Bikini The Cat - Freemuzik, Brescia, 24-09-2005 Intervista

29/09/2005 di Emanuela Tortelli

Foto di D. Zucchi da bikinithecat.com

Bikini The Cat, bijou dell'underground emergente. Venuti alla luce delle cronache musicali grazie ad un esordio discografico folgorante, "Cold Water, Hot Water, Very Hot Water", stanno dimostrando d'avere nel loro bouquet ottime carte da giocare. Connessioni con le Elastica, piglio alla Bikini Kill , verve stile Franz Ferdinand... ma soprattutto grande carisma, scaturito dall'originale fusione tra la cantante-chitarrista Leila Gharib, la ritmica di Arrigo Cestari ed il basso di Giorgio Pighi. Rendez-vous con tre acrobati della sgargiante melodia punk a tinte miao- pop.



Iniziamo dal principio: il titolo del disco. Ho letto che riguarda un episodio avvenutovi a Londra: potreste delucidarlo?
Giorgio: Eravamo a Londra nel bagno di un locale e c'erano tre miscelatori (fatto davvero curioso): uno per l'acqua fredda, uno per l'acqua calda e uno per l'acqua molto calda. Humour inglese al 100%, quindi abbiamo pensato fosse ideale per intitolare il nostro disco. Anche perché delinea quest'idea di climax, di crescendo, rappresentativa.

Avete ricevuto ampi consensi e recensioni decisamente positive e, grazie anche ad un'intensa attività live, siete giunti in breve tempo alle luci della ribalta. Come avete vissuto questa massiccia attenzione nei vostri confronti?
Leila: Eravamo stupiti, nel senso che é accaduto tutto molto velocemente. Non ce l'aspettavamo, confrontandoci con la realtà di Verona e con tutti i gruppi che da anni ci provavano. Già da subito - con il demo che ha preceduto il disco - la critica si é interessata a noi, dentro e fuori Verona. A maggior ragione l'album uscito poi a potenziamento del demo ha ricevuto ottime critiche e ne stiamo raccogliendo i frutti. Secondo noi merita ancora di più, si vedrà col tempo.

Quali sono le vostre dinamiche compositive, ovvero i brani nascono in squadra oppure partite da una singola scintilla melodica per poi svilupparla insieme?
Leila: Si parte sempre da voce e chitarra, poi l'arrangiamento lo facciamo insieme, così come i testi. Alla fine é l'arrangiamento a dar stile e carattere alla canzone.

Arrigo: Direi che la caratterizza in modo definitivo.

Giorgio: La trasforma, a volte.

Arrigo: Diciamo che ognuno porta una linea melodica generica con gli accordi, poi ci si riunisce in sala prove dove si dà forma alla canzone e si crea un arrangiamento insieme.

Tra le definizioni che descrivono la vostra musica quella più appropriata mi é sembrata pop-punk, proprio perché ascoltando il disco e vedendovi sul palco si ha l'impressione di un'istintiva propensione alla melodia graffiante, sempre associata ad un'incisiva componente ritmica. Vigore e finezza, miscelate con grande equilibrio. Voi come vi definireste?
Leila: Il nostro obiettivo era quella definizione.

Arrigo: Rispecchia esattamente il nostro intento.

Tra i vostri riferimenti figurano Elastica, Sleater-Kinney, Bikini Kill, Sonic Youth. Potrei continuare... Quanto hanno davvero inciso le sonorità di questi gruppi sul vostro approccio alla musica, intendo sono stati fondamentali o sono ascolti a cui siete giunti a posteriori perché vi sono state fatte notare delle somiglianze?
Leila: Difficile trovare delle similitudini... Ci sono e non ci sono. Pur essendoci dei collegamenti, l'insieme é sempre così misto da risultare personale ed originale.

Arrigo: Non c'é un gruppo che ha segnato maggiormente il nostro stile, io cito ancora i Beatles. Preferisco magari prendere come riferimento gli anni in cui c'é stato un forte sviluppo musicale, dalla fine degli anni '80 ad oggi, da quando abbiamo iniziato ad ascoltare musica, con l'acquisto dei primi cd.

Giorgio: Hanno contribuito alla formazione, come tante altre cose. Probabilmente sono più vicine a livello di suono e allora possono sembrare più riconducibili.

Arrigo: Non vuol dire che non ci siano influssi blues, swing, dixielend...

A proposito di Emily Bronte, qualcuno definì "Cime Tempestose" uno tra i migliori romanzi inglesi di tutti i tempi, aggiungendo scritto da una donna. Dato che nei pre-citati gruppi di paragone c'é una componente femminile preponderante, pensi che oggi esista una sorta di pregiudizio o discriminazione nei confronti delle ragazze nel rock?
Leila: Sicuramente non ci sono state, o nel passato se ci sono state sono state molto forti, nel senso che, come per gli uomini, in tutti i gruppi ci sono. Non mi tocca, ne' mi sono mai fatta problemi: non vado sul palco pensando di essere una ragazza, salgo pensando di essere un musicista.

Arrigo e Giorgio: In realtà ci siamo chiesti se non sia stata proprio la presenza femminile ad attirare l'attenzione di pubblico ed addetti ai lavori.

