Egokid - e-mail, 30-08-2003 Intervista

08/09/2003 di

A distanza di un paio di mesi dall’uscita del loro primo disco ufficiale abbiamo avvicinato gli Egokid per chiacchierare un po’ sulle loro ultime gesta. Ne è uscita un’ intrigante intervista che, oscillando tra il serio e il faceto, sottolinea l’opinione acquisita durante l’ascolto di “The egotrip of the Egokid”: questi ragazzi sono degli alieni catapultati sulla Terra da qualche remoto pianeta con l’intento di avviare un progetto di lobotomizzazione dei terricoli…



Sono rimasto molto colpito dall’ascolto di “The egotrip of the Egokid”, un album molto intrigante che si fa apprezzare per originalità, stravaganza e ardimento. Qual è la fonte a cui attingete per alimentare cotanta follia creativa? Mi viene da pensare che la vostra cantina sia infestata da funghi allucinogeni!

Leo: Sono contento che ti sia piaciuto, ma in realtà la cosa è un po’ triste: è che io e Gema vorremmo suonare del super-metal-truzzo-stoner ma Diego e Pier rovinano tutto ed ecco il risultato…
Lorenzo: Grazie per considerare il nostro album originale. Era uno dei nostri principali obiettivi sembrare il meno possibile simile a modelli affermati e se ci siamo riusciti siamo molto soddisfatti… certo abbiamo dovuto ingerire parecchi funghetti…
Diego: …che non mancano mai nella nostra cantina-sala-prove. Per non parlare della restante fauna batteriologica che si annida nella moquette, tanto che abbiamo testato le eventuali proprietà allucinogene delle suddette sostanze su Pier, ma...

Pier:. ..non hanno fatto alcun effetto e il problema è che non riesco ad uscire dalla moquette: è cresciuta a dismisura e ogni volta che provo a guadagnare la luce mi avviluppa e mi preclude ogni di via fuga...

Diego: Quella che invece sembra follia creativa è forse la reazione più comune alla saturazione musicale che ci accompagna da anni. Ognuno di noi è in realtà un giornalista musicale frustrato che, invece di scrivere di musica, la fa, perché oggigiorno questo comporta meno stress da competizione.

Facciamo un piccolo passo indietro: com’è iniziata l’avventura degli Egokid?
Leo: Più di tre anni fa sono arrivato a un punto in cui avevo bisogno di lavorare con gente iper-attiva e realmente motivata; così inizialmente ho trovato lo stesso spirito in Gema e Lorenzo e poco dopo abbiamo conosciuto Diego. In realtà cercavamo un chitarrista che potesse dar modo a Gema di cantare agevolmente senza dover dar troppo peso alla sua chitarra, ma Diego si è spacciato principalmente come cantante che possedeva a malapena un cavo e una chitarra acustica. Perciò, stringendo le spalle abbiamo detto: "Ok, proviamo...".

Scintille sin dalla prima prova: “Helen”, “Grey”, “Hetro retro” sono stati i primi pezzi che mi pare abbiamo provato; Pier si è aggiunto poco più di un anno fa per arricchire il suono: attualmente è un vulcano di idee insieme a Diego... un giorno si fermeranno, chissà...

Diego: Quando sono entrato nel gruppo, con cavo chitarrina e aria da militante gay incazzato, l’atmosfera era quella di una band punk da corsi serali del comune: hai presente il video di “Sugarcube” degli Yo La Tengo? Insomma l’occasione perfetta per mettere l’arte da parte e cominciare a fare della musica senza certezza alcuna. Di recente l’arrivo di Pier, cantante polistrumentista e bradipo tentacolare, ha dato la sferzata finale, sprofondando il gruppo in un caos situazionista. Ogni volta che ci penso mi chiedo come un gruppo così possa sfornare delle pure e semplici canzoni, invece che delle improvvisazioni cazzoni alla Old Time Relijun.

Pier: Anche noi abbiamo dei momenti destrutturati e 'free-form'; te ne accorgi perché quando li sforniamo lo sportello del micronde si apre da solo e senza campanello.

