Alberto Muffato (artemoltobuffa) - email, 29-11-2004 Intervista

29/11/2004 di

Marcello Munari scrive libri di poesie e collabora con Rockit. Alberto Muffato compone dischi e collabora per Rockit. Si incontrano/scontrano in un'intervista piena di parole.



Senti Alberto: i primi ascolti mi hanno lasciato freddo. Adesso posso dirti che il disco è proprio bello…
Bene … sarebbe peggio se fosse successo il contrario. Per me sono più interessanti gli album che non piacciono all’inizio, ma si fanno strada dopo ripetuti ascolti.

Penso che la musica orecchiabile sia spesso più difficile da realizzare. Io ti vedo a un crocevia: ora accessibile, ora tortuoso. Quale onda ritieni cavalcare meglio, emozionale o cerebrale?
Non amo fare distinzioni fra mente e sentimento, fra emotività e razionalità. Le canzoni nascono nei modi più impensati. A volte c’è un progetto preciso e definito, a volte il semplice caso e l’improvvisazione, altre volte ancora la solitudine e la voglia di parlare con se stessi, o di raccontare una storia. In tutto ciò, ragione e sentimento entrano nei modi più diversi, senza che vi sia un piano prefissato. Quando scrivo una canzone, sono poco preoccupato del tipo di ‘effetto’ che voglio creare.

Mi vien da definire "Stanotte/Stamattina", chicca d'apertura, un buffo romantico acquarello tardo-adolescenziale. C'è un passaggio birichino, però: "… stanotte al ballo in maschera due divi di Hollywood, strano a dirsi io ero incoronato principe…" ha metrica e melodia assai: "… per carnevale suonavo sopra i carri in maschera…"
In realtà non conosco il verso che tu stai citando. “Stanotte/Stamattina” mi sta dando qualche noia, perché tutti la pensano come un manifesto citazionista da nerd-tardoadolescenziale-postmoderno-mucciniano. Però bisogna essere responsabili delle proprie azioni , la canzone è pur mia, e ad un certo punto compare la parola ‘college’… che posso farci? Magari nel prossimo disco parlerò d’un ospizio, o d’un oratorio, piuttosto che d’un college. Ad un certo punto dirò la parola ‘dentiera’, allora tutti diranno che sono invecchiato prima del tempo. Il che, per certi versi, è vero.

"Pomeriggio d'asma" è splendida ma fa incazzare come un bel sogno interrotto a metà, un dolce che lascia l'amaro in bocca. Il culmine con: "… esci di casa, mulini i pedali in nuvole di raggi è primavera…", il pezzo poi si raccoglie in se stesso per chiudere malinconicamente. Dunque la bellezza è sempre qualcosa di fugace?
Non lo so, di sicuro per me è molto meglio che i brani melodici durino poco.

Comunque, non sei il primo a muovermi questa osservazione circa “Pomeriggio d’asma”. Ad alcuni sembra che il brano sia troppo corto, che in chiusura prenda una piega inaspettata. Molti interpretano la canzone come un brano d’amore, e restano delusi dalla chiusa pessimistica. Io credo che se durasse di più sarebbe melenso, così invece crea un senso di sospensione che lo rende più interessante.

La canzone è nata in un brutto momento della mia vita, in cui soffrivo molto d’asma e di disturbi legati all’assunzione di farmaci. Non pensavo ad una ballata sentimentale, ma ad un testo sull’esperienza dell’asma, poi però ho deciso di lasciare margine all’ambiguità. Evidentemente ci sono riuscito, perché se ne danno interpretazioni piuttosto variegate. Ciò mi piace molto.

In "Lacrime a biro" irrompe la metafora: novelli "Racconti del cuscino" intrisi del medesimo sconforto appassionato. Magistrali, a mio avviso, le due strofe iniziali sussurrate di lontano a giustificare l'intero pezzo. Il "torsolo di mela", allora, è un frutto consumato mai digerito?
Non direi che si tratti di una canzone venata di ‘sconforto’. Il torsolo di mela è un’immagine enigmatica anche per me. In tutta sincerità, avrei una spiegazione di questi due versi, ma è legata ad esperienze e fantasie (turbe) troppo personali. Preferisco che ognuno si faccia una propria idea, in proposito.

"In canale: intrico d'alghe" "sembra" un' esperienza infantile "realmente" vissuta. La copertina dell'album ne è forse emblema, nuova linfa che si libra da un groviglio abissale? E poi vorrei sapere se l'attacco del brano non sia un omaggio a "Message in a bottle"…
Non conosco bene Sting e i Police, dunque il riferimento è assolutamente involontario. Il brano è autobiografico, a tre anni caddi nel canale che scorre dietro casa mia, e fui salvato dall’annegamento dalla mia cagna. Anch’io ho sempre pensato che la copertina ricordi molto quel brano… Ma in generale mi interessa il mondo arboreo e vegetale, non a caso ho intitolato il primo demo “Nel bambù”, e penso la copertina rappresenti bene il disco, oltre che la politica della nostra etichetta!

