Elephantides: è giunta l’era della matematica fluida

Se durante il vostro percorso scolastico avete sempre sostenuto che la matematica fosse una materia inutile, ascoltando Floating Tempo, primo album del duo liberamente ispirato al capolavoro di Albert Einstein, potreste cambiare idea

Sergio Tentella e Daniele Sciolla in arte gli Elephantides
Sergio Tentella e Daniele Sciolla in arte gli Elephantides

The world as we see it è una chiara citazione al libro di Albert Einstein The world as I see it, ma in realtà è anche la frase che lega i titoli dei primi cinque singoli pubblicati fino ad ora dal duo di musica elettronica formato da Daniele Sciolla, matematico e polistrumentista ai synth, e Sergio Tentella, percussionista, alla batteria.

Floating Tempo, il disco d’esordio degli Elephantides pubblicato per l'etichetta piemontese Betulla Records, raccoglie questi cinque brani insieme a altri due inediti e due remix a cura di Indian Wells e Bienoise.

I due musicisti si completano a vicenda, le passioni e le competenze dell’uno s’intrecciano con quelle dell’altro, il sound e il concept degli Elephantides inizia a plasmarsi verso una direzione ben definita: l’esplorazione delle potenzialità ritmiche in un continuo intreccio fra jazz contemporaneo e composizione elettronica. La poliritmia e le stratificazioni, i continui cambi di tempo e l’improvvisazione che parte da una cellula sonora che si espande senza una precisa direzione stabilita (e che riesce comunque a incasellarsi in uno schema strutturale metrico e matematico), è divenuto il tratto distintivo della band.

Un metodo compositivo unico e originale che accompagna l’orecchio dell’ascoltatore in un viaggio sonoro fatto di sottilissime variazioni ritmiche in un unico flusso cosciente di ritmi e suoni: una "matematica fluida" che fa uscire di testa.

Innanzitutto, come si è formato un progetto così particolare? Suonavate già insieme?

Non suonavamo assieme, anzi, il progetto a dire il vero si è formato suonando a distanza, io da Dronero e Sergio da Roma. Per almeno due anni il nostro "featuring" si è svolto esclusivamente on-line. Sergio mi ha chiamato perché aveva cercato "dj italiani all'estero" su Google e non so come abbia trovato il mio nome. E anche il mio numero. Mi ha girato delle sue registrazioni per drum solo, ho notato che stavamo lavorando entrambi ai cambi metrici, una tematica molto complessa e rara. Così per alcuni mesi ci siamo scambiati files audio, nel 2017, dopo una mia data a Roma, ci siamo incontrati di persona e abbiamo iniziato a suonare effettivamente assieme. Il progetto è nato proprio per esplorare l'ambito dei cambi metrici, delle poliritmie e delle sovrapposizioni.

Perché avete scelto questo nome?

Perché la prima traccia che abbiamo scritto ci ricordava la scena degli elefanti rosa di Dumbo: molto psichedelica, con loop e ondate di suono poco ortodosse.

Mentre, per l’album?

Floating Tempo rappresenta quello su cui lavoriamo: un tempo mobile, non definito, un continuo sali e scendi.

Perché avete reso omaggio proprio a Einstein?

Perché Einstein ha stravolto il concetto di tempo: gli orologi in generale non hanno la stessa velocità, e anche quello delle persone non è sempre uguale. Non possiamo per questo giustificare i nostri ritardi ai soundcheck, per le accelerazioni e le velocità sulle quali viaggiano gli esseri umani la variazione di tempo è minima, mentre diventa enorme quando l'accelerazione è grande (come nei buchi neri) o le velocità sono prossime a quelle della luce (per esempio i fotoni). Noi musicalmente ci ispiriamo a questo: spesso andiamo a velocità diverse cercando di mantenere entrambi i piani entro i limiti di un brano ascoltabile. Ogni tanto spostiamo l'attenzione su un certo tempo, ogni tanto su un altro, come nella realtà, in cui diversi soggetti e oggetti interagiscono tra loro pur avendo "lancette" che girano a velocità estremamente diverse.

Dentro la testa degli Elephantides
Dentro la testa degli Elephantides

Un omaggio che si è palesato anche attraverso i titoli delle canzoni.

Per quanto riguarda i titoli, l’idea di collegare una traccia all'altra rendendo ogni parte della scaletta un contributo a un concetto complessivo ci piaceva molto. Dare una cronologia alle canzoni le unisce ancora di più, le rende più coerenti, palesa il fatto che, anche il più marginale dei pezzi di un puzzle, è in realtà un tassello fondamentale. Anche nel mio disco Miniature per Sintetizzatore  vige lo stesso tema.

La vostra musica è un miscuglio di elettronica e jazz. Musicalmente, a chi v’ispirate?

Mingus, Parker e Monk nel Jazz. Border community, Monkeytown, Ninja Tune come macro riferimenti nell'elettronica. Ma c'è anche molta musica classica. Sia io che Sergio arriviamo dal conservatorio. Musicisti da cui troviamo ispirazione sono sicuramente: Stravinsky, Stockhausen, Ligeti, Berio. Grandi matematici oltre che artisti.

I pitagorici affermavano che la musica fosse una delle massime espressioni della matematica. In quale modo questa disciplina influenza la vostra produzione?

Non avevano tutti i torti, la matematica è un aspetto fondamentale della musica. Io che l’ho studiata all'università sono paradossalmente quello che conta meno tra i due mentre componiamo: mi slego volentieri dal BPM e ho un approccio più continuativo rispetto a quello discreto di Sergio. Sergio mi quantizza sempre numericamente il tipo di cambi e sovrapposizioni: 3 nel 4, 5 nel 3… Io conto più in fase di post-produzione per avere delle strutture d’appoggio con cui far interagire i diversi strumenti elettronici. Se dovessimo categorizzarci diciamo che Sergio sarebbe più quantistico, mentre io relativista.

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L'articolo Elephantides: è giunta l’era della matematica fluida di Marco Beltramelli è apparso su Rockit.it il 2020-12-02 10:30:00

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