”Sean Conneryvs. Man-uro”, demo datato 2002, è stato il vostro primo ‘cimento’ discografico, vero?
Leo: No, nel 2000 abbiamo realizzato il primo demo praticamente live in studio, fatto in poche ore e con poche take: suono discreto ma con i difetti di un prodotto fatto in fretta. Poi nel 2001 su un quattro piste è nato il secondo demo, dove ci siamo presi molto più tempo… ma chissà perché il suono sembra provenire da una scatola. Così l’esperienza ci ha portato nel 2002 a “Sean Connery vs. Man-uro”: più curato, sbattuto in ogni dove, e ci ha aiutato ad emergere un poco.

Gema: Niente più chitarroni ruggenti, ma tante tastierone ammalianti (?)…
Diego: In “Sean Connery vs. Man-uro” in realtà sono presenti le canzoni che, riarrangiate, entreranno a far parte del nostro secondo lavoro, e che per ragioni stilistiche non compaiono in “Egotrip”. “Sean Connery” è stato un banco di prova, l’occasione per prendere dimestichezza con la fase di registrazione e di editing. Il risultato è, se vuoi, più scarno e concettuale e penso che sia questa la direzione nuova degli Egokid.

Pier: Sul banco di prova vendevano pesce sino a poco tempo fa e questo ci ha permesso di scrivere dei nuovi pezzi che profumano tanto di mare e sono anzi perfetti hit-single balneari… in tema di influenze mi sembra un percorso degno di nota, no?

Come siete entrati in contatto con Snowdonia, licenzataria di “The egotrip of Egokid”?
Diego: E' stata Miss Cinzia La Fauci a trovarci e non so come abbia fatto. Un giorno mi arriva una sua mail e io non so nemmeno chi sia Cinzia La Fauci. Nella mail ci chiede di coverizzare dei vecchi brani dei Maisie, e io non so nemmeno chi siano i Maisie. Alla fine Lorenzo scende in sala con un numero di "Blow Up" con la copertina che sembra rubata a "Playboy", e davanti a tanta grazia pre-raffaelita ci siamo sentiti in dovere di rendere omaggio alla loro “Girl from Venus”, gioiello pop celato fra le montagne di canzoni e cassettine di casa Scotti. Poi da cosa nasce cosa…
Pier: E’ una tua supposizione che li accatastino a montagna, magari li impignano a strati o a mo' di piramidina: cosa ne sai tu? …è cattivo giornalismo questo lasciatemelo dire!

Lorenzo: Il modo in cui Cinzia sia riuscita a scovare il nostro gruppo è un mistero a cui neanche lei ha saputo rispondere (la memoria a una certa età gioca brutti scherzi). Noi comunque continuiamo ad indagare…

Rimanendo nell’argomento: cosa mi dite riguardo alla nascita e alla gestazione? Avete utilizzato solamente materiale inedito oppure avete 'riesumato' qualche vecchio brano?
Leo: Nell’evitare di prendere il primo e secondo demo, e bruciare un occasione semplicemente mettendoli come erano su cd e via, la decisione di entrare in studio e prenderci il tempo per realizzare un album ufficiale - con un suono curato in ogni suo aspetto - è sembrata logica; così, dalla seconda metà di maggio fino alla seconda dell’agosto 2002, siamo approdati alle officine Modienne e nelle mani di Francesco e Davide (Ico) abbiamo sfornato il cd, senza fretta, con disponibilità e cortesia e una strumentazione in cui perdersi e poter fare tutte quelle cosine strambe e spacey che si sentono. Tutti contenti a tal punto che ci siamo pregati a vicenda per realizzare dai Modienne anche il secondo cd! Grazie cari non vediamo l’ora!!

Gema: Un bacino ai Modienne, i nostri kakofonici del suono.

Diego: Tutto il disco è praticamente costruito su vecchi brani, estratti da un paio di demo precedenti a “Sean Connery vs. Man-uro” prontamente riarrangiati dopo essere stati metabolizzati lungo un paio di anni. Per questo il disco suona in un certo senso 'vecchio', forse logorato dall’averlo eseguito in lungo e in largo - con quel suo suono spesso e stratificato che non ti lascia tregua - anche se in fase di registrazione ci siamo accaniti ad infarcirlo di ogni idea. Per noi rappresenta lo spettro di un’infanzia persa e cristallizzata in tutta la sua deformità... romantico e raccapricciante... ma questa non è una recensione... o sì?

Pier: No, questo è il mio autoritratto… non vedi?

La scelta di utilizzare la lingua inglese è una precisa esigenza artistica, oppure siete intenzionati a cimentarvi anche con l’idioma italico?
Diego: What?

