Edisonnoside: rompere i confini dell'ascolto musicale Intervista

ph: Eleonora Agostini - Edisonnosideph: Eleonora Agostini - Edisonnoside
30/05/2016 di

Per il suo album precedente aveva costruito una app che ti permetteva di giocare a scomporre e riequilibrare i singoli elementi di un brano. Per la sua nuova avventura Edisonnoside, producer elettronico veneziano di base a Londra, ha deciso di immergere la musica nel mondo della realtà virtuale, sperimentando una complessa interfaccia, unica al mondo nel suo genere, che regala la possibilità di esplorare mondi astratti accompagnati dai suoni del disco. Un'idea folle e visionaria, per la quale è stata lanciata una campagna di crowdfunding, che ci siamo fatti raccontare e per la quale vi facciamo ascoltare in esclusiva il primo singolo estratto dal disco, "The Black Mirror".

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Raccontami per bene in cosa consiste il progetto "Mono No Aware" che hai deciso di affiancare alla release del tuo nuovo disco.
Innanzitutto "Mono No Aware" è il titolo del disco e di conseguenza di tutto ciò che ho deciso di considerare come “il disco”. Per essere più chiari: ho lavorato al prodotto musicale, undici tracce che verranno pubblicate in una versione in vinile e ovviamente in digitale, in più sto sviluppando una app in realtà virtuale per i Google Cardboard su iOS e Android. La app non è un video 360° come quelli che si vedono su Facebook ultimamente ma è un esperienza complessa dove attraverso l’uso della realtà virtuale si possono navigare mondi astratti guidati dai suoni del disco, nel senso che nel momento in cui indossi i Carboard col telefono al loro interno e ti metti le cuffie non sei più nel mondo reale in quanto l’esperienza è assolutamente immersiva dal punto di vista visivo ma soprattutto da quello sonoro, infatti l’audio non è in Stereo ma è 3D cioè: ciò che è posizionato sopra o sotto o a lato di te lo senti come se appunto provenisse esattamente da quella direzione e in base a come ti sposti nello spazio esso reagisce di conseguenza. Quindi diciamo che oltre al classico modo di ascoltare i dischi (che non vorrei mai sostituire, sia chiaro) vorrei proporre un futuro possibile dell’ascolto musicale che per altro concettualmente si adatta perfettamente al disco.

Hai lanciato anche una campagna di crowdfunding per sviluppare il progetto.
Sì, la campagna di crowdfunding è su Indiegogo e durerà fino al 30 Giugno, quindi ancora un mese, il goal che ci siamo predisposti è di 2500£, poco più di 3000 euro che serviranno a finanziare la stampa dei vinili, la produzione dei Google Carboard personalizzati (che daremo assieme al vinile), finanziare lo sviluppo della app, nel senso che io la sto programmando ma ho un paio di amici che collaborano per aiutarmi a realizzare l’impianto grafico e le parti di motion graphics e lavorare gratis fa male alla nostra generazione quindi poter retribuire anche simbolicamente chi mi aiuta mi sembra un dovere. I premi sono molti un po’ per tutte le tasche e aspettative, nel senso che vanno dagli £8 del pacchetto di realtà virtuale (app + crediti nella app + Google Cardboard) fino ai £65 del coproduttore (app, crediti nel vinile, Cardboard, vinile, poster, t-shirt), passando per i £16 della t-shirt o i £30 del vinile con i Cardboard. Per ora la campagna sta andando bene abbiamo già un 14% e manca ancora più di un mese e devo dirti che sono spaventato, un po’ stressato ma molto contento.

