intervista

Edda e Gianni Maroccolo: "Questo disco è come un figlio nato in un periodo di merda"

Esce oggi "Noio; volevam suonar", nato in quarantena – con un'Ipad – dalla stima reciproca tra il bassista e l'ex voce dei Ritmo Tribale. Un po' esperimento, un po' regalo, un po' scherzo. E folle il giusto
30/06/2020 10:27

Questa la iniziamo come la inizierebbe Carlo Emilio Gadda. Così, perché ci sta. Gianni Maroccolo ed Edda sul limitare della loro turris eburnea, nella quiete isolata delle loro rispettive clausure, nella profondità delle dimore, ci concedono il privilegio di rispondere a qualche domanda su Noio, album in collaborazione in uscita proprio oggi. La voce di Gianni suona limpida, chiara e verbosa, sul fare del crepuscolo di una sera d'estate. Racconta di un silenzio spezzato sovente, dall'intensificarsi del lavoro e delle idee, dei ricordi incessanti, degli incontri virtuali e a intermittenza. Quella di Edda gli fa da spalla. Fulmineo e sardonico. Fortemente dentro questi tempi di passaggio e cambiamento, di ricerca, d'inquietudine, che – specie se si è oltrepassato l'emiciclo della vita – portano a relativizzare tutto, figuriamoci un'intervista.

Dalla saga postmoderna di Alone il disco perpetuo del bassista toscano, il cui quarto episodio è uscito il 17 giugno per Contempo Records – alla voglia di ritornare ad avere un pubblico fisico, si parla di tutto. Usando ovviamente come pretesto Noio; Volevam Suonar, pietra sedimentaria dello spirito collaborazionista che accompagna da anni Gianni (Litfiba, CCCP, CSI, Marlene Kuntz, tra i vari). Questa volta l'han fatta davvero strana: il disco, 11 tracce, è stato registrato da Maroccolo e Stefano Rampoldi aka Edda (milanese classe '63, prima voce dei Ritmo Tribale e poi solista: il suo ultimo lavoro si chiama Fru Fru ed è del 2019) totalmente in quarantena. L’album è disponibile gratuitamente sia nella versione digitale che in quella fisica (cd o vinile) pr chi ha effettuato il pre-order entro il 15 giugno, sostenendo le sole spese di spedizione.

La musica dei due si compone e scompone sulla via della pura improvvisazione, nella liquefazione delle forme e del suono, nell'espressionismo delle linee vocali, che ha trovato in Edda il proprio non plus ultra. Paesaggi brulli, scarnificati, frammenti di pensieri estemporanei dettati dal lockdown. Virati nel tempo da piccoli aggiustamenti successivi. Una incubazione prolungata, nata nei primi giorni di maggio, costantemente alimentata dal contatto sotterraneo e indiretto tra due  personaggi fuori dagli schemi e dalla canonica scena “impro” eppure a essa affini; confinati e confluiti in sessioni di registrazione a distanza, cantando senza un microfono, direttamente nel iPad, dalle quali a preso forma quello che è un po' un disco, un po' un esperimento, un po' un regalo, un po' uno scherzo, un po' un atto di protesta. Un po' nulla di tutto questo. 

Sbaglio se dico che l'incipit di Maranza, brano che apre Noio, è un punto d'unione con la collaborazione che già c'è stata tra voi due per Alone?

G: Per certi aspetti lo è, ma credo più in senso umano che non artistico. Il nostro è un legame nato lentamente; da anni ci annusiamo a vicenda e sono certo che le nostre collaborazioni su Alone e soprattutto Noio siano la conseguenza naturale di un'amicizia profonda. L'introduzione di Maranza, nello specifico, è un “cutting” di tutti i nostri scambi epistolari durante la quarantena. Stefano mi mandava dei vocali e io rispondevo scrivendo.

E: Maranza nasce da un ricatto. Gianni ha fatto la musica e mi ha detto "trova una melodia, se no la faccio cantare a Godano". Io allora mi sono applicato e sarà stato che vivevo con un idiota in casa, ma mi è venuta bene. Era comunque di partenza un brano molto bello.

