Gea - e-mail, 29-03-2001 Intervista

29/04/2001 di Enrico Rigolin

Una piacevole chiacchierata (telematica) con Steo, voce e chitarra dei Gea, il cui bel video di animazione che accompagna il loro ultimo singolo sta passando proprio in questi giorni sulle reti musicali. Hope u like it.



Rockit: Anzitutto, la pronuncia, che è "ghea" vero? Quanto distano i Bug dai Gea di oggi?

Gea:Per chi conosceva già i Bug, meno di quanto ci si possa aspettare: Gea è in un certo senso la filiazione di quel vecchio progetto. Se poi dovessimo utilizzare una metafora botanica, potrei dirti che Bug sono le radici e la base del tronco, mentre Gea è il fusto nonché tutti i rami, foglie comprese ovviamente.

Il passaggio più forte è stato chiaramente quello da cinque a tre elementi…all’inizio si è trattato di fare necessità virtù, poiché la scelta di restare in tre non è stata studiata quanto dettata dalla situazione contingente all’epoca (leggasi: l’abbandono degli altri musicisti)…poi ci siamo accorti che suonare in trio ci affascinava sempre di pìù…le canzoni venivano più asciutte, essenziali, immediate rispetto ai Bug e questa cosa ha iniziato a intrigarci, sicché abbiamo deciso di continuare così, pur non essendo chiusi a sperimentazioni varie. Diciamo, sempre per mantenere la metafora soprascritta, che il fusto dell’albero è ben saldo, anche se non disdegna degli “innesti”, seppur temporanei e mirati.

Rockit:Il mio primo approccio al cd è stato anzitutto di stupore per la precisione e lo spessore della produzione, poi di disappunto perché la voce manifesta(va) una grande rassomiglianza con quella del cantante di un gruppo rock-commerciale delle mie parti (i polesani Viaggio Segreto, per la cronaca). Successivi ascolti hanno fortunatamente smentito questa iniziale impressione, palesando la personalità e la bravura di Stefano Locatelli... L'attenzione per la melodia (non quella scema e radiofonica, pero!), rimane comunque innegabile…
Gea:Anzitutto, grazie per i complimenti… pensa che mi hanno detto che assomiglio a pelù nel modo di cantare….è incredibile certo “giornalismo” musicale italico… basta cantare con una timbrica medio bassa e ti accomunano subito a pelo pelù (credo che il minuscolo utilizzato sia volontario, ndi) …a volte questa pochezza di riferimenti mi intristisce.

La melodia è una parte molto importante del nostro bagaglio musicale e non facciamo certo fatica a riconoscerlo…d’altro canto tu ben sai che ci sono gruppi che con la melodia han fatto cose mirabili ma spesso non sono ricordati per questa cosa: si preferisce dare delle etichette più limitative…penso ai Dinosaur jr., agli Husker Du, tutte band che hanno scritto canzoni meravigliose e piene di melodie da brividi ma che hanno altre “etichette” cucite addosso. Per noi non si tratta comunque di un’”attenzione” studiata, quanto di una parte del nostro DNA musicale che naturalmente esce quando scriviamo musica…l’attenzione che poniamo è che sia il più espressiva possibile, non-banale.

Rockit:"Ruggine" è prodotto da voi, ed è al contempo un esordio: complimenti per il sound e… come è possibile che un gruppo all'esordio si sappia già produrre? Insomma, non ci credo che l'avete prodotto voi! … mi si convinca del contrario!! :)
Gea: eeeeeeeeeeh, carissimo… anni di gavetta avranno pure un senso, cristo! A parte gli scherzi, per noi non era la prima volta in studio; ormai tra dischi dei Bug editi, dischi dei Bug inediti, registrazioni per compilations e promo vari (tre in due anni) abbiamo maturato una certa esperienza in studio che ci permette di avere ben chiaro in testa quello che vogliamo ottenere, a seconda dei pezzi e dei nostri “mood”.

Poi, dove non arriviamo noi, arriva l’impareggiabile Enrico Ruggeri (quello VERO, ovviamente!!) che riteniamo uno dei migliori “produttori sconosciuti” d’Italia. La sua sensibilità musicale e la sua conoscenza delle macchine, nonché delle tecniche di registrazione sono veramente straordinarie… per noi (oltre che un caro amico da anni) è un grande aiuto e lo è stato anche sul disco.

