Subsonica - Subsonica - la nostra intervista dopo il live al Tenax Intervista

22/01/1998 di Alessandro Pollio

Come al solito il Tenax risponde alla grande: il concerto e' un crescendo di musica elettronica che esalta il pubblico intervenuto numeroso. Nei camerini Samuel, il cantante, Dario "Il Boosta", il tastierista, e Max, chitarrista, si concedono ai microfoni di Rockit...



Rockit: Influenze musicali...

Samuel: Le influenze musicali sono molteplici: quelle piu' significative sono quelle dei dj inglesi; tant' e' che anche se siamo musicisti tentiamo di suonare nella maniera dei dj, in maniera di essere staccati dallo strumento, ma legati al groove

Rockit: Dj shadow?

Samuel: Grandioso. Tu continua a fare nomi e noi ti diciamo "minchia eccezionale, fantastico"

Rockit: Ora cosa stai ascoltando?

Samuel: (n.d.r. ridendo assieme al Boosta, il tastierista) Marcella, Loredana Berte' ai tempi della Luna Busso', Nada...seriamente ora vorrei mettere le mani su Buju Manto, l'erede di Bob Marley. Ha superato Bob come numero uno in Jamaica

Rockit: Quindi avete anche una grossa influenza Raggae?

Samuel: Come no: Max, che era il chitarrista degli Africa Unite, ci ha condizionato; lui e' un po' piu' grandicello di noi e ci portava ai concerti raggae da giovani

Rockit: La chiusura del concerto con Bob Marley?

Samuel: Doverosa

Rockit: La collaborazione con Antonella Ruggiero?

Il Busta: Rispondo volentieri a questa domanda che ancora non mi era stata posta e quindi posso svelare tutti i retroscena: Antonella ha un altarino sopra il letto con le nostre foto e un giorno le sue preghiere sono state talmente forti che si e' messa in collegamento telepatico con noi, ci e' apparsa in sogno dicendoci "voglio lavorare con voi". L' abbiamo fatto e sono nati i due pezzi di cui siamo molto orgogliosi, perfino orgoglioni...

Rockit: Come mai CCCP? (n.d.r. hanno rifatto in versione elettrica "Tu menti")

Il Busta: Perche' in fondo siamo tutti bastardi e ipocriti e "Tu menti" mi sembrava il pezzo adatto per la nostra vita.

Rockit: Qual e' la situazione attuale dei centri sociali, visto che voi provenite dal Murazzi di Torino?

Samuel: Noi abbiam vissuto parecchio la situazione dei c.s. fino a prima di approdare ai Subsonica; adesso abbiam fatto dei c.s ed e' la realta' che ci assomiglia di piu'. Pensa che adesso partiremo con un tour nei c.s. completamente organizzato da noi, senza coinvolgere le varie agenzie.

Rockit: La realta' dei Cd...

Samuel: Noi siamo talmente contro i costi elevati che ...allora, la Mescal, quando produce un gruppo sgancia un sacco di soldi per i costi di produzione, quindi partire ed andare a registrare, perche' a Torino non ci sono studi. Fortunatamente c'e' lo studio di Max, che essendo parte integrante e produttore del gruppo lo devolve molto volentieri. Fai conto che un master lo paghi 70 milioni e noi lo abbiam pagato 20, apposta per far uscire il Cd a 18000 lire. Al momento in cui siamo andati a consegnare il master abbiam chiesto di far venire scritto "non pagare piu' di 18000 lire"; a questo punto quelli della Polygram ci hanno promesso di metterli a quel prezzo, senza pero' la scritta per motivi contrattuali. Ci siamo fidati e poi abbiam scoperto che c' era gente che li vendeva a 34, 35 mila lire e, tra l' altro, i posti in cui era venduto erano pochi, perche' e' stato distribuito di merda. Per farti capire abbiam suonato al Salone della musica a Torino, abbiam fatto il primo live in direct di MTV, spalla ai Texas, quindi in casa, pieno cosi' di gente, non c' era il nostro cd allo stand della Polygram

Rockit: Il vostro rapporto con le radio, radio libere?