Tanto che ci siamo, a che punto sta il progetto Alone?

G: Contempo ha appena pubblicato il Vol. IV. A che punto sia Alone come concept, invece, non lo so. Molto banalmente è in viaggio, un po' come me. Ma a quanto pare cresce a ogni volume e ciò mi rende felice perché creare/produrre due dischi l’anno comportava il grosso rischio di ripetersi. Per ora questo non è accaduto e credo anche di essere riuscito a trovare una maggiore capacità di sintesi in questo ultimo volume. La cosa sorprendente è che da anni ogni volta che propongo a qualcuno una collaborazione ad amici/che e colleghi, tutti mi dicono di si e nel nostro ambientino questo non accade spesso. E queste collaborazioni sono un grande valore aggiunto.

Molti titoli hanno il sapore del deja-vu, Madonnina, Servi dei Servi – l'ultimo singolo prima dell'uscita del disco – ricordano indirettamente altro. Altre volte i riferimenti sono direttamente espliciti, come Achille Lauro e Bebigionson. C'è un senso dietro tutto ciò, o è solo il primo titolo venuto in mente? Che poi è tipico nei demo, dei bootleg e nelle incisioni casalinghe un po' di tutti, da Neil Young a Bob Dylan.

G: I titoli non sono arrivati a caso. Adoro la scrittura di Stefano, perché per me è come se fosse un “millefoglie”: ti puoi fermare al primo strato che è comunque buono, ma se ti concentri e ti gusti anche gli altri strati, be', scopri un universo assai variegato e profondo e, di conseguenza, anche il perché di certi titoli. Credo che l’unico pezzo che ha tenuto lo stesso titolo del provino sia proprio Maranza.

E: Guarda, se c'e una cosa che mi piace è inventare i titoli. Amo la sintesi, un po' meno la sintassi: è come porgere un biglietto da visita.

La promozione di questo disco è iniziata in pieno lockdown, a dimostrazione che, "scherzo" o "gioco", Noio è stato preso molto seriamente sia da voi due sia dalla stampa. Qual è stato e qual è il messaggio attraverso questo progetto? 


G: Si è deciso di fare un disco insieme. Ripeto, ne stavamo parlando da tempo e ci è sembrato, nonostante i limiti dovuti alla lontananza e ai problemi tecnici conseguenti, che fosse il momento migliore. Un misto tra incoscienza, istinto e casualità… anche se a dire il vero, nulla avviene a caso. Ci siamo fatti un regalo in realtà.

E: Scrivere canzoni è come mettere incinta una ragazza. Se proprio non sei un pezzo di merda, la cosa andrebbe fatta con molta serietà. Abbiamo fatto l'amore in un momento molto particolare, ma ciò non toglie che ora abbiamo un figlio e quindi ci dobbiamo prendere cura di lui. Se l'avessimo fatto tanto per passare il tempo, allora era meglio farsi una sega. Ma cosi non è stato.

Marok da quarantenaMarok da quarantena

Che poi tutti e due fate un po' a gara a chi è l'animale meno modano, quindi immagino che il lockdown per voi non sia stato un trauma così grande.

G: In effetti non siamo molto mondani. Io in particolare, da sempre. Il lockdown è stato comunque tremendo. Lo è stato pure per noi due, anche se in effetti, a parte tutti i concerti annullati, la mia vita non è cambiata molto in quei giorni.

E: Non è per vantarmi, ma io sono una suora di clausura per diritto naturale.

Com'è nata la decisione di un album disponibile gratuitamente attraverso il mailorder della Contempo Records? Ci sarà una qualche forma di guadagno, magari anche solo per la storica etichetta?

