è musica pop, ma anche i Led Zeppelin, i Dinosaur Jr., Aphex Twin e i Sonic Youth. Dal momento in cui una qualsiasi opera d’arte musicale viene creata, riprodotta, venduta e diffusa alle masse, diventa automaticamente pop. Ti correggo, quindi, dicendo che non abbiamo mai nascosto il nostro amore per le canzonette e la melodia. Ma ti confesso che ci piacciono molto anche l’avanguardia, il rock and roll, il jazz.

Mi sembra che voi abbiate a cuore anche la gestione del look, roba da “fashionist”, come direbbe Raina dei Giardini di Mirò. Ecco, quanto è importante per voi la gestione dell’immagine, la scelta dei vestiti e in generale la cura dell’estetica?
(Francesco) Per quanto mi riguarda, l’importante è la musica. Io mi vesto allo stesso modo, sia sul palco che la domenica ai giardini di Palestro o al bar a Montepulciano. Sono così. Spero di vestirmi bene, mi piacciono le persone eleganti e odio i fashionist.

(Fabrizio) Condivido con Francesco l’obiettivo primario musicale. Aggiungo che l’argomento moda e stile, oltre ad essere personalmente un gran divertimento (scegliere, spulciare, provare, abbinare, sperimentare, ecc.) è comunque anch’esso parte importante dell’espressività di una persona. L’importante quindi è che le scelte estetiche siano connaturate ad essa, e non imposte da chissà quale opinion leader o trend di mercato. Credo che tutto questo sia assolutamente lineare e semplice. Rimane invece per me un mistero perché spesso nel mondo indie sembra quasi ci sia l’obbligo attribuire un valore positivo a tutto ciò che e’ esteticamente poco (o per nulla) curato. Non sarà anche questa una forzatura, una sorta di “dark side of fashionism”?…

Probabilmente sì.

E per concludere… non ascoltate la réclame?
(Francesco) Bisogna “ascoltare la réclame” ma imparare a disubbidirle. Andare al supermercato senza comprare niente. Baciare la propria ragazza fra gli scaffali dei surgelati e uscire a tasche vuote, sorridendo alla cassiera. Non accettare i consigli e dubitare dei media. Dubitare di chi dice in televisione: “Il fascismo non ha mai fatto morti”. Dubitare, dubitare fortemente. Mettere seriamente in discussione chi combatte il fumo e promuove il telefono cellulare a status symbol nazionalpopolare non avvertendo che potrebbe farti venire il cancro al cervello. Cercare di essere liberi. Persino di morire, come in “Réclame”.

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