Pier: Abbiamo in programma, se i nostri impegni ce lo consentiranno, di realizzare una cover noize&toys di “Liù” degli Alunni del Sole, e poi, come nel caso dei Maisie, da cosa nascerà cosa.

Leo: Sull’utilizzo dell’italiano ogni tanto se ne discute, ma fino a che Diego e Pier continueranno a ragionare sui testi direttamente in inglese si andrà avanti così. Anzi, una volta Diego ha cantato un suo pezzo in italiano in sala prove, ma poi l’ho pregato di non farlo più perché ero estremamente imbarazzato… di stomaco ovvio! Con l’inglese è un classico perché puoi cantare le più estreme cazzate passandola sempre liscia, anche se non mi sembra sia il nostro caso, perché credo che Pier e Diego realizzino degli ottimi testi… detto da gente esterna al gruppo, sarà…
Un altro punto è che l’inglese può portare fuori dai confini nozionali e bla bla bla bla…
Lorenzo: L'intenzione era quella di sfondare nel mercato australiano e convertire la Giamaica all'indie pop.

Gema: Sarebbe stato carino usare la grammatica dei Sigur Ros, ma quando ho chiesto al cantante il suo vocabolario non ho avuto risposta…

Il video del brano “Helen” è già in rotazione?
Gema: Ruota così veloce che nessuno l’ha mai visto in tv… (troppo bella questa, ndFaustiko)
Diego: …non è vero! Per un periodo amici e conoscenti mi telefonavano a casa, mi mandavano mail e fiori per congratularsi: avevano visto il video di “Helen” (diretto da Andrea Caccia), la sera tardi fra le 2 e le 4 su MTV...

Pier: Era bello… era come stare a casa di un medico di paese nel periodo natalizio, con i capponi, i torroncini e le ceste coi fiocchi in salotto...

Lorenzo: Una volta è andato in onda dopo il video di Ricky Martin e poi è rotolato nel magazzino dei video dimenticati di Mtv tra Echo & The Bunnymen e i primi Elio e Le Storie Tese.

Diego: Comunque ora è possibile scaricare il video direttamente dal sito di Snowdonia: check it out!

Attualmente siete impegnati con un tour promozionale. Vi chiedo perciò come si svolgono i vostri live? Mi risulta difficile pensare che durante i concerti vi 'limitiate' a suonare
Diego: Essendo uscito il disco verso giugno, abbiamo avuto giusto il tempo di fare qualche show-case qui a Milano e a Crema, prima che i locali chiudessero i battenti (in faccia) per ferie. Ora ci stiamo organizzando per un tour autunnale che tocchi almeno le venues della musica indipendente del centro-nord italico, più qualche tappa in Canton Ticino. Ci piacerebbe comunque poterci esibire verso mete più esotiche - tipo fra i Sassi di Matera o lungo tutto il tavoliere delle Puglie. Per questo stiamo pensando di vendere anche un nostro Sound System, in cui Pier reppa e tutti noi gli facciamo da human beat-box.

Per quanto riguarda le nostre performance il 'limitarsi a suonare' è un’utopia. In realtà non possiamo proprio fare a meno di inframmezzare i pezzi con dei siparietti cabarettistici: Gema che preso da uno scazzo emo-core mi versa la birra nell’amplificatore; Pier che indossa i panni di una Carrà Cantatrice Calva e propone una versione aggiornata del Quizzone con me in veste di velina pelosa; Leo e Lorenzo che si scambiano per osmosi le personalità e l’attitudine verso lo strumento (Lorenzo percuote il basso, Leo strimpella la batteria), senza che peraltro nessuno noti la differenza.

Leo: Il live non ha mai una scaletta fissa, viene cambiata ogni volta anche se ormai i pezzi che girano attualmente sono di ultima produzione, mentre i restanti 5 o 6 sono di “Egotrip…”. Suoniamo troppo (!), nel senso che non per ora non usiamo nessun tipo di campionatori o computer per i live, ma ci attrezzeremo al più presto. Comunque durante i live... che dire... Diego e Pier parlano troppo tra un pezzo e l’altro - ma per lo meno fanno ridere, -ed è da vedere l’accanimento di Pier sul theremin: master e slave durante pratiche sado-maso, intenso veramente. Io e Lorenzo che ci rincorriamo come forsennati e ogni tanto riusciamo a prenderci e Gema che fa il suo personale concerto.

