Amari - email, 11-10-2005 Intervista

12/10/2005 di

Stranamente ai margini della scena indipendente, nonostante da anni siano una delle realtà più attive, gli Amari sembrano oggi arrivati ad un possibile punto di svolta grazie ad un album che riassume la loro bravura nell'intrugliare stili e suoni, stavolta finalizzata ad un disco di senso compiuto. Un disco pop forse unico nel suo genere, almeno in Italia.



Stavolta l'avete combinata grossa: Grand Master Mogol è il vostro disco migliore, nonchè uno dei migliori dischi del 2005, non solo italiani.
Pasta: Che dire? Di certo non ci aspettavamo una risposta del genere, ovviamente speravamo piacesse, però posso dirti che l'unica idea che abbiam sempre avuto ben chiara era “mettiamoci del sentimento”, ecco.

Dariella: Già ne abbiamo messo così tanto di sentimento che ogni volta che ci apprestiamo a leggere o ascoltare un commento/recensione sul disco, ci viene il mal di pancia, come dovessimo fare un saggio di pianoforte o andare ad estrarre un dente del giudizio…

In Bolognina Revolution c'è un passaggio che diventerà piccolo slogan generazionale: "nascondermi dietro l’alone di una generazione che le rivoluzioni le pensa sul divano". Sembra una dichiarazione d'intenti. Parte tutto da qui?
Dariella: Mettiamola così : se la leggi come dichiarazione di intenti fai parte di “quella generazione” , se la leggi invece come denuncia fai parte di una generazione che è stata o verrà, una generazione che lotta veramente! Le rivoluzioni si sa non si pensano e pianificano, si fanno! Come si può far una rivoluzione con un joypad in mano e le ciabatte ancora calde vicino al divano? In queste condizioni si può solo immaginarla e al massimo rimandarla al giorno dopo.

Rispetto alle sperimentazioni del passato, questo disco sembra più "progettato": meno istinto e più maturità.

Pasta: Immagino sia dovuto delle diverse fasi di "decantazione" alle quali lo abbiamo sottoposto, avendo deciso di non registrarlo e mixarlo completamente in casa ma di accamparci in uno studio serio, organizzare tutto per benino, decidere bene su quali pezzi lavorare, come, quanto e quando … insomma, è sicuramente meno "di getto" rispetto al precedente Gamera.

In realtà non vi siete inventati nulla, eppure questo disco ha così tanto stile da rischiare di trasformarsi in termine di paragone per chiunque pretenda di fare un certo pop in Italia.

Pasta: Ansia da prestazione!!! Oddio no!!! Comunque è vero, non ci siamo inventati nulla, abbiamo solo abbinato assieme le cose che ci piace ascoltare, citandole a volte consciamente a volte inconsciamente. Probabilmente è perche siamo delle capre sugli strumenti e non riusciamo mai a scopiazzare come vorremmo.

"Conoscere gente sul treno", "Campo Minato", "Vento del 15 Gennaio". Per quale perverso motivo queste tre canzoni non stanno (ancora) in rotazione su un network radiofonico? E' una domanda molto seria.

Pasta: Immagino per il semplice motivo che alle nostre spalle c'è (solo) una piccola e agguerrita etichetta indipendente (gestita in parte anche da noi) … Pur non essendo una Major, stiamo lavorando per far arrivare questo disco in ogni dove, inventandoci dei mezzi di promozione alternativi dove la moneta sonante manca.

Luka Carnifull (riotmaker staff): Sarebbe molto più interessante sentire la risposta dei network, più che la nostra.

(ndActy: a quanto pare, dai primi responsi, le radio commerciali accusano il disco di essere strano e di non aderire alla forma canzone pop, mentre le radio indipendenti storcono il naso perché le canzoni di Grand Master Mogol son eccessivamente pop ed il disco troppo paraculo e mainstream. “Che paese di cretini”. Un po’ è vero).

Faccio un appunto: non c'è un po' troppa roba nel disco? Ci venivano quattro dischi con i suoni che avete messo in queste canzoni.

Pasta: Uno dei nostri grandi rimpianti è il non esser mai riusciti a scriver canzoni "scarne". Immagino sia dovuto anche al nostro modo di comporre come una piccola gara: lavoriamo spesso a distanza, scambiandoci files, aggiungendo strati su strati e mettendo mano agli arrangiamenti proposti dagli altri. Se componessimo tutti assieme suonando in un garage il risultato potrebbe essere diverso, chi lo sa?

Dariella: Pensa che all’inizio c’era così tanta roba che avevamo ipotizzato il doppio CD (vero?). Si GMM straripa di suoni e idee ma era impossibile togliere qualcosa senza ledere l’equilibrio del disco. E’ vero che è un disco “pensato” ma le canzoni sono tutte delle “istantanee” di questo biennio; i pezzi non puoi tenerli in dispensa per tirarli fuori ad una festa di compleanno! … abbiam pensato: O tutti o nessuno! Ed eccoli qua!

