Me For Rent - email, 01-03-2005 Intervista

01/03/2005 di

Dalla scuderia NerdSound Records, alcune domande/risposte con una punk-band giovane e come si deve



Prima di tutto complimenti per il disco, veramente divertente e piacevole. Anche la grafica del cd è molto carina. Partiamo da una curiosità: perché Me For Rent? Grazie a te per i complimenti. E’ stato altrettanto divertente realizzarlo! Inoltre è totalmente frutto di un lavoro collettivo e ogni singola scelta dal suono più semplice fino alla stupenda copertina di Burgerman è stata fatta tra noi ed il nostro produttore artistico Americo Roma.

Il nome ME FOR RENT è nato così per gioco, ironizzando sulla particolare e peculiare tendenza italiana, che caratterizza tanti ragazzi che suonano buona musica e che a un certo punto della loro vita “artistica” di punto in bianco, cambiano look, “staccano” il distorsore, scrivono pezzi banalotti d’amore e si appendono al collo un cartello con su scritto “in vendita” , con la speranza che qualcuno, un giorno ne faccia le nuove Vibrazioni. Una specie di sindrome da “Pretty Woman”, solo che purtroppo il tizio con il cappello da texano ed il milione di dollari nella valigetta da investire proprio su di te, passa solo per pochi che spesso, almeno dal nostro punto di vista, non possono dirsi neanche “fortunati”.

A noi basta sentirci “in affitto”!

Come, quando e perché siete nati.
Abbiamo iniziato a suonare insieme nel 1996 e da allora la line up è sempre stata la stessa. Per noi la musica non è soltanto un modo per sfogarci o un mezzo per dire quello che pensiamo né tanto meno una maniera per diventare ricchi ma è prima di tutto un modo per stare insieme ed insieme creare qualcosa. Prova di questo è il fatto che in tanti anni di musica abbiamo provato a sperimentare diversi generi musicali e diversi modi di interpretarli fino a trovare nel punk/hc californiano il mezzo giusto attraverso il quale poterci esprimere.

“Il manuale del perfetto impostore”, perché questo titolo?
L’idea ci è venuta dal film SLC Punk-Fuori di Cresta. La generazione a cui apparteniamo ed il genere che proponiamo sono figli di un movimento punk che negli anni inevitabilmente ha perso i propri valori. Per questo l’uso della parola “impostore” vuole assumere una connotazione almeno in parte positiva, è come se tuo padre, da giovane fosse stato a Woodstock e tu decidessi di indossare i suoi stessi abiti, di comportarti al suo stesso modo ma le tue motivazioni ed il contesto in cui lo farai non saranno mai gli stessi e tu non saresti comunque un hippy. Impostore va inteso come una semplice presa di coscienza.

Perché suddividere il disco in tre capitoli?
L’abbiamo fatto per dare l’idea di un vero e proprio manuale. Ha una motivazione più che altro visiva anche se l’ordine in cui sono messi i brani dovrebbe descrivere un percorso più o meno definito per riuscire a delineare il profilo del perfetto impostore.

Quali difficoltà può trovare una band che fa punk-hardcore ad emergere e ad essere considerata? Conta molto l’ambiente in cui si nasce?
Beh non credo esista un formula vera e propria, in generale proporre un genere musicale che non si addice esattamente alle scelte editoriali dei grandi mezzi di comunicazione limita parecchio il bacino di utenza dal quale puoi farti ascoltare. Se poi nasci in una provincia come la nostra dove hai un solo locale in cui puoi suonare la tua musica le difficoltà si moltiplicano, specialmente per il punk-hardcore che è un genere che va ascoltato principalmente dal vivo.

Per quello che ci riguarda parlare di una vera propria emersione è inesatto. Stiamo ancora lavorando e molto ancora dobbiamo lavorare per riuscire a far ascoltare la nostra musica a più persone possibili. Lavorare duro e di continuo ed avere la fortuna ti trovare qualcuno, come per noi la NerdSound Records, che crede nel tuo progetto e ti aiuta ogni volta che ne hai bisogno sono due caratteristiche essenziali per riuscire a crearti spazi e opportunità.