Gema: Sul palco vomitiamo tutto il nostro amore per la tecnica.

Lorenzo: La parte più interessante dei nostri live si presenta durante l'allestimento del set del concerto quando ci presentiamo al fonico annunciando che la nostra strumentazione prevede oltre a chitarre, basso e batteria anche cinque tastiere, un theremin, un laptop e una serie di strumenti giocattolo variabili a seconda dell’ umore di Pier. In realtà è nella reazione dei fonici che è racchiusa la vera essenza dei live degli Egokid.

Oltre al tour siete coinvolti in qualche altra attività?
Diego: Mentre Gema, Leo e Lorenzo sono presi vieppiù dall’espletare le loro funzioni di giovani (si fa per dire) eterosessuali, Pier ed io siamo dei veri presenzialismi dello show-biz indipendente. Da ormai due anni conduciamo un programma culto sonico satirico su Radio Popolare Milano (“My favourite things”) che ricomincerà in ottobre. In più Pier è spesso impegnato in concerti per le piazze d’Italia con il Gruppo Caronte - ensemble da far paura al Brodsky Quartet - che esegue su arrangiamenti originali e in versione cameristica qualsiasi opera del genio classico pop e folk nostrano e internazionale. Dimenticavo: Gema ha un suo side project elettronico: Hello Daylight, in cui rientriamo anche Pier ed io come le Wendy & Lisa del caso. Attualmente sto preparando qualche pezzo da proporre sotto il moniker Die Logic, mentre Leo si sta facendo conoscere come remixatore decostruzionista col nome di Mortingurda.

Pier: Io sto anche studiando danza aikido.

Leo: Ognuno di noi ha parti oscurate del cervello… per quanto mi riguarda ho un attività che è limitata all’economia del gruppo: remixo senza autorizzazione e gli altri fanno finta di niente. L’unico che si fida sembra Gema: mi ha affidato tre pezzi del suo progetto Hello Daylight da disfare e ricomporre a mio piacimento, e vado quasi orgoglioso della ghost track in coda a “The egotrip…”.

Ho avuto la guida spirituale di Bill Laswell quando remixa i Painkiller, e i Matmos che ricompongono i Rachel’s e migliaia di particelle industriali che non guastano mai...

Pier: E’ sorprendente constatare quanti modi di non guadagnare un cazzo esistano al mondo!

Quali sono le vostre principali influenze musicali?
Leo: Personalmente dopo un’infanzia metallara, imbarazzato dal fatto di continuare a suonare pezzi dei Metallica, mi sono spostato dalle lande lacrimose e infestate di cover band e gente stanca cerebralmente a Milano. Col desiderio di suonare post-punk evoluto misto jazz e avanguardia virato industrial con quel tocco pop cristallino che non guasta mai: John Zorn, NoMeansNo, Fugazi e Motorpsycho scaraventati nello spazio. Il risultato? Nulla a che vedere con gli Egokid, a parte il pop cristallino. Ma suonare con ‘sti gonzi è troppo divertente: ho imparato tante cose soprattutto durante gli sproloqui di Diego nei riguardi degli eterosessuali, esilarante e inquietante...

Diego: Battiato e Lucio Dalla (contro tutti i cantautori e dallo stesso letto), Duran Duran (contro gli Spandau Ballet), Police (contro i Clash), Genesis e Van Der Graaf Generator (contro i King Crimson e gli Yes), Bowie (contro sé stesso), Blur (contro tutto il brit-pop), Mina (contro la Patti Pravo), Bjork (contro Madonna e qualsiasi altra icona frociarola), Flaming Lips e Grandaddy (in un’orgia di pelo e sangue finto, contro Malkmus & co.), Stereolab (contro tutto il post-krautroccume revivalistico degli ultimi anni). Due gruppi fondamentali: Komeda (Svezia) e Dallas (Estonia).

Lorenzo: Television, Joy Division, Siouxie, Thin White Rope, Smith, Talking Heads... Comunque quando non ascolto le ristampe dei Contorsion, ma piuttosyo cerco di aggiornarmi con Tortoise, Grandaddy (periodo con barbe), AudioBullys, etc.; infine perferisco i Clash ai Police, e di questo dovremmo discutere prima o poi con Diego.

Pier: Yoko Ono, Gentle Giant, Marc Almond, Minnie Minoprio, Super Furry Animals, Jon Anderson, Lola Falana.

