intervista

Elio e Davide Shorty: "Per sopravvivere ai talent bisogna essere pronti al peggio"

Dopo l'inaspettato feat. di "Canti ancora?", l'ex giudice e l'ex concorrente di X Factor raccontano la loro gavetta e il loro rapporto con la tv e i social e ci dicono la loro sui guai della musica in Italia oggi
13/07/2020 09:55

Davide Shorty ed Elio, insieme? "Ma che cos'è questo, un episodio crossover?", direbbe Mr. Peanutbutter in BoJack Horseman, e stavolta non avrebbe neanche tutti i torti. I due cantanti si sono conosciuti durante la nona edizione di X Factor, in cui Elio faceva il giudice e Shorty il suo concorrente. Sono passati gli anni, Elio ha chiuso l'esperienza con le Storie Tese – ma non del tutto, visto che torneranno per una reunion speciale per beneficienza a Bergamo nel 2021 – e Shorty ha continuato la sua carriera di cantante specializzato in neo-soul, contaminato da rap e jazz, da solo e in collaborazione coi Funk Shui Project. Oggi, insieme, Davide ed Elio escono con Canti ancora?!, frecciata nei confronti della popolarità istantanea che hanno i concorrenti dei talent e che spesso diventano meteore.

Un destino che non è toccato a Davide, che vive a Londra e ha sempre continuato a cantare, fuori dai circuiti del tormentone e del like facile. La sua musica è ricercata, orecchiabile ma sempre immediata, come un qualsiasi tormentone radiofonico. Eppure c'è chi gli chiede se canta ancora. "Passeggiavo per Bologna un paio di anni fa e mi hanno fermato almeno una ventina di volte facendomi la stessa identica domanda: 'Ma quindi canti ancora?'. Mi è stato chiesto così tanto spesso che alla fine l'unico modo per ribaltare la situazione era scriverci su e prenderla sul ridere. In certi casi imparare a prendersi meno sul serio, ma con stile, è davvero l'arma vincente".

Sembra che questa canzone sia uscita direttamente dalla pancia: perché questa esigenza?

Elio: Bisogna chiederlo a Davide, a me la scrittura di pancia piace. Dalla pancia escono le cose migliori.

Davide: Il brano si é praticamente scritto da solo un giorno quando ero a Milano dal mio amico Gianluca di Ienno. Per ogni musicista che passa da un talent la storia quando ti fermano per strada è la stessa. Che tu sia un artista o meno, il senso di identità è qualcosa di molto importante che molto spesso non viene rispettato. Il talent è un tritacarne, che può essere utilizzato come grande strumento di visibilità e senza dubbio un'importante esperienza professionale, ma il contraccolpo psicologico è davvero pesante. Quando ci si espone si cerca approvazione, ma la verità è che l'arte più efficace e quella che nasce per esigenza. Ci vuole tempo per capire, capirsi, accettarsi, uscire fuori da quel meccanismo e tirarci fuori dell’ironia, soprattutto in Italia, dove il senso critico è poco sviluppato e siamo indottrinati dalla televisione e da internet. Elio é stato una marcia in più, lui è un maestro della risata e della satira. Inoltre voglio ringraziare in modo particolare Gianluca Di Ienno, co-compositore e co-producer del brano, nonché uno dei migliori musicisti jazz che possiamo vantare in Italia, per avermi stimolato a scriverlo ed avermi dato modo di esorcizzare un po’ di demoni che mi portavo dentro.

C’è un dissing nei confronti dei trapper alla Sfera Ebbasta. Lo avete eletto come simbolo di una musica in cui non serve talento?

Elio: È un gioco, uno scimmiottamento del rapporto fra cantante e produttore. Tutto il resto è noia, come dice Califano.

Davide: Nessun dissing. È indubbio che Sfera sia un artista di talento, ma non lo conosco personalmente. Non sono un fan della sua musica e dei suoi argomenti.  Elio lo ha tirato fuori, e visto l’immaginario "droga, sesso, autotune" e anche il link con il talent, ci sembrava un capro espiatorio azzeccato. Se dovesse ascoltarla credo ci riderà su, non penso abbia tempo per prenderla sul personale. se invece dovesse replicare siamo pur sempre rapper, quindi metterci in competizione con le rime non può che essere di grande stimolo. Credo sia importante essere sempre aperti al confronto.

