Claudio Lolli - e-mail, 30-05-2003 Intervista

11/07/2003 di

Chi scrive ha già avuto la fortuna di avere a che fare con Claudio Lolli: due interviste, più o meno nella prima metà degli anni ‘90, di fronte ad un microfono e ad un interlocutore con tanta voglia di parlare, condita da una non indifferente dose di ironia (ed autoironia). Per una volta, possiamo permetterci il lusso di maledire la posta elettronica: la freddezza del computer non ha reso giustizia al personaggio – come ben saprete, la stringatezza delle risposte è il dazio pagato al dio internet. Cosa che non ci impedisce di giudicare in modo più che positivo la nuova versione di una pietra angolare degli anni ‘70, quel “Ho visto anche degli zingari felici” che Claudio Lolli, 27 anni dopo, ha deciso di reinterpretare assieme al Parto delle Nuvole Pesanti. Un disco che ha fatto sorridere di gioia i nostalgici, e dà la possibilità, ai giovani, di scoprire uno dei cantautori più intelligenti della scena italiana.



Com'è nata l'esigenza di riproporre “Ho visto anche degli zingari felici”?
Dalla volontà di riportare di nuovo all'attenzione del pubblico su un disco per molti versi ancora attuale; un'opera, un concept-album che, tra l'altro, non era mai stato registrato dal vivo.

Perché assieme al Parto delle Nuvole Pesanti?
Su proposta della casa discografica. Risiedono tutti a Bologna, perciò è stato facile frequentarci e conoscerci meglio. Hanno dato un nuova interpretazione dei miei Zingari felici, una rilettura balcanica, etnica. Hanno fatto talmente propria la musica, che sono diventati loro stessi degli 'Zingari felici'.

Però c'è anche Paolo Capodacqua, col quale ormai siete come fratelli
Sì, con Paolo ormai c'è un rapporto di grande stima e amicizia. Il suo è stato un contributo importante negli arrangiamenti del disco.

Come mai, per il cd, è stata scelta una versione dal vivo e non una da studio?
Perché non era mai stata fatta prima e per dargli una nuova identità musicale rispetto al disco di 27 anni fa.

Da chi era composto il pubblico di quelle serate? Solo nostalgici?
No, affatto. A Crotone, ad esempio, per il festival-tributo a Rino Gaetano, dove abbiamo presentato la prima volta la nostra idea, c'erano tantissimi giovani in piazza. E non posso nascondere che non sia stata una vera sorpresa.

Il lavoro è piuttosto vicino alle strutture dell'originale: la scelta è stata immediata, oppure, avevate provato anche altre soluzioni, per poi scartarle alla fine?
La struttura del disco è rimasta praticamente la stessa. È lo spirito e l'interpretazione che sono cambiati, ed è venuta fuori piuttosto naturalmente, senza troppi ripensamenti.

Il disco, quando uscì nel 1976, fu adottato da un intero movimento, per non dire da una generazione. Cosa pensi dei movimenti di oggi? Vedi molte differenze rispetto agli anni '70?
I movimenti sono molto differenti, anche se in comune con quelli del fine anni '70 vedo la necessità di riappropriarsi della Piazza come luogo per manifestare il dissenso.

E della loro musica di riferimento?
Non vedo molti punti di contatto.

Alcuni giovani di oggi sono ritratti in copertina. Perché quella foto è in bianco e nero?
La copertina è stata scelta da Storie di note, credo per rimarcare l'idea che si tratta di un disco dal vivo.

Sei insegnante di italiano. Immagino che i tuoi ragazzi sappiano del tuo 'lavoro parallelo'. Cosa dicono dei tuoi dischi?
Nella maggior parte dei casi, non gliene importa granché dei miei dischi. Per loro sono innanzitutto un professore.

Qualche anno fa, per la sua nuova versione, hai modificato il testo di “Borghesia”. Non sei stato tentato di fare la stessa cosa questa volta?
No, l'approccio a questo disco non è stato filologico: i temi sono rimasti gli stessi.

Eppure, quel “Quasi di stato” in “Agosto”, riferito alle stragi oggi fa quasi ridere
Anche allora aveva un significato molto ironico.

A proposito, non pensi che il disco rivesta ancora una sua certa attualità? Citando ancora “Agosto”, quella strage (il treno Italicus), come tutte le stragi italiane, non ha un colpevole; gli americani di “Primo maggio” fanno ancora le guerre. Certe canzoni potrebbero essere state scritte anche adesso
È per questo che ci sembrava giusto ri-suonare questo disco; non è un'operazione nostalgica, ma un tentativo di coinvolgere un pubblico giovane su tematiche per certi versi ancora attuali.

Tutti questi anni sono passati invano?
Il panorama politico italiano e internazionale è molto cambiato da allora. Impossibile fare paragoni. Forse la politica si è un po' imbarbarita rispetto ad allora.

L'unica cosa obsoleta sta nel fatto che quel disco uscì anche sull'onda delle vittorie della sinistra. A vederla ridotta in questo modo, non ti viene da piangere?
Le divisioni che affliggono la sinistra restano una costante. Credo che oggi manchi un leader capace di unire e di emozionare il popolo di sinistra.

Recentemente è uscito anche un libro dedicato alla tua opera. Per te è un momento d'oro
La biografia di Jonathan Giustini è per me qualcosa di molto importante. Ci siamo conosciuti per motivi discografici e man mano lui si è appassionato alla mia storia. Nel suo libro vengono chiariti alcuni aspetti della mia carriera, con obiettività, rendendomi finalmente un po' di giustizia nei confronti di tante false leggende che girano sul mio conto.

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