Gema: Motley Crue, Kilye Minogue e Azuko Kakazucaja.

La vostra proposta è piuttosto lontana dagli stilemi classici della musica italiana. Come sono state accolte le vostre opere? C’è qualche difficoltà particolare che vi siete trovati ad affrontare?
Leo: I lavori che abbiamo messo in circolazione sono stati accolti decisamente bene, da addetti con ottime recensioni - sia su webzine che su supporto cartaceo - ma anche dai comuni mortali: portarsi a casa il consenso della gente è il lavoro più difficile.

Diego: E’ semplicemente 'favoloso' essere italiani e nel contempo trovarsi a suonare negli Egokid.

E’ semplicemente 'fantastico' risultare troppo poco emo, cool, post, free per le etichette indie nazionali, e nel contempo troppo di tutto quanto detto sopra per le masse che affollano i concerti del Blasco …
Pier: …e soprattutto quelli delle sue cover band! A me piacerebbe fondare una cover band: scegliere un pezzo che proprio ci piaccia e suonarlo in centinaia di versioni per tutta la carriera!

Lorenzo: La difficoltà di trovare posti dove suonare è maggiore se non si suona ska, reggae o cover. Anche nei centri sociali la situazione sta diventando complicata: ci sono tante band e poca gente disposta ad ascoltare un gruppo sconosciuto che suona, il più delle volte, in condizioni precarie di amplificazione.

Gema: Come possono capire gli altri se nemmeno io capisco cosa facciamo?

Avete dei contatti con l’estero: concerti e/o distribuzione discografica?
Diego: Per ora si sono interessati a noi i tipi della Acidoxx, super indie americana con la quale siamo ancora in ballo e che già aveva contattato Cinzia La Fauci per stampare alcuni titoli del catalogo Snowdonia in America. Personalmente mi piacerebbe che il disco girasse anche un po’ per l’Europa, chissà forse per la Duophonic o la Elephant Records, ma sono solo supposizioni.

Pier: Alla Duophonic e alla Elephant sono particolarmente legato perché mi ricordano il mio primo fidanzatino delle elementari che non lo sapeva.

Gema: Ben presto l’America verrà a casa tua, caro Diego. C’è una profezia che dice che la Acidoxx farà scempio del tuo corpo…
Diego: Nel frattempo si parla di un tour in Francia per il prossimo anno…

C’è qualche artista (pittore, scrittore…) a cui siete particolarmente legati e che magari ha influenzato la vostra creatività?
Diego: Non ti so dire se ci sia un’influenza letteraria diretta sulla musica. Di certo non c’è nei testi. Il concetto del testo/poesia/racconto tanto caro alla tradizione cantautorale è qualche cosa di estraneo al mio modo di scrivere. Ti dirò di più: quando ascolto un brano in italiano non faccio caso alle parole. Anche visivamente non mi sono mai posto l’idea di quali immagini possano scaturire dalla musica degli Egokid o viceversa. Mi piace invece vedere come la nostra musica viene 'immaginata' dagli altri: così è successo con Andrea Caccia quando abbiamo girato il video di “Helen”, e così con Cinzia per la copertina. Magari il risultato può lasciare spiazzati, ma mi diverte l’idea di essere in balìa di altre teste creative da questo punto di vista.

Lorenzo: Penso che la nostra creatività vaghi impazzita senza nessun riferimento e cresca selvaggia come l'erbacce in una discarica. Alcuni brani sono nostre reazioni a esperienze del quotidiano: “Belagente” si oppone agli attacchi dei mass-media contro il nemico del giorno (in questo caso i pedofili, che non tendono a risolvere problemi ma a evidenziarne solo gli aspetti più morbosi), “Burdizzo bloodless castrator” rivendica una concezione di vita opposta al celodurismo imperante, mentre “Nologonopogo è un pezzo dedicato alla nostra esperienza alle giornate del G8 di Genova di cui siamo stati protagonisti e vittime.

Pier: I miei testi invece parlano di vicende personali con attitudini visionarie alla William Blake e di tematiche gay con toni da profezie gioachimita… basterà o converrà anche citare Anatole France e la pittura antroposofica che vestono sempre?

Gema: Per me sempre Azuko Kakazucaja….

Ok ragazzi, per ora è tutto. Ci risentiamo per le vostre future gesta… e mi raccomando: preservate la fauna batteriologica.

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