La Crus - Firenze, 04-01-2005 Intervista

14/01/2005 di

Di Joe ho sempre apprezzato il cuore. Non quello biologico, che difficilmente potrò vedere a patto che io non diventi un macellaio con puntine di sadismo. L’altro. Quello che anima la sua piccola persona e la fa diventare enorme, dilatata, intensa ogni volta che canta su un palco o si siede, a gambe incrociate, davanti ad un foglio. Che per lui è un mare bianco. E va solcato, domato, capito nelle pieghe delle onde, maledetto quando ribalta la barca, scusato se sommerge improvviso. Joe è un marinaio della penna, un equilibrista del sentimento, un folletto che ride sapendo quanto ci sia dietro quel sorriso.



I tuoi viaggi, solitari o fatti insieme alla ciurma La Crus, mi mancavano già da tempo. Ed allora cosa c’è di meglio che parlare del nuovo progetto acustico, “Cuore a nudo”, e non solo? Perché il fatto è che Joe non sa stare fermo un attimo, anche quando sembra che lo sia. Lo attrae, in particolare, la commistione tra gesto, parola, evocazione e musica, in una sfumatura altra e diversa da ciò che accade in sala registrazione o durante un concerto. Lui deve andare dentro, senza far troppo rumore, perché lì dentro, nel cuore, di rumore ce n’è già tanto. Bisogna solo saperlo ridire. Vero, Joe?
Vero. Così è nato “Cuore a nudo” uno spettacolo che di base attinge al clima della canzone d’autore anni ’60, ma nei fatti è davvero qualcosa di più.

Ovvero?
“Cuore a nudo” è l’indispensabile, sono io senza rete. Senza computer o campionatori, l’interpretazione diventa libera, è davvero sé stessa in ogni sua potenzialità. La parola, cantata o recitata che sia, è il centro di tutto e la musica non fa che amplificarla. E’ uno di quegli spettacoli che secondo me ha sempre senso fare, perché aperto, in continuo divenire, mai uguale a sé stesso. In un’ora e mezza tutto si mescola, alternando pezzi intensi ad altri più grotteschi e teatrali, con intermezzi poetici e letterari (ad esempio Pasolini, Borges, Salinas…). Lo scopo è creare un’interazione continua col pubblico, in un clima di partecipazione confidenziale e familiare, in cui c’è uno scambio continuo di emozioni. Sparisce il rapporto palco/ spettatore, sostituito da una fusione che rende lo spettacolo diverso ogni sera.

Lo avete definito “armonia tra musica e poesia, poesia che segue il suono delle parole, musica che si immerge nella poesia.” Siamo sulla linea de “La costruzione di un amore”? O ti stai orientando, al di là delle performances canore, più verso l’universo della poesia sonora?
Certamente mi affascina quel territorio. Lo spettacolo inizia con un intro di pianoforte e poi inizia la mia lettura di un sonetto di Shakespeare. Dopo di che inizia un percorso che spazia tra pezzi classici, brani dei La Crus (tra cui “Natale a Milano”, “L’uomo che non hai”, “Come ogni volta” ma anche l’inedito “Testamento d’amore”) riarrangiati in modo inaspettato, brani di Tenco (“Vedrai vedrai” e “Uno di questi giorni”) ma anche Paolo Conte (“Via con me”), Fossati, De André (“Le storie di ieri”) e Mau Mau. Ogni tanto ci divertiamo con qualche gag. Tipo cantare un pezzo dei Gufi di Nanni Svampa in dialetto milanese, in atmosfera da derby: ci mettiamo a semicerchio senza microfono e poi scendiamo in mezzo al pubblico, facendo la traduzione simultanea dal dialetto. Oppure quando sul finale faccio “Can’t help fallin’ in love with you” di Elvis solo col piano e tutti cominciano a farmi il coro. Fantastico!

E come lo introduci?!
Arrivati al finale all’improvviso dico: “Il prossimo è un pezzo che ho sempre voluto cantare e che mai nessuno mi ha voluto far fare”… La gente si aspetta chissà che ed eccoti Elvis!