Quali sono i vizi che affliggono la musica in Italia?

Elio: Boooooooooooooooooooooooooooooooooh!

Davide: Non studiamo la musica. Non ci educano abbastanza all'ascolto e all'analisi della musica stessa. Ai concerti raramente sappiamo stare in silenzio ad ascoltare, talvolta ci distraiamo e chiacchieriamo senza rispetto per chi sta sul palco con il cuore in mano. L’Italia è un Paese che soffre di una carenza di intelligenza emozionale, l’unica soluzione pensabile a mio parere sarebbe una riforma scolastica che possa dare più spazio alla creatività, ma al momento la trovo una visione alquanto utopica. Le etichette investono troppo poco sulla musica più raffinata. In Italia c'è una meravigliosa scena jazz, anche contaminata dall’hip hop, una bellissima tradizione cantautoriale, ma sembra sempre prevalere il pop becero, senza creare un’alternativa troppo visibile. Ci sono delle eccezioni, ma ancora troppo poche.

Davide Shorty, foto di Alberto RomanoDavide Shorty, foto di Alberto Romano

Nei talent molti artisti rimangono vittima dell'improvvisa popolarità e dei commenti al veleno sui social. Cosa dovrebbe cambiare?

Elio: Secondo me niente, la popolarità e i commenti negativi sono ostacoli da affrontare necessariamente per chi vuole fare questo lavoro. In particolare la popolarità non può essere vissuta come una difficoltà, essendo l’obiettivo e il sogno di ogni cantante.

Davide: Dare più libertà artistica agli artisti è la prima cosa che mi viene in mente, e da questo punto di vista Elio per me è stato un colpaccio di fortuna. Ancora più importante, ed è una cosa assolutamente sottovalutata, dare un supporto psicologico ai concorrenti! Uno psicoterapeuta disponibile ogni giorno, durante e soprattutto dopo la fine del talent.

Come un artista dovrebbe prepararsi per l'avventura del talent musicale televisivo?

Elio: Deve essere pronto a tutto, anche e soprattutto al peggio. Esattamente come quando sali sul palco di fronte a un pubblico che non conosci e che non ti conosce. Ci vogliono le palle, questo la gente molto spesso se lo dimentica.

Davide: Se fossimo ancora in tempo sconsiglierei vivamente di partecipare, come ho fatto già tante volte. In alternativa spero che il suddetto artista abbia una gavetta, tanta voglia di studiare, di condividere e di fare amicizia, di mettere da parte l’ego e di pensare solo alla musica. I commenti della massa sui social, specialmente quelli negativi, sono quasi solamente cibo per l’ego. Bisogna essere molto solidi e sereni per viverla al meglio. Mettersi a confronto non serve ad altro che a distruggere la propria autostima.

Cosa ne pensate della scorsa edizione di X Factor?

Elio: Non l’ho seguita.

DavideNon ho mai seguito X Factor, pensa che non ho neanche riguardato la mia edizione, salvo qualche performance, non saprei proprio cosa rispondere.

In questo momento, in tutto il mondo la musica live è bloccata. Come si può ripartire?

Elio: Non penso che sia possibile una vera ripartenza, le difficoltà sono veramente troppe e le forze in campo deboli. Prevedo attività ridotte ancora per un po', poi se va tutto bene torneremo ad ascoltare la musica dal vivo.

Davide: Purtroppo non faccio né il politico né il medico, anche se un piano personalmente non ce l’ho. Quello che so è che ci vogliono soldi e che in Italia i soldi spariscono magicamente quando si tratta di cultura. Comunque la speranza in fondo ce l’ho, nel mio piccolo continuo a lottare per creare nuova cultura. Questo è il mio umile contributo alla ripartenza, non aver mai smesso neanche un secondo di voler creare.

Durante il lockdown, abbiamo parlato molto della necessità di ripartire dall’arte. Poi è arrivata l’estate, con i suoi tormentoni tutti uguali. Cambierà davvero qualcosa?

Elio: Impossibile, almeno finché in Italia non si investiranno cifre decenti in cultura e istruzione.

Davide: Non saprei, ma me lo auguro. I tormentoni non moriranno mai ed è giusto che ci siano, ci vorrebbe solo più equilibrio. Conosco tante persone, me compreso, che durante questo lockdown hanno creato tantissimo e si sono ritrovate, in questo mi sono sentito molto privilegiato. La situazione è complessa, siamo tutti stati colpiti in modo diverso dalla quarantena, quindi solo col tempo potremo rispondere.