Anche il fonico dello studio, Yonatan Rukhman, ha dato una grossa mano, anch’egli grazie alla sapienza pressoché perfetta sulle macchine dello studio dove abbiamo registrato.

Rockit: Come siete venuti a contatto con Santeria/Audioglobe, la vostra attuale etichetta?

Gea: Nel modo più banale del mondo… il nostro management ha spedito un promo (guardacaso registrato dagli Hogwash) all’etichetta… a Firenze il prodotto è piaciuto molto e il resto è venuto da sé… a volte serve anche un pizzico di fortuna nel piacere alle persone giuste, che possono investire su di te come Audioglobe sta facendo.

Rockit: Che aspettative di vendita avete? Non state vivendo di musica, vero? Comunque, a breve dovrebbe prendere il via una vostra tournée: come vi state preparando?

Gea: No, non viviamo di musica.

“Vivere” di musica può voler dire molte cose, ma tu sai che per vivere dignitosamente di musica in Italia si deve raggiungere un pubblico che noi nemmeno lontanamente adesso raggiungiamo, e credo che nemmeno mai ce la faremo, ma credici non è la nostra priorità: la nostra priorità è di vendere tanto da permettere alla label di investire ancora su di noi per farci registrare altri dischi in tranquillità, senza patemi d'animo e/o di portafogli da parte nostra, cosa che invece è sempre successa sinora.

Ormai (e aggiungo: purtroppo) non siamo più giovanissimi, abbiamo le nostre vite, le nostre famiglie, le nostre responsabilità e i nostri cazzo di mutui da pagare… pensare di vivere di musica sarebbe utopistico ora, ma per fortuna noi lavoriamo (e tanti purtroppo non possono dire altrettanto)… pensare di continuare a suonare e fare musica con serenità è il nostro vero obiettivo e sarebbe già meraviglioso raggiungerlo…. per quanto concerne il tour, ci stiamo preparando “alla vecchia”: suoniamo come degli ossessi in sala prove, regolarmente!

Rockit: Ed il contatto con Enrico Ruggeri, come è avvenuto? E' quel Ruggeri?

Gea: Chiaramente, come ho detto prima, si tratta del VERO e UNICO Enrico Ruggeri, l’INIMITABILE Enrico Ruggeri… è QUEL Ruggeri… quello degli hogwash (eh eh eh….)

Rockit: Quanto tempo siete stati in studio per registrare "Ruggine", come sono andate le cose, che tempi hanno avuto le varie fasi…
Gea: Abbiamo impiegato circa un mese e mezzo a registrare il disco, lavorando la sera e i week-end. Come al solito le takes dei pezzi sono state brevi… in due settimane il disco era praticamente registrato, in presa diretta, tranne le voci e gli strumenti non-convenzionali. Questo ci ha permesso di focalizzare maggiormente l’attenzione sul mix del disco, che ha occupato il restante mesetto. Il disco suona così soprattutto perché abbiamo curato in modo maniacale il missaggio. L’esperienza di cui ti parlavo prima è uscita proprio in questi frangenti: visto che lo studio costa e il budget era minimo, abbiamo provato i pezzi in sala prove sino alla nausea, in modo che all’ingresso in studio noi si sapesse già perfettamente cosa fare e cosa non fare rispetto al livello puramente “esecutivo” delle canzoni. Ciò ci ha permesso di impiegare il tempo restante per il mix, (che è a nostro avviso il 70% di un disco: puoi anche suonare bene ma se il cd o il demo si sente di merda il tuo valore svanisce) e di lavorare molto sul “suono” del disco, che spesso in Italia è una componente un po’ trascurata nelle produzioni indipendenti (come la nostra è) e ciò è un peccato. Certo, mixare è molto meno divertente che suonare, ma è necessario se si vuole rendere al meglio la propria musica.

Rockit: I brani, poggiano sempre su un grande (e davvero buono: direi dal respiro davvero 'internazionale') lavoro della chitarra… Come componete le canzoni?