G: In realtà ci siamo fatti un regalo e abbiamo scelto di condividerlo con altri, gratuitamente e in tutti i formati, con la speranza che avesse sugli altri l'effetto che ha avuto su noi due. Inoltre, dopo un po' di canti, balconi, “andrà tutto bene” e buoni sentimenti a profusione, molti hanno iniziato ad avere paura e a urlare. Tutti pretendevano qualcosa; anche legittimamente ci mancherebbe, e poi le dirette, appelli, rimostranze... Nel mio piccolo ho sempre pensato che un musicista sia di per sé fortunato e che forse in quei momenti molti altri stessero peggio di noi, che altre fossero le priorità. Ho pensato che invece di chiedere e pensare ognuno a stesso, si potesse provare a fare qualcosa. Parlando con Stefano ci siamo detti: "possiamo fare la nostra musica, bene, facciamola; magari farà stare meglio qualcuno come è accaduto a noi". Abbiamo chiesto alla Contempo – etichetta gloriosa, con cui collaboro da una vita – di darci una mano e loro sorprendentemente hanno deciso di supportarci. Qualcuno cerca l’inghippo, la “furbata”, il cosa ci sarà sotto... be', c’è solo un gesto collettivo. Un modo come un altro di fare la propria parte in un momento delicato.

Edda da quarantenaEdda da quarantena

Ma nessuno guadagna proprio nulla?

G: Ognuno ci ha messo qualcosa; abbiamo aperto un pre-order circa quasi due mesi fa: CD e LP a zero euro + spese di spedizione e download gratuito digitale disponibile per tutti dal 30 giugno. Ci aspettavamo qualche centinaia di copie tra Cd e vinile e invece alla chiusura delle prenotazioni siamo ad oltre 1400. Tutto trasparente: né io, né Stefano, né la Contempo ci guadagniamo un euro. Se a fine estate dovessero esserci ancora richieste potremmo ristampare qualche copia e mettere in distribuzione il disco ad un prezzo comunque molto basso. Ma ancora non si è deciso nulla a riguardo.

Ci sarà una promozione del disco? E se sì sarà virtuale o dal vivo con tutte le limitazioni del caso, e anche un po' del cazzo...

G: Ci saranno dei concerti. Quando e come, non lo so…. ma ci saranno.

E: Speriamo proprio di sì.

Domanda difficile, forse un po' scomoda, ma ci proviamo. Ho sempre creduto che, da quando Ferretti si è dato all'ippica, Agnelli ai talent e Godano se la spiccia lui da solo, Edda sia rimasto tra i pochi in Italia con un senso della frase ancora disarmante. Altresì rimango spesso stupito se penso che quello che, sulla carta, era dato per il più scoppiato di tutti, a conti fatti è quello che ha retto di più, sulla lunga distanza, il peso di tutto, della fama, del ego, degli eccessi. Gianni, tu che hai collaborato con tutti questi nomi, ci puoi dire com'è avere a che fare con Edda? Edda, al contrario, se ne hai voglia, puoi dirci qual'è il tuo segreto? 

G: Ho sempre avuto la fortuna di ritrovarmi a fare musica di insieme con ottimi cantanti e performer e autori. Tra quelli da te citati aggiungerei sicuramente anche Claudio Rocchi e Piero Pelù nel periodo in cui abbiamo condiviso l’esperienza dei Litfiba. Ognuno di questi incontri speciali ha prodotto canzoni e dischi per me indimenticabili. Incontri che ti aprono la mente, il cuore e che vanno al di là del “fare musica insieme”. Ognuno con una sua poetica personale, un proprio modo di cantare e di esprimere la propria unicità. Personalità molto forti e assai complesse ma estremamente stimolanti. Ho vissuto intensamente questi incontri, mettendomi a disposizione della parola e delle loro vocalità quasi a creare più delle sonorizzazioni che delle composizioni musicali. Io poi sono una sorta di cane randagio, a cui piace ogni tanto unirsi a un branco per percorrere un pezzo di vita musicale e non insieme. Finché dura è potentissimo, ma nella vita tutto nasce, vive e poi muore. Quando questo accade abbandono il branco e rinizio a girovagare. A ognuno di questi artisti devo moltissimo e il fatto che non si faccia più musica insieme non muta la bellezza e il valore di ogni singolo momento condiviso. Nella vita si cambia e non sta certo a me giudicare amici e colleghi, ma non mi dispiacerebbe affatto ricollaborare con Ferretti. Con Cristiano è appena accaduto: ho curato gli arrangiamenti e suonato il basso nel suo primo disco solista. Edda è l’ultimo di questi incontri speciali. Dotatissimo vocalmente e, come dici tu, con un senso della frase disarmante. Talento puro; sincero, onesto, buono, profondo. Un potenziale umano e creativo senza limiti. E poi il nostro è un legame profondo che cresce giorno dopo giorno.