Privilegiando la parte strumentale, sei riuscito a rendere "Muratori sul tetto" alquanto evocativa. L'assonanza "tetto-soffitto" mi ha ricordato: "… e andando nel sole che abbaglia, sentire con triste meraviglia, com'è tutta la vita e il suo travaglio, in questo seguitare una muraglia, che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia". Ti piacciono Montale e gli ermetici italiani?
Mi piacciono molto gli ermetici italiani - Montale e Caproni sopra tutti - ma anche Sereni, Penna e Saba… Però devo dire che, piuttosto che ad un testo ermetico, scrivendo il brano pensavo ad un haiku. È stato detto che il brano è ‘ermetico’, mentre per me non lo è affatto… Registravo mentre i muratori sistemavano le tegole sopra la mia stanza, questo è tutto!

"C.E.Gadda e l'estate" è tra le mie favorite. Non conosco il Gadda minore e ho dovuto spulciare nella sua biografia: "Il primo libro delle favole" (1952). Insomma, gli "uomini battiferro", hanno rappresentato qualcosa, per te…
Ho letto molto Gadda, per motivi di studio. In realtà, questa breve favola-epigramma mi accompagna da tanto tempo. Anni fa l’avevo annotata su una facciata del calendario, in camera mia, e la leggevo tutti i giorni, prima di dormire, o appena svegliato:
“Il sedano, buttato in pentola, v’incontrò la culatta del bue. Ne venne un brodo: ch’ebbe succhi e pepsine dalla culatta del bue, e il gusto e il profumo dal sedano.

Questa favoletta ne ammonisce, o uomini battiferro, a non dileggiare gli scrittori.”
Non so bene spiegare perché sia così affezionato a questa “favola… ma di certo esprime bene la gratitudine che provo per molti scrittori, che passano il loro tempo a raccontare il mondo, a cercare di spremere una specie di brodo dalla stessa vita che sembra spesso insipida. A volte, come nella canzone, sogno di poter conversare al telefono con qualcuno di loro.

Nella seconda parte del disco ti fai più criptico. Eccetto "Scarpe nuove", deliziosa, "Il mio nome è un lago" la dice lunga. "I tuoi denti" ha un' ironia tetra e mi sfugge la metafora del bianco. "Hulk nella montagna" mi ha suggerito un gigante buono che nessuno rispetta, tipo "Il colosso di argilla" con Bogart, Lenny di "Uomini e topi" o King Kong accerchiato dagli elicotteri sui grattacieli di New York. Vuoi svelarmi almeno uno di questi tre arcani?
“Il mio nome è un lago” è un brano effettivamente altezzoso. Non lo amo molto... anche se all’interno del disco suona in modo interessante. “I tuoi denti” vorrebbe parlare dell’inquietudine che trasmettono certi sorrisi… Hulk descrive un’immersione ‘vertiginosa’ nel paesaggio alpino. È il mio brano preferito del disco…trovo sia registrato splendidamente.

Arrangiamenti mirabili e un dosaggio esemplare di elettronico e acustico. Non pensi tuttavia di aver esagerato con la drum machine rendendo il disco un po' artificioso?
Insomma… non ci sono tutte queste drum machine, dopo tutto. I brani con base elettronica sono solo due… mentre negli altri si sono usati solo piccoli inserti. Alcune basi dovevano necessariamente esserci - perché erano elementi portanti delle canzoni. Abbiamo provato a registrare la stessa “C.E. Gadda” con la batteria acustica, ma suonava glam-rock in modo terrificante… Prometto comunque di riscattarmi con le prossime creazioni. Malgrado il primo disco abbia venduto poco o niente, io m’ostino a voler registrarne un secondo.

Dì la verità, filtri la tua voce perché sai di non essere intonatissimo?
Inizialmente sì. Soprattutto in principio, nessuno fra chi mi conosceva pensava avrei mai potuto cantare. Le prime registrazioni su quattro tracce erano davvero terrificanti… così l’utilizzo dei filtri mi permetteva di mascherare le stonature e rendere interessante il suono della mia voce. Ma anche se fossi stato un cantante migliore, un novello Renga della canzone italiana, avrei fatto lo stesso: più di tutto, mi interessava allora copiare in tutto e per tutto i filtri usati da Mark Linkous e dai Deus.

Riconosci influenze di Mario Venuti, Battiato, Sting?
Artemoltobuffa: Sting, come ho già detto, non lo conosco bene… Nemmeno gli altri due mi sono familiari, specie Venuti. Ho notato che molti fanno paragoni con Battiato. La cosa mi lascia abbastanza perplesso, perché l’ho ascoltato poco, e non mi piace molto. In più io sono un pessimo musicista, mentre lui è stato un grande avanguardista; io sono un agnostico anticlericale e lui un santone intriso di misticismo… Non so, il paragone mi sembra poco calzante. Mario Venuti mi piace assai, ma non ho mai sentito un suo disco intero.

Chaplin diceva: "Non v'è genio senza mestiere". In pratica, puoi esser bravo quanto ti pare, se non hai le basi però…
Se non hai le basi è meglio.

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