Tecnosospiri - email, 03-10-2002 Intervista

11/10/2002 di Simone Stopponi

Ci presentiamo per mail con Salgar, mi spedisce il cd in quattroequattrotto per poi sentirsi dire che una copia ce l’avevo già: un amico l’aveva dimenticata orfana di custodia nella mia macchina ed ella girava da mesi nel mio stereo beata, ma senza un nome! L’intervista è una discesa quindi, i Tecnosospiri ne escono fotografati esattamente come sono: una band di ventenni che percorre sapientemente i sentieri adulti del pop-rock, crucialmente a metà via tra l’underground e quanto c’è di emerso.



Rockit: Per chi come me vi conosce solo attraverso l’ascolto del disco, vi chiedo di riassumere un po' di storia del gruppo fino ad oggi. Girando per i numerosi link che parlano di voi mi domandavo: "com'è che cambiate i batteristi come calzini?"
Salgar: Prima del gruppo sono nati i brani . Io scrivevo testi , Daniel musiche . Essendo fratelli e coinquilini , abbiamo deciso di aprirci reciprocamente . Poi la genesi è stata semplice , anche se piena di problemi .

Formia e interland non danno molti stimoli e occasioni , ma i problemi veri sono stati sempre i batteristi : solaioli , tecnicisti , menefreghisti . Ci hanno molto rallentato . Comunque , stando insieme da poco più di tre anni , non ci possiamo lamentare : abbiamo inciso un disco per un ‘ etichetta indie , fatto concerti dal Trentino alla Basilicata , realizzato una sigla per un programma su Rai Due , partecipato al Tim Tour e conosciuta molta gente del settore in gamba .

Rockit: Come nasce e cresce un vostro pezzo?

Salgar: Nasce da una silenziosa interazione di idee fra noi tre , ognuno compone per conto suo e poi si rivolge , cercando aiuto , agli altri . Mi piace pensare al brano come ad un labirinto di rebus da superare .

Una serie di porte chiuse , di cui devi trovare le chiavi, servendoti anche degli occhi dei tuoi compagni . Penso sia uno dei momenti di maggiore rispetto tra noi .

Rockit: Salgar (come mai ti sei scelto ‘sto nome?), tuo fratello scrive musiche , tu metti un'immagine forte e soprattutto una voce così profonda e matura che si stenta ad attribuire a un ragazzo di 19 anni, com'è entrata la musica in casa vostra?

Salgar:Mah ... a dire il vero Salgar è un retaggio delle prime letture classiche , di cui sono appassionato . E’ un personaggio della mitologia Goethiana , un eroe buono che muore uccidendo . Mi è sembrata una dote di grande equilibrio . Inoltre , mi diletta dirigere la mia personalità autonomamente , l’immagine è una parte che non trascuro . La musica in casa c’era prima di me e Daniel , i nostri genitori sono appassionati di musica moderna . E’ comunque sempre stata la nostra attrazione maggiore : ricordo che da ragazzini , non sapendo alcuni brani di Battiato ma avendo gli accordi ed i testi , ce li inventavamo :)

Rockit: La vostra musica è pop, rock, molto altro, non avete scelto una via netta e delineata, preferendo, a mio avviso coraggiosamente, un'espressione più tradizionalista e comunque innovativa (la classica forma canzone), più mainstream e quindi di questi tempi più underground. Siete d'accordo?

Salgar: Credo che non ci siano calderoni nella musica , tanto più se è il mercato , di massa o di nicchia , a determinarli . Penso che mettere fischi e pernacchie ogni tre accordi , oppure bollare le canzoni con due strofe e tre ritornelli “ perché così si fa “ , sia una cosa molto italiota che fa male alla musica . La forma segue la sostanza , non ha definizione : per quel contenuto occorre quella metrica . Prendi i Radiohead : hanno scritto brani memorabili e mainstream , fottendosene di ciò che abitualmente è considerato così .

Daniel: Per quanto riguarda il nostro disco , coma hai notato , le strutture sono abbastanza definite : volevamo dare un ordine comprensibile al pezzo , rendendolo più immediato . Questo disco ha rappresentato per noi una sfida: porci a metà strada tra mainstream e underground .

Rockit: Quindi da gruppo “trasversale”, che impressione vi siete fatti della grave crisi del mercato discografico italiano?

Salgar : Siamo per la separazione netta delle funzioni nell’arte . L’artista svolge la funzione di creare il gusto , il pubblico quello di aderirvi o meno , producendo un trend o un flop . Il discografico medio italiano ritiene che il gusto sia un’entità predefinita a cui l’artista deve adeguarsi . Risultato : i dischi fanno cagare e la gente non se li compra .

Bisogna capire che non esiste qualcosa di “commerciale” , esiste invece un monopolismo culturale che sta uccidendo la musica dalle sue fondamenta : sta corrompendo la sincerità di molti artisti , che si sgomitano come pazzi per trovare prima il ritornello giusto . La verità è che la musica non è acqua , che si vende per forza a tutti . La musica o è di qualità o non vende . Poi il costo dei cd deve essere dimezzato , così come le spese per le promozioni in televisione : la musica ha bisogno di rivoluzionare i suoi canali per tornare a significare qualcosa . Per questo credo che il panorama indipendente , abbia potenzialmente , le possibilità per tirarla fuori dalla sua agonia .