E: Io posso solo dire che mi piacerebbe tanto fare il musicista anche la prossima vita. Anche se non sono approdato a nulla in termini di fama, successo e qualità,l'unico modo per migliorare è keep going.

Come avete lavorato per registrare questo disco? È tutta farina del vostro sacco o ci sono stati interventi esterni, special guest, eccetera? In un vecchio comunicato Edda diceva "Doveva essere un blind date, è diventato un bukkake”, che mi lascia intendere non ci siate solo voi due di mezzo.

G: Ci sono due cover: Sognando di Don Backy e Castelli di Sabbia di Claudio Rocchi. Per il resto sono tutte canzoni originali composte da entrambi. L’unica collaborazione del disco è stata con Flavio Ferri, che ha suonato batteria e vari synth vintage in Esce il Sangue dalla Neve. Per il resto è tutto realizzato con l’iPad, il Mac Mini, il basso e la chitarra.

E: Basta che Gianni faccia vedere la giarrettiera, mostrando il garretto esplosivo che tutti si fermano e lo fanno salire in macchina.

Rispetto ai vostri ultimi lavori, Noio mi sembra più scarno e asciutto negli arrangiamenti, come se fosse il figlio più grunge o meglio post-grunge della vostra produzione (Sognando pare quasi una versione Lanegan/Mad Season senza nicotina).

G: Noio nelle nostre intenzioni doveva essere una sorta di fotografia vera di questa esperienza. Pure volendo, lavorando a distanza e ognuno a casa propria, siamo stati costretti a essere “minimali”. Ma per entrambi la priorità era quella di realizzare un disco semplice e possibilmente non troppo pesante. A me piace molto il chitarrismo di Stefano e così è venuto naturale unire le mie 4 corde alle sue. Poi la sua voce, le sue melodie, le sue parole e quel tanto che serviva a livello di arrangiamento per tenere in piedi ogni canzone. È stato tutto naturale; si è lavorato per sottrazione: via ogni suono o parte che non fosse necessaria. E comunque, il parallelo con Lanegan non mi dispiace affatto!

E: Bisogna chiedere a Gianni, mi sono affidato.

Stefano, una volta ho letto che usi parlare di te al femminile nei testi come vezzo. Ma c'è anche una voglia di dimostrare una sensibilità maggiore o semplicemente altra rispetto al machismo imperante?

E: Come donna sarei una persona migliore, per cui al momento mi accontento di pensarmi al femminile.

Comunque anticipato quello che Achille Lauro sta un po' promuovendo in altro modo adesso. E mi collego: Achille Lauro, il titolo, è un omaggio all'artista che, per tua ammissione, avresti voluto vincesse il Festival, oppure voleva essere un testo "alla Achille Lauro"?

E: Non so perché, ma ammiro molto Achille Lauro, anche se la canzone più bella del festival era quella di Bugo. Avevo letto il testo prima di ascoltarla, e mi aveva colpito molto. 

Non hai risposto, però.

E: Boh...

Edda e Gianni MaroccoloEdda e Gianni Maroccolo

Okey, che fine ha fatto il plagio alla canzone dei Baustelle che si chiamava La guerra è finita di cui parlavi a inizio maggio? Dobbiamo considerarlo un inedito per un secondo capitolo di questo progetto?

G: È nel disco, e a suo modo è diventata Noio.

E: Il giro d'accordi è lo stesso. Sono anni che cerco di farmi notare da Bianconi ma mi hanno detto che lui mi schifa.

 

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L'articolo Edda e Gianni Maroccolo: "Questo disco è come un figlio nato in un periodo di merda" di giorgiomoltisanti è apparso su Rockit.it il 30/06/2020 10:27

Tag: album

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