Marta sui Tubi - email, 18-01-2004 Intervista

18/01/2004 di

Se oggi dovessi puntare un euro su un gruppo in grado nei prossimi anni di affermarsi e costruirsi una solida credibilità artistica e commerciale, direi che i Marta sui Tubi sono probabilmente una delle scommesse più facili da vincere.



Rockit: Due ragazzi di Marsala che costruiscono un disco entusiasmante. Una delle cose migliori del 2003. Un gioiello di ispirazione. Un piccolo capolavoro. Si potrebbe esagerare ad oltranza senza paura di essere smentiti. Come è successo?

MsT: Boh?

Rockit: Ultimamente mi ritrovo sempre a consigliare il vostro disco a chi mi chiede se ci sono novità interessanti a cui prestare ascolto, ma balbetto di fronte all'inevitabile domanda: "...ma cosa suonano?". Che dovrei rispondere?

MsT: Fa-fa-fanno ca-ca…..nzoni co-come i cu-culi fa-fa-fanno-no gli stronzi-zi.

Rockit: Il vostro demo "Al terzo punto" era un piccolo gioiello, non ci voleva molto ad intuire un imminente contratto discografico. Quanto ci avete messo a trovare una produzione? Come sono andate le cose con la Eclectic Circus?

MsT: Il demo che ha recensito la dolce Carolina era una cruda rappresentazione del nostro lavoro. In realtà nel disco il suono non è poi così distante da quello che c’era ne “al terzo punto”, è solo registrato meglio. Lo abbiamo spedito solo a voi e le belle parole che avete espresso nei suoi confronti ci hanno dato la spinta a cercare un produttore che ci garantisse un buon risultato. Una volta registrato il master lo abbiamo spedito a una ventina di etichette che abbiamo selezionato dal vostro database. Non ci ha risposto nessuno per due mesi. Eravamo parecchio in paranoia e l’unico modo per uscirne fuori era bere gratis con la scusa di suonare nei pub a Bologna. Poi incominciarono ad arrivare le risposte. Chi ci faceva i complimenti ma non poteva produrci, chi voleva produrci ma non aveva i soldi, chi non voleva produrci e mandava la solita mail standard che al momento non avevano in programma altre produzioni. Chi Voleva farci fare il disco subito, anzi subitissimo tanto che poi non s’è fatto più vivo. Chi del cd apprezzava solo l’indirizzo mail per spedirci le newsletter senza dire una parola in merito al nostro sudato lavoro. Un giorno ci incazzammo. Spedimmo una lettera violentissima alla Eclectic circus nella quale esternavamo tutto il nostro disappunto per il fatto che ci avevano spedito la loro newsletter ignorando il nostro cd. Gli abbiamo fatto così male che loro, per rimediare, ci proposero di stampare il cd.

Rockit: Ci ho provato, ma non sono riuscito ad ignorare quel nome: Fabio Magistrali. Quanto ha influito la sua presenza? Con quale idea è stato portato avanti il lavoro di produzione di "Muscoli e dei"?

MsT: L’idea era quella registrare un album che suonasse attuale anche tra venti anni e che sarebbe potuto essere stato registrato venti anni fa. Volevamo un suono deciso senza ruffianerie o riferimenti ad arrangiamenti contemporanei ma che suonasse moderno lo stesso. Fabio ha interpretato tutto al meglio e ci ha suggerito delle soluzioni che ci hanno entusiasmato come quella di suonare dei non strumenti come piatti di plastica e lampadine. Alla luce di come sono andate le cose non potevamo scegliere un produttore migliore. Lo adoriamo.

Rockit: Ironici scioglilingua e flussi di coscienza, immagini quotidiane e nevrosi esistenziali, depressioni allucinate e sorrisi distratti. Sembrate alla ricerca di un modulo linguistico eterogeneo per struttura e contenuti, eppure il risultato finale è estremamente coerente. La parola sembra trasferire emozioni alla musica. E' questo il metodo compositivo?

MsT: Non c’è un metodo compositivo preciso, cerchiamo di essere sinceri con noi stessi nel momento in cui ci viene una idea da sviluppare. I testi sono la trasfigurazione allegorica o drammatica di stati d’animo. È uno sfogo, un lasciare le redini del proprio autocontrollo artistico senza pensare di costruirsi attorno un abito “figo”. Abbiamo preso le nostre emozioni e le abbiamo frustate, sodomizzate e infine coccolate…

Rockit: Come mai la scelta del cut up in "Stitichezza Cronica"?

MsT: Potrei parlarti di filosofie di composizione ma in realtà eravamo troppo ubriachi per scrivere un pezzo di nostra mano e volevamo finirlo in serata, quindi c’è venuta l’idea di usare i titoli di giornale più incredibili e di farne un testo.

Rockit: "Io non ho sentimenti, solo sensazioni. Io non ho sentimenti, solo situazioni". E' davvero tutto così esterno e superficiale?

