Da X Factor all'Eurovision, passando per Sanremo: a che punto è Francesca Michielin? Intervista

Francesca MichelinFrancesca Michelin
09/05/2016 di

È sabato mattina presto, e di sabato mattina ogni ora prima delle 11 diventa presto. L’addetto stampa di Francesca Michielin mi ha chiesto di rimandare l’intervista di 30 minuti perché la sera precedente ha fatto tardi. “A fare le prove eh! Mica a fare bagordi” si affretta a precisare. Io penso ok, ma che male ci sarebbe se una ragazza di 21 anni la sera prima avesse fatto festa? Dopotutto, lei a 16 anni è entrata nel mondo della musica pop dalla porta principale, dopo aver vinto la quinta edizione di X Factor, nella squadra di Simona Ventura (prima che finisse il suo momento di gloria e si ritrovasse chiappe al vento come concorrente dell’Isola dei Famosi), con un pezzo scritto per lei da Elisa, "Distratto".

Pensateci un attimo, quanti sono diventati davvero famosi dopo X Factor?
Giusy Ferreri, Marco Mengoni, Lorenzo Fragola, Chiara Galiazzo (è sempre famosa?) e lei. 5 su 9 edizioni, è pur sempre una percentuale migliore di The Voice, che al momento è a quota 0 su 3. In ogni caso, nel 2016 ha poco senso incolpare i talent oppure nutrire pregiudizi nei confronti di chi ci partecipa. In quel caso, dipende davvero da artista a artista. Francesca per esempio è lanciatissima. Già a X Factor, tra la cover di Adele e quella dei Soft Cell ha cantato anche i Baustelle, cosa decisamente atipica per un talent televisivo. Poi è diventata nazionalpopolare per davvero grazie a uno dei ritornelli più cantati degli ultimi due anni, quello di "Magnifico" di Fedez, con cui aveva collaborato anche nel pezzo "Cigno nero". Una soddisfazione niente male se l’è tolta quando un suo pezzo in inglese, "Amazing", è entrato nella colonna sonora di The Amazing Spider-Man 2, fino ad arrivare al singolo "L’amore esiste", apripista del suo ultimo album "di20", scritto da Fortunato Zampaglione e Michele Canova, che già avevano riportato al successo Marco Mengoni con "Guerriero".

Ciliegina sulla torta, il secondo posto all’ultimo Festival di Sanremo con "Nessun grado di separazione" e l’ormai imminente partecipazione all’Eurovision Contest. Una 21enne di una lucidità disarmante, che sa quello che vuole e ha i mezzi per ottenerlo, come mostra il suo ultimo tour Nice to meet you, in cui si presenta sola sul palco suonando chitarra, basso, timpano, pianoforte e loop station. Ho soltanto 10 minuti per parlare con lei, ma se c’è un segreto o un superpotere che la porta a vincere sempre, voglio scoprirlo.

Nel 2011 hai vinto X Factor, da lì hai intrapreso una carriera di successo: mi interessa molto capire cosa succede a un cantautore che vince un talent del genere. Quali sono stati i passi che dal 2011 ti hanno portato ad arrivare seconda a Sanremo 2016?
Di sicuro ci vuole una bella forza di volontà e anche mentalmente l’importante è non correre, non porsi fretta né pressione. Io ho aspetto 4 anni prima di presentarmi al Festival perché prima ho voluto fare un percorso personale, di crescita in tutti i sensi, anche musicale, per cercare di farmi una credibilità e anche per trovare una coerenza progettuale. È essenziale trovare un team di lavoro che s’identifichi perfettamente con l’artista e col progetto che intende portare avanti. In musica non si devono fare mai le cose a caso. È pur sempre vero che l’arte è un concetto instintivo ma va anche saputo coordinare e razionalizzare bene. Io in questi 4 anni ho lavorato con vari artisti e anche a livello di tour, ho aspettato molto tempo prima d’iniziare a intraprenderlo seriamente. A 16 anni, quando ho vinto X Factor, ero molto giovane e ho deciso di usare il tempo bene per crescere passo dopo passo.

L'esser passata da un talent a una major non ha compromesso la tua libertà artistica? Non c'è il rischio di diventare un "manichino" nelle mani di discografici e uffici stampa?
No, sarebbe un po’ immaturo pensarla così. La Sony è una multinazionale che ti dà un sacco di possibilità, di visibilità, ha una grandissima distribuzione e delle grandi risorse. Una che come me scrive le sue canzoni in cameretta non immaginava certo tutto l’universo discografico che c’è fuori. Fortunatamente, ho trovato il team di lavoro giusto che ogni volta che ho un’idea mi supporta e mi aiuta a gestirla, sia essa la composizione di un pezzo, il video o i vestiti che voglio indossare.

