Pecksniff - e-mail, 28-10-2004 Intervista

03/11/2004 di

Quando le canzoni di “Elementary Watson” passarono per la prima volta nellaria ricordo lasciarono un profumo a tratti indelebile. Inchiostro&Profumo. Ora, dopo un anno di quella che alcuni chiamano Gavetta e che altri chiamano Esperienza (due cose a volte sintetizzabili, altre francamente no – con i Pecksniff si può parlare del primo caso), i giocattolai più belli di Parma sono tornati. Con un disco semplicemente bellissimo. Intenso e (quasi) raffinato, un filo diretto tra la semplicità e lemozione. Un Primascelta, sostanzialmente. Anche se Osini non è daccordo.



Incredibile. I Pecksniff ora hanno unetichetta reale, un disco prodotto in uno studio di registrazione serio e non stonano (quasi più). Cosa diavolo è successo?
Stefano: Incredibile veramente! Un anno fa quando pubblicammo “Elementary Watson” (un album con 10 canzoni di circa 2 minuti ciascuna) non credevamo di suscitare un così grande “polverone”; e questo “polverone” ci ha indubbiamente corrotto. “Elementary Watson” infatti nasceva dal voler mettere in discussione la forma canzone e la melodia così come è comunemente concepita, in “The Book Of Stanley Creep” invece, cii sentivamo pronti per fare canzoni “normali”.

Simone: Va anche detto che lungo la strada post “Elementary Watson” abbiamo incontrato tante persone e nuovi amici (si, anche tu!). E sempre strada facendo abbiamo incontrato Leonardo e Giuseppe della Black Candy. Incredibile a dirsi ma è stato amore a prima vista! Possiamo ritenerci fortunati ad aver incontrato due persone che mettono nelle cose che fanno la stessa passione che mettiamo noi nel gruppo.

L'impressione è che i Pecksniff siano cresciuti. I giocattoli ci sono ancora, ma sono usati con parsimonia e pacatezza. Le follie ci sono ancora, ma sono ponderate e mai fuori luogo. L'istantaneità, insomma, c'è ancora, ma è mediata. E' così?
Stefano: Sicuramente in quest’anno in cui suonare era all’ordine del giorno siamo cresciuti molto come musicisti, penso però che siamo riusciti a mantenere quella semplicità e quella immediatezza che ci ha sempre contraddistinto.

Simone: L’istantaneità è rimasta, se non aumentata nell’impatto live. Ormai sono sempre più fracassoni, colorati e variegati, soprattutto. Anche perché non siamo capaci di programmare un live o impostarlo come vorremmo. Viene fuori spontaneamente ed istintivamente ogni volta.

The book of Stanley Creep" parla di chi scrive del vento della primavera, a diciannove anni, in un parco, e vuole diventare uno scrittore. Una metafora di poetica per raccontare quello che i Pecksniff sono e/o vorrebbero essere?
Stefano: Ci interessa molto raccontare storie. “Elementary Watson” era un quaderno di un bambino, mentre “The Book of Stanley Creep” è un libro di un adolescente. Probabilmente il prossimo album sarà un trattato di un adulto e il prossimo ancora il testamento di un vecchio.

Della surrealità dei testi di "Elementary Watson" è rimasto poco. Per intenderci, se prima c'era l'attacco delle api, ora c'è la sinfonia della vita. Sempre temi semplici, quotidiani, trattati con brillante purezza, questa volta però con meno ironia e più compiutezza. Cos'è successo?
Stefano: L’adolescente accoglie il mondo in maniera meno ironica e (purtroppo) più compiuta.

Il disco si apre con "when your bright eyes are shining like the moonlight". Omaggio a Conor Oberst o a(lla bella) Patrizia?
Stefano: E’ un omaggio sia a Bright Eyes (aka Conor Oberst) sia alla bellissima Patrizia (la voce femminile del gruppo), la quale racchiude lo spirito fenomenologico dei Pecksniff nel suo modo d’essere.

Simone: Io l’omaggio a Bright Eyes lo vedevo in altri punti del disco!

Filippo: Io ho fatto della mia vita un omaggio a Conor Oberst!

Se c'è una cosa che costantemente aleggia sopra il disco (donandogli valore aggiunto), questa è la malinconia. Siete d'accordo?
Stefano: E’ difficile dire se è Malinconia o Gioia, perché la Malinconia viene dal ricordo di una Gioia passata. Penso che il disco possa suscitare entrambi i sentimenti a seconda dello spirito con cui lo si ascolta.

Simone: Penso che ogni persona possa interpretare la cosa in maniera differente. Anche io sento la malinconia che dici tu, ma solo quando voglio sentirla. E’ un discorso emozionale, dovuto magari anche a quando e in che situazione si ascolta il disco.

Sui credits compare, sotto la voce produzione, Pecksniff e Breakfast. Il disco precedente, invece, era prodotto da Amerigo Verardi. Ci raccontate com'è andata questa prima volta da co-produttori?
Stefano: Il disco è una co-produzione nel senso che Maurice Andiloro e Enrico Decolle (Breakfast-Mescal), dopo aver ascoltato “Elementary Watson”, hanno insistito per produrci il nostro nuovo lavoro. Vi hanno dedicato molto tempo e passione e alla fine è venuto fuori un lavoro (a mio parere) grandioso e ambizioso… proprio come lo volevamo noi!

Simone: Dobbiamo essere sempre dentro anche noi nella produzione, altrimenti come si fa a saltare fuori da tutte le idee e cose che ci vengono in mente?!? Sono un fautore delle co-produzioni, altroché.

Ospiti importanti per "The Book": ONQ, Luca G. dei Julie's, D. Saranza dei Morose. Che contributo hanno dato al disco?
Stefano: Hanno dato un contributo di coralità e di comunione all’album, facendolo diventare un piccolo manifesto dell’”uniti per vincere”. Nell’ultimo ritornello dell’ultima canzone infatti tutti insieme cantiamo “And When We are Together, We change the Weather”. Forse, anche in maniera un po’ troppo hippie (però senza bonghi, NdR).

Filippo: Colgo l’occasione per ringraziare anche le altre persone che hanno suonato nel disco ovvero Giacomo Storci (pianoforte), Maria Cristina Bonati (violino) e Luca Maccanelli (tromba).

L'artwork del disco è l'espressione figurativa (quasi) completa di ciò che i Pecksniff sono. Curato da Stefano Poletti, voce e chitarra (e leader?) della band. Stefano, tu sei anche pittore: raccontaci dell'artwork e di te.
Stefano: Nell’artwork ogni canzone è corredata al testo e a un disegno, questo perché mi piace dare il la” all’immaginazione dell’ascoltatore affinché possa evocare con più facilità sensazioni e pensieri perduti.

Non mi piace parlare dei miei quadri, perché, se da un lato suono per vanità, dall’altro dipingo per intima codardia.

Simone: Il vero leader è Fabrizio (l’altro “giocattolaio”).

"The book", oltre alla malinconia, trasuda anche speranza. Che cosa faranno i Pecksniff da grandi?
Stefano: Esercizio 1: Dimenticheremo di essere nati. Esercizio 2: Canteremo una canzone.

Simone: Nulla da aggiungere. E’ essenziale.

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