Scisma - Intervista (Firenze, auditorium Flog, 12-03-1998) Intervista

ScismaScisma
12/03/1998 di Alessandro Pollio

Nei camerini del Flog, si sono svelati per Rockit Paolo, il psichedelico cantante, Giorgia, la fascinosa bassista, e Sara, la radiosa cantante. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Partiamo con le influenze musicali...
Paolo: Bella domanda! Nel senso che noi siamo individui talmente diversi: per quanto mi riguarda sono stato molto colpito dalla musica italiana degli anni '70, vedevo Canzonissima, e poi tanta musica classica, contemporanea, da Morricone a Rota fino a sfiorare Berio; musica non acculturata, da consumatore e basta.

Ora cosa ascolti?
Paolo: È da un anno che stiamo avendo degli ascolti simili: i dischi che ci sono piaciuti di più negli ultimi due anni sono Radiohead, Deus, Motorpsycho. In questo momento sto ascoltando tantissime cose italiane perché reputo che una scena così non ci sia mai stata: non soltanto i gruppi prodotti ma anche i gruppi di base; conosco tantissimi gruppi straordinari tra cui il gruppo migliore d'Italia in questo momento per poesia e profondita', gli X-Chel, un gruppo di Piacenza

Da quali esperienze provenite e come avete fatto ad incontrarvi?
Paolo: Esperienze sono quelle comuni: ognuno suonava nel proprio gruppetto e ci siamo trovati attorno ad un'idea: ribadire un certo tipo di diversità, partendo dalla provincia. Alla fine ci siamo trovati in maniera quasi casuale, però funzionale

Manuel Agnelli è il vostro produttore...
Paolo: Nostro tutore!

 ...nell'ultima intervista a Rockit ha detto che siete un bel gruppo perché avete voglia di sperimentare
Paolo: Sì, è vero. Magari questa cosa si sente relativamente nel disco; comunque la produzione di Manuel è stata molto importante perché ha canalizzato tutte queste sperimentazioni che in quel momento non stavano portando a niente di costruttivo, non sapevamo che direzione prendere.

Avevate bisogno di un vate.
Paolo: Sì, lui è stato necessario perché ha dato la possibilità di farci prendere una certa strada, e noi ci stiamo evolvendo. Comunque se ci ha fatto questo complimento sono veramente contento, perché gli Afterhours sono il gruppo del momento!

L'esperienza del Premio Ciampi?
Paolo: Abbiamo avuto l'opportunità di vivere una situazione, come del resto il Premio Recanati, diversa dalle solite. Ho la netta sensazione che dobbiamo fare ancora un po' di passi in quella dimensione per poter essere più profondi e spirituali. La sensazione che ho avuto quella sera è che, per esempio, a Vinicio Capossela basta un contrabbasso ed un pianoforte per poter dare quello che noi con tanta abnegazione non siamo riusciti a dare.

Continuerete a sperimentare qualcosa di nuovo?
Paolo: Sicuramente. Noi siamo fortunati perché abbiamo una situazione sia di etichetta che di management fortunata: non abbiamo subito alcuna pressione. A differenza di altri gruppi abbiamo la vita più facile

Avete in mente delle collaborazioni? Ricordiamo quella con i Bluvertigo...
Paolo: Quella è stata bella: abbiamo collaborato con Andy, suoniamo spesso con gli Afterhours. Abbiamo la fortuna di essere in un momento in cui sulla scena italiana c'è tanta fratellanza: auguriamoci che vada avanti così e che si sviluppi ulteriormente, magari anche a livello europeo.

A cosa è dovuto il cambiamento della scena italiana: ad un pubblico che si è svegliato o alle case discografiche che finalmente cercano nel piccolo?
Paolo: Non ho fatto un'analisi su questa cosa, anche perché sono una persona confusionaria, ma ho una mia idea: prima di tutto, il lavoro che hanno fatto gruppi storici come i CCCP o i Ritmo Tribale o la scena delle Posse ha fatto crescere un certo tipo di aspettativa; poi è arrivata MTV ed ora si respira un po' più l'aria di villaggio globale. Non so se è un bene, però se noi siamo qua è grazie al lavoro che è stato fatto da tantissime persone. Anche le etichette si son svegliate perché hanno avuto la possibilità di lavorare con persone che partivano in maniera alternativa, con poco budget ma tanta creatività.

Voi avete prezzi accessibili, nonostante veniate da una casa discografica ricca, la EMI; ci sono gruppi che invece sono costretti ad altre scelte
Paolo: Penso che più i prezzi sono bassi, più è giusto, aldilà del caro-concerti. Ho una certa età ormai, inutile dire che non sono giovanissimo, e ancora adesso, dopo aver lavorato per anni, se riesco a permettermi un cd al mese è tanto. Questo mi dispiace anche da musicista: il fatto di non potersi avvicinare a delle altre cose, oppure comprarne uno e girarselo in sei sdoppiandolo non è il massimo perché il disco è un'esperienza come il libro, bisogna volere bene a quell'oggetto. Io mi auguro che anche le etichette che fanno una politica diversa lo capiscano, perché comunque sia lavorare in quantità è più faticoso che lavorare qualitativamente a prezzi alti, però trovo che si avvicini abbastanza allo spirito dell'ascoltatore medio dell'alternative-rock italiano. Questa è una cosa che quando abbiamo firmato con la EMI abbiam chiesto subito e loro ci anno assecondato.

