intervista

Ibiza senza musica non può stare

E non ci sta: l’isola si ferma di notte, ma rimane aperta di giorno, per un’Ibizia più “cool” che continua a suonare, con discoteche chiuse, ma con chiringuiti e discobar aperti. Franco Moiraghi, DJ che ha vissuto l’isola sin dai migliori anni ’80, racconta la situazione dell'isla
29/07/2020 13:30

"Non capisco perché la notizia della mancata stagione a Ibiza abbia fatto così scalpore. Si è fatta cattiva pubblicità all’isola", afferma Franco Moiraghi, DJ italiano che vive e lavora a Ibiza da anni, con cui abbiamo parlato per conoscere la situazione attuale dell’isola con i migliori party, i migliori club e migliori DJ del mondo che quest’anno, in seguito ai provvedimenti adottati dal governo per il coronavirus, sembrava aver chiuso drasticamente i battenti.

"Si è parlato solo di noi, mentre ci sono posti che hanno seriamente dei problemi. Miami, per esempio? Qui la musica c’è: la sera ci sono discobar aperti e di giorno si vive un’Ibiza più cool", spiega serenamente Franco, che non ha mai visto un’Ibiza così sola come quest’anno – ed è dall’86 che si trova in questa "meravigliosa isola real spirit", la chiama – eppure, ci si deve adeguare. Come nel resto del mondo.

Frank O MoiraghiFrank O Moiraghi

Il 2020 obbliga Ibiza a una stagione atipica e rompe la sua tradizione decennale di punto di riferimento della movida, del divertimento e della vita notturna. Quest’anno, l’isola generalmente presa d’assalto per chi ama la club culture, si ritrova appartata e più silenziosa in mezzo al mare, può sfoggiare le sue meravigliose spiagge senza la calca dei turisti e chiude le discoteche. Tuttavia, si continua a suonare eccome – a ballare, meno, considerando il distanziamento sociale –, ma in maniera diversa e senza un briciolo di risentimento sul fatto che l’isola sia cambiata, anzi.

A Ibiza molti locali sono chiusi e molti non lavorano, ma sono tutti in erte, cioè in cassa integrazione: "Si cerca di andare avanti", dice Franco e, continua: "Io amo quest’isola e quest’isola non ha colpe. Il problema non è nostro, ma è dovuto all’emergenza sanitaria. Ci sono delle normative e dobbiamo convivere con questo nuovo stato delle cose. Meglio così che in lockdown", ripete il DJ.

Dal video di Giorgia Angiuli live @Es Vedrà in Ibiza for CercleDal video di Giorgia Angiuli live @Es Vedrà in Ibiza for Cercle

Perchè le alternative ci sono: in attesa di poter riaprire anche di notte, a Ibiza quest’anno la vita è tutta di giorno con chiringuiti, musica alla playa e anche qualche discobar aperto di sera, al porto o in spiaggia: "ti godi un’Ibiza rilassata, tranquilla, naturale. Meno caos, meno macchine e facile parcheggio. Non è detto che ad agosto riaprirà qualche altro locale. Vedremo, step by step, guardando anche ai contagi nella penisola. Nel mentre, si lavora a feste private, matrimoni, compleanni, attenendosi a tutte le regole ed evitando gli assembramenti".

La scelta di tenere chiusi i locali, d'altronde, era inevitabile: "Mi hanno chiamato in tantissimi dall’Italia per sapere come fosse la situazione qui. Per un’isola che vive di musica, di serate e di movida è stato un bel colpo, certamente, ma si tratta di una scelta obbligata: l’isola è piccolissima – in un giorno la giri tutta – e ci sono, forse, 30 posti in totale per la terapia intensiva", continua Franco. Sono stati 100 i casi e tre i morti, ma a Ibiza arriva gente da tutto il mondo e se dovesse nascere un focolaio, avverrebbe il disastro: "qui abbiamo tre cliniche private e un ospedale. Anche Formentera ha un ospedale, ma non molto grande", spiega.