Gea: Grazie per i complimenti! Le canzoni sono sempre e comunque un lavoro d’equipe… l’idea iniziale può arrivare da me piuttosto che da Benny o Nik, e non sempre è “chitarristica” (anche se potrebbe sembrare il contrario), anzi spesso è ritmica. Così è stato anche per i pezzi di “Ruggine” (anzi vi sfido ad indovinare quali e quanti pezzi sono nati dalla chitarra o da pattern ritmici). L'embrione del pezzo viene poi condiviso, elaborato, ricucito etc, sinché non trova perfetta consonanza con le aspettative e le emozioni di tutti quanti i componenti della band. Possono passare anche solo due settimane dal “concepimento” del pezzo alla sua versione definitiva… quasi sempre però sono due-tre mesi!!!

Rockit: Che importanza ricoprono per i voi i testi. Ricorre spesso la prima persona singolare, c'è sempre un "io", c'è sempre un "mio"… sei tu, Stefano, a comporli o nascono davvero a sei mani?

Gea: I testi sono quasi sempre opera mia, sebbene vi sia anche qui “l’imprimatur” collettivo prima di considerarli definitivi. Questi sono molto più personali, e se non sono miei sono comunque solo di una persona, rarissimamente sono stati scritti a più mani. L’importanza del testo è primaria, per noi (o quantomeno per me), sono parte di quell’”unicum” che è la canzone… testo e musica dipingono la medesima sensazione e/o situazione osservata da punti di vista differenti, o quantomeno questo è ciò che cerchiamo di ottenere quando scriviamo musica… poi non sta a noi dire se il risultato è stato raggiunto o meno, siamo troppo coinvolti per poter effettuare una valutazione in modo oggettivo. Certo è che procediamo in questa direzione: scrivere canzoni con una loro forte identità, contemporaneamente lirica e sonora.

Rockit: Come si struttura il vostro live act? Restate vicini a quanto offre "Ruggine" oppure, come accade per i vostri amici Verdena, lasciate spazio all'improvvisazione e all'invenzione del momento? Nessuna cover? (è chiaro che non mi riferisco alle stramaledette cover band che infestano i locali d'Italia, bensì a qualche omaggio ad artisti apprezzati che potreste inserire in scaletta!)
Gea: Non siamo più così avvezzi all’improvvisazione live come un tempo: più invecchiamo e più diventiamo pigri, essenziali, cattivi e frontali…dalle mie parti si dice “poche bale”!! (facilmente traducibile…). Scherzi a parte, il nostro approccio live è ora più diretto che un tempo, più “hardcore”, se vuoi. Ogni tanto la divagazione ci scappa ancora, i brutti vizi sono duri a perdersi, però l’essenzialità è una cosa che anche dal vivo stiamo apprezzando parecchio. Ciò non significa che noi si ripeta il disco pari pari senza partecipazione emotiva, anzi! Siamo totalmente concentrati nel rendere al massimo ogni singola nota, però senza eccessive “guarniture” che a volte diventano pesanti da digerire… e poi molto personalmente credo che per improvvisare dal vivo si debba essere molto bravi, avere una padronanza perfetta dello strumento e avere sempre qualcosa da dire, altrimenti si fa del narcisismo autoreferenziale. Io non lo sono, così bravo. Piuttosto che improvvisare live preferisco suonare pezzi freschi, nuovi. Cover? Dannazione, siamo pigri anche su queste…comunque dal vivo adesso eseguiamo “Limpid” degli Hogwash, e appena abbiamo finito di studiarle eseguiremo “Come togheter” dei Beatles, “un posto” del Balletto di Bronzo e “Problem child” degli Ac/Dc (forse…).

Rockit: Ce lo vedete Chris Cornell a cantare con i Rage Against the Machine? (Nb: era solo una voce, poi non confermata, ed in realtà si è trattato di una scusa per toccare un argomento, ndi). Il vostro cuore batte ancora molto dalle parti di Seattle? I Vostri recenti innamoramenti e delusioni musicali…
Gea: Il nostro cuore è sempre andato in mille posti diversi, da Seattle a Detroit, da Oxford all’Australia, da Minneapolis a New York, dalla Scozia a Cuba… Siamo dei fautori del viaggio come dimensione completa, cognitiva, percettiva e spirituale!

Rispetto a Chris Cornell… uhm… no, penso che il singer perfetto per RATM sarebbe Rude Boy degli Urban Dance Squad!

Delusioni e innamoramenti musicali… uhm… per quanto mi riguarda direi:
Innamoramenti: Willard Grant Conspiracy, Anekdoten, Marlene Kuntz (questo è più un "reinnamoramento"…). Delusioni: Bluvertigo e Deftones.

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