A proposito del villaggio globale: il tuo rapporto con Internet?
Paolo: Io sono poverissimo: non posseggo né un computer né tantomeno un modem, perché mi hanno seccato il telefono e tantomeno ho i soldi per pagare la bolletta! Il rapporto con internet è un po' particolare: ho iniziato a suonare tardi, intorno ai 23 anni, perché lavoravo in una ditta di computer, avevo già il mio futuro scritto in quella dimensione. Me ne sono staccato volontariamente: mi bruciava le cellule cerebrali! Comunque è una cosa interessante, ma va gestita intelligentemente. Speriamo che un uso regolato, sufficientemente dosato faccia crescere la comunicazione in maniera sana, non come la televisione che ha saturato tutto, e questo lo dico da teledipendente.

Torniamo agli Scisma: 3 ragazzi e 3 ragazze. Chi vince?
Paolo: Le ragazze! Ma questo accade in generale, non c'è ombra di dubbio.

Indiscrezioni, flirt?
Paolo: Potrei dirtene tanti, ma non posso! So che in questo momento le due più gettonate dal nostro esiguo pubblico sono libere, e con questo ho detto tutto

Raccontami del vostro ultimo disco, "Rosemary Plexiglas"
Paolo: Per me è un disco molto motivato, non so se si può percepire nel disco stesso. Ho paura che si intuiscano tante cose, ma che poi non resti in mano molto di materiale. Ritengo che ci siano delle idee molto sentite e profonde: il periodo del disco me lo ricordo come di grande sofferenza ed illusione.

Una canzone si intitola "84", perché?
Paolo: Noi abbiamo una forte connessione con la numerologia, ci viene naturale lavorare coi numeri. 84 fa parte di una pseudo e psico visione che ho avuto in notturna, nel senso che mi è arrivato il pezzo in testa dall'inizio alla fine, e mentre sognavo questo pezzo ho anche visualizzato questo numero su uno sfondo cobalto-dorato.

Invece "P.S.W."?
Paolo: Vuol dire Parole Senza Words, parole senza parole. Io sono un paradosso vivente perché, come noti, parlo tantissimo! Una delle mie mete, però, è quella di riuscire a comunicare senza parole, perché in realtà ne bastan poche. Se io e te in questo momento, memori dell'esperienza comune avuta, fossimo qui e non parlassimo, comunque ci capiremmo. Io sto cercando di andare in quella direzione, ma come vedi non ci riesco, perché ti sto saturando e basta. Ma é perche' sono contento!

Cosa avete in mente per il futuro?
Paolo: Speriamo un disco nuovo a Settembre e soprattutto non fermarci mai umanamente, perché se è vero che essere musicisti è la punta dell'iceberg, noi abbiam bisogno di una bella pancia grossa per far sì che questa punta diventi un po' più profonda. Riuscire ad essere più comunicativi e crescere, perché no, spiritualmente.

Grazie Paolo ed ora vediamo se Giorgia mi conferma quello che hai detto: 3 ragazzi e 3 ragazze, chi comanda?
Giorgia: Le DONNE! Diciamo che la componente femminile, in generale, é molto sentita, per cui anche la melodia, gli arrangiamenti assumono un aspetto molto femminile.

Una donna bassista: da quali esperienze provieni?
Giorgia: Quando ero piccola ascoltavo le cose che scovavo dai miei genitori, ma che ora ho abbandonato. Poi ho iniziato a suonare ed ho cambiato completamente l'approccio alla musica. Le cose che mi emozionano di più le ho trovate nei Deus, nei Motorpsycho, nei Radiohead, Bjork, Massive Attack, Portishead.

Della scena italiana?
Giorgia: Ascoltavo tantissimo i Casino Royale, adesso però li ho un po' persi perché non sento molto quel tipo di musica verso cui si stanno dirigendo. Poi gli Afterhours, secondo me disco dell'anno! E poi ascoltavo anche Ustmamo', C.S.I., i Marlene, Tiromancino. Poi vi consiglio i Six Minute War Madness, è un gruppo incredibile: un post-rock con un gusto ed un'intelligenza veramente particolare, ascoltateli.

Manuel Agnelli ha detto di voi che avete una gran voglia di sperimentare.
Giorgia: È come se fossimo degli equilibristi su di una corda: ballonzolanti. Abbiamo una grande propulsione in avanti, vogliamo sfruttare al cento per cento le nostre potenzialità, anche mentali.

Come hai vissuto il lavoro di "Rosemary Plexiglas"?
Giorgia: All'inizio mi ha entusiasmato, poi spaventato, poi ho goduto molto e adesso sono nella fase del distaccamento. Comunque secondo me è un ottimo esordio.

Il vostro cd autoprodotto che fine ha fatto?
Giorgia: Ne avevamo stampate 500 copie che abbiamo venduto in giro. Poi abbiam deciso di non ristamparlo perché è una parte di noi che non ci rappresenta molto.

Seguono venti minuti di discussione su argomenti privati, quali amicizia, amore e sesso... ma noi non vi diciamo niente! Se siete curiosi, pazienza! Ora leggetevi l'intervista a Sara, la cantante del gruppo.

Ciao Sara. Chi predomina nel gruppo, uomini o donne?
Sara: Le donne. Mi dispiace per loro, poverelli, ci devono sopportare tutto il tempo!

Le canzoni a cui sei più legata?
Sara: Di sicuro "Rosemary Plexiglas", perché è inevitabile, e "Negligenza", perché credo che mi descriva benissimo. Io in fondo in fondo sono negligente e questa canzone mi dà un'allegria che credo si noti anche quando sono sul palco.

Progetti per il futuro?
Sara: Footing. Penso che sarà il caso di iniziare un po' a correre, visto che non ce la faccio più con il fiato. Ho smesso di fumare e già va meglio, ma ancora non ci siamo.

A microfoni spenti la conversazione è andata avanti per un bel po', ma non riporterò niente di ciò che è stato detto perché vi consiglio vivamente di andarveli a sentire dal vivo e di parlarci voi stessi, dato che sono fra le persone più affabili che io conosca. Ne varrà sicuramente la pena.

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