A prescindere dal fatto che siete una crossover band fallita, nelle recensioni in giro ho letto tanti nomi di riferimento: Soulwax, N.E.R.D., Boards of Canada, Gorillaz, Autechre, Gazzè, Bersani, Death Cab For Cutie, Tiromancino, Beastie Boys. In realtà da chi avete copiato?

Pasta: Dannazione ci hai scoperto! In effetti è vero, gli Amari hanno cominciato con il rap, (ma tutti noi veniamo da formazioni dedite a quello che negli anni 90 veniva chiamato “crossover”), da lì la nostra etica “onnivora” si è adattata cambiando alimentazione ma mantenendo un enorme appetito: cerchiamo di buttare nel calderone tutto quello che ci stimola !

Dariella: Forse il merito è tutto di alcuni giornalisti musicali italiani e di come ci presentano i gruppi sopracitati! Uno legge la recensione, ascolta il disco e poi prova a creare una via di mezzo tra quello che ha letto e ascoltato e taaaac nasce una cosa che ha già sul nascere diversi “tagli”! Un “Crossover di intenti”, insomma!

E i Casino Royale? C'avete provato una vita, alla fine avete lasciato perdere?

Pasta: I Casinò Royale, uno dei pochi gruppi italiani ad aver mescolato melodia ed hiphop durante gli anni 90. Erano davvero “altri tempi” ed i loro dischi sono stati consumati per benino, ciò nonostante trovo che il paragone sia davvero poco calzante, se si basa solo sul coraggio di abbinare generi fra di loro distanti.

Dariella: No, Pasta sta parlando del mio naso e di quello di Aliosha! Comunque non abbiam lasciato perdere, con un naso così tu cosa faresti?

Pasta: Nulla! Big nose...

Il titolo Grand Master Mogol riassume l'intenzione di coniugare cantautorato ed hip-hop, ma l'immaginario degli Amari sarebbe vuoto senza considerare tutto quel pop ballereccio degli anni ottanta. Il risultato stavolta è una sintesi quasi perfetta, ma una musica del genere fa presa sulle donne?

Dariella: Non lo so... credo sia indifferente, quel che è certo è che questo disco o lo ami o lo odi, non ci sono mezze misure, donna o uomo, etero o gay, interista o juventino che sia all’ascolto. Il riferimento agli anni ’80 è obbligato e fisiologico, dopotutto in quegli anni tutti noi eravamo dei ragazzini brufolosi che ascoltavano Simon Le bon, Cindy Lauper, ed il Giocajouè di Cecchetto nella stessa maniera in cui alla stessa età, oggi si ascolta Dj Francesco e Avril Lavigne. Termini come no-wave o kraut rock non avremmo saputo neppure pronuciarli! I Duran Duran però erano già nelle nostre teste, per lo meno le acconciature!

Mi dicono che all'estero il disco stia facendo bellissima figura. Vuoi vedere che è possibile andare oltre confine cantando in italiano senza fare la figura dei peluches da coccolare? Non è che poi fate come la Pausini e gli Afterhours che traducete tutto in inglese?
Luka Carnifull: Ci piace pensare che anche in italiano i nostri dischi possano arrivare dappertutto. Tra i grandi luoghi comuni riguardanti la musica si cita sempre “è un linguaggio universale”. Benissimo, scopriamolo.

Dariella: mmmhh ... bello ti immagini? Facciamo come i Blue! Rinchiudiamo il Pasta in un “confessionale” alla grande fratello e lo facciam rappare in scozzese a colpi di frustino… anzi di motosega!

Pasta: Certo, tanto … “Lo sistemerà il computer!”

Riotmaker e Wide: come stanno insieme?
Pasta: Benone! Un fidanzamento felice, d'altronde non poteva essere altrimenti: ci siamo fidanzati il giorno di San Valentino…
Luka Carnifull: E’ un rapporto bellissimo: noi gli abbiamo dato gli anni più belli delle nostre vite, loro i baffi che abbiamo sempre sognato.

E dell'esperienza con Arezzo Wave ed Ondanomala cosa vi resta?
Pasta: Aspetta, sono un attimo frastornato, ho gli occhi lucidi, son gia passati tanti anni, lascerò passare il nostro Agiografo.

Luka Carnifull: Un mucchio di punti esperienza. Abbastanza da vincere anche il set da caffé per 12. Arezzo Wave è e sarà sempre nella storia della band e dell’etichetta una tappa fondamentale, per ciò che ha insegnato a tutti noi.

Qualcuno vi ha già infamato per essere diventati commerciali, ma la domanda allora è "perchè non vendete?". Piuttosto io direi che siete molto commerciabili, ma la domanda allora è "come si fa a vendere?". Voi ci capite qualcosa?
Pasta: E’ un bel casino, gli Amari per natura pasticciano il sacro col profano, l’indie con il pop glassato, e posso capire che certi abbinamenti a molti diano più di un brigidino. Per “come si fa a vendere” devi aspettare che finisca la raccolta, ho chiesto all’edicolante di mettermeli da parte man mano che escono ma siamo solo a metà collana... hai voglia.

