Nell'intervallo tra un tempo e l'altro abbiamo assistito a risse, combutte, farse. O grandi show, come avviene negli Stati Uniti ogni febbraio con il SuperBowl. È a questo, più che al "caso Bastoni" che si ispirano Alberto “Albi” Cazzola, Francesco “Checco” Draicchio e Enrico “Carota” Roberto, i tre membri de Lo Stato Sociale, che così – "il nostro halftime show" – descrivono il loro nuovo progetto, El Partydo.
Assieme a loro “El hombre del partido”, appunto, ossia IOMA, polistrumentista e produttore proveniente al rap di ventisette anni, ovviamente bolognese come loro. Uniti hanno creato una formazione che, sin dal titolo, possiede più anime: il nome gioca con la parola spagnola “partido”, intesa come “la partita”, “il partito”, e “party”. Perché, anzitutto, c'è una gran voglia di beccarsi, e di buttarla fuori tutti assieme.
Lo dimostrano le prime mosse del Partydo e della loro label – la "nuova" Garrincha 373 – che domani pubblicherà i primi due singoli e ha lanciato il suo primo club tour, al via dall'Arci Bellezza di Milano il 9 aprile e che terminerà in piazza, al 1 maggio di Genova. I pezzi, dicevamo. V e Techno Molotovvengono definiti come "brani antinostalgici e carichi, in (dis)equilibrio tra hyper pop e attitudine punk, figli di un rendez vous transgenerazionale". Il primo è una "storia d'amore e resistenza", vagamente new wave, che si ispira a V per Vendetta. Il secondo cita invece One Piecee Nina Simone, e parla anzitutto di libertà.
Ne abbiamo parlato con Albi de Lo Stato Sociale, e da oggi anche un po' Albi de El Partydo.
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In che senso El Partydo è un halftime show de Lo Stato Sociale?
Il proseguimento del percorso de Lo Stato Sociale non è mai stato in discussione, siamo abituati alle narrazioni per cui le band si sciolgono – come dice il nostro amico Luca – e poi fanno Le Reunion quando vogliono garantirsi la pensione come Giovanni Lindo. È lo stesso meccanismo di pensiero che porta milioni di persone a vedersi i video di Fabrizio Corona, ovvero che “l’amore degli altri è una droga sicura” – per iniziare subito ad autocitare un nostro testo come i mitomani veri – e quindi aderire a narrazioni esterne anziché scriverci il nostro presente. Quindi il concetto di “band in pausa” non passa, ma passa che "si sono sciolti, hanno litigato, si sono scopati le madri, sono diventati di destra eccetera".
Qual è la chiave di lettura giusta, allora?
Semplicemente c’è un rispetto e amicizia che porta un collettivo ad adeguarsi e lasciare spazio e tempo anche alle esigenze personali dei singoli, che possono essere: la carriera da attore di Lodo, il fatto che io sia diventato papà o anche un anno sabbatico in trip di ayahuasca. Halftime show è uno spettacolo dentro uno spettacolo, di natura diversa e che può vivere di vita propria, ho pensato a questa definizione vedendo l’esibizione di Bad Bunny durante il SuperBowl, partita di cui non conosco nè il risultato nè le squadre in campo e nemmeno le regole del gioco. Ma presuppone un ritorno in campo per il secondo tempo.