Che tipo di esperienza ti interessa stimolare? Quali sono stati i feedback da parte di chi ha già provato lo strumento? Cosa li ha colpiti, da cosa sono rimasti in particolar modo affascinati?
Mi interessa provare a far entrare gli ascoltatori dentro il disco, ridare fisicità ai suoni. Facendo musica elettronica non è sempre facile veicolare i temi e i concetti che stanno dietro la tua musica, alle volte gli artwork non bastano e questa cosa della realtà virtuale mi dà un incredibile possibilità per far entrare chi ascolta nella mia testa, far vedere quello che ho immaginato mentre scrivevo il disco. Chi ha provato la app (seppur una versione zero di essa) si è subito stupito di quanto i suoni fossero “reali”,di come tutto sembrasse vero nonostante non ci fosse nulla che richiamava la realtà, nessuno aveva mai provato la realtà virtuale quindi erano tutti seriamente stupiti da tutto quello che vedevano e sentivano. C’è chi perdeva completamente l’orientamento, chi schivava cose, chi diceva di “fluttuare nel suono”, ti assicuro che sia a livello sonoro che visivo la app era semplicissima, quella che stiamo facendo ora è cento volte più efficace e folle.

Non sei alla tua prima esperienza nella creazione di progetti multisensoriali. La domanda semplice è: perchè lo fai? Cosa ti spinge a dar vita a queste storie?
No, non è è assolutamente la prima volta, anzi a questo punto posso dire che ci sto basando una carriera (ride, nda). Lo faccio innanzitutto perché mi piace, quando vedo progetti audiovisivi di altri musicisti o artisti mi rendo conto che spesso mi trasmettono l’intera visione del progetto e mi emoziono, poi mi piace provare ad immaginare dei futuri possibili in cui si tenta di rompere il confine di quello che è l’ascolto musicale o la performance. Credo che nel 2016 se si ha la possibilità e la voglia di reinventare il concetto di “disco” sia giusto farlo soprattutto se fai musica strumentale in cui le parole non sono il primo modo per raccontare la storia, le tecnologie danno tante possibilità, l’importante è usarle a favore dei progetti e non partire da esse per creare i propri lavori perché altrimenti sono solo esercizi di stile. Con "Mono No Aware" ovviamente non mi pongo l’idea di reinventare nulla, voglio solo dare qualcosa in più a chi si prende il tempo di ascoltare la mia musica, far divertire le persone e tentare di portarle in altri mondi è lo scopo principale di chi fa musica, il disco da solo credo proprio ci riesca, il disco attraverso la app ci riesce ancora meglio, in un modo diverso.

Ci sono degli altri artisti il cui lavoro, soprattutto in questa direzione, rappresenta per te uno stimolo?
Ci sono molti artisti che lavorano nelle arti visive che stimo, personaggi come Ryoichi Kurokawa o studi come UVA o Universal Everything, anche amici e collaboratori come Daniel Schwarz. Per quanto riguarda la realtà virtuale devo dirti che nessuno ha ancora fatto nulla di significativo, in questo sono eccitato, è forse il primo disco in VR nella sua completezza, ci sono molti che fanno video in VR o 360° ma adattare il disco come sto facendo io, che io sappia, non è ancora stato fatto e questo mi spaventa ma mi da grande forza di fare qualcosa di nuovo, soprattutto quando ai giorni nostri fare qualcosa di nuovo è davvero molto difficile.

A livello puramente sonoro, cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo disco?
Il disco esce a settembre per Loyal To Your Dreams una neonata art label a cavallo tra Londra e Lecce, etichetta che ha pubblicato "I'm Calling You from My Dreams" di Matilde Davoli che è una grande amica e che peraltro ha mixato e masterizzato il disco (un applauso perché ha fatto un lavoro incredibile) e grazie a lei sono appunto entrato in contatto con LTYD che si è appassionata al progetto e mi sta aiutando a renderlo possibile. Dal punto di vista sonoro il disco si allontana dalla morbidezza un po’ nostalgica di "Sadly By Your Side" e va verso zone d’ombra belle scure, è un disco pieno di cose diverse, l’ho scritto a Londra, città dove vivo per ora, e si sente non l’influenza della scena inglese ma l’influenza che una metropoli così complessa e difficile ha avuto sulla mia vita e quindi sulla scrittura del disco, quindi a livello sonoro l’eterogeneità che ho vissuto in quest’ultimo anno e mezzo ha preso forma attraverso i suoni delle tracce. "The Black Mirror" che è la traccia che oggi esce in collaborazione tra LTYD e Bad Panda Records, è quella che definisco traccia spacca disco, è a metà tra in 2 lati ed è anche quella la più luminosa, contiene più speranza delle altre.

Tag: elettronica

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