Qualche settimana fa, Michele Bravi, tuo coetaneo (classe 94) che ha vinto X Factor nel 2013, ha fatto delle dichiarazioni molto pesanti su questo tipo di meccanismo, tanto che poi è dovuto andare dall'analista. Tu cosa pensi di aver avuto in più, per esserne uscita bene ed essere diventata un’artista di punta della Sony Music?
Non saprei, probabilmente è sempre lo stesso concetto, quello di prendersi il tempo che serve e logicamente avere la possibilità di prenderselo, e in questo la Sony mi ha appoggiato molto. Io non ho mai smesso di essere curiosa musicalmente parlando, ho sempre voglia di conoscere persone nuove e anche del tutto diverse da me a livello artistico, per me è importante l’aspetto della ricerca. In questo lavoro, per farlo bene, bisogna essere molto attenti a tutti gli stimoli che vengono dappertutto e studiare. Ho visto un’intervista recente di Morgan in cui ha detto che la musica è un grande dono, ma è talmente grande che bisogna imparare a gestirlo. Io ho sempre studiato molto musica, lo sto facendo anche adesso, sto studiando composizione al Conservatorio, perché so che anche se poi una certa impostazione potrei rifiutarla, è giusto che prima di tutto la conosca.

C’è stata una grande maturazione artistica dal tuo primo album. Nei suoni e nelle scelte di arrangiamento si sente che c'è un'attenzione particolare a quello che succede fuori dall'Italia, al contrario della maggior parte dei dischi che escono per major in questo momento. Le canzoni sono quasi tutte scritte da te, quali sono state le tue influenze artistiche e i tuoi obiettivi nella scrittura dell'album?
In realtà è stato un album molto istintivo questo, tra gli artisti che mi ispirano quotidianamente ci sono Lana Del Rey, Bat For Lashes, Florence + The Machine, i Chvrches ma anche la stessa Adele. Poi io ascolto qualsiasi cosa, dalla musica classica all’elettronica francese, mi piacciono molti artisti apparentemente distantissimi da me. Persino in Nicki Minaj vedo delle affinità con ciò che voglio fare nel mio lavoro. Tieni presente che è stato un disco uscito tre anni dopo il primo, quindi ho avuto un sacco di tempo per riflettere e pensare davvero a cosa volevo dire di me. È molto personale, una sorta di piccolo testamento, molto autobiografico, ho voluto parlare di me senza andare a cercare qualcosa di troppo sofisticato.

Conosci la musica indipendente italiana? 
Sì, ho scoperto recentemente un disco di un gruppo romano molto indipendente, si chiamano Le larve e mi sono innamorata follemente del loro disco che credo sia il primo, intitolato "Non sono d’accordo". Mi piace tanto lo stile della scrittura. Poi ascolto Levante, Dente, Le luci della centrale elettrica, Bianco. Non mi precludo niente e mi piacerebbe lavorare con questi artisti, li stimo tanto.

Cosa ti aspetti dall’Eurovision?
In questo momento niente, non mi creo mai aspettative su quello che devo andare ad affrontare, però sono molto felice, mi sento onorata di quello che sto per fare, perché trovarmi a rappresentare il mio paese a 21 anni in un contesto internazionale molto importante ed è una grande soddisfazione. Cercherò semplicemente di portare me stessa, con il brano "Nessun grado di separazione", perché esprime il concetto del fatto che bisogna abbattere le divisioni geografiche e culturali è un bel messaggio a livello europeo e ho scelto di farlo in maniera bilingue, cantando il ritornello del pezzo in inglese per far capire a tutti le parole. L’italiano è una lingua molto amata all’estero ma anche molto personale.

Tra l’altro nel tuo album ci sono vari pezzi in inglese, uno addirittura è finito nella colonna sonora di The Amazing Spider-Man 2. È un modo per aprirsi al mercato estero?  
Guarda, penso sia abbastanza impossibile sfondare all'estero in realtà. C’è proprio un problema di codici, non so spiegare. Un italiano è più credibile a cantare in un contesto di un certo tipo, al limite in francese in un altro contesto, in inglese invece diventa poco credibile. Non ho capito il motivo e in altri ambiti tipo l’underground o l’elettronica non è così, ma nel pop sembra abbia poche possibilità. È una cosa che sto cercando anch’io di capire, però voglio provarci lo stesso, vista anche la possibilità dell’Eurovision. Nelle mie produzioni mi impegno sempre molto a creare un sound internazionale e stavolta mi piacerebbe proprio vedere come verrà accolto.

 

Tag: eurovision

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