Luka Carnifull: Forse è l’errore di fondo che frega tutti noi aitanti discografici indipendenti d’Italia: cioè che questa musica DEBBA essere venduta. Forse dovrebbe spettare alla nostra categoria fare tutte quelle altre cose che la musica che vende non fa. A voi scegliere quali.

Dariella: Dato che viviamo ancora nella “società dello spettacolo” un primo passo è logicamente avere un videoclip efficace che giri su fasce orarie per gente sveglia (nel senso che non dorme!) …e qualcosa sta già bollendo in pentola!

Scuola Furano e Amari sembrano la dimostrazione dell'ottusità di certa discografia contemporanea. E' abbastanza curioso che le grandi case discografiche galleggino nel vuoto e poi si lascino sfuggire progetti a costi contenuti, basso rischio ed alto potenziale come i vostri. Come mai nessun contatto tra Riotmaker e major?

Pasta: I contatti ci sono stati, spesso gli Amari hanno fatto un po’ da ariete per entrare nel mondo di certa “discografia” … le esperienze sono sempre state pessime, e da un sacco di tempo abbiamo deciso di fare da soli. Riotmaker da sempre alla gallina domani preferisce l’uovo oggi!

Luka Carnifull: C’è stato un momento in cui abbiamo capito che le cose che realmente ci interessavano non necessariamente dovevano passare per le major. Aspettare le major è il primo passo per dimostrare che non hai la più pallida idea di quello che puoi fare con la tua musica.

Dariella: Ti ricordi lo slogan “La gente non ha chiesto niente!” ? (Gamera) Ecco sostituisci “gente” con “major” e troverai ogni risposta... il brutto è che “gente” e “major” sono due termini che possono susseguirsi in sostituzioni infinite! Finchè non spari quello che fai dritto in faccia, nessuno si accorge di te! Nessuno verrà a cercarti, sei solo tu che devi chiedere!

Quasi tutti i blog musicali parlavano del vostro disco prima ancora che fosse uscito. Sfruttare le discariche abusive di parole dei bloggers per il marketing virale è una buona strada per la musica indipendente contemporanea? O meglio, esiste una strada per fare musica in Italia ed abbinarla al concetto di "professione" senza puntare esclusivamente sull'arte di arrangiarsi?

Pasta: Per la promozione di questo disco abbiamo deciso di calcare la stessa strada del precedente Gamera, spedire in advance dei promo a parecchi blog musicali e sperare nella loro benedizione. La cosa sembra aver funzionato, gia un mese prima dell’uscita il disco era gia in coda su tutti i vari P2P. Se questo ci porterà a far degli Amari o della Riotmaker un lavoro, beh possiamo solo sperarlo!

Luka Carnifull: Il punto non è i blog o meno come forma di marketing. Il punto è che devi sapere a chi stai parlando. Questo disco degli Amari si prestava perfettamente a fare da contorno ad immaginari e ad atmosfere ben precise. E così abbiamo dato la possibilità che vi entrasse fortemente in contatto. Con un disco di death metal in mano, difficilmente avremmo optato per questa scelta. Forse lo avremmo fatto esporre nelle macellerie, invece.

Pasta: Continuo a pensare che metter dei CD promo sui tergicristalli dei camper tedeschi in vacanza a Bibione sia la mossa vincente. La storia mi darà ragione.

Il pop indipendente italiano sembra avere la tendenza a rannicchiarsi nella propria cameretta e gioire degli spigoli dei comodini, delle ombre silenziose dei cassetti o della polvere sulle mensole. Voi siete un po' anomali, perchè nella cameretta ci organizzate dei rave stilosi. Avete punti di contatto con altri artisti o ne ammirate qualcuno in particolare tra quelli che animano lo scenario musicale attuale?
Pasta: L’idea della festa in camera è un po’ la filosofia di farsi piacere il posto dove vivi, la vita che fai, renderla un poco più movimentata…
Dariella: Già ma che “pop” è quello che si prefigge di accontentarsi di un pubblico di nicchia? ... insomma se quello che fai ha le carte in regola per entrare nella testa di tutti spingilo con più forza, maledizione!

Che ci fate ora con questa meraviglia di disco? Le cose che verranno come saranno, come dovrebbero essere?

Luka Carnifull: dorato lo abbiamo già, quindi ora bisogna trovare i soldi per ricoprirlo di platino. Copia per copia.

Dariella: Intanto lo suoniamo e lo cantiamo! Più forte, pianissimo, all’aperto o al chiuso basta che lo senta più gente possibile!

Atari o Nintendo? Mac o Pc? Lo salviamo davvero il mondo dal divano di casa?

Pasta: Lo salviamo? Si che lo salviamo, ognuno vuol salvare il (suo) mondo, a cominciare da un divano Ikea.

Luka Carnifull: Atari e Nintendo non sono contrapponibili: è come scegliere tra Larry Bird e Magic Johnson. E comunque noi siamo uomini veri, cresciuti premendo il tasto “pausa” per pranzare e poi tornando per tentare di finirlo in una giornata di gioco. Altro che memory card.

Dariella:Vedi seconda risposta dell’intervista…ciabatte e joypad salveranno il mondo?…mah?…

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