Rockit: Come sono i vostri live? Com'è stata l'esperienza del Tim Tour?

Salgar: Dal vivo ci piace essere più energici , se vuoi proprio più sonoramente sporchi .

Daniel:Però abbiamo anche un set acustico a parte , chitarre , basso , piano e percussioni che usiamo a concerto inoltrato o per situazioni ad hoc. Il set ora si è ampliato , abbiamo un nostro batterista ed un sintetizzatore che suoniamo tutti e tre . Sono molto affascinato dai concerti contaminati da altre arti , purtroppo non abbiamo ancora spazi e soldi sufficienti .

Salgar: Andare al Tim Tour è stato uno spasso infinito che auguro a tutti di provare . Noi abbiamo suonato la sera di Civitavecchia davanti a centomila persone , che , con nostra sorpresa , partecipavano alla grande . Qualcuno che già ci aveva sentito è venuto dietro il backstage a bere una cosa . Ci hanno anche dato un video della nostra prestazione , che può tornare sempre utile .

Rockit: Qual è il pezzo che preferite del vostro disco?

Salgar:”La nostalgia” e “Vorrei che rinascessero i miei neuroni” sono i pezzi che ci siamo accorti essere piaciuti di più . Personalmente , ma è solo una questione di testo , sono legatissimo a “ Poi un giorno mi hai assassinato “ .

Daniel:Forse il brano a cui sono più legato è “Artemia” perchè lo considero il manifesto dei Tecnosospiri, oltre ad essere una delle nostre prime composizioni.

Rockit: I vostri testi sembrano frutto di una ricerca non comune ( "agito la mia bocca, ma riesco solo a morderla" "la nostalgia è un paradiso musulmano"), quanta importanza date a questo fattore?

Salgar: Noi teniamo tantissimo alle parole , talvolta mi sorprende che alcuni gruppi , anche in gamba , dichiarino nelle interviste che i testi li scrivono cinque minuti prima di incidere . Spesso la prima stesura contiene molte forzature , scrivere una ventina di versi di getto è difficile , e affatto spontaneo . E poi è anche troppo comodo : se non rivisiti ciò che scrivi , non ti accorgi dei tuoi errori , e sei poco critico verso te stesso . Culturalmente in Italia la storia del testo è interessantissima : i nostri maggiori artisti scrivono e scrivevano testi meravigliosi , penso a Tenco , Battiato , De Andrè , a Manuel Agnelli e Ferretti . Ma noi cerchiamo l’archetipo , l’idea che tutti sentono propria , per darne una lettura nostra ( prendi “ La Nostalgia “ ) . Sono convinto che se si arriva ad interpretare con attendibilità i propri sogni , si arriva a capire ciò che si è , alla sincerità pura . Ed è questa la via che vogliamo percorrere.

Rockit: Ascoltando il vs cd, possono venire in mente tanti nomi di riferimento come nessuno, credo sia una preziosa prerogativa di chi non copia bensì assimila, rielabora, crea. Sicuramente qualche ascolto in più degli After (soprattutto negli arrangiamenti e nella voce distorta) trapela, ma mi piacerebbe farvi uscire allo scoperto con un nome di artista o gruppo che vi ha influenzato in passato, uno che vi piace adesso e uno tipo-scappatella fuori dai vostri abituali gusti.

Salgar: Gli After sono una band formidabile da sempre , “ Quello che non c’è” è un disco meraviglioso , un disco pieno di arte . Gli altri li abbiamo consumati nello stereo , quindi è possibile che in fase di rimanescenza “ creativa “ qualcosa trapeli . Noi in passato facevamo un altro genere , molto più aggressivo , direi quindi i Faith No More, Soundgarden, Alice in chains... . Adesso ascoltiamo molto pop inglese: Badly Drawn Boy, Coldplay, I am kloot...Molto interessante la nuova ondata di gruppi r’n’r: B.R.M.C., Strokes . Anche il nostro produttore artistico , Ingo Swarz Peter , faceva degli ascolti simili , e lui ha dato un forte imprimatur al sound del disco . E’ stata una delle prime volte in cui serenamente , in studio , ci siamo confrontati con un tecnico attento alla musica attuale .

Daniel:Il disco più bello che ho sentito recentemente è l’ultimo dei Mercury Rev . La scappatella ce la facciamo volentieri con Gino Paoli .

Rockit: Del passato abbiamo parlato ora, però raccontatemi un po' di presente e soprattutto dei vs. progetti futuri.

Salgar: Ci siamo attrezzati uno studio casalingo , ancora un po’ modesto ma funzionale . E’ una delle cose che dovevamo fare assolutamente , vista anche la mole considerevole di nuovi brani . Nell’immediato futuro ci sono concerti , partecipazioni a dei festival , tra cui , si spera , quello di Recanati , e un po’ di promozione del disco . A Novembre saremo con uno stand al MEI . A tutti : ci vediamo lì .

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