Samuel: Ottimo. Provenendo da una sub-cultura torinese, le uniche vie di promozione sono le radio che esercitano in maniera libera, che non hanno nessun tipo di obbligo nei confronti delle major, delle etichette, delle distribuzioni, stampa ecc. ecc. A Torino c' e' una bellissima situazione che si chiama Radio Flash con cui siamo in collaborazione: facciamo delle sigle, delle sonorizzazioni, loro ci chiamano, usciamo con i deejay la sera. Alla fine diventa veramente un bisogno: quando sono sotto la doccia, accendo Radio Flash, so esattamente cosa succede a Torino la sera.

Rockit: Paura che il diverso sia anche possibile?

Samuel: Diverso e' possibile

Rockit: Soprattutto nella realta' torinese o in generale?

Samuel: Nella realta' torinese e' possibile. Il nostro testo parla di una serata passata ai Murazzi dove incroci il magrebino, il nigeriano e ascolti musica di tutti i tipi: si e' creata una lingua di terra dove il diverso e' possibile, dove c'e' questa interazione di cultura. Purtroppo alla fine il passaggio che c'e' tra l'essere diversi e l'essere possibile genera scontri che spesso vengono mistificati dalla stampa.

Rockit: E Daitarn III?

Samuel: Io e il Busta abbiamo militato per un anno e mezzo nei "Gli Amici di Roland", che e' un famosissimo gruppo torinese che fa le cover di cartoni animati. Io ero Roland!!! Avevamo tutti altri progetti, ma abbiamo detto "facciamo un gruppo dove ci divertiamo, dove saliamo sul palco senza prove e... Hard Core totale!!!"; nel giro di sei mesi e' diventato un caso pazzesco, facevamo da 6 a 12000 persone. Poi sono arrivati i Subsonica e oggi abbiamo deciso di fare questo pezzo in ricordo di quei momenti "svaccati".

Rockit: Il video di Istantanee: qualche influenza o farina del vostro sacco?

Samuel: Oggi a Coloradio ci hanno detto che assomiglia ad uno dei Marylin Manson: il nostro regista, ragazzo eccezionale che ha lavorato a budget zero, ci ha detto che voleva fare un video alla Marylin Manson. Da li' a dire che assomiglia ad un loro video ce ne vuole, perche' significa che mancano i soggetti: noi non siamo tanto malati; siamo malatucci per i cazzi nostri, ma non come loro. A me piace l'interazione tra immagine e il beat, e in questo video ci siamo riusciti benissimo. Il prossimo, "Cose che non ho", l'abbiam girato a Bratislava: e' venuta fuori una specie di fiaba, che se fosse stata girata in Italia sarebbe venuta una merda, un po' come quello di Antonella Ruggiero. E' una nazione in rovina la loro, ma stanno tentando con tutti gli sforzi di riportarla su': c'e' gente che ha veramente voglia di fare! Si sono inventati inquadrature, modi di girare perche' non avevano i mezzi.

Rockit: Il pezzo "nuovo" che ci avete fatto ascoltare?

Samuel: E' il primo pezzo che abbiamo scritto: poi ne abbiamo fatti altri dodici e quello ce lo siamo dimenticati!!!

Rockit: Max, il tuo rapporto con internet?

Max: E' un mezzo potentissimo che mi spaventa come tutto cio' che tende alla globalizzazione, perche' tende inevitabilmente ad ammazzare le specificita'. Ed in Italia le ultime cose buone che sono uscite sono prodotti "locali": i Mau Mau, i Sud Sound System ecc. ecc. Dal resto e' piu' facile che un ragazzo di Chicago vada a cercarsi un sito a Torre dell'Orso nel Salento o viceversa? Poi ci sono le eccezioni, siti che si occupano anche di realta' minori...

Rockit: Come Rockit

Max: Come Rockit...

