Foto Profilo: Erio Intervista

ErioErio
04/06/2015 di

Una voce spettacolare e un mix inaspettato di atmosfere notturne e melodie dolcissime, rythm and blues e soul pop. Sono passati solo quattro mesi dai primi due singoli usciti per La Tempesta, ma Erio è già uno dei migliori nomi dell'anno, e sicuramente un artista da tenere d'occhio.
Oggi esce un nuovo singolo, anche questo immaginato come i 45 giri di una volta: lato a e lato b. The Reason e Torch Song sono i titoli delle due bellissime canzoni fuori in digitale sempre per La Tempesta Dischi, prodotte da Paolo Baldini e suonate assieme a musicisti pescati tra le fila di Mellow Mood, The Sleeping Tree e Tre Allegri Ragazzi Morti.
Qui sotto potete ascoltare "The Reason", assieme a una chiacchierata in cui Erio ci racconta un bel po' di cose su di lui e la sua musica.

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Ascoltando i tuoi pezzi la prima cosa che si nota è la voce, bellissima. Hai studiato canto lirico e composizione, come sei riuscito a conciliare questa impostazione classica con i suoni più sperimentali che possiamo sentire nelle prime quattro tracce che hai presentato? 
In realtà, il mio avvicinamento alla musica classica è avvenuto quando già cantavo, scrivevo e registravo musica (prevalentemente elettronica) da molto tempo. In quel periodo reputavo di essermi cibato di tutta la musica ‘leggera’ possibile e, sentendo di avere ancora molto da imparare, mi sono ritrovato ad ascoltare per ore ed ore musica classica di tutte le epoche, fino a che un giorno mi sono deciso a trovarmi un’insegnante di canto lirico. Da lì il passo verso la teoria musicale, l’armonia e la composizione è stato breve e privo di traumi, anche se la mia estrazione rimane essenzialmente pop.




Dalla copertina dei due singoli ai suoni, i tuoi brani evocano un’atmosfera silvestre e sospesa, che quasi porta l’ascoltatore ad isolarsi. Che tipo di ricerca hai portato avanti nella scrittura dei pezzi?
La scrittura dei pezzi è stata molto istintiva, in un certo senso. Basti pensare che la maggior parte dei pezzi li ho scritti su una chitarra (strumento a me estraneo fino a quel momento) con due corde rotte. I primi provini che ho portato a Paolo Baldini erano molto scarni: una traccia di chitarra, una decina di voci e qualche strumento MIDI; poi abbiamo cominciato ad aggiungere gli elementi più disparati e a rimbalzarci i pezzi via mail.
Per esempio “The Reason” è nato come un pezzo per pianoforte e tre voci. Solo quando Paolo ha aggiunto dei beats elettronici, un piano elettrico e vari strati di chitarre, ho immaginato e proposto un arrangiamento per ottoni. Senza il suo intervento, non avrei mai pensato che la canzone potesse richiedere quel trattamento.
Anche per la copertine vale lo stesso principio: sono state le persone che hanno seguito il progetto visivo ad avere l’idea di tradurre in immagini l’elemento silvestre e naturalistico della mia musica. Inizialmente, io avevo immaginato qualcosa di opposto, in un certo senso. Volevo mettere l’elemento umano al centro; rappresentare l’eccitazione e la frustrazione di avere a che fare con un’altra persona. Ero molto più concentrato sul lato interpersonale-carnale dell’album. Sarà che per me l’elemento naturale è talmente inconscio che neanche riuscivo a sentirlo più di tanto in queste canzoni, inizialmente. Sono cresciuto un un paese di cento persone, immerso nei boschi, quindi immagino sia normale che la mia musica abbia un certo suono.




“We’ve Been Running” parla di un ragazzo e della sua volpe che viene uccisa, giusto?
A una prima lettura “We’ve Been Running” è una fiaba, una versione romanzata della mia infanzia. C’è un po’ il cliché del bambino incompreso che si rifugia in un mondo di fantasia, lontano dai suoi simili, e un po’ quello della storia d’amore che sfida le convenzioni e basta a sé stessa.
Poi c’è anche un lato criptico, tutta una serie minuziosa di piccoli simboli privati, che fanno di “We’ve Been Running” una lettera d’amore in codice. Cosa un po’disperata e patetica, in realtà; ma considerando che è stata la persona cui è dedicata, oltre a mia madre, a convincermi a inviare il demo a destra e a manca, non rimpiango troppo il mio gesto romantico…




Nonostante tu sia un debuttante, sei riuscito subito a piazzare due singoli su Tempesta, una delle più importanti etichette indipendenti italiane. Com'è andato l'incontro con loro?
È stato tutto molto semplice, anche se ci è voluto del tempo per portare tutto il progetto a maturazione. Ho inviato il mio demo contenente tre canzoni e qualche settimana dopo ci siamo incontrati e abbiamo deciso di fare un album insieme.




Puoi parlarci un po' del tuo album di debutto? Quando uscirà, che strada prenderanno i pezzi…
L’uscita è prevista per inizio autunno 2015. Il sound sarà un po’ quello che lasciano presagire i singoli usciti: tante chitarre, tante voci e un po’ di elettronica. Abbiamo cercato di fare un album omogeneo e onesto, senza troppi effetti speciali, ma non noioso. Speriamo di esserci riusciti.

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