In questa avventura, oltre a Paolo Milanesi (trombettista dei La Crus), ti accompagna un nuovo partner, Fabio Barovero, membro dei Mau Mau, al pianoforte e fisarmonica (ad esempio nella versione di “Summertime” ed in “Giugno ‘73”). Siete dunque una sorta di “power trio” inusuale, che ricama una trama di atmosfere inedite e piacevoli col pubblico. E’ voglia di sperimentare nuove strade, rispetto al via consueta del concerto live?
Come sai, in questi anni ho dato tutta la mia energia ai La Crus. Poi negli ultimi sette, otto mesi ho avvertito più di sempre la voglia di cantare pezzi che di solito non presento mai, o quasi, e di farlo in modo diverso, dando loro quel senso di minimalismo che solo la versione acustica, libera da ogni artificio può dare. Così arrivi davvero al cuore. Dovevamo capire se uno spettacolo del genere poteva reggere l’impatto col pubblico. Lo ha retto: le prime date sono andate benissimo. Ora Fabio Barovero partirà per il Brasile. Quando rientrerà ricominceremo con altre date, almeno fino a maggio. Con Paolino mi trovo bene, si sa. Fabio è stata una piacevolissima sorpresa. E’ un musicista eclettico, attualmente impegnato nelle colonne sonore. E’ un compagno di viaggio “con la musica dentro”. Sento che sa valorizzarmi come artista. La nostra collaborazione non finirà qui.

Allora quali sono le novità, prettamente sul fronte La Crus?
Il nuovo album uscirà nei prossimi mesi del 2005. Credo che sarà una sorpresa per tutti, anzitutto perché è “più suonato” dei precedenti, con meno elettronica. Lo scopo è renderlo il più vicino possibile alle atmosfere live, di disco dal vivo. Da anni volevo un album così ed ora lo stiamo realizzando, lavorando tutti insieme ad ogni aspetto, dai testi agli arrangiamenti. Secondo me ci sono dei pezzi bellissimi, freschi. Mi piace l’idea di mischiare alcune ballate ad altri brani più “singolosi”, più delicati comunque de “L’urlo”. Tra l’altro, anche in questo album continua la collaborazione con Marco Lodoli (che in “Ogni cosa che vedo” ha scritto il testo de “La Giacca”) ed inoltre tra i testi c’è una poesia di Zanzotto.

Attendo incuriosita! Mi sembri davvero orientato a 360° gradi… Non è che in questo nuovo vortice che ti trascina, stai cambiando prospettive alla ricerca di altro, rispetto al passato?
Può darsi. Ad esempio sto curando con Fabio la colonna sonora per lo spettacolo “La Tempesta” di Shakespeare, per il Teatro dell’Elfo. E’ quasi terminata. Inoltre curerò la direzione artistica di un nuovo Festival di musica e letteratura a Rimini, in collaborazione con l’associazione “In dissolvenza”. Vogliamo sfatare l’idea che il connubio tra musica e letteratura sia pesante e noioso. Coinvolgeremo scrittori che lavorano con la musica e musicisti che si cimentano con testi letterari o teatrali. Si terrà in tre giorni, l’ultimo weekend di maggio, in diversi teatri, con appuntamenti pomeridiani e serali. Oltre agli spettacoli, sono previsti aperitivi letterari, incontri con artisti e letterati, tipo Andrea Chimenti, Cesare Basile, Porto Sepolto, Marco Lodoli, Aldo Nove, Roul Montanari, Carlo Fava, Erri De Luca, Tiziano Scarpa e tanti altri. Alla presentazione saranno presenti i Poeti Sonori del Giro di Roma che apriranno anche una mostra contemporanea al Festival.

In bocca al lupo per tutto, allora… Bene, adesso possiamo passare ad infamarci come al solito sul fronte derby milanese. Ma non credo che interessi a quelli di Rockit. Quindi eviterò di riportare quanto ci stiamo per dire. Sei d’accordo?
Decisamente. Saluto Rockit, allora! Dunque, cara la mia interista, la sai quella nuova che dice che infamare un nerazzurro è come…

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