Elio, a te l’hanno mai chiesto se canti ancora?

Elio: No, anche perché per molti, compresi alcuni tuoi colleghi, io appartengo alla categoria dei comici.

Com’era quando hai iniziato a vivere tu di musica?

Elio: Era una scommessa trent'anni fa esattamente come lo è ora. Ho lavorato in ufficio fino alla pubblicazione del nostro secondo disco, quello con la mucca in copertina.

La reunion di Elio e le Storie Tese sarà un evento per beneficienza. Puoi parlarci di questo concerto?

Elio: Vogliamo che sia una grande festa di ritorno alla musica, come le feste tribali dell’antichità che celebravano l’arrivo della bella stagione o la fine delle calamità. Ringrazio il Trio Medusa, se non avessero insistito così tanto noi non ci avremmo mai pensato. Inoltre abbiamo già raccolto e stiamo continuando a raccogliere parecchi soldi che vogliamo distribuire a quante più realtà musicali possibili: gruppi, band, ensemble, orchestrine, senza differenza di genere. Nessuno aiuta chi fa musica in tempi normali, figuriamoci adesso.

Davide, come vedi la situazione milanese dopo la chiusura di club come l’Ohibò e il Serraglio?

Davide: Fa male. Come la vedo? I soldi dove sono? Dov'è l’aiuto del governo? Stiamo ancora ad aspettare? Sto molto poco a Milano, vivo a Londra da ormai 11 anni, anche qui il colpo si sta avvertendo tantissimo.

A Londra come va il mondo musicale rispetto all'Italia?

Davide: Siamo ancora in lockdown. Il nostro settore è tra i più penalizzati. Alcune venue hanno già chiuso, tante persone perdono il lavoro, ed altri sono sul lastrico. Il governo ha appena stanziato dei fondi. Abbiamo ricevuto degli aiuti, ma ancora non abbastanza. Leggermente meglio dell’Italia, ma come dappertutto ci vorrà tempo, accettazione, forza e tanta pazienza da parte di tutti.

Davide ha raccontato la sua esperienza di musicista fuoriuscito dal talent. Elio, a te cosa ha lasciato questa lunga esperienza?

Elio: All’inizio ho accettato per curiosità, è sempre stato così in tutte le mie avventure. Su cinque X Factor a cui ho partecipato ho un buon ricordo almeno di tre, soprattutto del primo e dell’ultimo, quello con Mika, Fedez e Skin. Mi sono divertito, ma anche appassionato, non si riesce a rimanere indifferenti. Quando il tuo cantante vince è una gioia, quando viene eliminato è un dramma. Non c’è niente di prevedibile o di precostituito, credo sia questa la base del successo della trasmissione.

Com'è che siete rimasti in contatto voi due?

Elio: Già nel corso dei mesi di trasmissione si era creato un bel rapporto. Davide ha grandissime doti naturali, lavora duro e mi piace la sua passione, in questo mi assomiglia. L’ho seguito in questi anni sperando che il lavoro con Sony generasse risultati interessanti, ma così non è stato. Allora gli ho proposto di unire le forze e lui ha accettato. Una grande gioia.

Davide: Sai com’è, avevo il suo numero, quindi ogni tanto gli ho rotto le scatole. Ci stimiamo e ci vogliamo un gran bene. Avrei piacere nel passere più tempo insieme di persona.

Guardando indietro e avendone la possibilità, cosa cambiereste del vostro percorso artistico?

Elio: Io investirei una quota consistente dei miei guadagni in tatuaggi.

Davide: Adesso niente. Forse alcune scelte me le rimprovero ancora inconsciamente, ma va bene così. Sono immensamente grato di tutto nel bene e nel male.

Per chiudere: date un consiglio l’uno all’altro.

Elio: Davide non ha più bisogno dei miei consigli.

Davide: Di non smettere mai di mettersi in gioco, perché Elio è fondamentale per la musica e per la cultura Italiana, che sia in prima linea o dietro le quinte.

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L'articolo Elio e Davide Shorty: "Per sopravvivere ai talent bisogna essere pronti al peggio" di Simone Stefanini è apparso su Rockit.it il 13/07/2020 09:55

Tag: singolo

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