Foxhound - Come registrare un disco su un albero Intervista

06/02/2014 di

I Foxhound si sono rinchiusi in una casa sulla cima di un gigantesco albero e hanno registrato il secondo album, "In Primavera", che uscirà il 21 marzo. Un modo per staccare dalla quotidianità fatta di divertimento a tutti i costi, reperibilità e social network. Un modo per ritrovare una dimensione umana e di gruppo. Nell'intervista a Marcello Farno raccontano di questa esperienza e ci danno qualche anticipazione su cosa dobbiamo aspettarci da questo secondo disco.

L'avete registrato in solitudine, in questa casa in mezzo ai boschi, perchè?
Riccardo: Abbiamo trovato questa casa a Botticino, vicino Brescia, sulle colline, che in realtà è la base di un'altra band, i 4 Axid Butchers. Siamo andati lì a Luglio, distesissimi, senza impegni lavorativi o di studio. E l'abbiamo fatto perché volevamo allontanarci da quella che è la città, con tutte le connessioni del caso, avvicinarci a qualcos'altro. Ed è stata sicuramente un'operazione che ci è servita molto, sia a livello individuale che di band proprio.
Filippo: Diciamo che nel mondo in cui viviamo troviamo sempre in tutti i modi un'impossibilità di riuscire a stare veramente da soli, veramente concentrati, in maniera da non essere distratti dalla miriade di cose che ci stanno attorno. Anche pensando a internet, il fatto che una persona possa essere sempre reperibile, immerso in questo gigantesco complesso di relazioni con gli altri. E noi avevamo bisogno soprattutto per scrivere un disco di stare da soli, immergerci nella natura, trovare del tempo per noi stessi.

In effetti nei testi mi pare che ci sia questa direttrice principale, cercate con tutte le forze questo rifugio, questa solitudine...
R: Non ci abbiamo ragionato così tanto, non l'abbiamo messo apposta a livello d'insieme diciamo. Semplicemente ci siamo resi conto dopo un po' che sia atmosfere che testi tendevano alla solitudine, alla malinconia, e abbiamo cercato di dare un contorno, una forma al tutto, che fosse coerente e coesa. Abbiamo parlato di quello perché in quel determinato momento era la cosa che più di ogni altra veniva fuori da noi. "In Primavera" è il racconto di un uomo e delle varie situazioni in cui si trova e alle quali deve imparare ad approcciarsi.

Questa fuga, questo esilio forzato, è stato anche un modo per fuggire da un certo tipo di pressione che magari avevate addosso? Il secondo disco, etc.
R: In realtà non l'abbiamo avvertito, perché probabilmente, per come funziona qui in Italia, quel tipo di pressione seria per cui il secondo disco è un punto essenziale di svolta, è una cosa più legata a un circuito mainstream. Mentre noi siamo un gruppo legato a un certo modo d'essere, di fare, più "underground". E quando ci siamo guardati negli occhi e ci siamo messi di fronte a questo disco, l'abbiamo fatto nella maniera più rilassata possibile, fregandocene di tutto quello che stava fuori. Ci siamo chiusi in questo esilio e abbiamo tirato fuori tutto quello che con "Concordia" non eravamo riusciti ad esprimere appieno.
F: E poi considera il fatto che dopo aver registrato "Concordia" noi abbiamo sempre continuato a scrivere, lasciandoci andare anche di più a livello compositivo, giocando con la struttura dei pezzi, in maniera molto freeform...



Parliamo di questo. Mi sembra che il disco sia un bell'atto d'amore per il reggae, il dub...
F: Ma guarda quello è un genere di musica e un tipo di calore che ci è sempre piaciuto da pazzi, e poi in Italia mi sembra che adesso ci sia questa nuova ondata che sta riuscendo a sintetizzare questi suoni con un respiro nuovo. Un esempio su tutti sono i Mellow Mood, o anche i Tre Allegri Ragazzi Morti, che per quanto con le cose vecchie a me non facciano impazzire, hanno tirato fuori un ultimo disco veramente bello. E così abbiamo tentato di contaminare quello che è il nostro background con questa roba qui. È un'attitudine che abbiam sempre avuto, da quando a 14 anni abbiamo preso gli strumenti in mano, una continua tensione, una continua ricerca che oltretutto non è che sia una cosa pianificata, ci viene normale.

Quali sono i pezzi manifesto dai quali si dovrebbe partire per capire "In Primavera"?
R: Io sono affezionato ad "I Just Don't Mind", sia perché è uno dei due pezzi nei quali abbiamo immesso in maniera massiccia il dub, quel tipo di visione delle cose nel nostro suono, sia per il testo che rientra in quel discorso della solitudine, del fregarsene di un certo tipo di argomenti. E poi a noi suona come l'unione tra i Tame Impala e Lee Scratch Perry.
F: Io ti dico che "Gasulì", pur essendo un pezzo nostro, mi viene da piangere ogni volta che l'ascolto. Dal punto di vista emotivo è molto forte, e il lavoro che ha fatto Davide Rossi, che dopo i Mau-Mau ha continuato a suonare con gente come Coldplay, Verve, giusto per dirne due, è stato veramente fantastico e ci sentiamo onorati di questa collaborazione.

Il disco esce il 21 Marzo. Quali sono le aspettative che nutrite?
R: L'aspettativa principale è quella di riuscire a suonare tanto, non solo in Italia ma soprattutto all'estero, vorremmo pensare a un tour fatto bene, che ci permetta di arrivare a più persone possibili. Sicuramente non ci aspettiamo di avere riconoscimenti, ma qualcosa di più pratico, persone che ascoltano, apprezzano e vengono ai concerti, e per le quali il disco rappresenti un viaggio sia interiore che esteriore.

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