Come scegliete i vostri talenti? Risponde Pluggers, il team di Egreen Intervista

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12/01/2017 di Giorgia Mortara di Sounday

In questa rubrica a cura di Sounday le migliori etichette italiane ci spiegano come fanno a scegliere i propri artisti, ovvero l'A&R, il magico incontro tra un talento e un cacciatore.

A&R è una sigla che sta per Artisti e Repertorio, una divisione di una casa discografica che si occupa di scovare nuovi talenti e di monitorare l’andamento del catalogo. Senza dubbio è un reparto di cruciale importanza per il mondo musicale, ma da tempo ha subito un forte scossone: il talent scout nasce nei piccoli live club, nelle sale prova, nelle cantine e sulla strada. E oggi?

In queste interviste analizzeremo la trasformazione di questa attività e l’impatto che internet ha avuto su di essa. Il quarto appuntamento è con Oliver Dowson di Pluggers, etichetta e agenzia di promozione di base a Milano, che spinge artisti come Egreen, Mixup, Mudimbi, Pepito Rella, lo stile si piazza tra hip hop e rap. Realtà dal modus operandi fuori dai canoni: poco avvezzo allo strenuo utilizzo dei social e incline al contatto diretto e approfondito. Maniere d’altri tempi al servizio della musica rap contemporanea.




Ciao Oliver, in base a cosa decidi quali dischi distribuire / promuovere? Come fai scouting di nuovi talenti?
In realtà ho aperto la pagina Facebook da qualche settimana: ho cercato di promuovere quello che faccio il meno possibile, in modo da entrare in contatto solo con realtà che conoscevo direttamente o che sanno quello che faccio perché vedono i risultati sul campo. Può sembrare strano, ma oggi che tutti possono fare un disco, se pubblicizzi troppo la tua attività ti trovi sommerso di video su YouTube di persone che hanno comprato un microfonino e pensano di svoltare. Non è snobbismo; è che sicuramente queste persone pensano che io possa in qualche modo creargli una carriera e non c'è nulla di più sbagliato.

Utilizzi piattaforme di music streaming?
Si tutte. Collaboro anche con TIMmusic, ma ho amici a Deezer e Spotify. È la realtà più importante del momento per chi fa musica e, come ha dimostrato Ghali, se ci punti ti può dare delle grandi soddisfazioni.



Conta più la musica o il numero di like social?
Questa è una domanda trabocchetto. In realtà tutto è relativo; in mondo in cui tutti pensano ad essere i numeri 1, io lavoro con artisti che vogliono fare la loro musica e non gli importa essere considerati i primi di una classifica. Essere il numero 1 in qualcosa sarà sempre una condizione transitoria e per chi vuole vivere o lavorare nella musica per dei decenni non è una condizione sufficiente.

Quanto è responsabile Pluggers del successo degli artisti che cura e quanto l’artista è responsabile della buona riuscita del proprio progetto?
L'artista decide tutto, per quanto mi riguarda. Io gli metto in mano gli strumenti per capire quali sono le conseguenze delle sue scelte. Non ho mai imposto e non imporrò mai qualcosa a qualcuno. Poi il successo è molto relativo come concetto.

Il digitale è un prezioso strumento di test: ci puoi raccontare la tua strategia di lancio del nuovo disco di Egreen?
Abbiamo usato una tecnica del low profile; senza rompere troppo le palle abbiamo lasciato che il passaparola ci aiutasse. Il disco è talemente buono che se avessimo fatto un pushing troppo forte avremmo avuto l'effetto contrario. Itunes, Spotify e ovviamente TIMmusic hanno supportato la causa a modo loro, con contenuti esclusivi e inserimenti in playlist.



Che consigli vuoi dare a un artista che dà il via a un nuovo progetto?
Informati il più possibile sullo streaming. Leggi. Studiati Music business worldwide. Sapere dove va la tua musica è altrettanto importante quanto fare musica bella oggigiorno. Chi ti dice il contrario è perché ti vuole sfruttare.

Tag: sounday rubrica

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