Chi è Ioma?
Ioma è uno sbarbo di Casalekkio. Suona e canta da paura ma soprattutto è un gran producer con una passione sconfinata per la musica.
L’abbiamo conosciuto io e Carota in una delle nostre “session”, ci ha presentato Santi con cui sono amici d’infanzia e ci siamo trovati bene anche se siamo diversi.Ho rivisto in lui la stessa voglia di fare e di divertirsi di quando abbiamo iniziato con LSS ed è stato come ridare aria e energia anche alla nostra passione. Ha un gran orecchio e la roba suona da paura.
Quanto è sfidante questo incontro generazionale?
Quando sta per piovere mi fa male il ginocchio, così dico a Ioma di portarsi l’ombrello.
Nel progetto c'è ancora Bologna in purezza. Ma cos'è cambiato rispetto agli esordi de LSS?
Bologna è in crisi d’identità ma non di risultati. Non sappiamo quasi più chi siamo ma siamo ricchi e molti si accontentano di questo. In una prospettiva a lungo termine il risultatismo, la società della performance e la turistificazione tutte insieme possono fare danni irreparabili al tessuto sociale, un vero disastro. L’università e gli sbarbi ci tengono in vita, perché c’è ancora voglia di scrivere e suonare cose nuove, ma il museo a cielo aperto è dietro l’angolo e non dobbiamo dare per scontata la nostra storia in favore di un presente moderato. Bologna è freak, è punk, è rock, è techno. Siamo cantautori, orchestrali, dj, innovatori e dissacratori, sbagliati e goderecci nell’essere sbagliati. Solidali e cooperanti, dobbiamo sempre provare a essere un passo avanti alla mera provocazione della politica e della comunicazione contemporanee. Oddio mi sono perso, ora non so più se sto parlando di Bologna o di me stesso. In tutto questo, il bello è che possiamo essere anche qualcosa di completamente diverso e finché questa libertà l’avremo nel dna, resteremo quantomeno “vivi”.
Due pezzi e subito un tour. Perché?
Perché la discografia non è mai stata così a cazzo di cane e abbiamo deciso che affrontarla in modo randomico e affidandoci alle scelte di mgmt e distribuzione fosse la cosa migliore, mi sono fidato e non ho fatto domande a Garrincha 373. Chiedete a loro, ahahah. A parte le gag, l’unica cosa che volevamo era dare una centralità all’aspetto live, abbiamo scritto queste canzoni immaginandole in un contesto di sudore e aggregazione. Per noi è importante che le persone escano di casa e si incontrino.

Un pezzo è ispirato a One Piece e uno a V per Vendetta. Da dove arrivano questi riferimenti, sicuramente politici, ma decisamente meno "tradizionali" di un tempo?
La lettera finale di V per Vendetta è stata l’ispirazione per scrivere V, poi il brano vive di vita propria e parla dell’amore per la lotta, l’amore non corrisposto per un ideale di libertà e eguaglianza. La bandiera dei pirati diOne Piece è diventata un simbolo di lotta in tutto il mondo. È incredibile come la finzione di un anime entri nella realtà in modo così simbolico, è il simulacro di un simulacro e, quindi, affascinante per le varie implicazioni nel complesso rapporto con la verità del contemporaneo. Meglio di così non lo so spiegare perché ho preso 25 all’esame di semiotica, avessi preso 30 sarei stato chiarissimo. Il brano tuttavia è stato ispirato da un discorso di Nina Simone “che cos’è la libertà per me? No fear, questo è”.
El Partydo tifa rivolta, mi pare di capire. Ma dove sta la rivolta oggi?
Tifiamo rivolta ma le partite non si giocano più tutte di domenica alle 15, sono sparpagliate negli spazi e nei tempi delle vite di miliardi di persone, così come le lotte, l’informazione e la cultura stessa. Nella flessibilità di affrontare queste partite è importante mantenere saldi i principi fondamentali: antifascismo, antimilitarismo, antisessismo, volere più diritti e libertà per tutti. Perché per noi è vero che, se più persone stanno bene, stai bene anche tu... L'esatto opposto – l’individualismo sfrenato – non è mai vero, semplicemente non può funzionare ma molti, purtroppo, ci credono. E allora ha senso prendere posizione su genocidi lontani ma reali, così come sullo smantellamento dei diritti lavorativi del nostro vicino di pianerottolo. È difficile ma qualcuno dovrà pur farlo e più siamo meglio è, come sempre.
Cosa avete ascoltato nell'ultimo periodo per arrivare a questo nuovo suono?
Un po’ di tutto, ci siamo innamorati dei Kneecap e dell'ultima ondata post-punk anglosassone (Idles , Fountains DC, Yard Act. Ma abbiamo ascoltato anche molto rap e i cantautori nostrani perché lì c'è una capacità di inventare che travalica l’aspetto prettamente musicale e va nel magico campionato delle cose importanti da dire: Marra ha fatto due dischi di contenuto e di successo, Lucio Corsi si è fatto apprezzare per la sua scrittura e, nel frattempo, nel sottobosco delle cose non mainstream succedono ancora cose belle. Basta cercarle e volerci bene.
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L'articolo El Partydo: "Lo Stato Sociale non è una band in pausa, ma ora è il momento del sudore" di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-03-19 16:41:00

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