“Non è il nostro show” è una canzone contro lo show business, contro il modo di pensare ed agire delle major, contro lo svilimento del prodotto artistico in un prodotto commerciale, giusto?
La musica indipendente sembrava aver dato negli ultimi anni una lezione di “spirito” alle grandi case discografiche. Le esplosioni di fenomeni come Mescal o CPI sono esempi lampanti di quanto la nuova generazione di una nazione “lenta” come l’Italia abbia bisogno di nuovi sound che possano contraddistinguerla, con tutto il rispetto per la Vanoni è più giusto che la sua musica rappresenti le necessità delle nostre madri e non le nostre. Il problema è che nessuno tra i grandi produttori italiani si pone il problema che esistono ragazzi che proprio non ce la fanno a riconoscersi in DjFrancesco o in Tiziano Ferro, lo sforzo che al massimo provano a fare è quello di distribuire, o addirittura inglobare realtà indipendenti cercando di renderle conformi a indagini di mercato e sondaggi a campione. In Italia nessuno ha il coraggio di rischiare davvero su qualcosa di diverso se non le label indipendenti, ma forse è solo perché è facile rischiare quando si ha poco da perdere.

Avete ricevuto per caso proposte da parte di case discografiche cosiddette major?
No, non credo che un progetto come il nostro rientri nei progetti di una major italiana.

Se una major vi prospettasse un sacco di soldi, promettendo nessuna corruzione della vostra musica, accettereste?
Decisamente si! Non rientra esattamente nelle cose che ci prospettiamo in questo momento, ma indubbiamente sarebbe bello vivere della propria musica. Più in generale sarebbe bello vedere stupende realtà come gli Shandon o i Linea77 prodotti, per quello che sono, da una major ITALIANA.

Quali sono le vostre influenze musicali?
Risposta scontata: NOFX, Propagandhi, Lagwagon, Descendents. Anche se ognuno di noi ascolta cose diverse non credo che dire Radiohead o Django Reinhart possa essere utile a farci sembrare musicalmente più originali.

Gruppi italiani che vi piacciono.
Vanilla Sky, Testext, Blunitro, Forty Winks, Thee STP, Fields of Joy, Viboras, Marsh Mallows almeno per quello che riguarda il nostro genere e affini, ma in generale in Italia c’è un ottima qualità e tutto un mondo di band sommerse che andrebbero mensionate.

Tre dischi da portare su un’isola deserta.
Tre dischi scelti a caso dalla discografia di Michael Jackson da usare come frisbee nelle giornate uggiose, anche perché se l’isola è deserta come li sentiremmo? Siccome questa domanda ci sta mettendo in crisi (Carlo vuole dire per forza Beck) cerchiamo di saltarla…

La musica che più odiate.
Dopo Dragostea Dintei: il Pop Rumeno.

Un buon motivo per comprare il cd e vedervi dal vivo.
“Il Manuale del Perfetto Impostore” è un buon album, divertente se ti piace il punk-hardcore melodico e ci abbiamo messo del nostro meglio perché valga almeno i 10 € che costa. Dal vivo diamo davvero tutto quello che possiamo ed ogni concerto è comunque un’ ottima occasione per scoprire una band che non conosci e che potrebbe piacerti, allora? perché non provarci…

Che tipo deve essere chi ascolta i Me For Rent?
Di sicuro uno a cui piace il Punk-Hardcore e che soprattutto non ha pregiudizi del tipo “questi hanno fatto indigestione di NOFX”!!

La musica che più vi piace ha influenzato la vostra? Vi siete mai posti il problema di somigliare troppo ad un gruppo? O la cosa vi fa piacere?
Inevitabilmente si! E’ estremamente difficile riuscire a raggiungere un sound realmente personale e riconoscibile che abbia una qualche validità musicale. Molte volte, nel tentativo presuntuoso di trovarlo per forza e di corsa, molte band scadono in sperimentazioni grossolane dai gusti abbastanza dubbi. Meglio, nel frattempo che si continua la ricerca di una propria via, fare bene quello che “i maestri” insegnano.

Progetti per il futuro?
Per il momento continuare a promuovere il più possibile l’album dal vivo continuando le date del tour in Italia e quando possibile all’estero. Poi, in agosto, abbiamo in programma di iniziare a registrare i brani del prossimo album, al quale stiamo già lavorando in questo periodo…

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