Pecksniff - email, 20-12-2006 Intervista

30/01/2007 di Jack Nessuno

(I Pecksniff al completo - Foto da Internet)

I Pecksniff sono tra i migliori esempi dell'indie-rock italiano. Molto twee, molto pop, molto lo-fi, molto originali, sono stati tra i primi a utilizzare queste sonorità in Italia. A distanza di qualche anno dai loro esordi la formazione si è stabilizzata e il loro stile è diventato inconfondibile. “Honey You're Murdering Me", l'ultimo album uscito per la Black Candy Records, può rappresentare un punto d’arrivo nel loro percorso di crescita. Rockit incontra Stefano Poletti – voce della band - per parlare di questo disco, dei suoi molti progetti laterali e di cosa vuol dire suonare nel gruppo più “sgangherato” della nostra scena indie.




Per prima cosa direi di esaurire subito l'aspetto promozionale così poi siamo più liberi.
Ok. Il nostro ultimo disco si chiama "Honey You're Murdering Me". E' uscito quest'anno per la Black Candy. E' bellissimo. Compratelo in tanti, compratelo tutti.

Bene allora parliamo del disco nuovo. Dammi le tue impressioni.
Il disco percorre la strada del precedente, sempre incentrato su canzoni melodiche con il nostro stile peculiare. Stavolta ci abbiamo messo più cura nei particolari. Avevamo 25 pezzi e tra questi abbiamo preso i migliori 11 e li abbiamo provati e riprovati finché non ci soddisfacevano appieno. Ogni canzone è stata provata più volte in sala prove per perfezionarla e quindi ne è risultato un lavoro più collettivo. Secondo me potrebbero essere tutti dei singoli.

Ecco adesso mi dirai anche tu, come tutti, che il vostro disco migliore è l'ultimo.
In un certo senso è vero. Almeno dal punto di vista produttivo, non abbiamo mai lavorato con così tanta attenzione sugli arrangiamenti, sugli incroci delle melodie, sulla scrittura delle canzoni. Io sono molto soddisfatto del lavoro, anche se rispetto al passato, il mio contributo è stato inferiore. Un tempo ero soprattutto io a scrivere il materiale, adesso la composizione è un lavoro che include tutti i membri del gruppo. Forse è per questo che il risultato è quello di un disco un po' più rock e un po' meno pop.

Che poi io ho sempre pensato che i Pecksniff fossero più adatti a suonare dal vivo che in studio.
Sono d'accordo. Per quanto il disco sia una buona fotografia del nostro stile, la nostra dimensione è quella del concerto dal vivo perchè va oltre la musica, includendo la coreografia, i giocattoli, un clima di festa. I nostri concerti sono quasi degli happening in cui scendiamo dal palco, suoniamo in mezzo al pubblico e questo non puoi certo metterlo in un disco.

Che altro potrei chiederti...
Facci una domanda sui giocattoli, ce lo chiedono tutti.

Ok, dammi una risposta sui giocattoli.
Sì. Dal vivo usiamo sempre tanti giocattoli, anche se un po' meno che in passato. Il loro uso è tutto in favore della melodia in quanto, nonostante siano stonati, sono molto più intonati di Patrizia ed io che cantiamo.

Penso che se andassi in un ospedale psichiatrico avrei delle discussioni simili. I tuoi testi di cosa parlano?
Parlano di infanzia, di cartoni animati, di videogiochi vintage... Sono sempre storie fantastiche, legate al bisogno di viaggiare con la fantasia.

Che è poi la stessa estetica del tuo libro di poesie.
Anche il mio libro nasce da questi impulsi. Un misto di malinconia e gaiezza, un po' quello che sono.

Fai un sacco di cose: poesie, musica, quadri, video... Come riesci a conciliare tutte queste cose.
Penso che il motivo principale sia il fatto di essere molto vanitoso. Di lato penso anche di avere qualcosa da dire e ogni modo che mi permette di esprimermi lo trovo congeniale.

Invece alcuni dei Pecksniff gestiscono un'etichetta molto interessante, la Recycled...
A dire il vero dovresti chiedere a loro, visto che io sono rimasto al di fuori di questa esperienza. Ma solo per mancanza di tempo materiale, in quanto penso si tratti della migliore etichetta d'Italia, non fosse altro perchè ha prodotto il mio progetto parallelo Casper. Ma hanno tantissimi gruppi interessanti, tra cui Skinny Legs, che non sono indie, sono di più, sono oltre. E' soprattutto la concezione dell'uscita dei dischi ad essere particolare. Ad esempio, ultimamente hanno lanciato l'idea del cd crossing: si lascia un cd in un luogo pubblico e chi lo raccoglie lo deve a sua volta lasciare in un altro posto. Poi si traccia la mappa dello spostamento del cd su internet.

E se lo trova qualcuno che non conosce il gioco?
C'è scritto tutto sulla copertina.

A proposito di copertine, le vostre sono sempre molto curate e simpatiche.
Quella dell'ultimo disco non l'ho disegnata io, ma ho messo il disegno di un ragazzo americano, Tyler Warren, che ho trovato su internet e mi ha colpito per le affinità con la mia estetica.

Parliamo un po' del gruppo che altrimenti stai sempre a parlare di te stesso.
Beh il gruppo ha registrato e prodotto questo disco che stiamo promuovendo con diversi concerti in giro. Probabilmente a gennaio cominceremo a suonare dal vivo con più frequenza e nel frattempo penseremo a del nuovo materiale.

Qualche idea sulle evoluzioni future?
Io spero siano delle involuzioni. Dato che abbiamo mostrato a tutti di essere in grado di fare un disco curato, ben suonato e professionale in tutti i suoi aspetti, io spero che torneremo a fare musica più spontanea, più naif, più lo-fi...

Quindi intendi dire che sperimenterete nuove strade.
Anche se cercheremo di mantenere la nostra peculiare identità e le melodie pop, mi piacerebbe di certo sperimentare nuove strade. Non fosse altro perchè, diversamente da quando abbiamo iniziato, adesso sono in molti in Italia a suonare col nostro stile.

Cos'ha di diverso un disco dei Pecksniff dall'altro.
Sicuramente c'è una crescita del gruppo in termini musicali. Siamo partiti che avevamo l'esigenza di esprimerci, di andare comunque, prendendo il basso a rovescio e suonandolo come capitava. Più il tempo passa, più il basso torna dritto, nel senso che, volenti o nolenti, a forza di suonare si diventa più bravi.

Potreste provare a scambiarvi gli strumenti.
E' un'idea. La prossima volta che ci troviamo in sala prove ne parlo con gli altri e poi ti faccio sapere.

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