MsT: Chi è sicuro dei propri sentimenti? C’è tempo di immergersi nelle profondità del proprio sentire e tornare a galla con la prova che si, questo durerà in eterno? A volte mi sembra che prima di abbandonarci a qualcosa dobbiamo (ma a chi lo dobbiamo?)esplorare tutto quello che c’è intorno facendo come una sorta di zapping in tv prima di fermarci su un canale.

Rockit: Quanta Sicilia c'e' nei vostri testi?

MsT: Quanto basta.

Rockit: Marsala, Bologna e ora Milano. Sembrate irrequieti e instabili. "Le cose cambiano più veloci dei perchè e scelgono loro per te"?

MsT: per favore non usare i nostri testi come boomerang!

Rockit: Pensare che qualcuno possa sdraiarsi su un letto e piangere ascoltando una vostra canzone, può essere un buon motivo per continuare a scriverne?

MsT: Se tutti piangessero ascoltando le nostre canzoni smetteremmo di scriverle; C’è già tanta gente che svolge questo compito... Invece di piangere ci piacerebbe che qualcuno si sdraiasse su un letto, possibilmente su uno dei nostri.

Rockit: C'entrano qualcosa gli Alice In Chains nella vostra formazione musicale? E Nick Drake? E i Violent Femmes? E i Massimo Volume? E Rino Gaetano? E... bah... e' così fastidiosamente difficile trovarvi un riferimento esplicito, ma la gente ne ha bisogno. Riuscite a tracciare un filo conduttore attraverso i vostri ascolti passati e presenti?

MsT: Abbiamo sempre ascoltato la musica più disparata. È stupido chiudersi in un genere e sottovalutare tutti gli altri. La musica è così varia e splendida che puoi trovare delle cose straordinarie nell’elettronica così come nel folk o nella classica. La musica è un pianeta da esplorare e oggi viaggiare non costa poi così tanto. Tranne Rino Gaetano i nomi che hai citato sopra sono colonne portanti della nostra formazione musicale, ma ce ne sono degli altri che sicuramente hanno avuto un peso ancora maggiore nella nostra coscienza. Penso a Syd Barrett, Beatles, Velvet Underground, Cure. Non sappiamo in quale misura questa gente ci ha influenzato e soprattutto quanto traspare nelle nostre canzoni. In fin dei conti il modo in cui fai l’amore è la sintesi del modo di amare di tutti i partner con i quali l’hai fatto...

Rockit: Avete praticamente monopolizzato l'apertura di tutti i concerti di Motheni. Come mai?

MsT: A lui piacciamo molto a quanto pare! Siamo amici e spesso capita che quando facciamo un nuovo pezzo il primo ad ascoltarlo è lui. Ci piace quando strabuzza gli occhi e inizia a dirci che siamo degli incoscienti. Ci ha proposto di seguirlo in tour ancora prima che il nostro cd trovasse una produzione e ci ha dato la possibilità di misurarci con pubblici più numerosi di quelli che ci capitava di trovare di fronte al nostro palco.

Rockit: Anche nei momenti in cui la melodia si fa più soffice e l'ambiente si dilata, le vostra canzoni restano aggressive. La ricerca dell'intensità sembra essere una costante, come mai allora la scelta di questa formazione a due?

MsT: Per un anno abbiamo cercato un batterista a Bologna ma non l’abbiamo trovato, erano tutti troppo impegnati. I pezzi erano pronti e abbiamo deciso di affrontare lo studio armati solo di una chitarra acustica. Per la batteria ci ha dato una mano un amico di Fabio, Stefano “conco” Faini che in mezza giornata ha registrato due pezzi. Un fulmine! Non abbiamo scelto di restare in due ma alla fine è capitato così e adesso non pensiamo di allargare la formazione se non dal vivo. Ma spesso ci piace salire sul palco solo in due. L’intensità di cui parli non è ricercata ma è la naturale espressione dei nostri caratteri. Siamo Siculi, sanguigni, istintivi. Sarà colpa del sole.

Rockit: Esistono altri artisti emergenti che apprezzate e con cui sentite di condividere un percorso e uno spazio artistico comune?

MsT: Siamo appena tornati da un concerto a Pesaro nel quale ha aperto per noi Terje Nordgarden. Ci era venuto a vedere la sera prima a Bologna e lo abbiamo invitato. Avevamo ascoltato il suo disco l’anno scorso e ci era piaciuto parecchio ma condividere una trasferta insieme ci ha fatto capire che è anche un grande uomo. Ci siamo trovati in sintonia su tante cose e pensiamo che abbia un potenziale grandissimo. Ci siamo divertiti a jammare e a suonare insieme qualche cover di Jeff Buckley e Motorpsycho e ci piacerebbe ri-dividere il palco con lui.

Rockit: Spesso nella chiusura di ogni intervista si esplorano le "aspettative future", ma stavolta provo a fare un giro diverso, chiedendovi un parere su un mio pensiero piuttosto intenso: ho la sensazione che questa possa essere la prima e unica intervista che vi faccio senza dover passare da mille uffici stampa. Se esiste una legge naturale, la prossima volta dovrò chiedervi un autografo...

MsT: Ma smettila!

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