C'é un disco o concerto che ha segnato in particolare la vostra vita o che ha instillato in voi la voglia di suonare?
Arrigo: Riguardo a me, tutti i concerti mi danno uno stimolo e per fortuna ad ogni concerto godo della pelledoca nel senso di quell'emozione che si prova suonando. Questa é l'energia che ci stimola e spero si mantenga sempre accesa, perché permette poi di dar vita ad un live concreto e fruibile.

Giorgio: C'é un film che ti mette voglia di fare un gruppo ed é "Backbeat" e parla dei Beatles ad Amburgo, spettacolare. Il giorno dopo averlo visto abbiamo formato il primo gruppo rock'n'roll, ricordo ancora, é stato magnifico.

Come vi siete conosciuti?
Giorgio: Noi già ci conoscevamo 5 o 6 anni fa, eravamo tutti amici pur non avendo mai suonato insieme.

Leila: Eravamo amici ed abbiamo imparato a suonare insieme.

Cosa state ascoltando in questo periodo, cosa accompagna i vostri viaggi?
Leila: Personalmente sto ascoltando Beck.

Giorgio: "Exile on main street" dei Rolling Stones e non riesco a toglierlo dall'autoradio.

Arrigo: Sto rispolverando i Morphine, mescolati a Depeche Mode e Talking Heads.

Da tempo si sente parlare di una "scena veronese" che comprende gruppi diversi. A parte voi citerei Rosolina Mar, Veronica Marchi, Il Generale Inverno, locali ed associazioni, quali Gate52, Lucignolo, Emporio Malkovich... Ritenete che Verona si potrebbe candidare tra i punti nevralgici dell'underground emergente?
Leila: Le situazioni ci sono, il problema sono le persone che tendono a lasciarsi andare ed i progetti non si sviluppano di pari passo con la richiesta. Forse se si aprisse un po' più all'esterno si potrebbero sfruttare le strutture perché ce ne sono parecchie.

Giorgio: Sta poi alla città rispondere...

Arrigo: Penso che con la propria città si viva un rapporto di amore ed odio. Ci sono persone che ti supportano sin dai primi concerti, altre che magari per invidia cercano di stroncare le iniziative. Noi cerchiamo di ascoltare e dare consigli in modo che il rapporto sia costruttivo. Collaborazione.

Sul disco figura Veronica Marchi in qualità di ospite vocale su "Carefully Line". Come é nato il vostro rapporto? Con quale gruppo o artista italiano vi piacerebbe collaborare qualora ve ne fosse data la possibilità?
Leila: Vorrei che Max Gazzé fosse il nostro produttore artistico.

Giorgio: La collaborazione con Veronica é nata per amicizia prima che per confronto musicale.

Due vostri brani ("Emily Bronte" e "You don't need bourgeoisie", ndr) sono stati inseriti nella colonna sonora di "Una talpa al bioparco". Si é trattato di un episodio isolato o vi piacerebbe realizzare un commento sonoro per il cinema?
Leila: Sarebbe splendido!

Arrigo: Al volo!

Nei testi si avverte una piacevole contaminazione linguistica, con l'inserimento nell'inglese di parole italiane e francesi, che rendono il connubio con la musica particolarmente fluido. Come nascono?
Leila: Passione mia. Diciamo che amo creare neologismi. Anche nei testi delle prossime canzoni ce ne saranno.

Giorgio: E' un elemento che caratterizza le canzoni ed é interessante svilupparlo.

Il giro di basso che apre "Dirty little money maker" sembra strizzare l'occhio direttamente a "The man who sold the world" di David Bowie, omaggiata dai Nirvana nel loro "Unplugged". C'é un motivo particolare per cui avete scelto proprio quel brano, forse per attinenza semantica?
Giorgio: In realtà non é vero. Diciamo di più: potrebbe essere il giro di basso di "Love Buzz", dal primo disco dei Nirvana, "Bleach", coniugato a "The man who sold the world". Ma non voleva essere una citazione, é nato in modo puramente casuale.

Arrigo: La ritmica poi é diversa, l'ispirazione ad esempio é decisamente più beatlesiana, ricorda vagamente anche un twist.

Da cosa é dipesa la decisione di lasciare la Hoboken di Max Fiorio, che vi aveva seguiti sin dai vostri inizi, in favore di La Matricula, Novunque-Davvero comunicazione?
Leila: E' stata una scelta dettata da un bisogno di professionalità. Nel senso che andando avanti ti rendi conto che non ti puoi basare sull'amicizia.

Arrigo: Non é un fatto personale. Stiamo dedicando le nostre tre vite a questo progetto, tra l'altro in un lavoro difficile, quindi già avere un'opportunità é una conquista per cui ci sembrava giusto sfruttare un'occasione seria.

In futuro dobbiamo aspettarci qualche variazione di stile o continuità nel segno del gatto Bikini? Progetti e speranze?
Leila: Stiamo già introducendo nei live alcuni brani nuovi...

Arrigo: ...che sicuramente faranno parte di una nuova registrazione. Per il momento ci stiamo dedicando a promuovere il più possibile il disco e in questo autunno-inverno ci impegneremo per la diffusione su ampia scala, a livello nazionale.

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