Franek Windy, l'alter ego pazzo di Bologna

Dopo un paio di anni a fare il giullare punk in giro per l’Italia, il cantautore bolognese spinto dal collettivo HMCF, cambia rotta con "Kill Me!". Un pezzo che uccide il passato e segna l’inizio di una musica con cui raccontarsi più a fondo, tra emo, trap, glitch, basi labirintiche e sassofoni
04/12/2020 19:30

Un giorno te lo vedi impazzire, sudare e urlare al microfono insieme alla tribù di spettatori durante i live, l'altro te lo vedi seduto, tranquillo, che graffia con la sua voce la chitarra, mentre gli altri silenziosi ascoltano. Due volti della stessa anima tormentata, quella di Franek Windy, e non sono solo due le anime che il cantautore di Modena (da anni fisso a Bologna) cerca di svelare con la sua musica. Kill me!, l’ultimo singolo con il featuring di Yoy e prodotto da Kinked – un misto glitch, emo, trap, con voce su base labirintica – ne è la prova: uno sguardo al futuro ancora diverso dai precedenti singoli Piante da tavolo rocknroll, e dall’album Da qui esce un suono bellissimo, uscito nel 2018.

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Nella vita si chiama Francesco Venturini ed è un agronomo, ovvero ispeziona quelle aziende agricole biologiche che vogliono essere certificate: "Amo il mio lavoro, ma Francesco Venturini e Franek Windy sono due persone diverse", dice il cantautore. Anche se il suo nome nasce nei campi, quando lavorava in campagna e i colleghi polacchi lo chiamavano Franek, che dovrebbe essere il corrispettivo di Francesco, o Franco: "Windy, invece, me l’ha messo addosso una mia amica, in riferimento sia al mio cognome sia al mio modo di essere, spesso, 'impetuoso'". Un nome cartoonizzato, un alter ego un po’ pazzo di sè stesso, pieno di w, di k e y: "Il progetto Franek Windy è un’esasperazione di quello che sono e di quella che è la mia vita, a tratti più edulcorata, a tratti più drammatica", spiega il ragazzo.

Dopo anni di musica con altre band, Franek decide di intraprendere il percorso da solista. Registra il primo disco e lo fa ascoltare al collettivo HMCF, che ai tempi organizzava concerti al Blogos, a Casalecchio di Reno, e all’Arteria di Bologna. Erano le serate del Blu Nox, c’era Mecna con Ghemon, Kiave, Rancore: "Il collettivo era ed è la situazione più ricettiva alle novità e alle sperimentazioni artistiche nella zona. Hanno ascoltato il mio disco e hanno deciso di aiutarmi. Da lì è nato Da qui esce un suono bellissimo ed è cominciata la collaborazione con loro, che ormai dura da quattro anni", racconta Franek.

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Il primo disco è composto da sette tracce scritte da lui e arrangiate con l’aiuto di un batterista, un bassista e un polistrumentista: "In una maniera un po’ orchestrale ho cercato di dirigere e indirizzare le idee dei musicisti con cui ho lavorato", dice, e continua: "Avere contribuiti da altre persone – che scelgo per motivi di gusto, di attitudine o per complicità – è una cosa che arricchisce molto la mia musica. Io non sono un musicista e non posso fare tutto da solo. Conosco colleghi artisti che lo fanno, ma io onestamente non saprei dove mettere le mani. Non sono uno smanettone di Ableton, e non ho problemi ad ammetterlo. L'apporto dell'altro è fondamentale nella mia musica, poi ovvio che quando si tratta di pezzi miei, le mie idee plasmano l'arte di chi lavora con me".

Franek Windy - Simone FranzoliniFranek Windy - Simone Franzolini

Dopo poco, sempre nel 2018, Franek fa uscire Da qui escono i remix, quattro tracce prese dal primo album e remixate da TalpahFRNKBRT e altri artisti conosciuti negli anni, quando il cantautore faceva il giullare punk in giro per l’Italia: "Hanno scelto e lavorato in maniera totalmente libera sui pezzi. È stato un regalo che ho fatto a me stesso e agli artisti che stimo", spiega, e continua: "L’ep poteva uscire su SoundCloud o su Bandcamp, non importava. Lo scopo era anche creare un legame con altri artisti, per rimanere in contatto con coloro che ancora oggi mi permettono di fare musica serenamente".

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"I primi due anni sono stati un’espressione più divertita di me, è stato più un gioco", dice Franek. Che ora invece, a partire da Kill me! vuole cambiare immaginario, vuole uccidere il passato e aprire uno sguardo a un futuro cupo, dalle tinte più scure e dai testi più personali. Per parlare di cose anche difficili da spiegare, ma con il supporto della musica: "Con Kill Me! voglio cominciare a essere più reale. Anche prima mi riferivo al mio vissuto, ma ne parlavo in maniera sempre assurda e colorata", dice.

Franek Windy - foto di Simone FranzoliniFranek Windy - foto di Simone Franzolini

Con Kill Me! Franek parla di depressione, di apatia, di quei periodi in cui non hai voglia di fare e di vivere: "Quando nel pezzo dico che ho perso quattro chili per colpa di 'quella cosa', mi riferisco a uno stato mentale, quando ho perso quattro chili di voglia di fare e di entusiasmo. Ero Calimero, mi piangevo addosso ed ero vittima di me stesso. Dovevo parlare anche di questo nella mia musica, e con questo pezzo è arrivato il momento di farlo", dice il cantautore.

Il brano nasce un po’ a caso, quando un suo amico, Kinked, gli regala una base: "Di solito scrivo io le tracce, assieme ad altri produttori. Kill me! è stata un'eccezione, un approccio molto diverso da come ero abituato. La base era fatta e finita, quindi non ho cambiato nulla della strumentale, ho solo cercato di interpretarla. Ci ho immaginato su la linea melodica e ho scritto il testo, insieme a Lorenzo Borgatti, ovvero Yoy, che ha scritto la parte in inglese", spiega Franek.

Rocknroll e Piante da tavolo sono gli altri due singoli, che precedono Kill me! e anticipano insieme la voglia di Franek di sperimentare e focalizzarsi sulla struttura-canzone. E realizzare, quindi, pezzi che abbiamo un'intro, una strofa e un ritornello: "Nel primo disco e nei pezzi precedenti ho tirato fuori dei mood, in alcuni casi senza nemmeno un vero e proprio ritornello. Erano delle composizioni gemmate. I pezzi nuovi, invece, hanno una struttura, e anche se non so se davvero sto riuscendo nel mio intento, voglio cominciare a costruire canzoni che girano dall'inizio alla fine", dice il ragazzo.

Continuando comunque ad assecondare diversi stati d'animo, in modo da creare musica sempre diversa. Il suo obiettivo non è essere solo un tipo di musica e il cantautore non vuole essere o felice o triste o pop o trap, vuole essere tutto. Vuole avere un approccio totalmente aperto alla musica ed essere in grado di plasmare la sua voce su diversi tipi di tracce, che siano anni '80, trap, o pop: "Mi rivedo molto in quegli artisti che sono quel nome lì – tipo Sfera, a prescindere dal fatto che mi piaccia o meno, o Post Malone –, e che riescono a variare in base alle tracce, mantenendo comunque lo stesso approccio originale alla musica", dice Franek.

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L'articolo Franek Windy, l'alter ego pazzo di Bologna di Claudia Mazziotta è apparso su Rockit.it il 04/12/2020 19:30

Tag: singolo

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