Rockit: Progetti per il futuro?

Max: Quello che ho in mente io per i Subsonica e' una realta' ancora intentata in Italia: un gruppo che non ha paura di sperimentare di sentirsi dire dai giornalisti "siete un gruppo pop"; "Va be', allora?". Faremo molti exploit, veri e propri blitz sonori: per esempio l'abbiamo fatto per una mostra di pittura e per un intervento di ribonifica ambientale. Nel secondo caso la gente si e' trovata a guardare filmati sull'importanza che ha il fiume Dora con 5 musicisti su di un palco che suonavano di spalle guardando una parete di plexiglas dove scorreva dell'acqua, facendo un'ora e mezzo di musica elettronica, molto piu' acida di quella che facciamo di solito. A gratis. La gente entusiasta: uno ha telefonato a Radio Flash lasciando un messaggio in segreteria: "cazzo, ieri ho visto una cosa incredibile: una spianata industriale con un gruppo di sconosciuti che suonava: altro che 'sti cazzo di Mau Mau, Africa Unite e Subsonica di merda!!!" (n.d.r. risata generale!). Abbiamo anche un progetto, io ed il Busta, di remix che sta trovando ottimi riscontri in Inghilterra ed uno di fare colonne sonore.

Rockit: Sei dell'opinione che in Italia la buona musica possa essere recepita da un buona fetta di pubblico?

Max: Sono dell'opinione che la gente e' molto piu' recettiva di quanto i discografici o i coglionazzi che gestiscono i network radiofonici o quelli che al governo sono in Rai, e magari sono anche targati Rifondazione Comunista, pensino. Pensano di poter interpretare i gusti del pubblico solo perche' sono su di un posto di potere.

Rockit: Boncompagni, presidente della giuria di San Remo, ha criticato il primo posto dei C.S.I., dicendo che neanche le ragazze di Macao li conoscono...

Max: La vicenda dei C.S.I. e' una cosa di cui sono stato molto fiero: in realta' ricordiamoci che i C.S.I. sono arrivati primi non con 50000 copie come raccontava la loro casa discografica, ma con la meta', nel momento in cui Ligabue stava stampando in spagnolo e Bocelli aveva problemi di magazzino: e' stato un caso. Comunque cio' non toglie che sono un gruppo grande, il primo che si e' preso la sassaiola di quelli minori e che ha insegnato come si dovrebbe fare per uscire dal mucchio.

Rockit: I Subsonica al primo posto li vedremo?

Max: Il disco di Antonella ha venduto il triplo delle copie del disco dei C.S.I. quando era al primo posto: con il nostro singolo abbiamo dimostrato che: prendi un pezzo carino, con un testo del cazzo a dire la verita', ti agganci per esempio all'unica cosa carina "per un ora d'amore venderei anche il cuore" e lo riarrangi, magari campionando pezzi di orchestre di musica contemporanea e mandandoli sotto in completa dissonanza, e ti diventa un singolo che ti traina la vendita di 80000 copie. Quindi la gente e' recettiva. Antonella ci ha chiesto di arrangiare il pezzo che portera' a San Remo, veramente "sanremese", e lo abbiamo fatto cercando di trovare un equilibrio. Quando l'hanno sentito si sono cagati veramente in mano, perche' questa volta si trattava di San Remo, non di un disco in cui ci si buttava all'avventura. Alla fine sono convinto che non avra' tanto successo che poi alla fine di nostro ha veramente poco: gli abbiamo persino vietato di usare anche il nostro nome. Questo in definitiva per dire che siamo un gruppo che non ha paura di andare al di la' della barricata e che dovrebbero farlo anche gli altri, pur sempre ricordandosi di ritornare a casa. Cercare il confronto pur sempre restando attaccati alle proprie origini: noi continuiamo ad avere un contratto con un' etichetta indipen-dente, quando abbiamo quattro major che ci fanno il filo. Non vi preoccupate, non cambieremo!!!

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