Splatterpink - email, 04-11-2001 Intervista

04/11/2001 di

Ascoltando #3, si potrebbe pensare che i quattro musicisti degli Splatterpink siano degni di essere internati in un manicomio... in realtà ci dimostrano in questa intervista che dietro alla loro follia esiste un lavoro coerente e "pensato"...



Rockit:"Scritto e diretto da Splatterpink jazzcore inc." questo si legge sul digipack di #3...

Diego: Abbiamo voluto dare al tutto una forma più "cinematografica", in effetti vedo questo lavoro un po' come una colonna sonora delirante per un film delirante, all'interno della band siamo tutti dei cinefili incalliti.

Rockit:Jazz e hardcore, due generi alquanto diversi tra loro che avete fuso in un'unica formula. Quale dei due spinge la fase creativa?

Diego: Non ci sono generi o stili preponderanti all'interno degli Splatterpink. Credo che quello che ne viene fuori sia più che altro una risultante fra tutto ciò che siamo abituati ad ascoltare e suonare; jazz e hardcore compresi.

Rockit:Gli Splatterpink e la melodia...

Diego: Dipende da cosa si intende per melodia, è chiaro che dagli Splatterpink non verrà mai fuori un genere alla Oasis, questo non vuole dire che all'interno della nostra band la melodia sia del tutto assente se no cosa si potrebbe dire di una band come i Ruins, ad esempio? Penso che anche un pezzo come "Speedball" possa celare una o più melodie al suo interno, il più è coglierne l'essenza in mezzo a tanta velocità e distorsione.

Rockit:I testi di #3 trasmettono emozioni forti e malate. Che ruolo hanno le liriche nelle vostre composizioni?

Diego:Uso la voce come se si trattasse di un altro strumento percussivo, per quello che riguarda le liriche non sono altro che un prolungamento di me stesso all'interno della musica.

Non mi ritengo certo un tipo da ospedale psichiatrico. Sono solo incazzato come dovrebbe essere molta gente a questo mondo, non ho peli sulla lingua, non mi rifaccio a modelli di disagio esistenziale da supermarket., leggo Charles Bukowski e Kurt Vonnegut.

Rockit:C'e' un brano che mi piace: "Di Religione Isterica"... parliamone.

Diego:Non c'è molto da dire al di fuori di quello che già è scritto in quel testo.Odio profondamente ogni tipo di religione, da quella cristiana a quella musulmana passando per l'induismo ed il buddismo. Hanno sempre predicato bene e razzolato malissimo, vai in Thailandia e vedi quanto i buddisti sono "illuminati" oppure vai in Malesia per vedere quanto sono "tolleranti" i musulmani o meglio ancora, vai a chiedere alla nostra chiesa di fare ciò che ha sempre predicato, cioè di spogliarsi di ogni suo avere per darlo agli altri. Tutta questa merda è stata creata solo per darsi una ragione nell'odiarsi e massacrarsi e difendere gli interessi della gerarchia o teocrazia di turno.

Federico: io non odio le religioni. Non sopporto però le teocrazie e i fondamentalismi. Purtroppo quello che dice Diego ha molta verità dentro : ciò che dovrebbe aiutare lo spirito umano ad elevarsi e a cercare nel profondo di noi l'amore è sempre più usato come una bandiera di guerra, di discriminazione e di proibizione.

Rockit:.....cosa c'e' che non va a "Bologna"?

Diego:E' solo lo specchio fedele di tutte le realtà più fighette e modaiole, in più portato all'estremo per la consapevolezza di essere una provincia e non un fulcro. Per saperne di più vai a leggere la storia degli Splatterpink che ho redatto sul nostro sito : http://www.splatterpink.com/bio ..lì è spiegato in maniera dettagliata cos'ha Bologna che non va.

Federico: aggiungo soltanto che la deriva reazionaria in atto a Bologna, unita a una disattenzione per l'ambiente e a una dispersione delle poche idee artistiche in mille rivoletti di interessi stanno cambiando faccia a questa cosiddetta isola felice.

Rockit:Apparentemente non seguite nessuno dei trend musicali in voga oggi in italia, come vanno inquadrati gli Splatterpink nel panorama indipendente nostrano?

Diego:Mettiamola così: io sono una brutta persona che fa musica per brutta gente, per farlo ho reclutato altri tre brutti individui.

Federico: la cosa più bella è che noi possiamo felicemente dire "non ci inquadra proprio nessuno" ...scherzi a parte credo che la nostra forza stia nella totale indipendenza da manager,etichette e "scene" del momento..

Rockit:Nel vostro stereo passa solo musica folle o c'e' anche spazio per ascolti easy ?

Diego:Non dimentichiamo che milioni di anni fa io ero un accanito ascoltatore di new wave; Stranglers, Wire, XTC, roba di questo genere che tuttavia ancora oggi mi ritrovo qualche volta ad ascoltare.

Per quello che riguarda l'attuale nel mio stereo c'è molto spazio dedicato a questo genere di ascolti, da Tori Amos ai Goldfrapp passando per Portishead o Goran Bregovich.

Federico: sia io che Alessandro, il sassofonista della band, abbiamo ascoltato e suonato per anni i Beatles, il blues ...veniamo dalla melodia, ascoltiamo anche molte cose moderne, e tuttora sul piatto mettiamo jazz, pop, ambient.......

Rockit:Non ho mai assistito a un vostro concerto, eppure i brani di #3 sembrano fatti su misura per un live travolgente e improntato all'improvvizione. Che approccio avete sul palco?

Diego:Cerchiamo di rispettare l'atmosfera dei nostri brani, di riproporre quel materiale con la stessa pacca del disco, meglio se maggiore ancora. L'improvvisazione è invece un aspetto che occupa parti ben definite all'interno dello show e comunque non ce n'è troppa, il nostro è materiale molto, come dire, "ordinato".

Federico: probabilmente la "pacca" è l'aspetto che colpisce chi assiste ai nostri concerti, e devo dire che la compattezza che abbiamo raggiunto in tutti questi anni di stage ci ripaga delle "sbavature" che possiamo ancora avere dal vivo suonando pezzi estremamente complessi e rumorosi...

Rockit:Da cosa deriva la scelta di mettere in musica i testi di Manlio Sgalambro?

Diego: A dire il vero non è stata una scelta ma un lavoro che ci è stato commissionato dal comune di Modena, dovevamo comporre un brano per un testo di Sgalambro e suonarlo live al teatro comunale; l'abbiamo fatto e questo è tutto.

Rockit:Tutti mi diranno che faccio domande banali, ma a me piace troppo il nome Splatterpink... me lo spiegate?

Diego: All'inizio doveva essere Splatterpunk poi abbiamo deciso di cambiare una vocale.Il movimento splatterpunk è stato una cosa breve ma intensa ed affascinante, una nuova maniera di vedere il fumetto, la cinematografia, la scrittura e la musica ovviamente.Diciamo che è un omaggio ai bei tempi che furono.

Rockit:Da qui al prossimo "film" che progetti hanno gli Splatterpink?

Diego:Sicuramente un nuovo master (e quindi speriamo un nuovo disco) con il nostro nuovo drummer, Ivano Zanotti, la miglior cosa che ci potesse capitare in questi ultimi due anni.Per me l'aspetto studio è fondamentale tanto che mi sono aperto uno studio di registrazione proprio, con questo speriamo di raggiungere una potenza di fuoco illimitata.

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