Figùra / intervista

Beats che parlano: intervista ai Figùra

Non hanno bisogno di parole ma solo della loro musica, con tutte le difficoltà del proporre una cosa del genere in Italia: vi presentiamo i Figùra
18/06/2018 11:26

Jazz, soul, hip-hop e molto altro nella proposta di questa nuova formazione, Figùra, che a partire da un contratto con un'etichetta straniera si sono circondati di collaborazioni internazionali, per riportare un po' di mondo nella musica italiana: li abbiamo intervistati, all'indomani della pubblicazione del loro disco d'esordio "Place to be".

In "Place to Be" ci sono molte collaborazioni importanti, da quelle internazionali con gli Yancey Boys di Frank Nitt e Illa J, a Maro, talentuosissima cantautrice e musicista portoghese, fino ad una promessa del nu-soul italiano come Ainé, volete raccontarci come siete arrivati a creare questo fantastico miscuglio di entità?
La scelta delle collaborazioni non nasce a caso, risulta evidente l'imprinting internazionale che volevamo dare al disco. Maro è una delle voci più delicate e forti del panorama mondiale, la sua timbrica è veramente unica e non potevamo non contattarla. Il featuring con gli Yancey Boys invece è stato dettato dalla nostra voglia di far capire che il nostro background e la nostra attitudine è in gran parte hip hop, un certo tipo di hip hop. Per quanto riguarda Ainé, Concerto, Throwback, etc. crediamo che la loro musica parli già da sola, soprattutto se pensiamo che sono artisti italiani ma con sonorità dal profumo internazionale, non potevano mancare.

Jazz, soul, breakbeat, hip-hop, house, chill e tutte le sfumature che ci possono essere tra questi generi, la vostra musica parla decine di lingue e viaggia per il mondo, anche l'Italia è un buon posto per i Figùra? Qual è il vostro vero "Place to be"?
Quando stavamo per ultimare l'album parecchi "addetti ai lavori" ci avevano detto che la nostra fosse una musica di difficile proposta per il nostro paese ma che poteva avere ottimi margini oltreoceano.
Nonostante la nostra etichetta (Inchpersecond) sia estera abbiamo voluto fortemente puntare al panorama italiano, con tutti i rischi del caso. A fare questa roba quasi esclusivamente strumentale in Italia sono in 5-6 forse, mentre in città come Los Angeles o Berlino di progetti di questo tipo, dal taglio hip hop/ jazz, se ne trovano veramente tanti. Abbiamo infatti ricevuto un sacco di attestati di stima e complimenti dall'estero anche da musicisti di livello. Per l'Italia ci vorrà un po' ma qualcosa sta già muovendosi anche grazie ad altri artisti che decidono di investire qui.

Credete ci siano slot nel bel paese anche per un genere raffinato e cool come il vostro? Che ci possa essere una rinascita dello stile Motown all'italiana con nomi come Black Beat Movement e Ghemon?
Quello che tu chiami stile Motown fa sicuramente parte della nostra formazione ma crediamo ci siano artisti che incarnino meglio di noi il funk o il soul di quei tempi, ad esempio i Nu Guinea. Quello che facciamo noi è realmente diverso, atipico e ci differenzia. Facciamo parlare i beats. Ti aspetteresti dei rap tecnici sopra le nostre musiche o dei virtuosismi canori, poi premi play e ti accorgi che il disco è per gran parte strumentale. Chi non è di casa in questi ascolti ha come l'impressione che manchi qualcosa mentre chi conosce bene questa musica "si sballa". Il nostro compito è diffondere quest'attitudine il più possibile in un paese ancora "vergine" come il nostro.

È raro trovare giovani appassionati al jazz o al soul nella sua forma più pura e contemporanea, qual è la vostra formazione musicale? Qual è la genesi del suono di "Place o be"?
Alessandro ed Emanuele vengono dallo studio dello strumento (basso e tastiera) in un contesto prettamente Jazz mentre Francesco ha sempre prodotto beats per rappers, mantenendo sempre un certo flavour soul/jazz. Il mix tra queste esperienze è risultato affascinante persino a noi stessi quindi abbiamo cercato di canalizzare tutto in un disco lungimirante, a tratti visionario.

Nel live come si compone un vostro set dal vivo? 
Il nostro showcase è una full immersion nell'album, per lo più strumentale, con poche pause. Puoi vedere Francesco fare drum fingering live con i campionatori, Alessandro alle tastiere e ai sintetizzatori ed Emanuele al basso. Pochi effetti speciali e tanta musica.

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L'articolo Beats che parlano: intervista ai Figùra di Carlo Tonelato è apparso su Rockit.it il 18/06/2018 11:26

Tag: intervista

Pagine: Figùra

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