Franco MoiraghiFranco Moiraghi

Franco Moiraghi è uno degli italiani storici a Ibiza. DJ dalla bio interessante – mina vagante che ha girato e suonato ovunque –, attualmente lavora al Sa Trinxa e all'Heart con La Troya party, dove canta e anima le serate Baby Marcelo. Nell’86 aveva preso un volo con un amico, Alberto Travella, con cui la gente partiva da Milano e arrivava a Ibiza per tornare in Italia il giorno dopo: "One night in Ibiza, si chiamava. I locali all’epoca erano tutti all’aperto. C’era il Pacha, l’Amnesia, il Glori e pochissimi altri. Non esisteva nemmeno lo Space".

In quei fervidi anni '80 Franco lavorava nella Riviera che stava nascendo e cominciava a spopolare. Per i primi tempi faceva avanti e indietro da Riccione, mischiando esperienza italiana e esperienza spagnola: "Suonavo al Peter Pan con Massimo Riva – chitarrista di Vasco Rossi –, ma Ibiza era fantastica. Decisi di rimanere nell’isola e per due anni sono stato DJ resident all’Amnesia. Da quell’esperienza nacque Feel my body, mia nota produzione di successo. Suonai al Made in Italy al Divino, qualche apparizione al Pacha e allo Space, al Privilege, al Mambo, al Covasanta", finchè non si stabilì nell'isola: ora Franco vive a Ibiza da aprile a ottobre, torna a Milano il resto dell’anno e continua a fare in Italia le sue serate.

Una tendenza comune a tutti gli italiani che vivono e lavorano a Ibiza, farsi la stagione e tornare in Italia per qualche mese. Ma quanti sono questi italiani che vivono nell'isla? "Quando sono venuto io, abbastanza", risponde Franco e, continua: "Siamo in tanti, come dappertutto. Gli italiani sono in tutto il mondo e qui a Ibiza, lavorano soprattutto nell’immobiliare e nella ristorazione". Strano, ma vero, i DJ italiani che hanno suonato e suonano nell'isola, invece, si contano sulle dita: "Parlo dei DJ resident, ossia coloro che lavorano sempre in un locale perché hanno un contratto", spiega Franco.

Ibiza è un’isola magica che ti regala ispirazione e, nata dopo la Spagna franchista, si è inaugurata crocevia per migliaia di artisti: "Sono stato a Mykonos, a Miami, ho viaggiato tanto, ma come Ibiza non esiste nessun altro luogo. Questo piccolo puntino nel mondo è il punto di riferimento per la musica e il divertimento di qualità. Ibiza è molto internazionale e qui arrivano i grandi DJ che, poi, vanno a suonare in tutto il mondo. Nel '78 Bob Marley venne qui a suonare gratis con David Gilmour. Anche Freddy Mercury è venuto, era l'87".

È la nota isola degli artisti, dei pittori, dei fotografi, dei cantanti, degli artisti in qualunque senso possibile e lo è ancora adesso, nonostante il coronavirus abbia modificato la stagione: "Non l’abbiamo presa bene, è ovvio. Quando succede qualcosa, le discoteche sono sempre le prime a chiudere e le ultime ad aprire. Se bisogna tagliare qualcosa, il divertimento notturno è il primo ad essere fatto fuori. Un casino di famiglie hanno perso il lavoro, ma ci dobbiamo adeguare e dobbiamo andare avanti così", dice Franco.

"Sono un DJ, faccio sorridere la gente e penso sempre positivo", chiude così Franco Moiraghi: "Attendiamo di tornare a vivere il mondo come siamo abituati a fare: con la libertà. Ci hanno tolto la libertà e non è colpa nostra, non è colpa di quest’isola, di nessuno".

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L'articolo Ibiza senza musica non può stare di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 29/07/2020 13:30

Tag: opinione

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